Il Movimento Provo. Controcultura in bicicletta
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Il Movimento Provo. Controcultura in bicicletta

Informazioni su questo libro

I Provos. Un gruppo riottoso, a-sistemico, propugnatore dell'attacco alla grammatica culturale, ha messo radici nell'immaginario collettivo, allertato e messo in agitazione il pubblico e preparato il terreno all'onda sessantottesca.Un movimento da strada, non strutturato, non gerarchico, che ha trasformato le arterie metropolitane di Amsterdam in un luogo di combattimento psichico e a volte frontale.La scelta Provos ricade sulla volontà di rimanere fuori dagli spazi di dialettica politica e dei codici normativi imperanti.Catalizzatori della prima scintilla di rivoluzione culturale, i "Provocatori" lanciarono un attacco propagandistico contro la proprietà privata con il Piano delle Biciclette Bianche.

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Informazioni

Anno
2014
eBook ISBN
9788897339441
Capitolo primo
Underground Olanda. Il Provotariaat
Nei Paesi Bassi si sviluppa una dimensione di pratiche sconosciute e perturbative, che si intrecciarono ben presto con un carattere prevalentemente pacifista e non violento del movimento che agì nelle prime contestazioni giovanili. L’impulso iniziale per lo sbocciare di nuove idee nei circuiti della cultura underground si manifestò con i Provos, un gruppo di anarchici apparso per le strade di Amsterdam nel 1965, catalizzatore della prima scintilla di rivoluzione culturale che preparò il terreno all’onda sessantottesca.
Il termine Provo appare per la prima volta con il sociologo olandese dell’Università di Utrecht, il dottore Buikhuisen, impegnato nel 1965 in uno studio sulla devianza giovanile, intitolato Cause del comportamento dei giovani difficili. Nella classificazione sulle bande giovanili delle grandi città olandesi, troviamo la sottocultura Provo, abbreviazione di provocatore, Nozem da strada, proletari senza interesse alcuno per la cultura e la politica, teppisti per noia che vivono con il sussidio di disoccupazione e rifiutano il lavoro.
Roel Van Duijn, in cerca di un titolo per una nuova pubblicazione, fu il primo a riconoscere il potenziale dell’istintiva ribellione dei teppisti da strada. A Van Duijn e Stolk appare subito perfetta la parola Provo e con se l’uso politico della ribellione urbana, affermando: «È nostro compito convertire la loro aggressione in una coscienza rivoluzionaria». Ispirato dall’anarchismo, dal filosofo tedesco Herbert Marcuse, più vicino a Lafargue che a Marx e, ammiratore del marchese De Sade, Van Duijn divenne ben presto la forza trainante all’interno della movimento Provo.
Mentre Roel Van Duijn, firma d’autore della rivista ed ex militante del collettivo anarchico Seguaci Domela Nieuwenhuis, è il cervello di un intero movimento ludico sovversivo e politico, un intellettuale timido e introverso che si dedica alla divulgazione delle idee del movimento tra gli studenti e gli ambienti più istruiti, un ex pulitore di vetri Robert Jasper Grootveld, attira un massiccio numero di persone nel “centro magico” di Amsterdam con esibizioni che ricordano gli happenings. Un’artista eccentrico che offre la chiave per comprendere il gioco rivoluzionario per mezzo di una tecnica di guerriglia simbolica, ai confini tra rituale di liberazione collettiva e prassi artistica combinata all’umorismo, coniugando all’attività teoretica di R.V.D., l’uso pratico della controcultura1. Accanto a personaggi come Roel Van Duijn e Robert J. Grootveld, si adunano Rob Stolk, Simon Vinkenoog, Bart Hughes, autore di sedute di trapanazione della scatola cranica per aprire il terzo occhio, nonché mangiatore di LSD e Constant2, ex-membro dell’Internazionale Situazionista guidata da G. Debord, con alle spalle esperienze di anarco-comunismo come tutti gli altri esponenti, e co-fondatore della piattaforma di CoBrA, costituita a Parigi nel novembre 19483. «I Provos sono stati un inedita confraternita di artisti, teppisti e visionari, che tra il 1965 e il 1967, è riuscita ad instaurare per le strade e i canali di Amsterdam una fugace e illegale repubblica anarchica fondata sull’happening e la burla. Maestri nella manipolazione dei media, cultori della trasformazione dell’arte da decorazione a espressione di indipendenza e di gioia di vivere, i Provos hanno costantemente agito in rotta di collisione con l autorità costituita. Prototipo perfettamente riuscito dell’homo ludens teorizzato da Huizinga, figli illegittimi del situazionismo, hanno tra l’altro brillantemente interpretato e reintrodotto lo sciamanesimo nella cultura occidentale».4
