Al di là del fiume
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Al di là del fiume

Storia e antropologia di un confine africano (Ghana e Togo)

  1. 253 pagine
  2. Italian
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Al di là del fiume

Storia e antropologia di un confine africano (Ghana e Togo)

Informazioni su questo libro

Questo volume prende in esame questioni storiche e antropologiche riguardanti la delimitazione territoriale coloniale in contesto africano, analizzandone le conseguenze nella vita politica contemporanea e interrogando questioni al centro del nostro vivere tanto nella lontana Africa quanto nel nostro paese: il concetto di identità di un popolo attraverso i mutamenti della storia, la mobile geografia dei confini. Attraverso il caso della costruzione del tratto settentrionale del confine tra Ghana e Togo, l'autrice propone così al lettore un'etnografia combinata a uno studio d'archivio, svelando le storiche connessioni commerciali e rituali tra i diversi gruppi che abitano la regione, il modo in cui si è costruito il significato attuale di "confine", l'incontro/scontro tra le rappresentazioni delle identità e delle relazioni tra africani e amministratori coloniali europei. Non da ultimo, il libro analizza il confine nel suo ruolo di catalizzatore nella produzione di nuovi modelli politici: i konkomba, divisi in due dal confine coloniale, propongono diversi percorsi di elaborazione delle strutture del potere locale, a seconda che siano oggi cittadini del Ghana (ex colonia britannica) o del Togo (ex colonia francese).

