Vita di Frate Ginepro
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Vita di Frate Ginepro

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Vita di Frate Ginepro

Informazioni su questo libro

Fra Ginepro (Bevagna, 1190 circa – Roma, 1258) è stato un religioso italiano. Fu un frate francescano e compagno di San Francesco d'Assisi. Il personaggio, forse di fantasia, ha tratti curiosi e caratteristici che testimoniano una spiritualità di "santa pazzia".
Le sue vicende sono descritte, in un genere comico-letterario molto raro al suo tempo, nell'agiografia Vita di Frate Ginepro, spesso allegata ai Fioretti di san Francesco. Le sue ossa ("rite recognita") furono riposte nel 1958 - a settecento anni dalla morte - nella chiesa da sempre francescana dell'Aracoeli.

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Informazioni

Editore
Passerino
eBook ISBN
9788835801061
Anno
2020

Come a procurazione del demonio frate Ginepro fu giudicato alle forche

Frate Ginepro, dopo atroci torture, viene condannato a morte poiché, su istigazione del demonio, è ritenuto da tutti un assassino. Egli invece di difendersi e dichiararsi innocente ha rincarato la dose presentandosi come il più grande dei malfattori. Provvidenza vuole che un frate del luogo dove stava per essere giustiziato lo riconosca e lo liberi da sicura morte intercedendo presso il tiranno che lo aveva condannato. In tutta questa vicenda frate Ginepro non perde la sua pace e tantomeno il suo umorismo.
Una volta, volendo il demonio suscitare a frate Ginepro scandalo e tribolazione, andossene a uno crudelissimo tiranno, ch'avea nome Nicolao, il quale allora avea guerra colla città di Viterbo, e dissegli: «Signore, guardate bene questo vostro castello, però che incontanente debbe venire qui un grande traditore mandato da' Viterbesi, acciò che vi uccida e metta a fuoco il castello. E che ciò sia vero, io vi do questi segnali. Egli va al modo d'uno poverello co' vestimenti tutti rotti e ripezzati, e col cappuccio rivolto alla spalla, lacerato, e porta con seco una lesina colla quale egli vi debbe uccidere, e ha allato un acciaiolo col quale esso debba mettere fuoco in questo castello; e se questo voi non trovate vero, fate di me ogni giustizia». A queste parole Nicolao tiranno tutto sbigottì e rinvenne ed ebbe grande timore, però colui che gli dicea queste parole parea una persona matura e degna di fede. Comanda che la guardia si faccia con diligenza, e se questo uomo così sparuto co' sopraddetti segnali viene, che di subito sia rappresentato dinanzi a lui.
In questo mezzo viene frate Ginepro a questo castello solo, ché per la sua perfezione si avea licenza d'andare e stare solo, come a lui piacesse. E scontrossi frate Ginepro con alquanti giovani dissoluti, i quali truffandosi lo tiravano di qua e di là, stracciandogli il cappuccio, e dicendogli molte parole villane. Di tutto questo, frate Ginepro non si turbava, ma piuttosto inducea costoro a fare maggiori beffe di sé. E giungendo alla porta del castello, le guardie vedendo costui così difformato con l'abito stretto e tutto lacerato (però che lo abito in parte per la via per l'amore di Dio avea dato a' poveri e parte gli era stato stracciato e non avea alcuna apparenza di frate Minore), subito è preso, però che i segnali dati manifestamente appareano, e con furore è menato dinanzi a questo tiranno Nicolao. E cercato dalla famiglia s'egli avea arme da offendere, trovarongli nella manica una lesina, colla quale si racconciava le suola al bisogno; ancora gli trovarono uno focile, il quale egli portava per fare fuoco; però ch'avea il capo debile e spesse volte abitava per i boschi e diserti.
Veggendo Nicolao i segnali in costui, secondo la informazione del demonio, comanda che gli sia arrandellata la testa e così fu fatto; e con tanta crudeltà, che tutta la corda gli entrò nella carne. E poi gli pose il capestro alla gola, e fecegli tirare e strappare le braccia e tutto il corpo dissipare senza nessuna misericordia. E domandato chi egli era, rispose: «Io sono grandissimo peccatore». E domandato s'egli volea tradire il castello e darlo a' Viterbesi, rispose: «Io sono massimo traditore e indegno d'ogni bene». E domandato se egli volea con quella lesina uccidere Nicolao tiranno e ardere il castello, rispose: «Troppo maggiori cose e più grandi farei, se Iddio il permettesse». E questo Nicolao, vinto dalla sua iracondia, non volle fare altra esaminazione, ma senza alcuno tempo di termine, a furore giudica frate Ginepro, come traditore e omicidiale, comanda che sia legato alla coda d'un cavallo e strascinato per la terra infino alle forche e sia di subito impiccato per la gola. Frate Ginepro di tutto questo nulla escusazione ne fa né tristizia ne prende, ma come persona che per l'amore di Dio si dilettava nelle tribulazioni, stava tutto lieto e allegro. E mandato ad esecuzione il comandamento del tiranno e legato frate Ginepro per i piedi alla coda d'un cavallo e strascinato per la terra, non si rammaricava né doleva; ma come agnello mansueto menato al macello andava con ogni umiltà.
A quello spettacolo e furiosa giustizia, corre quivi tutto il popolo a vedere giustiziare costui con tanta fretta e crudeltà; e non era conosciuto da persona. Nondimeno, come a Dio piacque, un buono uomo ch'avea veduto pigliare frate Ginepro e di subito il vedea giustiziare, mosso a compassione, corre al luogo de' frati Minori e dice al guardiano: «Per Dio, vi priego che vegniate tosto, imperò ch'egli è stato preso un poverello e di subito è stata data la sentenza e menato a morte; venite, che almeno ei possa rimettere l'anima nelle vostre mani, ch'a me pare una buona persona, e non ha avuto spazio di potersi confessare, ed è menato ad impiccare, e non pare che di morte curi né salute della sua anima: piacciavi di venire tosto».
Il guardiano, ch'era uomo pie...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Vita di Frate Ginepro
  3. Indice dei contenuti
  4. Introduzione
  5. Vita di Frate Ginepro
  6. Della sua grande carità, che per consolare uno infermo tagliò il piede ad uno porco vivo
  7. Come frate Ginepro aveva grande potestà contro al demonio
  8. Come a procurazione del demonio frate Ginepro fu giudicato alle forche
  9. Come frate Ginepro dava a' poveri ciò che poteva avere, per l'amore di Dio
  10. Come frate Ginepro spiccò certe campanelle d'argento dallo altare, e sì le diè per lo amore di Dio ad una femmina poverella
  11. Come frate Ginepro tenne silenzio per spazio di sei mesi
  12. In che modo frate Ginepro cacciava le tentazioni della carne
  13. Come frate Ginepro per vilificarsi entrò in Viterbo nudo
  14. Come frate Ginepro per vilificarsi fece al gioco dell'altalena
  15. Come frate Ginepro fece una volta cucina ai frati per quindici dì
  16. Come frate Ginepro andò una volta ad Assisi nudo, per sua confusione
  17. Come frate Ginepro fu ratto, celebrandosi la Messa
  18. Della tristizia ch'ebbe frate Ginepro della morte del suo compagno frate Attientalbene
  19. Della mano che vide frate Ginepro in aria