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I mercanti catalani e la Corona d’Aragona in Sardegna
Profitti e potere negli anni della conquista
- 165 pagine
- Italian
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I mercanti catalani e la Corona d’Aragona in Sardegna
Profitti e potere negli anni della conquista
Informazioni su questo libro
La faticosa conquista catalanoaragonese della Sardegna, con i risvolti finanziari ed economico-sociali connessi all'impresa dell'infante Alfonso d'Aragona, costituisce un tema ormai classico della storiografia sarda. Quali esiti ebbe l'impresa per le istituzioni e l'economia isolana e quali per la Corona stessa e per i mercanti che l'avevano sostenuta?
La Sardegna trecentesca rappresenta un osservatorio ideale per analizzare, attraverso documentazione inedita, due fenomeni tornati all'attenzione degli studiosi: la mobilità sociale e l'impatto della guerra sull'economia.
Mercanti e patroni catalanoaragonesi, insieme ad alcune importanti compagnie fiorentine, sostennero con euforia le prime fasi della conquista allettati dai profitti che potevano venire dall'esportazione di cereali, sale e argento e dal prestigio sociale derivante dall'attribuzione di cariche nell'amministrazione e di rendite feudali, salvo esserne presto delusi. Questo studio traccia la parabola dell'economia sarda trecentesca alla luce della presenza mercantile sull'isola, delineandone il progressivo indebolimento, che coincise con l'abbandono della Sardegna da parte delle maggiori società d'affari dell'epoca.
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Argomento
StoriaCategoria
Storia dell'Europa medievale1. Gli sforzi per conquistare, assoggettare e difendere l’isola
1. L’euforia del mondo mercantile barcellonese
Gli studiosi si sono più volte interrogati sulle ragioni che spinsero la Corona, col supporto di mercanti e patroni, a chiedere un grande sforzo economico e bellico ai propri territori e a investire ingenti risorse per dedicarsi alla conquista della Sardegna.12 L’isola aveva indubbiamente una posizione strategica dal punto di vista militare in quanto costituiva una base navale nel cuore del Mediterraneo da cui poter dominare le rotte commerciali, difendendo le proprie imbarcazioni cariche di merci o minacciando quelle nemiche. Conquistarla poteva dunque significare raggiungere più obiettivi strategici contemporaneamente, ossia rendere i mari più sicuri, proteggendoli da pirati e corsari genovesi che spesso attaccavano le navi catalane, e, più in generale, controllare i movimenti dei nemici.
Vi furono altre ragioni, di natura economica, a suscitare l’entusiasmo dei mercanti barcellonesi. Dopo l’investitura del Regnum Sardiniae et Corsicae da parte di Bonifacio VIII a Giacomo II d’Aragona, nel 1309 e nel 1313 furono prospettate al re alcune stime di quanto rendesse la Sardegna. Queste valutazioni erano approssimative e differivano tra loro della cifra significativa di 40.000 fiorini in quanto, sottostime e sovrastime, erano dettate dalle ragioni politiche che ne avevano condizionato la compilazione. Pisa, per esempio, voleva convincere la Corona a rinunciare a Cagliari da cui, invece, in periodo aragonese derivò niente meno che la metà dei redditi della Sardegna.13 A dispetto della natura approssimativa di questi documenti, che avevano carattere indicativo, ad allettare la monarchia fu la prospettiva di accaparrarsi le risorse alimentari dell’isola, in particolare frumento e orzo, con cui potevano essere sostentati i territori della Corona in deficit cerealicolo.14 Per il fisco regio, inoltre, costituivano un’attrattiva i profitti derivanti dalle entrate doganali e dai diritti di ancoraggio dei bastimenti, in un’isola posta al crocevia di varie rotte commerciali che era rilevante per i collegamenti non solo con la Sicilia, ma anche con Nord Africa e il Levante.
