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Le chiese cristiane e l'ebraismo (1947-1982)
Raccolta di documenti a cura di Giovanni Cereti e Lea Sestieri
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Le chiese cristiane e l'ebraismo (1947-1982)
Raccolta di documenti a cura di Giovanni Cereti e Lea Sestieri
Informazioni su questo libro
Il coraggio di riproporre oggi nella sua forma integrale la prima edizione di Le chiese cristiane e l'ebraismo. 1947-1982 è dato dal fatto che essa riporta i principali documenti relativi ai rapporti fra i cristiani e gli ebrei che sono stati pubblicati negli anni Sessanta e Settanta, cioè nell'epoca nella quale si è realizzata la grande conversione, prima nella chiesa cattolica e poi anche nelle altre chiese cristiane, nell'attenzione all'ebraismo e nell'atteggiamento verso gli ebrei. A dieci anni di distanza dalla promulgazione del documento conciliare Nostra Aetate, i vescovi americani potevano scrivere: "Questo decen - nio ha rappresentato un periodo unico nella storia della chiesa per le relazioni fra cristiani ed ebrei" (1975). Ed è in quest'epoca che si avvia quel nuovo rapporto di dialogo e di fraternità fra cristiani ed ebrei che ha consentito di giungere oggi, allargando il campo anche ad altri sog - getti, alla pubblicazione di un'enciclica come Fratelli tutti che ci invita a realizzare una fraternità universale per assicurare un futuro di giustizia e di pace alla nostra umanità e alla nostra Terra.
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Informazioni
Argomento
Teologia e religioneCategoria
Religione1. Conferenza internazionale contro l’antisemitismo, I dieci punti di Seelisberg (5 agosto 1947)
Il
presente documento è stato scelto come punto di partenza per la
nostra raccolta a causa della sua importanza storica: dopo tanti
secoli di incomprensione e di diffidenza nei rapporti fra ebrei e
cristiani, esso può essere considerato come il primo importante
tentativo di cambiamento, capace di dare vita a un nuovo
atteggiamento, che sarà consacrato da parte cattolica soprattutto
con il Vaticano Il e i cui sviluppi sono documentati nel corso di
tutto questo volume.
Un comitato internazionale,
comprendente ebrei e cristiani, fondato nel 1946
(lnternational Council of Christians and Jews), e fra i
cui membri eminenti vi erano Jules lsaac e Jacques Maritain, riunì
dal 30 luglio al 5 agosto 1947 nella cittadina di Seelisberg, in
Svizzera, una «conferenza internazionale straordinaria per
combattere l’antisemitismo». Essa riconobbe che certe presentazioni
del messaggio cristiano, e certe espressioni correnti nella
predicazione o nel linguaggio dei cristiani, potevano avere
contribuito allo sviluppo dell’antisemitismo, il quale, nonostante
tutti gli orrori già prodotti, restava un pericolo ancora
attuale.
Frutto pertanto della collaborazione
di ebrei e cristiani, questo «appello rivolto alle chiese» non è
rimasto inascoltato: i diversi punti sono stati ripresi nei
documenti delle diverse chiese, in particolare da
Nostra Aetate n. 4 e da
«Orientamenti e
suggerimenti» (infra, doc. n. 31) e sono stati meglio
precisati ed approfonditi, entrando a fare parte di un patrimonio
di convinzioni pacificamente accettato fra i cristiani. «Appare
adesso chiaro che la lucidità concettuale e la suggestione ideale
di una dichiarazione come quella di Seelisberg hanno consentito
l’elaborazione di un preciso programma di rinnovamento per la
chiesa, che si è poi realizzato effettivamente» (R. Fabris,
Cristiani ed Ebrei 35 anni dopo, in «Il Regno - Att.»
8/82, p. 174).