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Informazioni

Anno
2016
eBook ISBN
9788867287222
1. Il confine, le genti, la politica
1. Il confine: centro e periferia, reti e nodi
La parola “confine” nella lingua parlata dai konkomba, il likpakpaaln, si dice limɔɔl dapul e significa letteralmente ‘al di là del fiume’.3
Significato e significante, qui, esprimono il loro rapporto indissolubile nel senso delineato dal linguista de Sassure (1916): il significante, la parola usata per esprimere il significato, ha una storia importante e complessa che si riversa completamente sul significato stesso. Limɔɔl dapul, che viene tradotto comunemente con l’inglese border, e con il francese frontière, rappresenta nell’orizzonte di senso locale tutto il processo storico e antropologico della costruzione del confine coloniale, che ha il suo spazio nella terminologia e nel pensiero konkomba.
Fiume e confine, quindi, sono aspetti centrali di questo lavoro: proprio nella zona considerata, infatti, il tratto confinario e il fiume Oti,4 nucleo attorno a cui si svolge la vita delle comunità konkomba, coincidono. L’inserimento del “confine” geografico nel linguaggio locale attraverso la costruzione semantica “al di là de fiume” ci indica da un lato quanto la lingua e, con essa, l’orizzonte di significato locale siano cambiati nell’ultimo secolo, dall’altro lato quanto il fiume stesso (limɔɔl) e la mobilità (dapul) siano aspetti centrali della vita delle comunità di frontiera.
L’esperienza sociale, economica e politica dei villaggi konkomba contemporanei si forma attorno al confine, si plasma sulla sua presenza e plasma a sua volta il significato del confine stesso. Qualsiasi confine, oggi, è detto limɔɔl dapul, non solo quello tra Ghana e Togo, che ha davvero un fiume di mezzo, ma anche quello tra Ghana e Burkina Faso, tra Togo e Bénin, tra Italia e Francia.
Questa regione di savana abitata dai konkomba è un’area densa di “confini”. Confini materiali, confini simbolici e rituali (Van Gennep 1981), confini culturali. Confini conflittuali. Confini fissi e confini mobili. Confini tra gruppi (Barth 1969) e confini coloniali.
Ho scelto il confine come punto di osservazione di una storia regionale che, attraverso una prospettiva diacronica, ci racconta della continua discussione di temi cruciali per la costruzione della cittadinanza nello Stato africano contemporaneo. Questi temi sono la terra e la rappresentanza politica, ovvero l’accesso alle risorse e la nascita, lo sviluppo e il mutamento della chieftaincy o chefferie locale. È sulla base di questi temi che si costruisce la conflittualità che caratterizza l’area, un’instabilità profonda e mai sanata che si esprime in dispute tra diversi gruppi per il controllo delle risorse, e all’interno dello stesso gruppo per la successione alle cariche politiche nel sistema di rappresentanza “tradizionale”.
Nel preparare il lettore alle vicende specifiche vissute della comunità nell’ampio arco di tempo considerato, non ho voluto evitare un profondo sguardo nel passato, che da un lato permette di collocare i protagonisti del mio lavoro di ricerca all’interno di un processo di contaminazione politica e culturale che ha dimensioni regionali, dall’altro lato ci consente di connettere gli eventi politici del presente e i percorsi di costruzione del sé con un’ampia rete di relazioni commerciali, politiche, religiose e sociali.
Adotterò in questo capitolo una prospettiva che considera la storia delle relazioni locali fin dal periodo delle imponenti migrazioni dal medio bacino del Niger verso sud, della formazione dei regni locali (XVI secolo) e delle ibridazioni politiche e culturali che hanno prodotto il complesso panorama che vediamo oggi.
Se è vero che la struttura socio-politica contemporanea konkomba è il prodotto sia del contatto con il potere coloniale, sia della relazione con lo Stato postcoloniale, è altrettanto vero che l’incontro/scontro con i propri vicini storici ha avuto un ruolo determinante nel disegnare la loro posizione sul territorio e l’attuale marginalità geopolitica. Per conoscere importanti elementi del processo di costruzione dell’identità dei konkomba e della posizione assunta nel panorama politico locale è necessario interrogare fonti che, molto spesso, non parlano direttamente di loro ma dei loro vicini.
I konkomba, popolazione strutturata secondo un sistema politico definito “segmentario”, caratterizzato dalla divisione in lignaggi e dalla mancanza di accentramento del potere nelle mani di un solo individuo o istituzione (Middleton, Tait 1958; Horton 1972), vivono da almeno cinque secoli a stretto contatto con gruppi più organizzati e gerarchizzati, detti regni o stati, di cui costituiscono una sorta di “periferia mobile”. La mobilità è un tratto costante e costitutivo delle comunità konkomba, che si sono mosse con frequenza sul territorio alla ricerca di nuovi terreni fertili da coltivare (Maasole 2006: 16-20). Il concetto di “periferia” verrà qui utilizzato in senso kopytoffiano: uno spazio concepito e costruito politicamente, inserito tra diverse entità centralizzate (Kopytoff 1987). Questo spazio, ideato in contrapposizione all’idea fissa e lineare di confine, è una realtà politica in cui le relazioni sono continuamente negoziate e le posizioni di potere discusse, spesso, attraverso il conflitto. È di fatto un’area densa di mutamenti e, potremmo dire, di fermento culturale, anche se storicamente considerata marginale e di scarsa importanza nell’influenzare e creare nuovi modelli.
