Raffaello universale e divino
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Raffaello universale e divino

Informazioni su questo libro

Raffaello Sanzio (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520) è stato un pittore e architetto italiano, tra i più celebri del Rinascimento. Considerato uno dei più grandi artisti d'ogni tempo, la sua opera segnò un tracciato imprescindibile per tutti i pittori successivi e fu di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli a venire, dando vita tra l'altro a una scuola che fece arte "alla maniera" sua e che va sotto il nome di manierismo.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all'Estero, è presidente del Centro Studi “Grisi”.
Ha pubblicato libri di poesia (tra i quali "Via Carmelitani", "Viaggioisola", “Per non amarti più", "Fuoco di lune", "Canto di Requiem"), racconti e romanzi (tra i quali vanno ricordati "L'ultima notte di un magistrato", "Paese del vento", L’ultima primavera", “E dopo vennero i sogni", "Quando fioriscono i rovi"). Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D'Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro. Numerosi sono i suoi testi sulla letteratura italiana ed europea del Novecento.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e si considera profondamente mediterraneo. Ha scritto, tra l'altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo", giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

Il testo ha visto la curatela di Stefania Romito.

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Informazioni

Da Leonardo a Raffaello

Charles Baudelaire ebbe a scrivere:


Leonardo da Vinci, specchio profondo e cupo,
in cui degli angeli incantevoli, dal dolce sorriso
carico di mistero, appaiono all'ombra
di pini e ghiacciai che cingono il loro paese!”