Appello indirizzato alle chiese
Noi abbiamo assistito ad una esplosione di antisemitismo che ha
condotto alla persecuzione ed allo sterminio di milioni di ebrei
viventi tra popoli cristiani. Malgrado la catastrofe che si è
abbattuta sui perseguitati e sui persecutori, catastrofe che ci fa
misurare l’angosciante gravità e urgenza del problema ebraico,
l’antisemitismo non solo non ha perduto nulla della sua forza ma
minaccia di raggiungere parti sempre più vaste dell’umanità, di
avvelenare l’anima dei cristiani e di trascinarli in un grave
errore, dalle conseguenze disastrose. Senza dubbio, le chiese
cristiane hanno spesso affermato il carattere anticristiano
dell’antisemitismo, ma noi constatiamo con costernazione che
duemila anni di predicazione del vangelo dell’amore non sono
sufficienti ad impedire l’esplosione, fra i cristiani, sotto forme
diverse, dell’odio e del disprezzo nei confronti del popolo di
Gesù.
Ciò sarebbe impossibile se tutti i cristiani fossero fedeli al
messaggio di Gesù Cristo intorno alla misericordia di Dio e
all’amore del prossimo. Ma questa fedeltà deve comportare la lucida
volontà di evitare che il messaggio cristiano sia presentato o
concepito in maniera tale da favorire l’antisemitismo sotto
qualsiasi forma. Noi dobbiamo riconoscere che, disgraziatamente,
questa lucida volontà è spesso mancata.
Noi ci indirizziamo dunque alle chiese per attirare la loro
attenzione su questa allarmante situazione. È nostra sicura
speranza che esse avranno a cuore di indicare ai loro fedeli come
escludere ogni animosità nei confronti degli ebrei, che potrebbe
nascere da presentazioni e concezioni false, inesatte o equivoche
nell’insegnamento e nella predicazione della dottrina cristiana, e
come al contrario promuovere l’amore fraterno verso il popolo
dell’antica alleanza, così duramente provato. Nulla, sembra,
potrebbe essere più adatto a condurre verso questo felice risultato
che l’insistere maggiormente sui seguenti punti:
- Ricordare che è lo stesso Dio vivente che parla a tutti noi nell’Antico come nel Nuovo Testamento.
- Ricordare che Gesù è nato da una madre ebrea, della stirpe di David e, del popolo d’Israele, e che il suo amore eterno ed il suo perdono abbracciano il suo popolo ed il mondo intero.
- Ricordare che i primi discepoli, gli apostoli, ed i primi martiri, erano ebrei.
- Ricordare che il precetto fondamentale del cristianesimo, quello dell’amore di Dio e del prossimo, promulgato già nell’Antico Testamento e confermato da Gesù, obbliga cristiani ed ebrei in ogni relazione umana senza eccezione alcuna.
- Evitare di sminuire l’ebraismo biblico e postbiblico nell’intento di esaltare il cristianesimo.
- Evitare di usare il termine «giudei» nel senso esclusivo di «nemici di Gesù» o la locuzione «nemici di Gesù» per designare il popolo ebraico nel suo insieme.
- Evitare di presentare la passione in modo che l’odiosità per la
morte inflitta a Gesù ricada su tutti gli ebrei o solo sugli ebrei.
In effetti non sono tutti gli ebrei che chiesero la morte di Gesù.
Né sono solo gli ebrei che ne sono responsabili, perché la croce,
che ci salva tutti, rivela che Cristo è morto a causa dei peccati
di tutti noi.
Ricordare a tutti i genitori ed educatori cristiani la grave responsabilità in cui essi incorrono nel presentare il vangelo e soprattutto il racconto della passione in un modo semplicista. In effetti, essi rischiano in questo modo di ispirare, lo vogliano o no, avversione nella coscienza o nel subcosciente dei loro bambini o uditori. Psicologicamente parlando, negli animi semplici, mossi da un ardente amore e da una viva compassione per il Salvatore crocifisso, l’orrore che si prova in modo così naturale verso i persecutori di Gesù, si cambierà facilmente in odio generalizzato per gli ebrei di tutti i tempi, compresi quelli di oggi. - Evitare di riferire le maledizioni della Scrittura ed il grido della folla eccitata: «che il suo sangue ricada su noi e sui nostri figli», senza ricordare che quel grido non potrebbe prevalere sulla preghiera infinitamente più potente di Gesù: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».