L’estrema marginalità geografica e politica delle comunità konkomba rispetto ai regni limitrofi è evidente nella pressoché totale assenza dalle cronache arabe del XVII-XVIII secolo, assenza che però non significa, come cercherò di dimostrare in questo lavoro, esclusione dal mondo di interdipendenze che costituisce la complessità storica, politica ed economica della nostra regione di riferimento. È possibile affermare che è proprio questo intenso panorama di relazioni tra gruppi, con i suoi repentini e drammatici mutamenti di equilibri, che disegna il posto occupato, oggi, dai konkomba nella società ghanese e togolese, in termini di conflittualità, negoziazione, rivendicazione di particolari istanze politiche.
È la frontiera, come vedremo, a suggerire un nuovo modello, reinventando suggestioni politiche esterne.
Konkomba, dagomba, nanumba e anufo (quest’ultimi detti “chokosi” dai gruppi limitrofi) sono stanziati nella regione compresa tra il medio bacino del fiume Volta (Volta Nero e Volta Bianco) a ovest, e il bacino del fiume Oti, più a est. Sono gruppi che intrattengono tra loro forti legami e conoscono intensi conflitti, e la loro storia è imprescindibile da quella di altre grandi formazioni politiche dell’Africa occidentale come il Mossi, il Gonja e l’Asante (Wilks 1975).
Considerata dai primi visitatori europei un’area marginale, un hinterland di formazioni politiche più influenti (Rattray 1932), la regione è invece stata centrale per almeno quattro secoli, soprattutto dal punto di vista commerciale, come dimostrano ad esempio le fiorenti relazioni con i mercanti asante attivi sulla lunga distanza (batani, pl. batafo) che frequentano attivamente i mercati del nord (Arhin 1970).
Nell’affrontare un discorso sui luoghi di frontiera in Africa occidentale, quindi, è opportuno disegnare una mappa delle genti e delle formazioni politiche locali come un network, ovvero un insieme di nodi di potere economico e politico connessi tra loro da legami commerciali, tributari, di patronage, di migrazione (Mabogunje, Richards 1971). Come sottolinea Allen Howard, la dimensione regionale, spesso posta in secondo piano dagli studiosi in favore di una lettura che privilegiasse le connessioni tra realtà locali e processi globali, è una prospettiva importante che può mettere in luce aspetti fondanti degli equilibri odierni (Howard 2005: 51-55). Nella storia, infatti, i siti locali sono sempre connessi a regioni più ampie, dove la guerra, le incursioni, i commerci hanno generato relazioni di dipendenza, ibridazione di forme politiche, processi di soggettivazione che motivano le istanze politiche contemporanee.
La conformazione fisica e ambientale dell’area in esame è piuttosto omogenea, caratterizzata dalla predominanza della savana, in contrasto con le regioni forestali della parte meridionale dell’Africa occidentale. Il clima è secco e la stagione delle piogge è unica, e unico è il raccolto annuale, mentre le zone del sud beneficiano di una frequenza maggiore nelle precipitazioni, che consente un raccolto doppio durante l’anno.
Si coltiva prevalentemente igname, che è la base dell’alimentazione e garantisce, a seconda delle diverse specie, un periodo di conservazione piuttosto lungo; e inoltre mais, riso, miglio, sorgo rosso.
Attualmente nelle regioni settentrionali di Ghana e Togo si pratica un’agricoltura di sussistenza, con l’eccezione della produzione di igname che viene parzialmente esportata e venduta nei grandi mercati all’ingrosso di Accra, Kumasi e Lomé. La competizione dei diversi gruppi che abitano l’area sul monopolio di questa attività commerciale è, fin dagli anni Ottanta del Novecento, un motivo di forte tensione, conflitto e ristrutturazione dei rapporti economici e politici.
I mercati, la loro importanza e mobilità sul territorio nel corso della storia, sono un elemento molto importante e rappresentano un nucleo interpretativo cruciale: nei centri di scambio si costruiscono reti di relazioni (Aime 2002; Howard, Shain 2005: 5-6) attraverso cui irradiano numerosi “prodotti” – economici, culturali, politici – che influenzano profondamente i mutamenti sociali della regione, e contemporaneamente contribuiscono a disegnarne le specificità culturali e politiche che la caratterizzano. I mercati, come vedremo, sono i nodi per eccellenza di una mappa geografica in continuo mutamento che è anche mappa culturale, perché facilita il flusso di informazioni, e mappa sociale, perché influenza il concetto di tempo grazie alla ciclicità del mercati stessi (Howard, Shain 2005: 55).
2. Le genti: incontri, conflitti, ibridazioni
Il regno dagomba, costituitosi alla fine del XV secolo, deve la sua prosperità proprio alla centralità dei suoi mercati, ed è possibile spiegare sia l’origine della complessa relazione con le comunità konkomba, sia la diffusione dell’Islam all’interno di questa composi...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Occhiello
  3. Frontespizio
  4. Colophon
  5. Indice
  6. Dedica
  7. Ringraziamenti
  8. Introduzione
  9. 1. Il confine, le genti, la politica
  10. 2. Il confine nella storia
  11. 3. Il confine nel contesto locale
  12. 4. I konkomba e i poteri coloniali
  13. 5. I konkomba e il confine
  14. 6. La chefferie in Togo
  15. 7. Takpamba. Una chefferie konkomba in Togo
  16. 8. La chieftaincy in Ghana
  17. 9. Saboba. Una chieftaincy konkomba in Ghana
  18. Conclusioni
  19. Bibliografia
  20. Immagini

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