La seduzione è il cerchio magico nel cuore che si sposta tra gli sguardi e diventa attrazione. Quando si prende consapevolezza che “L’età, che vola, discorre nascostamente, e inganna altrui; e niuna cosa è più veloce che gli anni, e chi semina virtù, fama raccoglie” (Leonardo da Vinci), tutto diventa infinitamente possibile.
Quando la cultura scientifica si lega a quella umanistica, il percorso della ricerca diventa onto-metafisico. In un tale contesto è il Rinascimento che ha maggiormente esplorato gli intagli del cielo, della terra, del fuoco, dell’acqua e del vento. Questo significa che è necessario saper ascoltare e percepire. Da Leonardo a Raffaello il viaggio diventa estasi.
“Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”, oppure: “ La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca”, ovvero Leonardo da Vinci.
Leonardo di ser Piero da Vinci era nato ad Anchiano il 15 aprile del 1452. Muore ad Amboise il 2 maggio del 1519.
Il pensiero di Leonardo offre una visione dell'uomo nella sua centralità rinascimentale in cui la scienza e la metafisica sono processi dialoganti. La dimensione dello sguardo è una proposta che riesce a essere non solo profetica ma culturalmente rivoluzionaria.
Dalle scienze alle arti e dalla filosofia alla letteratura, Leonardo resta sempre un innovatore e un inventore alla cui base il riferimento rimane l’idea. Leonardo: “La sapienza è figliola della sperienza”. “Non appena nasce la virtù, nasce contro di lei l’invidia, e farà prima il corpo a perdere la sua ombra che la virtù la sua invidia”.
Il pensiero di Leonardo è rivoluzionario a cominciare dalle tensioni sul concetto di tempo e di spazio. Tempo e spazio sono e saranno il viaggio labirintico di Raffaello.
“Nel Rinascimento unificatore delle attività umane, arte significò scienza, arte significò verità di vita: vi prese figura e grandezza Leonardo, assuntore dell’epico sforzo dell’arte italiana per la conquista dell’universale: lui che contrappose entro di sé l’ondeggiante sensibilità dell’artista alla profonda ragione dello scienziato, lui poeta e maestro”, così in A. venturi, L’arte di Leonardo, in “Enciclopedia italiana”, XX, 1934.
È proprio la lettura dello spazio che innerva una ricerca tra l’esistente e la progressione di futuro. Sul limite della eresia ha sempre saputo usare l’elemento scientifico applicato alla interpretazione.
Le sue opere costituiscono la centralità della ricerca della bellezza. Non solo la Gioconda.
Nelle rappresentazioni delle “madonne” insiste una visione chiaramente femmina in cui la ricerca della bellezza è l'incontro tra il religioso e la sensualità. Un processo artistico in cui il sopravvento non è più medioevale ma prettamente rinascimentale. Il Rinascimento come proiezione dello sviluppo tra l’umano ancestrale e il divino greco-romano. Si pensi alle Vergini. Quella della roccia sulla quale Gabriele D’Annunzio fonda la percezione del suo romanzo Le Vergini delle Rocce e ogni atmosfera ha la bellezza e l’eleganza rinascimentale di Leonardo. Tutto il romanzo del 1895 di D’Annunzio è imperniato su Leonardo. “Io farò una finzione, che significherà cose grandi”. Ogni sezione del romanzo ha l’apertura leopardiana. Ma D’Annunzio scriverà anche sulla Leda e una tragedia per Eleonora Duse dal titolo La Gioconda, risalente al 1910.
Leonardo anticipa tanto D’Annunzio. Sembra dire a D’Annunzio: “Chi ha provato il volo camminerà guardando il cielo, perché là è stato e là vuole tornare”, “Una volta aver provato l’ebrezza del volo, quando sarai di nuovo coi piedi per terra, continuerai a guardare il cielo”.
Eleonora Duse diceva dei suoi personaggi portati in teatro: “Le donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e nella testa che mentre m’ingegno di farle capire a quelli che m’ascoltano, sono esse che hanno finito per confortare me”.
È un concetto chiave che vive in Leonardo per i volti nella sua opera.
Il sorriso delle donne di Leonardo hanno uno spiccato senso di ironia. Il sorriso di queste donne ha una visione di attesa, tanto da far dire a Valery: “Il ‘sorriso della Gioconda’ non pensa a nulla. Ella dice attraverso quel sorriso: ‘Io non penso a nulla – è Leonardo che pensa per me’”. Ancora Valery: “È il maestro dei volti, delle anatomie, delle macchine. Sa come nasce un sorriso; e può inserirlo sulla facciata di una casa, o nei meandri di un giardino. Scapiglia e arriccia i filamenti delle acque, le lingue del fuoco. (...) Fa un Cristo, un angelo, un mostro, prendendo ciò che è noto e si trova dappertutto, e inserendolo in un ordine nuovo”.
Raffaello trova l’incipit del viaggio qui ma sa andare oltre.
Oltre al sorriso ci sono gli occhi, lo sguardo, il naso, ovvero la complessità espressiva dell’intero volto. Il volto ha una velatura espressiva toccante. È la recita di donne madonne e cortigiane. Ovvero anticipa Raffaello.
L'uomo Vitruviano porta Leonardo nell’arcano del platonico modello aristotelico. Le sue “macchine” sono tempo da leggere. Il dipinto sulle tavole ha lo sguardo degli occhi.
Le donne-madonne sono ancora la tradizione medioevale. Leonardo è certamente oltre Dante. Oltre lo stesso umanesimo. Non bisogna dimenticare che la sua è l’epoca di Machiavelli. Ovvero della “prassi” come pensiero forte. Aveva come principio portante questo percorso:

Ogni parte aspira sempre
a congiungersi con l'intero
per sfuggire all'imperfezione;

L'anima sempre aspira
ad abitare un corpo
perché senza gli organi corporei
non può agire ne sentire.

Essa funziona dentro il corpo
come fa il vento
dentro le canne di un organo,
se una delle canne si guasta
il vento non produce più il giusto suono

L'idea del pensiero forte viene a essere mutuata da Machiavelli attraverso un processo culturale greco romano. Leonardo diventa amico di Machiavelli e con lui supera la classicità dell’Umanesimo. Bisogna considerare lo specchio del volto.
Le “Madonne” sono Donne prima di esprimere una misura metafisica. Così nel suo linguaggio letterario. Oltre le lingue delle arti pure insiste il superamento dell’accademismo. Leonardo non segue mai la lezione della accademia.
Nel concetto di spazio, ovvero di tempo imprevedibile e impermeabile si legge la parola della metafora superata da una realtà considerata astratta rispetto alle origini della sua circolarità nella dimensione dell’uomo nuovo.
Nella poesia o nella favola della poesia tutto ciò è rintracciabile. Ma tutto acquisisce la sua irregolarità dal suo vivere testimoniandosi. La sua biografia è una avventura. Così nella sua scultura. D’altronde è il Rinascimento che distrae anche la posizione filosofica dalla tradizione di uno stanco umanesimo.