- Evitare di dare credito all’empia opinione che il popolo ebraico è riprovato, maledetto, riservato a un destino di sofferenza.
- Evitare di parlare degli ebrei come se essi non fossero stati i primi ad appartenere alla chiesa.
In pratica, ci permettiamo di suggerire:
- d’introdurre o di sviluppare, nell’insegnamento scolastico ed extrascolastico, a tutti i livelli, uno studio più obiettivo e più approfondito della storia biblica e postbiblica del popolo ebraico così come del problema ebraico;
- di promuovere in particolare la diffusione di tali conoscenze attraverso pubblicazioni adatte ai diversi ambienti cristiani;
- di vigilare a rettificare negli scritti cristiani, soprattutto nei testi scolastici, tutto ciò che può opporsi ai principi sopra enunciati.
Noi poniamo il nostro comune sforzo sotto il segno della parola
di san Paolo (Rm 11,28-29): «Essi sono amati, a causa dei padri,
perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili».
2. Assemblea costitutiva del Consiglio ecumenico delle chiese, L’atteggiamento cristiano nei confronti degli ebrei (Amsterdam 1948)
Nell’agosto del 1948, ad Amsterdam, in una grande Assemblea preparata da oltre un decennio ma che aveva dovuto essere rinviata a causa della guerra, i due grandi filoni del movimento ecumenico di ispirazione soprattutto protestante ed anglicana, e cioè il movimento Fede e Costituzione (Faith and Order) che aveva già tenuto due grandi assemblee mondiali a Losanna nel 1927 e ad Edimburgo nel 1937, ed il movimento Vita e Azione (Lite and Work) che aveva avuto le sue assemblee mondiali a Stoccolma nel 1925 e ad Oxford nel 1937, confluivano dando origine al Consiglio Ecumenico delle Chiese che avrebbe posto la sua sede a Ginevra, e che allora si definiva come «una associazione fraterna di chiese che accettano Nostro Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore».
Il tema di questa prima Assemblea era «Disegno di Dio e disordine dell’uomo», analizzato nei suoi diversi aspetti, ecclesiali e sociali. Uno degli aspetti del «disordine dell’uomo» era proprio quello dell’antisemitismo e delle persecuzioni di cui erano stati vittima gli ebrei; al disordine dell’uomo era necessario anche in questo campo contrapporre il disegno eterno di Dio. Se l’esordio del documento relativo all’atteggiamento cristiano verso gli ebrei appare corretto e felice, gli sviluppi successivi risentono invece dell’impostazione tradizionale: compito della chiesa di annunciare il vangelo a tutti gli uomini, e quindi anche agli ebrei; denuncia della mancanza di amore e di giustizia nei confronti degli ebrei e anche dell’antisemitismo, ma in quanto tutto questo costituisce un ostacolo all’annuncio del vangelo agli ebrei; inserimento della missione agli ebrei nella pastorale ordinaria della chiesa, e accoglienza degli ebrei convertiti come cristiani sullo stesso piano degli altri. Il documento si conclude con un riferimento ai problemi posti dal sorgere dello stato d’Israele e con delle raccomandazioni finali relative soprattutto alla missione fra gli ebrei.
