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Delle cause della grandezza delle città
- 153 pagine
- Italian
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Delle cause della grandezza delle città
Informazioni su questo libro
Quali sono i fattori della crescita urbana? Per quali motivi alcune città si sviluppano più di altre? Come spiegare perché in certi casi la popolazione di un dato luogo cessa di aumentare? Sono domande che animano tuttora le scienze sociali, e che troviamo già perfettamente enunciate in questo classico del pensiero urbano europeo, pubblicato da Giovanni Botero nel 1588. Stimolato dall'enorme ampliamento delle conoscenze in seguito alle scoperte geografiche cinquecentesche e fondato su un metodo comparativo allora inedito, questo libro – nel proporre un approccio "globale" alle questioni urbane – illustra una nuova, aurorale, idea di città.
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Informazioni
Argomento
StoriaCategoria
Primordi della storia modernaGiovanni Botero
Delle cause della grandezza delle città
Edizione critica e commento
a cura di Romain Descendre
Edizione stabilita sulla base dell’editio princeps:
Roma, Giovanni Martinelli, 1588,
e collazionata con le quattro edizioni che comportano alcune varianti e/o aggiunte d’autore, tutte in appendice all’opera Della ragion di Stato:
Venezia, Giolito, 1589
Roma, Vincenzo Pelagallo, 1590
Milano, Pacifico Ponzio (ie Pacifico Da Ponte), 1596
Venezia, Giolito, 1598
Delle dieci edizioni apparse in vita dell’autore, tra il 1588 e il 1606 (la prima in un volume autonomo, le altre come appendice al Della ragion di Stato), solo due presentano nel frontespizio il titolo Della cause della grandezza e magnificenza delle città (Giolito, Venezia 1589 e Baldini, Ferrara 1589-1590, che riproduce la precedente). L’aggiunta del termine magnificenza è probabilmente una iniziativa dell’editore del 1589. Di fatto, se il concetto tipicamente umanistico di magnificenza non è assente nel libro, rientra nell’orbita di una idea di grandezza completamente diversa: non si tratta più, come invece era stato teorizzato nel XV secolo, di magnificare il potere del principe attraverso lo splendore delle realizzazioni architettoniche, ma di assicurare la crescita demografica, economica e politica di città che aspirano a uno statuto di metropoli o capitale. Bisogna inoltre sottolineare l’uso particolare dei singolari in questo titolo: solo la grandezza è al singolare, grandezza comune alla pluralità delle città – intese ciascuna come realtà geografica e storica precisa che non viene ridotta a una idea astratta di città (differentemente da quanto accade con il concetto di «stato» nel Della ragion di Stato) –, mentre invece è la molteplicità delle sue cause ad essere il tema principale del discorso.

All’Illustrissima et Eccellentissima Signora, Donna Cornelia Orsina di Altemps,111 Duchessa di Gallese etc.112
Sì come tra l’opere formate da Sua Divina Maestà sotto ’l cielo, la più nobile e più degna si è l’uomo, così tra l’opere esteriori dell’uomo non ve ne ha alcuna maggiore delle città. Perché essendo egli naturalmente sociabile e communicativo de’ suoi beni, nelle città, e la conversazione e la communicazione scambievole d’ogni cosa appartenente alla vita ha il suo compimento.113 Quivi l’industria, gli artifizii,114 i traffichi, quivi la giustizia, la fortezza,115 la liberalità, la magnificenza e le altre virtù hanno i loro teatri, dove a beneficio commune s’essercitano e con grandissima gloria risplendono. Le città finalmente sono come piccioli mondi, formati dall’uomo, nel gran mondo creato da Dio.116 E sì come la contemplazione della natura conduce alla cognizione delle grandezze di Dio,117 così la considerazione delle città porge una certa particolar notizia dell’eccellenza dell’uomo, che pur ridonda a lode e a gloria di Dio, di cui egli è creatura. Questo mosse già me, con l’occasione de’ vari viaggi che mi è convenuto questi anni adietro fare,118 a ricercar le cause onde procede che una città sia più grande dell’altra; e mi muovo ora, volendo fidare questi discorsi miei alle stampe, ad onorarli co ’l chiarissimo nome di Vostra