Molteplici furono le ragioni economiche che spinsero mercanti e armatori ad appoggiare, anche con i propri mezzi, la conquista di una terra difficile e insalubre. Già prima della conquista, Cagliari veniva usata come scalo sulle rotte tirreniche e mediterranee e, in particolare, come collegamento con i porti di Maiorca da una parte e di Pisa dall’altra.15 La Sardegna rientrava quindi nel contesto più ampio dei traffici che queste compagnie catalane, spesso redistributrici di merci, sviluppavano da Occidente a Oriente. Altre voci significative a livello economico, che attrassero i mercanti sull’isola, erano l’argento e il piombo delle miniere di Villa di Chiesa e il sale delle saline di Cagliari.16 A queste si aggiunse una quarta voce dopo la conquista effettiva di Alghero (1354): i preziosi banchi di corallo, l’oro rosso da scambiare in Levante con le spezie.17
Queste aspettative di guadagno spinsero i consiglieri di Barcellona, già nel febbraio 1312, a offrire spontaneamente il proprio sostegno all’impresa e a viverla poi, tra 1323 e 1324, con particolare euforia: essi concorsero a raccogliere il denaro che le città catalane avevano promesso al re per l’impresa, inviarono viveri per le milizie, mantennero una comunicazione costante con l’Infante, gli diedero conto dell’amministrazione del denaro e, infine, prepararono una grande celebrazione per il suo rientro in città nel 1324.18 A Barcellona tutti avrebbero esaltato le gesta di Alfonso con due giorni di festeggiamenti: si sarebbero dovute fermare le attività produttive della città e le donne spogliare temporaneamente del proprio lutto, «tuyt colguen e fassen festa e agen goig e alegria del bonaventurat aveniment del dit senyor Infant».19
Quello stesso anno il re rispose alle speranze dei mercanti barcellonesi in Sardegna concedendo le prime licenze di esportazione. In virtù di questo rapporto speciale stabilito fin dal principio con la Corona la città di Barcellona, attraverso il Consell de Cent, continuò ad appoggiare gli sforzi d’insediamento sull’isola anche negli anni che seguirono la conquista, nonostante i ripetuti attacchi che le navi catalane subivano nei mari sardi dai genovesi.20
Nel 1321 Giacomo II negoziò con la città di Barcellona la concessione di un sussidio per la spedizione di Sardegna pari a 15.000 lire barcellonesi, necessario al pagamento delle galee che erano state incaricate alla città dall’Infante. Questo denaro sarebbe stato tratto da imposte sul commercio, gravate in modo differenziato a seconda del tonnellaggio e del luogo di destinazione dei vascelli, e sul consumo di beni di prima necessità quali i cereali, la carne e il vino. In cambio di questa concessione, prima di tutto il re e l’Infante si impegnarono a non sequestrare vascelli per l’armata se non fosse risultato strettamente necessario. Inoltre, il 10 dicembre di quell’anno, Giacomo II concesse al Consiglio dei Cento alcuni sostanziali privilegi tra cui: sollevare la città dal pagamento di donativi precedenti; confermare i suoi privilegi impegnandosi a non interferire con le modalità di esazione del sussidio; rendere esenti gli abitanti di Barcellona da dazi sulle merci relativi a dogane, pedaggi, portatici, misuratici e da tutte le altre imposizioni del Regno di Sardegna; attribuire ai consiglieri di Barcellona il privilegio di nominare i consoli in Sardegna.21 Inoltre, il 27 dicembre del 1321 l’infante Alfonso, su richiesta dei consiglieri e probiviri di Barcellona, confermò ai barcellonesi il privilegio di esenzione per Sardegna, Corsica e altre isole adiacenti, accordato pochi giorni prima dal padre.22
Sin dal privilegio di nomina dei consoli nautici che Giacomo il Conquistatore aveva attribuito ai prohoms di Barcellona nel 1268, la concessione di benefici concernenti il console e la costruzione di una loggia rappresentarono un segno di riconoscimento della gratitudine regia nei confronti del mondo mercantile, per il sostegno nei progetti di espansione mediterranea della Corona.23 Ancora in questa circostanza e per la stessa ragione, nel 1321 i consiglieri di Barcellona ricevettero dal re i poteri per eleggere un console con giurisdizione sul Castello di Cagliari e su tutta la Sardegna.24
Contestualmente, fu stabilito che il console dei catalani – figura già esistente sull’isola almeno dai primi anni del Trecento – venisse dotato di ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Premessa
- Unità di peso e misura
- Introduzione
- 1. Gli sforzi per conquistare, assoggettare e difendere l’isola
- 2. La guerra come opportunità di ricchezza e ascesa sociale
- 3. I mercanti monopolisti della seconda metà del secolo
- Conclusioni
- Bibliografia
Domande frequenti
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