Introduzione
Il problema dell’atteggiamento cristiano verso il popolo ebraico si pone a noi inevitabilmente in questo momento in cui siamo riuniti per riconoscere con umiltà lo stato di disordine dell’uomo e per riscoprire insieme il disegno eterno di Dio per la sua chiesa. Facciamo nostra questa preoccupazione innanzitutto perché Dio stesso ci pone in Cristo questo problema. Nessun popolo, in questo mondo, che gli appartiene, ha sofferto così crudelmente del disordine dell’uomo quanto il popolo ebraico. Noi non possiamo dimenticare di trovarci qui riuniti in un paese dove 110.000 ebrei sono stati arrestati per essere mandati a morte e non possiamo altresì dimenticare che solo cinque anni sono trascorsi dallo sterminio di sei milioni di ebrei. Il nostro Dio ci ha legati al popolo ebraico attraverso una solidarietà tutta speciale, unendo insieme i nostri destini nel suo disegno di salvezza. Chiediamo a tutte le nostre chiese di associarsi a questa preoccupazione e vogliamo dividere con esse i risultati della troppo breve riflessione che noi abbiamo potuto qui elaborare.
1. Il compito della chiesa di annunciare il vangelo ad ogni uomo
Tutte le nostre chiese sono chiamate dal nostro comune Signore «ad andare nel mondo a predicare il vangelo a tutte le creature».
Se noi vogliamo obbedire a questo ordine, dobbiamo includere il popolo ebraico nella nostra azione evangelizzatrice.
2. Il significato speciale del popolo ebraico per la fede cristiana
Israele occupa una posizione unica nel disegno di Dio. È con Israele che Dio ha stretto alleanza mediante la vocazione di Abramo. Ed è a Israele che ha rivelato il suo Nome e la sua legge, è a Israele che ha inviato i suoi profeti con il loro messaggio di giudizio e di grazia. È a Israele che ha promesso la venuta del suo Messia, è attraverso la storia di Israele che Dio ha preparato la culla in cui, quando i tempi furono compiuti, fece nascere il Salvatore di tutta l’umanità, Gesù Cristo. La chiesa ha ricevuto questo retaggio spirituale da Israele ed ha ora l’impegno di onore di restituirglielo illuminato dalla croce. Pertanto noi dobbiamo, con umiltà e convinzione, annunciare agli ebrei che il Messia che essi attendono è venuto. La promessa si è adempiuta con la venuta di Gesù Cristo. Molti sono coloro per i quali il fatto che il popolo ebraico continui ad esistere senza riconoscere il Cristo, è un mistero divino che non si può spiegare se non con l’immutabile fedeltà e misericordia del disegno di Dio (Rm 11,25-29).
3. Barriere da superare
Prima che le chiese possano sperare di adempiere la missione che è stata loro affidata da Nostro Signore in questo campo, occorre che cadano delle alte barriere. Pensiamo ora, soprattutto, a quelle che, troppo sovente, proprio noi abbiamo contribuito ad innalzare e che, solo noi, possiamo distruggere.
Dobbiamo confessare in tutta umiltà che troppo spesso abbiamo trascurato di manifestare l’amore cristiano verso il prossimo ebreo, ed anzi anche quello della semplice giustizia sociale. Abbiamo tralasciato di combattere con tutte le nostre forze il disordine secolare dell’uomo rappresentato dall’antisemitismo. Nel passato, le chiese hanno contribuito a rappresentare gli ebrei come i soli nemici di Cristo, cosa che ha accresciuto l’ostilità della società civile verso di loro. In molti paesi un virulento antisemitismo costituisce ancora una minaccia mentre in altri gli ebrei continuano ad essere assoggettati a trattamenti indegni.
Chiediamo a tutte le chiese qui rappresentate di denunciare l’antisemitismo, qualunque siano le sue origini, come un atteggiamento assolutamente inconciliabile con la professione e la pratica della fede cristiana. L’antisemitismo è un peccato allo stesso tempo contro Dio e contro l’uomo.
Solamente quando avremo chiaramente mostrato ai nostri compatrioti ebrei che desideriamo che essi partecipino dei diritti e dei privilegi che Dio vuole per tutti i suoi figli, noi potremo arrivare ad incontrarli in modo tale che divenga possibile renderli partecipi del meglio che Dio ci ha accordato in Cristo.
