«Getto uno sguardo al mio fianco...è l'orribile testa di cammello».Inizia tutto vicino a Napoli, a Portici, tra le antiche rovine, dove don Alvaro invoca Belzebù: compare una spaventosa testa di cammello. «Che vuoi?» chiede. E così il diavolo entra al servizio di don Alvaro, ma è diventato Biondetta, una bellissima giovinetta, pallida, dolce, amorosa, che gli dorme accanto, vorrebbe essere amata, e piange per la diffidenza di lui, che ne è attratto, tentato, a poco a poco anche lui innamorato; se non gli tornasse in mente la testa orribiledi cammello. Ma Biondetta è bellissima, e l'avventura continua, in una Venezia delSettecento, in un viaggio palpitante di desideri attraverso l'Italia e l'Estremadura.Un romanzo breve, su un tema eterno: l'abisso pericoloso che si nasconde dietro unviso incantevole. Borges ha sostenuto che è il diavolo per una volta ad essere stato sedotto e a finire innamorato.

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Il diavolo innamorato
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LetteraturaCategoria
Classici1
Avevo venticinque anni ed ero capitano delle guardie del re di Napoli. Si viveva da giovanotti e bravi camerati, e cioè: donne e giuoco finché la borsa resisteva, e, quando eravamo all’asciutto, si restava in casa a far filosofia.
Una sera, dopo esserci scervellati in dissertazioni di ogni genere, raccolti intorno a un’imbandigione di castagne secche innaffiate da una piccolissima bottiglia di vin di Cipro, il discorso cadde sulla cabala e sui cabalisti.
Uno di noi pretendeva che si trattasse di una scienza vera e propria dai risultati sicuri; quattro, più giovani di lui, sostenevano che tutto non era altro che un ammasso di sciocchezze e di imbrogli buoni a metter nel sacco i creduloni e a divertire i ragazzi. Il più anziano della comitiva, un oriundo fiammingo, fumava la pipa con aria distratta e non diceva parola. Quel suo contegno freddo e staccato mi interessava, in mezzo a quel bailamme confuso che intontiva tutti e m’impediva di prender parte a una conversazione troppo poco coerente per attrarmi.
Eravamo nella camera di quello che fumava, a notte già inoltrata. Gli altri se ne andarono alla fine, e rimanemmo soli, il più anziano di noi ed io.
Egli continuò a fumare con tutta flemma; io me ne stavo coi gomiti appoggiati sul tavolo, senza dir nulla. Finalmente il mio compagno ruppe il silenzio.
– Giovanotto, – mi disse, – c’è stato un gran
chiasso; perché non siete intervenuto nella discussione?
– Il fatto è, – risposi, – che preferisco starmene zitto piuttosto che approvare o disapprovare quel che non conosco. Non so nemmeno che cosa significhi la parola cabala.
– Ha parecchi significati, – mi dichiarò; – ma ora non si tratta della parola, bensì della cosa. Credete che possa esistere una scienza che insegni a trasformare i metalli e costringere le entità spirituali a obbedirci?
– Non so assolutamente nulla delle entità spirituali, a cominciare dalla mia, se non che sono sicuro della sua esistenza. Quanto ai metalli, so quel che vale un carlino al giuoco, all’albergo e via dicendo, ma non posso affermare né negar nulla della loro essenza e delle modificazioni o impressioni cui possono andare soggetti.
– Mio giovane camerata, mi piace molto la vostra ignoranza, che vale quanto il sapere degli altri; per lo meno, non cadete nell’errore, voi; e, se non siete istruito, potete diventarlo. Mi piacciono la vostra indole, il vostro carattere franco e la dirittura del vostro spirito. Io ne so un po’ di più della media degli uomini; datemi la parola che manterrete il massimo segreto, promettetemi di esser prudente e diventerete il mio allievo.
– Questo preambolo, mio caro Soberano, non mi dispiace affatto: la curiosità è il maggiore dei miei vizi. Vi confesserò che, per mia stessa natura, mi interesso assai poco alle cognizioni comuni: mi sono sempre apparse troppo limitate, e ho intuito l’esistenza di quella sfera superiore verso la quale volete aiutarmi a prendere il volo. Ma qual è la chiave della scienza di cui parlate? A quanto dicevano i nostri camerati nella loro discussione, sarebbero gli spiriti stessi coloro che ci istruiscono. Ed è possibile legarsi a loro?
– Avete detto la parola, caro Alvaro: nessuno impara nulla per conto suo; quanto alla possibilità di questi legami superiori, voglio darvene una prova indiscutibile.