“… Il passaggio dai dettagli precisi, dai contorni netti, alle gradazioni del chiaro-scuro, alla corposità dello sfumato, riassume una tendenza generale nella pittura del Rinascimento; ma ciò che attorno a Leonardo non si attuò che in due o tre generazioni, in lui divenne maturo nello spazio di venti o trent’anni. Nessun artista è stato più pronto nell’assimilare le forme espressive ereditate dal passato e nel crearne di nuove; nessuno ha saputo meglio di lui costringere la forma a diventare il veicolo vivente della sua idea artistica. Ancora un aspetto dell’energia fiorentina si ritrova nel suo accanimento a cogliere in ogni cosa i punti salienti e i tratti caratteristici: la nota fondamentale, per così dire, dell’arte di Leonardo, è essenzialmente fiorentina; ma egli saprà trovare armonie di una ricchezza prima di lui sconosciuta nell’arte del suo paese”. Scrisse così O. Siren in Léonard de Vinci, 1928.

Con Leonardo non c’è più Marsilio Ficino. Il greco-romano ha il limite della classicità. Inventa un Rinascimento in cui la rivoluzione dei linguaggi è tutto.
Non crea poesia. Crea, invece, la trasformazione empirica della poesia. Per questo le sue “Madonne” si propongono oltre la teologia. Anche per questo è un eretico in nome di Dio. Empirismo in arte e saperi intrecciati nel pensiero scientifico.
Scienza e ascolto della fede sono una trasparenza in dissoluzione. Così nelle sculture. Così nel trattato sui mondi invisibili.
La invisibilità è una annunciazione dello sguardo nello specchio. Lo specchio si libera del vero per appropriarsi del relativo certo. Una filosofia senza la quale non sarebbe stato possibile interpretare il mondo irascibile nei confronti del tempo.

Nel 1917 O. Splengler scriveva:

“Leonardo comincia dal di dentro, dallo spazio mentale, e non dalle linee di un contorno bene aggiustato, per finire (quando rifinisce e non lascia invece i suoi dipinti incompiuti) effondendo la sostanza del colore come un soffio che investe la concezione dell’immagine corporea propriamente detta, assolutamente indescrivibile. I dipinti di Raffaello si adagiano in ‘piani’ dove si compartiscono i gruppi armoniosi, e uno sfondo limita l’insieme con molta misura. Leonardo non conosce che lo spazio unico, vasto, eterno, in cui — per così dire — si vedono le figure planare. Il primo offre nell’ambito dell’immagine una somma di oggetti individuali e contigui; il secondo, una porzione d’infinito”.

Leonardo è l’architetto scienziato che opera senza il righello ma pone in ascolto la percezione. L’idea di bellezza non è assoluta. Le “Madonne” donne esprimono l’assoluto.
I ritratti di donna sono un emisfero di visi, di volti, facce. Una lezione che solcherà tutti i secoli successivi sino a toccare le cavalcate e la morte di Boccioni. E forse anche di Sironi. Certamente di De Chirico. La metafisica di De Chirico proviene dal senso della ragione del metafisico di Leonardo.
Dubbi non ne ho.
Il legame spazio-tempo non è nella forma o nelle forme ma nei mosaici del tempo vulnerabile e incapace di fissare l’istante.
Arte e scienza. Un binomio, questo sì, assoluto. Con Leonardo siamo alla sperimentazione della tradizione.
È chiaro che con lui il tempo di Dante è completamente altro. O meglio, è del tutto superato. Leonardo è in quel fascino invisibile che diventerà visibile tra i s...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Raffaello, universale e divino
  3. Indice dei contenuti
  4. Da Leonardo a Raffaello
  5. Raffaello diede forma all'infinito
  6. Un genio maledetto?
  7. Tra mistero e antropologia
  8. La visione mistica
  9. L'anti-verismo
  10. I sonetti dunque
  11. Siamo medioevali
  12. Ombre o comparse
  13. Essere imprevedibili
  14. Madonne e amanti
  15. La piazza degli incontri
  16. Il San Paolo di Raffaello
  17. Tragico e metafisico
  18. Arte e filosofia
  19. Universale e divino
  20. Appendice
  21. La sensualità e il rito