4. La testimonianza cristiana al popolo ebraico
Malgrado l’universalità del compito che abbiamo ricevuto da nostro Signore, e il fatto che la prima missione della chiesa fu indirizzata agli ebrei, le nostre chiese salvo rare eccezioni sono mancate a questo compito missionario. Questa responsabilità non deve essere praticamente lasciata ad organizzazioni indipendenti. Lasciando questa missione ad organizzazioni speciali si è spesso finito col fare gli ebrei oggetto di una particolare azione missionaria, anche quando essi avrebbero ben potuto essere inclusi nell’ambito del normale ministero della chiesa.
Questo ha portato, come risultato, tra gli altri, di porre, in molti casi, i nuovi convertiti in una sorta di comunità spirituale separata, invece di includerli ed accoglierli con gioia nei ranghi dei membri regolari della chiesa.
Questa grave lacuna delle nostre chiese deve incitarle a considerare la responsabilità della missione presso gli ebrei come parte integrante del lavoro parrocchiale, specialmente nei paesi dove gli ebrei sono membri della comunità civile. Laddove non esiste chiesa locale o dove questa non è in grado di provvedere a questo impegno occorre studiare la creazione di una azione missiona...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Le chiese cristiane e l'ebraismo (1947-1982)
- Indice dei contenuti
- Prefazione alla seconda edizione. I vent’anni che hanno cambiato i rapporti fra cristiani ed ebrei, di Giovanni Cereti
- Introduzione
- Nota dei curatori
- Parte Prima
- 1. Conferenza internazionale contro l’antisemitismo, I dieci punti di Seelisberg (5 agosto 1947)
- 2. Assemblea costitutiva del Consiglio ecumenico delle chiese, L’atteggiamento cristiano nei confronti degli ebrei (Amsterdam 1948)
- 3. Katholikentag (Assemblea dei cattolici tedeschi) di Magonza, Risoluzione sugli ebrei e sull’antisemitismo (1-5 settembre 1948)
- 4. Chiesa evangelica tedesca, Dichiarazione del sinodo di Weissensee (27 aprile 1950)
- 5. Gruppo di teologi protestanti e cattolici, Tesi di Bad Schwalbach (maggio 1950)
- 6. Lettera pastorale del cardinal Liénart, vescovo di Lilla, La questione ebraica e la coscienza cristiana (14 febbraio 1960)
- 7. Kirchentag degli evangelici tedeschi, Dichiarazione in occasione del processo Eichmann (22 luglio 1961)
- 8. Assemblea di Nuova Delhi del Consiglio ecumenico delle chiese, Risoluzione relativa all’antisemitismo (1961)
- 9. Card. Agostino Bea, presidente del Segretariato per l’unione dei cristiani, Sono gli ebrei un popolo «deicida» e «maledetto da Dio?» Articolo preparato per «Civiltà Cattolica», giugno 1962
- 10. Card. Agostino Bea, Relazione al Concilio Ecumenico Vaticano II sul cap. 4 dello schema sull’ecumenismo, relativo ai rapporti con gli ebrei (69a Congregazione Generale, 19 novembre 1963)
- 11. Card. Agostino Bea, Discorso al capitolo generale della Congregazione di Nostra Signora di Sion (15 gennaio 1964)
- 12. Federazione luterana mondiale, Dichiarazione di Logumkloster sull’antisemitismo (1964)
- 13. Card. Agostino Bea, Relazione al Concilio Vaticano II sullo schema «de judaeis et non christianis» (88a Congregazione Generale, 25 settembre 1964)
- 14. Concilio ecumenico Vaticano II, Dichiarazione sulle relazioni della chiesa cattolica con l’ebraismo Nostra Aetate, n. 4 (28 ottobre 1965)
