Schiava dell'uomo, privata delle libertà fondamentali, relegata in casa e senza una vita pubblica e sociale: tutto in nome di Allah e per volere di Allah. Questa è l'immagine della donna musulmana che imperversa nell'immaginario collettivo dell'Occidente “civile”. Una donna vittima di Dio, che decreta per lei una condizione di perenne sudditanza ed obbedienza all'uomo, considerato superiore ad essa. E per garantire l'immutabilità nei secoli di questo equilibrio, viene messo tutto nero su bianco nel Corano, ed in nome del sacro testo vengono perpetrate le più profonde ingiustizie e violenze sulle donne. Almeno questo è ciò che hanno stabilito i capi religiosi e gli esperti di interpretazione delle sacre scritture. Ed è su questo che ancora oggi continua a basarsi la discriminazione delle donne nelle società islamiche. Ma davvero era questo il volere di Allah trascritto nel Corano?
Barbara Curti (Spoleto, 1977) si è laureata in Scienze Politiche, indirizzo politico-internazionale, presso l'Università degli Studi di Perugia, con una tesi su “Il Vaticano e le Chiese Ortodosse dopo la caduta del Muro di Berlino”. In seguito, ha conseguito un Master in “Peacekeeping and Security Studeis” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di RomaTre. Il percorso di studi la mette in contatto con tutto quel mondo schierato dalla parte della difesa dei diritti umani e decide, quindi, di proseguire sulla strada della cooperazione allo sviluppo. Il primo passo in tale direzione la porta per tre mesi a Kathamdu, in Nepal, come volontaria per un' ONG locale, dove entra nello staff che si occupa del programma di educazione e animazione per i bambini di strada. Al rientro in Italia, prosegue gli studi nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, conseguendo tre diplomi di specializzazione presso il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo): “Progettare lo Sviluppo”; “Cooperazione allo sviluppo”; “Advocacy per i diritti umani”. Nel frattempo, lavora nel fundraising per il no-profit, occupandosi di face to face su mandato di realtà come Save the Children e UNHCR. Porta costantemente avanti il suo impegno a favore dei diritti umani come membro di varie associazioni del territorio e come attivista di Amnesty International.

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La condizione della donna nell'Islam
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Informazioni
Argomento
Theology & ReligionCategoria
Islamic TheologyPrima parte
La donna nelle istituzioni musulmane
“Gli uomini sono preposti alle donne,
perché Dio ha preposto alcuni esseri sugli altri
e perché essi donano dei loro beni per mantenerle;
le donne buone sono dunque devote a Dio
e sollecite della loro castità,
così come Dio è sollecito di loro;
quanto a quelle di cui temete atti
di disobbedienza, ammonitele, poi lasciatele sole
nei loro letti, poi battetele;
ma se vi ubbidiranno, allora
non cercate pretesti per maltrattarle
ché Iddio è grande e sublime”
(IV, 34)
“Esse agiscano con i mariti
come i mariti agiscono con loro,
con gentilezza; tuttavia
gli uomini sono un gradino
più in alto, e Dio è
potente e saggio”
(II, 228)
E' sulla base di questi due versetti del Corano che l'Islàm fonda la totale e assoluta sottomissione della donna all'uomo, tanto da innalzare “la disuguaglianza tra maschio e femmina ad architettura sociale” [1] . Si avverte, inoltre, nell'Islàm una grande paura nei confronti della donna e della sua potenza seduttrice in grado di distogliere l'uomo dalle sue occupazioni, di intromettersi tra lui e Dio, generando quindi il caos, il disordine. Infatti, nell'Islàm, come in molte altre religioni e culture, c'è sempre stato un rapporto teso tra sessualità e potere e, nei primi anni di vita della piccola comunità dei credenti riunita intorno al Profeta, man mano che questa diventava un'organizzazione di tipo statuale, il carattere normativo dell'Islàm ha preso il sopravvento su quello puramente profetico, sottoponendo anche l'amore e la sessualità alla legge di Dio. L'Islàm quindi ha elaborato una propria strategia per domare la forza della sessualità, quella di recludere la donna e di rinchiudere e la sua sessualità all'interno del matrimonio [2] ( nikah).
Questa istituzione rappresenta il canale di legalizzazione dei rapporti sessuali, capace di domare la donna e di eliminare le continue tentazioni a cui l'uomo è sottoposto a causa sua. L'Islàm, quindi, al contrario del Cristianesimo, non vede il sesso come qualcosa di peccaminoso da cui bisogna tenersi lontano, ma anzi è considerato un dovere religioso e civile, è un atto grato a Dio, rappresenta una garanzia per l'ordine divino in quanto rispecchia l'atto della creazione; inoltre, è molto più pericoloso per la società un uomo sessualmente frustrato.
Tutto ciò, però, come dicevo prima, è lecito solo all'interno del matrimonio. Questo è anche un contratto civile e rispetto alla suddivisione delle azioni umane in cinque categorie ( “obbligatorie”, “consigliate”, “indifferenti”, “riprovevoli” e “proibite”), è obbligatorio per l'uomo che disponga di beni sufficienti al mantenimento della moglie, che è sicuro di non recarle danno sposandola e che teme di cadere nella fornicazione rimanendo scapolo; è proibito quando, invece, è certo di nuocere alla donna o di essere impotente a generare, oppure di essere legati da rapporti di sangue o di latte.
Con il matrimonio, l'uomo acquista il diritto al godimento sessuale del corpo della moglie e l'autorità maritale; la moglie, invece, diventa una schiava dell'uomo, come si può capire analizzando i doveri che lei ha verso i marito: deve essere sempre sessualmente a sua disposizione per non indurlo all'adulterio; deve restare sempre in casa e non chiacchierare troppo con le vicine; deve avere in mente solo il marito; può uscire di casa solo con il permesso del coniuge e, quando lo ottiene, deve indossare solo gli abiti peggiori per non attrarre gli sguardi degli altri uomini e non deve farsi riconoscere dagli estranei alla sua tribù; non può parlare con gli amici del marito, ma deve rendersi irriconoscibile a tutti; inoltre, deve curare la propria pulizia e il proprio aspetto esteriore in modo tale che il marito possa godere di lei q...
Indice dei contenuti
- Copertina
- La condizione della donna nell'Islam
- Indice dei contenuti
- Introduzione
- Prima parte
- Seconda parte
- Terza parte
- Quarta parte
- Conclusioni
- Bibliografia
Domande frequenti
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