La devianza minorile, forme di controllo e rapporto educativo dei servizi sociali con i minori nasce da un interesse verso il mondo dei minori, soprattutto quelli che vivono in situazioni di difficoltà. L'età minorile, infatti, mi ha sempre affascinata ed interessata. Ho pertanto focalizzato la mia attenzione sull'area della devianza minorile, sul rapporto educativo tra minori e istituzioni giudiziarie e sulle implicazioni pedagogiche inerenti.
Nello specifico ho indagato il ruolo dell'operatore dei servizi sociali in relazione a queste problematiche. Il libro è organizzato in sette capitoli. Il primo capitolo delinea in modo generale i concetti di pedagogia ed educazione, necessari a definire l'apporto della pedagogia sul tema della devianza minorile. Il secondo capitolo affronta il servizio sociale e il mondo delle risposte ai problemi sociali, in cui, partendo dalla definizione di servizio sociale, dall'individuazione dei modelli di risposte ai problemi, analizzo i diversi bisogni del soggetto. Nel terzo capitolo si evidenziano le diverse classificazione dei bisogni del servizio sociale e le sue molteplici caratteristiche.
Il quarto capitolo ruota intorno alla definizione del concetto di devianza, e ripercorre le varie teorie per individuare i vari fattori di rischio.
Il quinto capitolo analizza il processo di aiuto attraverso il procedimento metodologico, come intervento indirizzato ai minori devianti.
Il sesto capitolo tratteggia la professione di assistente sociale, il ruolo dell'assistente sociale, la sua identità i suoi ambiti d'intervento.
Il settimo capitolo individua l'apporto educativo che ricoprono i servizi sociali nel rapporto con i minori e le istituzioni giudiziarie.
Domenica Loiacono, 47 anni, ha lavorato come assistente sociale per 20 anni in una comunità terapeutica per tossicodipendenti.

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La devianza minorile, forme di controllo e rapporto educativo dei servizi sociali con i minori
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Argomento
Scienze socialiCategoria
SociologiaCapitolo 1
Pedagogia, Educazione e devianza minorile
1.1 Definizione di pedagogia
Il termine pedagogia deriva dal greco παιδαγογια (generare bambini, procreazione), da παιδος (paidos: bambino) e αγω (ago: guidare, condurre, accompagnare). 1.
Nell'antichità, il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino a scuola, portandogli il materiale, facendogli pure ripetere le lezioni e seguendolo nell'esecuzione dei compiti. Tra le possibili definizioni della pedagogia, dell'educazione e della scuola se ne possono assumere alcune recenti:
- La pedagogia è la scienza che studia i processi educativi nella duplice accezione di trasmissione e trasformazione culturale, e la qualità delle relazioni interpersonali che le rende possibili.
- La pedagogia si occupa, in particolare, degli aspetti di fondo, ovvero degli indirizzi educativi, dei valori, degli obiettivi perseguiti.
- La pedagogia è "la lettura della realtà sotto il profilo dell'educazione" per la realizzazione di un possibile mondo migliore. Il destinatario della pedagogia è innanzitutto il bambino, ma oggi si avverte anche la necessità che la scienza dell'educazione si occupi sia degli adulti ( andragogia) sia degli anziani ( geragogia).
- La pedagogia è la scienza generale della formazione e dell'educazione dell'uomo. E' una scienza costituita da un organico sistema di saperi. Essa è una scienza generale poiché affronta ogni aspetto relativo ai suoi due oggetti centrali: la formazione e l'educazione. - La pedagogia è la disciplina teorica e pratica dello sviluppo "con forma" del soggetto personale nella sua coordinazione essenziale, non automatica e non riduttiva, non passiva, meccanica o "adattiva", con i soggetti e gli organismi collettivi". - La pedagogia tende essenzialmente a trasmutare la "determinazione passiva" nella "determinazione attiva", a commutare ciò che è puramente "dato" in ciò che è consapevolmente voluto e scelto.