- 15. Card. Agostino Bea, Il popolo ebraico nel piano divino della salvezza («Civiltà Cattolica», 1965, IV, 209-229)
- 16. Consiglio protestante belga per le relazioni fra ebraismo e cristianesimo, Dichiarazione (1967)
- 17. Dipartimento Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese, La chiesa e il popolo ebraico (Bristol, febbraio 1967)
- 18. Conferenza episcopale degli Stati Uniti, Direttorio per le relazioni ebraico-cristiane (marzo 1967)
- 19. Sinodo pastorale cattolico di Santiago del Cile, Dichiarazione sulle relazioni ebraico-cristiane (16 settembre 1967)
- 20. Colloquio ebraico-cattolico di Bogotà, Raccomandazioni comuni (20-21 agosto 1968)
- 21. Concilio pastorale della chiesa cattolica olandese, Progetto di rapporto sulle relazioni fra ebrei e cristiani e raccomandazioni pastorali (5-8 aprile 1970)
- 22. Sinodo della chiesa riformata olandese, Proposte per una riflessione teologica su Israele, popolo, terra, stato (1970)
- 23. Sinodo diocesano di Vienna, Dichiarazione sulle relazioni fra cristiani ed ebrei (23 ottobre 1970)
- 24. Kirchentag di Augsburg, Dichiarazione comune cattolico-protestante sui compiti ecumenici (Pentecoste 1971)
- 25. Sinodo metropolitano di New York della chiesa luterana d’America, Risoluzione relativa agli scritti di Martin Lutero sugli ebrei (26 settembre 1971)
- 26. Colloquio di New York fra ebrei e greci-ortodossi, Il dialogo fra la chiesa greco ortodossa e la comunità ebraica (25-26 gennaio 1972)
- 27. Assemblea generale della chiesa metodista unita, Dichiarazione sul dialogo interreligioso fra ebrei e cristiani (Atlanta, Georgia, 1972)
- 28. Comitato episcopale francese per le relazioni con l’ebraismo, Orientamenti pastorali circa l’atteggiamento dei cristiani nei confronti dell’ebraismo (Pasqua 1973)
- 29. Gruppo di studio sulle relazioni ebraico-cristiane delle chiese USA, Dichiarazione ai nostri fratelli cristiani (31 maggio 1973)
- 30. Comitato «Chiesa e popolo d’Israele» della Federazione protestante francese, Dichiarazione sugli «orientamenti pastorali» del Comitato Episcopale Francese (12 dicembre 1973)
- 31. Commissione per le relazioni religiose della chiesa cattolica con l’ebraismo, Orientamenti e suggerimenti per l’applicazione della dichiarazione conciliare Nostra Aetate n. 4 (1 dicembre 1974)
- 32. Paolo VI al Comitato internazionale di collegamento fra la chiesa cattolica e l’ebraismo, Chiesa cattolica ed ebraismo (10 gennaio 1975)
- 33. Chiesa evangelica di Germania, Documento di lavoro: cristiani ed ebrei (24 maggio 1975)
- 34. Conferenza episcopale degli Stati Uniti, Messaggio pastorale sulle relazioni ebraico-cristiane (20 novembre 1975)
- 35. Sinodo nazionale della Germania Federale, Un nuovo rapporto con la storia di fede del popolo ebraico (18-23 novembre 1975)
- 36. Fraternità ecumenica di ricerca teologica in Israele, Appello alle chiese di tutto il mondo sul vero significato del sionismo (30 novembre 1975)
- 37. Tommaso Federici al Comitato di collegamento chiesa cattolica-ebraismo, La missione e la testimonianza della chiesa (Venezia, marzo 1977)
- 38. Conferenza regionale europea della Fraternità mennonita, Dichiarazione relativa ai rapporti con gli ebrei (maggio 1977)
