La politica dei sentimenti
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La politica dei sentimenti

Linguaggi, spazi e canali della politicizzazione nell’Italia del lungo Ottocento

  1. 233 pagine
  2. Italian
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La politica dei sentimenti

Linguaggi, spazi e canali della politicizzazione nell’Italia del lungo Ottocento

Informazioni su questo libro

La realtà quotidiana ci pone spesso a confronto con una comunicazione politica che presenta confini dilatati e ampi e attinge a una molteplicità di linguaggi, occasioni sociali e strumenti comunicativi che affiancano per rilevanza i contesti e le sedi istituzionali della vita pubblica. Come mostra questo volume, non si tratta di un fenomeno esclusivo degli ultimi decenni. Il legame con canali di espressione assai variegati e pervasivi è un elemento costitutivo della moderna politica di massa, che il libro ricostruisce spaziando dall'età rivoluzionaria e napoleonica alle soglie della Prima guerra mondiale. Da un utilizzo in chiave teatrale di spazi come le aule universitarie o di giustizia, al ricorso a linguaggi come la musica, l'arte e la letteratura, risultano evidenti già nell'Italia del lungo Ottocento i prodromi di una "politica dei sentimenti" ancora in buona parte da indagare.

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Informazioni

II
Luoghi, pratiche e repertori della comunicazione politica nell’Italia liberale
Emanuela Minuto

Sognatore, neurastenico, apostolo dell’umanità. Il caso del magistrato Gaetano Meale (Umano)