1.2 Che cos'è l' educazione?
L'educazione 2 è l'insieme dei processi e degli strumenti attraverso cui una società trasmette da una generazione all'altra il patrimonio di conoscenze, valori, tradizioni, comportamenti che la caratterizzano. Il il termine educazione deriva dal latino educare, del quale vengono indicate due origini e due significati diversi: édere, che significa "alimentarsi"; ex-dùcere, che significa "trarre fuori". Il primo significato 3 pone l'accento su un processo biologico che consente la crescita dell'individuo, l'altro sulla possibilità più generale di promuovere lo sviluppo di qualcuno, di "tirarlo fuori" da una situazione di immaturità che può essere tanto biologica quanto intellettiva. I due significati mettono in evidenza una dimensione fondamentale dell'educazione, cioè quella relazionale: cioè un insieme di processi che caratterizzano un rapporto interpersonale in cui c'è chi "si alimenta" e chi "alimenta", chi "trae fuori" e chi "viene tratto fuori" dallo stato di immaturità. L'educazione passa attraverso i processi comunicativi che regolano il rapporto tra un membro più competente e uno meno competente in quel contesto; consentendo la trasmissione dal primo al secondo dei contenuti culturali, ma anche dei comportamenti e delle modalità di ragionamento tipiche della comunità sociale cui entrambi appartengono. Sono processi comunicativi che consentono l'apprendimento 4, che è l'esito naturale di una relazione sociale a carattere educativo. Tutto questo significa che qualsiasi relazione tra soggetti con gradi diversi di competenza può essere educativa, e quindi che i processi e i sistemi educativi permeano a più livelli l'intera struttura sociale. Significa inoltre che contenuti, comportamenti, modalità di ragionamento trasmessi tramite i processi educativi sono socialmente e storicamente determinati, cioè dipendono dall'identità ideologica e dalle scelte politiche che caratterizzano in quel momento storico la società in cui tali processi si realizzano. In riferimento a questa concezione dell'educazione 5, in cui è primario il riferimento al sistema culturale di una società e alla sua sopravvivenza per trasmissione tra generazioni, sono state date descrizioni diverse delle modalità attraverso cui la rete di relazioni educative si realizza e delle loro ricadute in termini di struttura sociale.
1.3 Aspetti socio-educative della devianza minorile
La devianza è un fenomeno complesso, all'interno del quale interagiscono condizioni personali, familiari e sociali; guardando forse un solo lato della medaglia, le sue cause vanno ricercate nella disgregazione familiare, nella privazione dei genitori, e ancora "nell'inurbamento e nell'industrializzazione che provoca marginalità e ghettizzazioni, nei caratteri competitivi della società e i miti del consumismo che esercitano la loro influenza negativa nei giovani per la discordanza tra le aspirazioni personali e le possibilità di affermazione e di successo assicurate solo a un numero limitato di soggetti". 6 Di fronte a tanti bisogni insoddisfatti, nasce un profondo disagio e sofferenza, che genera fenomeni di ribellione, di rifiuto, di disimpegno. Appare, in primo luogo, necessario stimolare sia i servizi affinché si facciano promotori di cultura, sia la comunità locale affinché i suoi componenti siano capaci di offrire un aiuto, un appoggio reale ai minori; ma soprattutto occorre "offrire al minore più stimolanti prospettive di vita, indicazioni di speranza, aiutarlo a dare un senso alla propria esistenza". Ed inoltre aiutarlo a compiere le sue scelte con la maggiore consapevolezza possibile e sostenerlo nel suo processo di crescita; e la tutela dell'interesse del minore avviene attraverso una attività pedagogica rivolta a responsabilizzarlo, a renderlo capace di autostimarsi, di dare significato alla sua vita e di acquisire la consapevolezza che ha un ruolo da svolgere e che ha diritto di contare e di avere un posto nella società. Si cercherà, quindi, di fare uscire il prima possibile il minore dal circuito penale, in quanto "qualsiasi intervento alla maniera carceraria o con aspetti meramente custodialistici e punitivi non farebbe altro che ribadire la marginalità, la sofferenza, il crollo di ogni autostima, la deresponsabilizzazione e impedirne la crescita e la ricerca di una sua autonomia responsabile" 7
Clemmer ha, in modo appropriato, introdotto il concetto di " prisonization" (carcerizzazione) intesa come "la progressiva assunzione delle abitudini, degli usi, dei costumi e della cultura propri del carcere, fino a diventare nel tempo, un "tipical man of prison community", con una personalità distorta al punto da rendere impossibile un reinserimento sociale". 8
La risposta penale, quindi, può essere considerata un ulteriore fattore di devianza, di rischio in quanto espone i ragazzi al contagio grippale e li sradica dal contesto naturale di sviluppo ostacolandone la crescita, la socializzazione e la maturazione; un fattore di etichettamento e di stigmatizzazione che comporta, una volta usciti dalla struttura carceraria, una accoglienza gelida e pesanti conseguenze dal punto di vista della mancanza di opportunità di inserimento sociale. Quindi, "la pena e il trattamento sono da intendersi in senso esclusivamente attivo, finalizzati ad operare positive sollecitazioni nella personalità, nei comportamenti e negli atteggiamenti dei soggetti devianti". 9 Inoltre "rieducare un minorenne vuol dire educarlo di nuovo secondo principi diversi, correggendo i difetti provocati da una cattiva educazione e tentando di orientare il soggetto ai valori essenziali riconosciuti dalla collettività" 10 e con la rieducazione si cercherà di "fornirgli quei sostegni nel processo evolutivo di cui è stato privato e recuperarlo principalmente a se stesso". 11
Il concetto di rieducazione comprende in sé anche quello di risocializzazione, inteso come processo di reinserimento del reo nella normale vita sociale e civile, dopo quel forzato allontanamento da essa dovuto alla pena.