- 39. Card. Jan Willebrands, Catechesi e giudaismo. Intervento al Sinodo dei vescovi del 1977 dedicato alla «Catechesi» (18 ottobre 1977)
- 40. Card. Jan Willebrands, presidente della Commissione per le relazioni religiose con l’ebraismo, Lettera al Card. L.J. Suenens, arcivescovo di Bruxelles e Malines (28 ottobre 1977)
- 41. Lettera del Card. Villot, Segretario di Stato, al card. Marty, arcivescovo di Parigi, La figura e l’opera di Jules Isaac (22 dicembre 1977)
- 42. Sinodo della chiesa evangelica di Renania, Messaggio in vista del dialogo fra ebrei e cristiani (13 gennaio 1978)
- 43. Segretariato della Conferenza episcopale tedesca, La chiesa cattolica ed il nazional-socialismo (31 gennaio 1979)
- 44. Giovanni Paolo II a esponenti delle organizzazioni ebraiche, Un fraterno dialogo fra cristiani ed ebrei a vantaggio dell’umanità (12 marzo 1979)
- 45. Comitato centrale dei cattolici tedeschi, Punti teologici fondamentali del dialogo fra ebrei e cristiani (24 aprile 1979)
- 46. Conferenza episcopale tedesca, Rapporti fra chiesa ed ebraismo (28 aprile 1980)
- 47. Card. Jan Willebrands - Rabbino Elio Toaf, Il dialogo cattolici-ebrei nel quindicesimo della Nostra Aetate (25 ottobre1980)
- 48. Giovanni Paolo II in Germania, Incontro con esponenti della comunità ebraica a Magonza (17 novembre 1980)
- 49. Conferenza episcopale italiana, Introduzione al piano pastorale per gli anni ‘80: comunione e comunità (1 ottobre 1981)
- 50. Giovanni Paolo II ai Delegati delle conferenze episcopali per i rapporti con l’ebraismo, Una catechesi oggettiva sugli ebrei e sull’ebraismo (6 marzo 1982)
- Parte Seconda
- 1. Memorandum di Nahum Goldmann e Label A. Katz, Lettera di accompagnamento indirizzata il 27 febbraio 1962 a Sua Eminenza il Card. A. Bea, Città del Vaticano (1962)
- 2. D. Lattes, rabbino, professore nel Collegio Rabbinico Italiano, Direttore della Rassegna mensile d’Israel, Un appello al concilio ecumenico (1962)
- 3. Prof. Elio Toaff, rabbino capo della Comunità israelitica di Roma, La dichiarazione Nostra Aetate n. 4 (1965)
- 4. Avv. C. A. Viterbo, direttore del Seminario Ebraico Israel, Una pietra miliare (1965)
- 5. J. Lichten, La dichiarazione del concilio sugli ebrei (1965)
- 6. Dr. J. Kaplan, Gran rabbino di Parigi, Dialogo con il reverendo padre Danielou (1966)
- 7. Dr. Joseph L. Lichten, Riflessioni (1966)
- 8. Martin Cohen, prof. di storia ebr. all’Union Hebrew College, New York, Ancora sulla dichiarazione Nostra Aetate, n. 4 (1967)
- 9. A. Segre, rabbino, professore nel Coll. Rabbinico Italiano, nella Pontif. Univ. Lateranense, direttore della Rassegna Mensile d’Israel, Gli ebrei e il Vaticano II (1970)
- 10. A. Segre, per un colloquio ebraico-cristiano, Orientamenti e suggerimenti per l’applicazione della dichiarazione Nostra Aetate n. 4 (1975)
- 11. Rabbino Léon Klenicki, condirettore del Dipartimento di relazioni interreligiose dell’«Anti-Defamation League» della B’nai B’rith, Un punto di vista ebraico (1975)
- 12. Rabbino Elio Toaf, Il dialogo cattolici-ebrei nel quindicesimo della Nostra Aetate (25 ottobre 1980)
- 13. Comitato internazionale di collegamento cattolico-ebraico Dr. J. L. Lichten, Origine del Comitato internazionale di collegamento cattolicoebraico (1970-1982)
- Postfazione, di Marco Cassuto Morselli
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