Eccellenza, come di quella a cui, per più rispetti, particolarmente convengono. Convengono all’altezza del Suo lignaggio e sangue, perché sono materie signorili; alla moltitudine de’ Suoi titoli e stati, perché qui si tratta di fondare e aggrandire città; alla nobiltà del Suo ingegno, perché vi si ragiona delle maggiori cose che possino cadere nelle consulte de’ prencipi. Convengono alla solitudine nella quale Vostra Eccellenza è, con tanto essempio, e di constanza e di valore, in così giovenile e verde età restata;119 perché, senza che Le bisogni riuscir di casa, averà in un breve compendio tutto ciò ch’è di grande e di magnifico su la terra. Convengono alla religione e pietà Sua, perché aprono quasi un gran campo ove si scorge l’infinita providenza di Dio, che, come ottimo pastore, pasce entro le mura d’amplissime città innumerabile moltitudine delle sue razionali pecorelle. Né mi ritiene la picciolezza della cosa, perché quanto ella è più debole e più bassa, tanto fia più atta e più a proposito per scuoprire e far manifesta l’incomparabile benignità di Vostra Eccellenza. Che cosa è più grande del Sole? E pur egli in nissun luogo dimostra più chiaramente la veemenza della luce e dell’ardor suo che nella concavità d’un picciolo specchio.120 Ma quando ogni cosa manchi a questa mia operetta, io sono sicuro che sarà accolta da lei e con occhi sereni e con piacer singolare, almeno perché esce dalla casa del Signor cardinale Borromeo,121 sotto ’l favore del Illustrissimo di Altemps.122 Supplico il Signor Dio per la piena felicità di Vostra Eccellenza e Le bascio umilissimamente la mano.
Di casa,123 a’ dì 10 di giugno.124
Di Vostra Eccellenza divotissimo servitore,
Giovanni Botero
111. Questa epistola viene pubblicata nell’editio princeps del 1588 e viene ripresa solo nell’edizione romana del 1590, amputata delle formule di congedo finali. A quel tempo Botero era precettore e consigliere del giovane Federico Borromeo e, al momento del loro arrivo a Roma nel 1586, era stato ospitato assieme a lui a palazzo Altemps, dimora del ricchissimo cardinale tedesco Mark Sittich von Hohenems – da cui il suo nome italianizzato di Marco Sittico Altemps –, che era imparentato con i Borromeo e, per di più, nipote per parte di madre del papa Pio IV Medici. Botero dedica il suo opuscolo alla nuora del cardinale Altemps: Cornelia, appartenente alla prestigiosa famiglia romana degli Orsini, è la giovane vedova del figlio naturale (ma legittimato) del cardinale, Roberto Altemps (elevato al rango di duca di Gallese dal 1585).
112. L’abbreviazione etc. per riassumere la moltitudine dei titoli nobiliare è relativamente frequente nei libri a stampa italiani della fine del XVI secolo.
113. Tutto questo passo presenta una evidente ispirazione aristotelica (v. Politica, I, 2), ma il suo lessico è perfettamente contemporaneo. Communicare e communicazione devono essere intesi in un doppio senso: scambiare ma soprattutto, in una accezione forte, mettere in comune; in ogni caso, la comunicazione come la intende Botero ha una forte connotazione economica. La conversazione qui conserva ancora il suo significato latino di vita con gli altri, frequentazione degli altri, così come di scambio di parole o dialogo. Questa ricchezza semantica si trova già alla base di un celebre dialogo dedicato alla «civile conversazione» – ovvero alla conversazione nelle città –, spesso presentato come uno dei principale ‘trattati di comportamento’ del XVI secolo, La Civil conversazione di Stefano Guazzo, pubblicata nel 1574 a Brescia. Il sintagma che funge da titolo al dialogo di Guazzo è impiegato oltre dallo stesso Botero (v. nota 19).
114. Artifizio ha spesso lo stesso significato di arte, che generalmente rimanda a qualunque mestiere manuale che permetta di produrre oggetti. Arte tuttavia ha un senso polisemico più largo (e può significare ciò che noi designiamo come ‘artificio’ piuttosto che come ‘arte’); v. ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Romain Descendre, Le città e il mondo. Comparativismo geografico e teoria della crescita urbana all’inizio dell’età moderna
- Nota all’edizione
- Delle cause della grandezza delle città
- Bibliografia