Il termine pedagogia deriva dal greco παιδαγογια (generare bambini, procreazione), da παιδος (paidos: bambino) e αγω (ago: guidare, condurre, accompagnare). 1.
Nell'antichità, il pedagogo era uno schiavo che accompagnava il bambino a scuola, portandogli il materiale, facendogli pure ripetere le lezioni e seguendolo nell'esecuzione dei compiti. Tra le possibili definizioni della pedagogia, dell'educazione e della scuola se ne possono assumere alcune recenti:
- La pedagogia è la scienza che studia i processi educativi nella duplice accezione di trasmissione e trasformazione culturale, e la qualità delle relazioni interpersonali che le rende possibili.
- La pedagogia si occupa, in particolare, degli aspetti di fondo, ovvero degli indirizzi educativi, dei valori, degli obiettivi perseguiti.
- La pedagogia è "la lettura della realtà sotto il profilo dell'educazione" per la realizzazione di un possibile mondo migliore. Il destinatario della pedagogia è innanzitutto il bambino, ma oggi si avverte anche la necessità che la scienza dell'educazione si occupi sia degli adulti ( andragogia) sia degli anziani ( geragogia).
- La pedagogia è la scienza generale della formazione e dell'educazione dell'uomo. E' una scienza costituita da un organico sistema di saperi. Essa è una scienza generale poiché affronta ogni aspetto relativo ai suoi due oggetti centrali: la formazione e l'educazione. - La pedagogia è la disciplina teorica e pratica dello sviluppo "con forma" del soggetto personale nella sua coordinazione essenziale, non automatica e non riduttiva, non passiva, meccanica o "adattiva", con i soggetti e gli organismi collettivi". - La pedagogia tende essenzialmente a trasmutare la "determinazione passiva" nella "determinazione attiva", a commutare ciò che è puramente "dato" in ciò che è consapevolmente voluto e scelto.
1.2 Che cos'è l' educazione?
L'educazione 2 è l'insieme dei processi e degli strumenti attraverso cui una società trasmette da una generazione all'altra il patrimonio di conoscenze, valori, tradizioni, comportamenti che la caratterizzano. Il il termine educazione deriva dal latino educare, del quale vengono indicate due origini e due significati diversi: édere, che significa "alimentarsi"; ex-dùcere, che significa "trarre fuori". Il primo significato 3 pone l'accento su un processo biologico che consente la crescita dell'individuo, l'altro sulla possibilità più generale di promuovere lo sviluppo di qualcuno, di "tirarlo fuori" da una situazione di immaturità che può essere tanto biologica quanto intellettiva. I due significati mettono in evidenza una dimensione fondamentale dell'educazione, cioè quella relazionale: cioè un insieme di processi che caratterizzano un rapporto interpersonale in cui c'è chi "si alimenta" e chi "alimenta", chi "trae fuori" e chi "viene tratto fuori" dallo stato di immaturità. L'educazione passa attraverso i processi comunicativi che regolano il rapporto tra un membro più competente e uno meno competente in quel contesto; consentendo la trasmissione dal primo al secondo dei contenuti culturali, ma anche dei comportamenti e delle modalità di ragionamento tipiche della comunità sociale cui entrambi appartengono. Sono processi comunicativi che consentono l'apprendimento 4, che è l'esito naturale di una relazione sociale a carattere educativo. Tutto questo significa che qualsiasi relazione tra soggetti con gradi diversi di competenza può essere educativa, e quindi che i processi e i sistemi educativi permeano a più livelli l'intera struttura sociale. Significa inoltre che contenuti, comportamenti, modalità di ragionamento trasmessi tramite i processi educativi sono socialmente e storicamente determinati, cioè dipendono dall'identità ideologica e dalle scelte politiche che caratterizzano in quel momento storico la società in cui tali processi si realizzano. In riferimento a questa concezione dell'educazione 5, in cui è primario il riferimento al sistema culturale di una società e alla sua sopravvivenza per trasmissione tra generazioni, sono state date descrizioni diverse delle modalità attraverso cui la rete di relazioni educative si realizza e delle loro ricadute in termini di struttura sociale.