1. Un giudice in disgrazia
Caro Susca,
Mi rivolgo a te, perché credo che sia cosa di tua competenza. Il giudice Gaetano Meale si dimise alcuni anni fa, per darsi totalmente agli studi. Ora è in grande bisogno e vuol concorrere per avere un sussidio della Cassa Sovvenzioni degli impiegati non aventi diritto a pensione […]. Non potrebbe il Ministero raccomandare tale domanda? Non potrebbe usargli la carità di mandargli qualche sussidio periodico? Il Meale è un uomo di grande valore-come saprai. È un idealista che vive fuori dalla vita pratica: non sa chiedere a nessuno; non sa far altro che sagrificarsi.257
Con questi toni Enrico Mazzoccolo, membro della Corte dei Conti e futuro senatore dell’Italia fascista, decise nell’autunno del 1910 di rivolgersi al direttore generale del Ministero di grazia e giustizia per assicurare un sostegno economico all’ex magistrato Gaetano Meale. Qualche giorno dopo Mazzoccolo si spinse ancor più a fondo nella richiesta di intercessione, ribadendo che si trattava «di un sognatore, forse, ma certamente di un uomo di nobilissimo carattere, di cultura eccezionale, e d’idealità elevatissime».258
Nel tratteggiare il profilo di Meale, Mazzoccolo aveva forse in mente l’ultima ponderosa fatica letteraria in campo pacifista dell’ex magistrato.259 Sicuramente, l’impiego di tali attributi finì per evocare l’immagine più abusata dei militanti del pacifismo. Col tempo, tale raffigurazione si cristallizzò. Conoscenti e biografi ammiratori infatti continuarono ad abbozzare descrizioni sovrapponibili a quella di Mazzoccolo.260
Il ritratto però presenta non poche alterazioni. Nell’ultimo decennio dell’Ottocento, Meale non fu certo autore di miti e alte astrazioni, non si distinse per il ruolo di intellettuale donchisciottesco estraneo all’arena politica e la vocazione allo studio non rappresentò di sicuro la ragione delle dimissioni dalla magistratura.
Fino al 1888 il percorso di Meale era stato simile a quello di molti colleghi provenienti da famiglie del sud di modeste condizioni economiche. Figlio di un consigliere di prefettura, si laureò a Napoli nel 1881 per poi iniziare lo stesso anno la carriera in magistratura in qualità di uditore. Tre anni dopo superò l’esame da aggiunto giudiziario e fino al 1887 svolse l’incarico presso il tribunale di Napoli. Al termine di quell’anno arrivò il salto professionale. Tra il 1888 e il 1889 Meale transitò dai tribunali di Genova e Firenze per approdare alla prestigiosa sede di Milano preceduto dalla reputazione di collaboratore del ministro dell’Interno, Francesco Crispi, e di saggista di belle speranze grazie alla pubblicazione dell’opera Moderna Inghilterra. Educazione alla vita politica.261 L’arrivo in Lombardia si caratterizzò però per l’avvio di una produzione pamphlettistica firmata con lo pseudonimo Umano che fu all’origine di una rapida emarginazione all’interno del corpo giudiziario. Tra il 1891-1892 Meale passò dall’essere definito dai superiori magistrato «delle più belle speranze della Magistratura Italiana»262 all’esautoramento di fatto dopo averlo scoperto autore di tre opuscoli «scritti in senso radicale».263 Punito con la nomina a giudice a Catanzaro (1893), Meale in ogni caso evitò di tornare in aula, presentando in continuazione certificati medici di neurastenia cerebrale fino al 1898 quando decise di dimettersi in concomitanza con la pubblicazione di un testo incendiario. L’emarginazione all’interno del corpo giudiziario si combinò con una crescente popolarità nell’universo della democrazia e del socialismo del centro-nord e in alcuni circuiti pacifisti internazionali. Tale notorietà, tuttavia, non è valsa a salvarlo dall’oblio storiografico con il risultato che a sopravvivere è stato l’omaggio encomiastico.
L’oblio non è peraltro sorprendente. Pur con alcune significative specificità, la figura di Meale è riconducibile alla tradizione della democrazia di fine Ottocento che, sul piano storiografico e in particolare in relazione ai principali protagonisti, ha sofferto di dimenticanze e ancor più di severi giudizi. Gli esponenti di punta – si pensi a un Bovio o a un Cavallotti – sono stati spesso liquidati come tardivi epigoni di un inconsistente e ingenuo tardo-romanticismo. Peraltro, pressoché identica sorte è toccata a importanti leader socialisti e anarchici della medesima generazione cresciuti alla scuola politica e culturale della Milano capitale della democrazia radicale. Solo assai di recente nuovi approcci di ricerca, in particolare quelli linguistici e culturali, hanno consentito prime parziali riletture di questi protagonisti che danno conto del consapevole e spesso ripagato sforzo di produrre una comunicazione politica in grado di intercettare e mobilitare l’elemento popolare, ma anche segmenti borghesi. Piuttosto che avanzi del passato, questi leader democratici, socialisti e anarchici di fine Ottocento sono apparsi come formidabili interpreti della nuova politica grazie soprattutto a strategie comunicative fondate sull’uso della chiave emotiva e la sapiente frequentazione di spazi politici ben più amati dell’arena parlamentare. Peraltro, queste ricostruzioni relative a uomini di punta di diversi campi politici hanno arricchito di nuovi tasselli il quadro relativo all’esistenza di una potente trasversalità di stili, repertori, strumenti e ‘teatri’, una trasversalità a cui faceva da sfondo una fitta rete di relazioni e di intrecci.264
Rispetto a questa tipologia di attori, e ai loro molteplici contesti, un personaggio come Meale giocò una funzione per così dire ausiliaria particolarmente interessante. Anche dopo le dimissioni, il giudice non fu un protagonista di circoli e associazioni né tantomeno divenne un oratore performativo. Dal 1889, attraverso la scrittura e il sovvertimento del codice di condotta professionale, fornì tuttavia materia per polemisti e stelle dell’oratoria. Nei principali passaggi del decennio 1889-1899, offrì al pubblico testi di critica delle classi dirigenti, e non solo, che costituirono in primo luogo manifestazioni emotive tali da rappresentare un capovolgimento dell’archetipo del giudice. La stessa scelta dello pseudonimo Umano in fondo costituiva l’atto fondante di rottura di un codice e un nome di battaglia che introduceva a un linguaggio delle emozioni ricco di proiezioni e forme narrative in grado di rientrare in un patrimonio comune a democratici, anarchici e socialisti. Al contempo, gli stessi pamphlet implicavano una pars construens riconducibile alla tradizione della democrazia radicale alla cui scuola, pur con significative peculiarità, si era formata questa generazione di polemisti e oratori, una parte dei quali rimase ad essa ancorata o fu stimolata a farvi nuovamente riferimento durante la lunga crisi di fine secolo.
Seppur in forma parziale, il contributo mira quindi a ricostruire, attraverso l’analisi dei testi e della circolazione dei pamphlet, le modalità in cui Meale si fece specchio e interprete di questa stagione politica.
2. La comunità dell’umanismo
Tra il 1889 e il 1898, con lo pseudonimo Umano, Meale diede alle stampe qualche articolo e quattro pamphlet. Per tutto il decennio, l’opuscolo di gran lunga più fortunato fu La fine delle guerre che uscì una prima volta nel 1889 con lo scopo di proporre ai «buoni ma inesperti apostoli»265 della pace una piattaforma alternativa a quella emersa ai congressi pacifisti di Parigi e di Roma svoltisi quello stesso anno. L’urgenza di arginare i nazionalismi e la necessità di costruire u...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Occhiello
  3. Frontespizio
  4. Colophon.
  5. Indice
  6. Marco Manfredi, Emanuela Minuto, Introduzione
  7. I. Linguaggi e circuiti della politica fra triennio repubblicano e Risorgimento
  8. II. Luoghi, pratiche e repertori della comunicazione politica nell’Italia liberale