In soli due anni, i burloni olandesi, firmarono una serie interrotta di provocazioni, mescolando l’arte, alla sregolatezza, l’eccessivo, l’avanguardismo, scagliandosi contro la religione del potere con uno stile di vita antigerarchico, ecologista e antiproibizionista. Un movimento spontaneo di strada, «un movimento di resistenza a quella società autoritaria» (R. V. Dujin), che darà vita a quella natura ribelle, scomoda e tumultuosa con un forte impatto nella gestione dei costumi e del pensiero, inaugurando la stagione del protagonismo sociale e delle iniziative politiche che da lì a poco metterà le ali ai piedi a più di una generazione, spingendo milioni di giovani ad un’iniziazione collettiva. «Provo, si legge in La Gioventù Anarchica, non è un movimento, ma un cabaret, non esiste organizzazione, ne è rappresentato da alcun gruppo: i giovani Provo si incontrano nei luoghi più disparati, in cantine e in un vecchio teatro in rovina; chi è interessato propone le azioni e la pratica, chi si sente in grado di farlo scrive articoli, prende contatto coi ministri, tiene discussioni sulle decentralizzazioni e sul concetto di gerarchia»5. Gli anarchici “cabarettisti” ridicolizzavano tutto ciò che appariva decente e a modo; sono l’immagine di una generazione in rivolta, arteria di «una galassia di corpi contundenti che ha reso la società meno rigida sul piano formale scombinando le carte dell’appartenenza e delle gerarchie» (cfr. Guarnaccia), disseminando il seme della ribellione su cui concimare un terreno ideale per lo sbocciare di nuove idee.
Una lunga onda d’urto sgretolante la capacità di deterrenza, trova il suo rito di iniziazione negli happenings anti-tabacco dell’eccentrico Grootveld. Nella periferica geografica del K-Temple irrompe la miscela esplosiva del Provotariato (parafrasando Marx ed Engels). Guarnaccia argomenta gli happenings dell’ex pulitore di vetri nella Chiesa dell’assuefazione consapevole alla nicotina, come «grandi fumigazioni collettive, accompagnate da formule segrete contro i cattivi pensieri dell’assuefazione e del controllo sociale». Una sorta di laboratorio pilota per sviluppare una profonda coscienza sociale (lo scopo effettivo era quello di scuotere l’attenzione generale sulle malattie provocate dal fumo di sigarette, per questo che G. si dilettava a disegnare grandi K6 sui manifesti pubblicitari per la strade di Amsterdam), nella volontà di indebolire la logica (diffusa) dell’uso di nicotina7. Il fumo era un culto irrazionale, un rituale senza senso sorretto dall’industria del tabacco con il solo scopo di fare profitti. “Se le compagnie transnazionali indossavano la veste di sacerdoti del culto della sigaretta, le agenzia pubblicitarie erano potenti stregoni che evocavano magie incantando i consumatori” (Grootveld).
Kroese Klass, ricco proprietario di un ristorante, decise di sostenere la crociata anti-fumo di Grootveld che, investito dalla missione, promosse una protesta singolare: si serviva di uno straccio al cloroformio per far visita ai tabaccai della capitale olandese. In seguito, autoproclamatosi “Stregone anti-fumo” spostò i suoi riti magici nel “Tempio dell’anti-tabbacco”, dove era solito animare le serate con la Black Mass, che raccoglievano ogni settimana artisti della scena underground olandese, come il poeta Selfkicker e lo scrittore Vinkenoog. Deluso dell’impatto mediatico dei suoi rituali, decise di far qualcosa di veramente sensazionale. Incendiò il “Tempio anti-fumo” di fronte a un gruppo di disorientati artisti, girovaghi, semplici spettatori, rendendo necessario l’intervento della polizia e dei vigili del fuoco per domare le fiamme e trarlo in salvo.
I Provos rifiutano il modo tradizionale di fare politica, mettendo in discussione la militanza e il riferimento primario alla classe operaia. Insorgono contro gli elementi della crescita aberrante (automobile, petrolio, inquinamento)8 e, contro la rassegnazione all’assenza di creatività stabilita come norma9. Si identificano nella pratica, nelle capacità creative e ludiche, in una “metodologia Provo/catoria” conseguente alla congiuntura sociale, di fronte cioè all’impossibilità di attuare qualsiasi processo rivoluzionario, l’unica possibilità che si offriva a gruppi che intendevano modificare lo status quo era provocare un dibattito (R.V. Dujin).
L’intellettualismo raffinato condito dal consumo di marijuana dei Leidsplein e l’istinto teppista dei Nozem, lascia il posto alla vita tribale e comunitaria degli anarchici olandesi. A cedere sono la costruzione binaria dei ruoli di genere e l’arbitraria posizione di...

Indice dei contenuti

  1. CoverImage
  2. BENVENGA Movimento Provo
  3. 1. Underground Olanda. Il Provotariaat
  4. 2. Dall’anarchico Luigi Masetti alla bici “collettivizzata” dei Provos
  5. 3. Dalla teoria alla prassi sociale. I Piani Bianchi
  6. 4. Amsterdam dopo i Provos. Sotto il segno degli “gnomi”
  7. 5. Bibliografia

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