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Prendersi cura delle parole

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Prendersi cura delle parole

Informazioni su questo libro

aut aut – numero 388 (dicembre 2020) della rivista fondata da Enzo Paci. "Prendersi cura delle parole".Pier Aldo Rovatti Premessa. Absit iniuria verbis; Michele Serra La parola è come il pane;Pierangelo Di Vittorio Parole che non funzionano. I saperi critici alla prova;Stefano Bartezzaghi Il metodo del doktor Kraus per la cura delle parole;Gian Mario Villalta Totus in illis. Lingua, poesia, comunicazione;Massimo Recalcati Il discorso del maestro;Davide Zoletto Senza parole? I migranti, noi, gli albi;Ilaria Papandrea Fallimento; Beatrice Bonato Sopravvivenza; Donatella Di Cesare Anarchia;Annarosa Buttarelli Empatia;Marco Pacini Fine; Nicola Gaiarin Prendere in parola, non alla lettera;Giovanni Leghissa Inconscio. La macchia cieca della filosofia e il corpo del godimento; Deborah Borca Curare le parole degli altri;MATERIALI Piccolo sillabo. Laboratorio coordinato da Annalisa Decarli;POST In virus veritas [P.A.R.]; INTERVENTI: Antonello Sciacchitano Dall'infinito con simmetria;Sergio Benvenuto Macchine celibi.