Mentre così diceva, aveva terminato la sua pipata. Lo vedo batter tre colpi per far uscire quel po’ di cenere che rimaneva nel fondo e posar la pipa sulla tavola, vicino a me. Poi alza la voce:
– Calderon, – dice, – prendete la mia pipa, accendetela e riportatemela.
Aveva appena pronunciato queste parole, che vedo la pipa sparire; e, prima che avessi potuto ragionare sul perché e sul come, o domandare chi era questo Calderon a cui aveva rivolto i suoi ordini, ecco di ritorno la pipa già accesa e il mio interlocutore intento a tirare.
Continuò a fumare per un po’, piuttosto per godere della mia sorpresa che per assaporare il tabacco; poi, alzandosi, mi disse:
– Io monto di guardia all’alba e bisogna che mi riposi un po’. Andate a letto; siate bravo, e ci rivedremo.
Me ne andai pieno di curiosità e avido di cognizioni nuove, delle quali mi ripromettevo di saziarmi al più presto con l’aiuto di Soberano. Lo vidi l’indomani e i giorni seguenti; non mi occupai più di altro e divenni la sua ombra.
Gli facevo mille domande; egli ne eludeva alcune e rispondeva ad altre in tono di oracolo. Infine insistei per sapere quale fosse la religione degli uomini del suo stampo.
– La religione naturale, – mi rispose.
Entrammo in qualche particolare; le sue opinioni si accordavano piuttosto con le mie tendenze che con i miei princìpi. Ma io volevo raggiunger lo scopo, e non dovevo contraddirlo.
– Voi comandate agli spiriti, – gli dicevo. – Voglio aver commercio con loro al pari di voi: lo voglio, lo voglio!
– Troppa precipitazione, camerata. Non avete ancora superato il periodo di prova, non avete ancora soddisfatto ad alcuna condizione, per affrontare senza pericolo questa categoria superiore…
– E ci vuol molto tempo?
– Un paio d’anni, forse.
– Allora abbandono l’idea, – esclamai; – morirei d’impazienza, nel frattempo. Siete crudele, Soberano: non potete immaginare quanto sia vivo il desiderio che mi avete messo addosso. Mi brucia…
– Giovanotto, vi credevo più prudente; mi fate tremare per voi e per me. Che diamine, vorreste evocare gli spiriti senza alcuna preparazione?
– E che cosa potrebbe accadermi?
– Non dico che debba necessariamente capitarvi qualcosa di male: essi hanno un certo potere su di noi solo in grazia della nostra debolezza e della nostra viltà, e, in definitiva, siamo nati per comandarli…
– Ebbene, li comanderò.
– Già, avete il cuore caldo; ma se perdete la testa? Se a un dato momento cominciate ad averne paura?
– Se si tratta solo di paura, li sfido a spaventarmi…
– Come? Anche se vedeste il diavolo?
– Tirerei le orecchie al principe dell’inferno.
– Bravo! Se siete così sicuro di voi potete arrischiarvi, ed io vi prometto il mio aiuto. Venerdì prossimo venite a pranzo da me: vi saranno due dei nostri; e vedremo di portare a termine l’avventura.
2
Era soltanto martedì; e mai un appuntamento galante fu atteso con tanta impazienza. Finalmente arriva il giorno e trovo dal mio camerata due uomini dall’aspetto poco attraente. Desiniamo. La conversazione volge su cose indifferenti.
Dopo pranzo si propone una passeggiata verso le rovine di Portici. Ci mettiamo in cammino, ed eccoci arrivati. Quegli avanzi di monumenti fra i più augusti, franati, spezzati, sparsi, coperti di pruni, spingono la mia fantasia a idee che non mi erano abituali. «Ecco qui», pensavo, «come il tempo domina le opere dell’orgoglio e dell’attività degli uomini». Ci addentriamo nelle rovine e giungiamo infine, quasi a tastoni, attraverso i ruderi, in un luogo così buio che nessuna luce esterna riusciva a penetrarvi.
Il mio camerata mi conduceva per il braccio; si ferma, ed io mi fermo con lui. Allora uno della comitiva batte l’acciarino e accende una candela. Il luogo in cui eravamo si rischiara, sebbene debolmente, e mi trovo sotto una volta assai ben conservata, di un venticinque piedi quadrati e con quattro uscite.
Regnava tra noi il più assoluto silenzio. Il mio camerata, con un bastone...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Collana
- Frontespizio
- Indice
- Il diavolo innamorato
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Qualche informazione su Cazotte e sul suo Diavolo innamorato di Ermanno Cavazzoni
- Compagnia Extra - I titoli della collana
Domande frequenti
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