1.3 Aspetti socio-educative della devianza minorile
La devianza è un fenomeno complesso, all'interno del quale interagiscono condizioni personali, familiari e sociali; guardando forse un solo lato della medaglia, le sue cause vanno ricercate nella disgregazione familiare, nella privazione dei genitori, e ancora "nell'inurbamento e nell'industrializzazione che provoca marginalità e ghettizzazioni, nei caratteri competitivi della società e i miti del consumismo che esercitano la loro influenza negativa nei giovani per la discordanza tra le aspirazioni personali e le possibilità di affermazione e di successo assicurate solo a un numero limitato di soggetti". 6 Di fronte a tanti bisogni insoddisfatti, nasce un profondo disagio e sofferenza, che genera fenomeni di ribellione, di rifiuto, di disimpegno. Appare, in primo luogo, necessario stimolare sia i servizi affinché si facciano promotori di cultura, sia la comunità locale affinché i suoi componenti siano capaci di offrire un aiuto, un appoggio reale ai minori; ma soprattutto occorre "offrire al minore più stimolanti prospettive di vita, indicazioni di speranza, aiutarlo a dare un senso alla propria esistenza". Ed inoltre aiutarlo a compiere le sue scelte con la maggiore consapevolezza possibile e sostenerlo nel suo processo di crescita; e la tutela dell'interesse del minore avviene attraverso una attività pedagogica rivolta a responsabilizzarlo, a renderlo capace di autostimarsi, di dare significato alla sua vita e di acquisire la consapevolezza che ha un ruolo da svolgere e che ha diritto di contare e di avere un posto nella società. Si cercherà, quindi, di fare uscire il prima possibile il minore dal circuito penale, in quanto "qualsiasi intervento alla maniera carceraria o con aspetti meramente custodialistici e punitivi non farebbe altro che ribadire la marginalità, la sofferenza, il crollo di ogni autostima, la deresponsabilizzazione e impedirne la crescita e la ricerca di una sua autonomia responsabile" 7
Clemmer ha, in modo appropriato, introdotto il concetto di " prisonization" (carcerizzazione) intesa come "la progressiva assunzione delle abitudini, degli usi, dei costumi e della cultura propri del carcere, fino a diventare nel tempo, un "tipical man of prison community", con una personalità distorta al punto da rendere impossibile un reinserimento sociale". 8
La risposta penale, quindi, può essere considerata un ulteriore fattore di devianza, di rischio in quanto espone i ragazzi al contagio grippale e li sradica dal contesto naturale di sviluppo ostacolandone la crescita, la socializzazione e la maturazione; un fattore di etichettamento e di stigmatizzazione che comporta, una volta usciti dalla struttura carceraria, una accoglienza gelida e pesanti conseguenze dal punto di vista della mancanza di opportunità di inserimento sociale. Quindi, "la pena e il trattamento sono da intendersi in senso esclusivamente attivo, finalizzati ad operare positive sollecitazioni nella personalità, nei comportamenti e negli atteggiamenti dei soggetti devianti". 9 Inoltre "rieducare un minorenne vuol dire educarlo di nuovo secondo principi diversi, correggendo i difetti provocati da una cattiva educazione e tentando di orientare il soggetto ai valori essenziali riconosciuti dalla collettività" 10 e con la rieducazione si cercherà di "fornirgli quei sostegni nel processo evolutivo di cui è stato privato e recuperarlo principalmente a se stesso". 11
Il concetto di rieducazione comprende in sé anche quello di risocializzazione, inteso come processo di reinserimento del reo nella normale vita sociale e civile, dopo quel forzato allontanamento da essa dovuto alla pena.
[1]
Cfr. Cambi F, Colicchi E, Muzi M,Spadafora G.,
Pedagogia generale: identità,modelli, problemi. La nuova
Italia,Milano,2001
[2]
Cfr. Cambi F., La cultura dell:glucazione.