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Informazioni

Anno
2021
Print ISBN
9788842828105
eBook ISBN
9788865769034

Dall’infinito con simmetria

Antonello sciacchitano
I numeri sono libere creazioni dello spirito umano; servono a cogliere più facilmente e più precisamente la diversità delle cose.
J.W.R. Dedekind, Che cosa sono e a cosa servono i numeri? (1888)
Le lion ne sait pas compter jusqu’à trois.
J. Lacan, Le Séminaire. Livre iv, 20 marzo 1957
Il numero è civiltà
“Tutte le varie forme di civiltà e società umane, anche le più rudimentali, sembrano richiedere un concetto di numero e una procedura di conteggio.”1 Se è vero che numero deriva da nummus (moneta), per la civiltà l’aritmetica è importante come l’economia. Detto meglio, non c’è civiltà senza matematica. 1+1 = 2 è un banale teorema aritmetico, essenziale alla vita civile quanto quello geometrico di Pitagora, all’apparenza meno pedestre. La fobia collettiva della matematica, considerata rigida e deterministica, arida e senza risvolti soggettivi, più straniera di una lingua straniera, è più incivile e purtroppo più diffusa delle fobie individuali; ha tratti di durezza epistemica propri dei negazionismi psicotici; è peggio di essere duri d’orecchio; l’idiosincrasia alla matematica equivale a non riconoscere valore estetico alle arti; è una forma di inciviltà.
La forma di civiltà che esercito – la psicoanalisi – si occupa di calcoli immaginari; tratta i numeri in veste numerologica. Tratta, però, anche i danni che la civiltà – il soggetto collettivo – produce nel soggetto individuale: nevrosi, psicosi e perversioni. Cosa c’entrano i numeri con la psicoanalisi? Tutti i guai cominciano dal numero tre, base di ogni collettivo: tres faciunt collegium. Freud non lo diceva così ma lo pensava. Sul tre fondò la mitologia edipica del parricidio e della castrazione, sintomo della propria nevrosi coatta prima che teoria psichica. È scontato dire che i guai cominciano in famiglia. Voler uccidere il padre e procreare con la madre, per cui si giustificherebbe la minaccia di castrare il figlio, è solo un aspetto del male di vivere. A livello collettivo c’è dell’altro che Freud non vide e Darwin racconta meglio.
Un giorno di tre milioni e duecentomila anni fa, un’australopitecina, curiosa e inquieta, scese giù dal pero per aggirarsi nella savana, ignara dei rischi che correva. Non trovò il solito cibo e morì sfinita in riva a una palude. Il 40 per cento del suo scheletro, senza piedi, fu ritrovato nella regione di Afar. Era il 1974; i Beatles cantavano Lucy in the Sky with Diamonds, perciò il reperto fossile A.L. 288-1 di Australopithecus afarensis fu battezzato Lucy. Per gli esperti, con a capo la mitica Mary Leaky, bacino, femore e parte di una tibia, raccontano che Lucy & Co. camminavano sulla terra, pur restando arboricoli. Con meno di mezzo litro di cervello a testa non si parlavano.
Tuttavia il bipedismo non fu una marcia trionfale. Passare da quattro a due dimezza i piedi e fa guadagnare due mani. È un vantaggio. Con le mani si fanno tante cose: si saluta, si applaude, si picchia, si carezza, si forgiano attrezzi e si lanciano oggetti. Il lancio dà un vantaggio enorme sugli altri viventi; anticipa l’impatto con l’altro; compensa la scarsa velocità nella corsa e la debolezza nella lotta. Davide abbatté Golia con la fionda. Senza contare il vantaggio sociale di cooperare: due mani più due mani valgono più di quattro mani. Le inerenti modifiche anatomiche non sono secondarie. Il cingolo scapolare si rinforza ma il bacino si restringe per far posto a teste femorali più grandi.
È questo il punto critico. “L’anatomia è il destino”,2 scrisse Freud in altro contesto. Meno spazio pelvico significa meno spazio per il feto. La madre deve partorirlo anzitempo, immaturo, incapace di vita autonoma, hilflos, diceva Freud. La vita sociale deve prevedere, istituire e proteggere tempi lunghi e spazi protetti per accudire e allevare la prole. Nasce la famiglia. Ristretta o allargata, patriarcale o matriarcale, senza famiglia e senza numero la civiltà non sta in piedi.
Per l’essere parlante la famiglia è un secondo utero; il piccolo dell’uomo vi passa un secondo periodo di incubazione, più impegnativo del primo per via del confronto sessuale. Una variabile imprevista, il sesso; come se la cava il nuovo arrivato? Le teorie psicoanalitiche sono due: l’interdizione dell’incesto, via castrazione, o la desensibilizzazione sessuale familiare. La prima di Freud si rifà a Frazer, antropologo da tavolino; la seconda è di Westermarck, che operò nei kibbutz israeliani. Quale più attendibile?
Freud sapeva di Westermarck; lo criticò in Totem e tabù;3 Lacan lo ignorò. Freud ebbe un “imperativo bisogno di causalità”,4 una forma di coazione nevrotica, candidamente ammessa. Noi freudiani non siamo meno coatti. L’eziologia è il virus freudiano. Con l’Edipo la psicoanalisi toccò il top eziologico. Per giustificare il desiderio, Freud suppose una causa per inibire l’incesto: la legge che al figlio interdice la madre. Pur di trovare la causa di ogni effetto, Freud ne inventò una anche per prevenire l’effetto che non dovrebbe avvenire – l’incesto – che in realtà non di rado avviene. L’eziologia è forzosa.
Sulla base empirica dei divorzi tra individui vissuti insieme dall’infanzia, Westermarck congetturò la desensibilizzazione sessuale verso i familiari. Con analoghi immunologici interessanti: il sistema immunitario non produce anticorpi contro antigeni incontrati quando è ancora immaturo, a cominciare dai propri. Si stabilisce così una tolleranza verso sé stessi, necessaria a mantenere l’integrità corporea. Metaforicamente parlando, in famiglia il soggetto impara a tollerare – perdonare? – chi l’ha messo al mondo. Si dice pietas nel latino di Virgilio, che Freud ben conosceva: “Flectere si nequeo superos”.
Non entro nella questione Edipo sì/Edipo no. Sulla Deutung della vita psichica – la freudiana Seelenleben, non prescindo dalle vicende familiari empiriche ma neppure le schematizzo. Presuppongo che lo psichismo ruoti attorno a un oggetto non concettuale, una “cosa” senza qualità, senza unità di misura, come la libido, e priva di peculiarità positive per definirla in modo univoco. Come prendersene cura?
L’indebolimento del numero
Ho cominciato a parlare di numeri per andare oltre. Cosa c’è oltre gli interi positivi? Qualcosa c’è, ma non si sa bene cosa. Si dice che ci sia l’“infinito”. È facile dimostrare che ogni numero intero è finito.5 Allora si congettura che oltre ci sia una cosa infinita e senza limiti. E, se esiste, non è certo un numero come 1 o 1000. Per Aristotele l’infinito esisteva poco; era in potenza, irrealizzabile nell’atto finito. Una fallacia, come vedremo.
Comunque sia, proprio perché estraneo al senso comune, non poco unheimlich per il senso di incompletezza che trasmette, l’infinito va trattato con mano leggera, senza la pretesa di dire l’ultima parola sulla sua delicata ontologia. Per i matematici l’infinito è non categorico; ammette modelli non equivalenti: l’infinito del contare non equivale all’infinito del disegnare. Aggiungere un nuovo elemento a una serie discreta di elementi non è come prolungare un segmento (ii assioma di Euclide6). Proprio questa cosa inquietante sarebbe al centro della vita psichica?
Supporre l’infinito non è molto diverso dal supporre l’inconscio. Nessuno ha preso in mano l’inconscio né afferrato l’infinito....

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Sommario
  3. Colophon
  4. Premessa.Absit iniuria verbis
  5. La parola è come il pane
  6. Parole che non funzionano. I saperi critici alla prova
  7. Il metodo del doktor Kraus per la cura delle parole
  8. Totus in illis.Lingua, poesia, comunicazione
  9. Il discorso del maestro
  10. Senza parole?I migranti, noi, gli albi
  11. Fallimento
  12. Sopravvivenza
  13. Anarchia
  14. Empatia
  15. Fine
  16. Prendere in parola, non alla lettera
  17. Inconscio. La macchia cieca della filosofia e il corpo del godimento
  18. Curare le parole degli altri
  19. MATERIALI
  20. POST
  21. Dall’infinito con simmetria
  22. Macchine celibi

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