Feltrinelli, Milano,1997
[3]
Cfr. Cives G., Complessità pedagogica critica,
educazione democrazia. La Nova Italia, Firenze, 1991
[4]
Cfr. Borrelli M., La pedagogia Italiana
contemporanea. Pellegrini, Cosenza.1994
[5]
Cfr. Mongelli, A., Formazione e scenari
sociali. Indicazioni per un profilo professionale dell'educatore,
Guerini Studio, Milano 2001.
[6]
Cfr. Battistacci, G.,Risposte istituzionali
alla devianza e "sofferenza" dei minorenni.Giuffrè,Milano,1986
[7]
Cfr. Battistacci G., 1986, p. 154
[8]
Cfr. De Leo, G.,Appunti di psicosociologia
della criminalità e della devianza. Bulzoni, Roma,1982
[9]
Cfr. Serra, C.,La risposta dell'istituzione
totale ai comportamenti devianti. Giuffrè, Milano,1981
[10]
Cfr. Nuvolone, P.,Il problema della
rieducazione del condannato. Atti del II convegno di diritto
penale, Padova,1964
[11]
Cfr. Moro, C.A., Manuale di diritto minorile,
Zanichelli, Bologna,1996.
Capitolo 2
Servizio Sociale e mondo delle risposte ai problemi sociali
2.1 Premessa
Con il termine "servizio sociale" 1 si indica sia una professione che una disciplina, nate in Italia su forte influenza della cultura anglosassone e in particolare statunitense 2.
La terminologia internazionale in genere parla di "lavoro sociale" (inglese: social work) e di "lavoratore sociale" (inglese: social worker). Probabilmente la traduzione italiana risulta anomala perché il termine "lavoro" era troppo generico per il diverso intreccio tra cultura religiosa e cultura laica dell'Italia rispetto ai paesi anglosassoni. Il termine "servizio" invece ha il merito di racchiudere due significati:
- Prestarsi a favore di qualcuno.
- Dipendere da qualcosa o qualcuno che dà prestazioni.
Il servizio sociale come disciplina può dirsi in fieri e cioè in corso di svolgimento. Si parla infatti di teorie a "medio raggio " desumibile sia da conoscenze provenienti da diverse discipline e poi riadattate ai suoi obbiettivi; sia dalla teorizzazione dell' esperienza sul campo; sia dalle esperienze provenienti da contesti diversi da quello Italiano.
2.1 Le risposte ai problemi sociali
Esistono vari tipi di risposte ai problemi sociali. Storicamente individuiamo due modelli di risposta:
Con il termine "servizio sociale" 1 si indica sia una professione che una disciplina, nate in Italia su forte influenza della cultura anglosassone e in particolare statunitense 2.
La terminologia internazionale in genere parla di "lavoro sociale" (inglese: social work) e di "lavoratore sociale" (inglese: social worker). Probabilmente la traduzione italiana risulta anomala perché il termine "lavoro" era troppo generico per il diverso intreccio tra cultura religiosa e cultura laica dell'Italia rispetto ai paesi anglosassoni. Il termine "servizio" invece ha il merito di racchiudere due significati:
- Prestarsi a favore di qualcuno.
- Dipendere da qualcosa o qualcuno che dà prestazioni.
Il servizio sociale come disciplina può dirsi in fieri e cioè in corso di svolgimento. Si parla infatti di teorie a "medio raggio " desumibile sia da conoscenze provenienti da diverse discipline e poi riadattate ai suoi obbiettivi; sia dalla teorizzazione dell' esperienza sul campo; sia dalle esperienze provenienti da contesti diversi da quello Italiano.
2.1 Le risposte ai problemi sociali
Esistono vari tipi di risposte ai problemi sociali. Storicamente individuiamo due modelli di risposta:
Modello solidaristico 3 : spinta spontanea verso l'altro che nasce dal di dentro dell'essere umano. Presuppone il concetto di "solidarietà sociale" e cioè la capacità dei membri della società di agire come un unico soggetto convinti che il bene del singolo sia anche il bene di tutti. La spinta ad aiutare l'altro secondo le teorie psicoanalitiche è una ripartizione al senso di colpa della società per aver contribuito a produrre certi mali sociali. La risposta ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- La devianza minorile, forme di controllo e rapporto educativo nei servizi sociali con i minori
- Indice dei contenuti
- Introduzione
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Conclusioni
- Bibliografia
Domande frequenti
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