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L’impero di carta
Storia di una biblioteca e di un bibliotecario (Vienna, 1575-1608)
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Informazioni su questo libro
Alla fine del XVI secolo, l'erudito olandese Hugo Blotius tentò di realizzare a Vienna il progetto di un Museo del genere umano e di una Biblioteca imperiale universale. Assumendo per un trentennio la carica di bibliotecario di corte diede invece vita al primo nucleo della biblioteca imperiale asburgica.
Qui ha lasciato alla sua morte un imponente archivio, fatto anzitutto di lettere, appunti, note e cataloghi. È questo insieme di carte ad accompagnare il lettore attraverso le stanze di una biblioteca in formazione, di una città e di un impero in una fase ancora poco nota della loro storia.
Come tradurre un progetto universale nella costituzione di un'istituzione che seppur imperiale era ospitata nelle anguste stanze di un convento francescano? E come farlo in una città costantemente minacciata dall'invasione turca e dallo scoppio delle guerre di religione? Per quale tipo di pubblico concepire questa organizzazione? I dubbi e le frustrazioni del bibliotecario nel suo rapporto con la corte e l'imperatore consentono di ricomporre una fase di gestazione nella riorganizzazione del sapere europeo, ad un secolo dalla scoperta della stampa a caratteri mobili e dall'allargamento dei confini del mondo.
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StoriaCategoria
Primordi della storia moderna1. Preludio
Resta un mistero se l’artista Giuseppe Arcimboldo, fra il 1562 e il 1566, avesse effettivamente dedicato due ritratti delle sue teste composte a un presunto “bibliotecario” e a un “giurista” di corte, o se l’appellativo sia unicamente da ascriversi a interpretazioni successive.83 Per quel che riguarda il celebre Bibliotecario (fig. 1) non si trova, in effetti, in nessuno degli inventari della Kunstkammer di Rodolfo II, dove il dipinto era conservato prima del suo trasferimento in Svezia come bottino della guerra dei Trent’anni, alcun riferimento ad una persona fisica. Le descrizioni si limitano a segnalare «Ein conterfeet von büchern von Arsimboldo» (1621)84 oppure, nel 1648, «Ein Konterfeht von lautter Bücher».85 Il ritratto riproduce, infatti, una composizione di manoscritti, incunaboli e oggetti legati al mondo del libro, che nel loro insieme restituiscono l’immagine di un mezzo busto maschile.86 Se questo busto sia da associare alla figura dello storiografo di corte Wolfgang Lazius è ancora oggi oggetto di dibattito fra gli storici dell’arte e della cultura.
Il caso del Giurista (fig. 2) invece è più complesso. Il volto noto oggi con questo nome è stato attribuito sia a Giovanni Calvino che al funzionario di corte Johann Ulrich Zasius.87 La seconda ipotesi sembra più plausibile perché associabile alla descrizione che ne fece Giovanni Paolo Lomazzo

Fig. 1. Giuseppe Arcimboldo, Il Bibliotecario (1562 o 1566), Skoklosters Slott, Styrelsen, Svezia.
nell’Idea del Tempio della Pittura nel 1590. Zasius sembrava poi essere il protagonista di un altro Giurista di Arcimboldo descritto dal nobile italiano Ottavio Landi all’allora ambasciatore imperiale alla corte di Madrid, Adam von Dietrichstein, nel suo racconto della visita a corte del principe elettore Augusto di Sassonia del 1573:
Intanto Sua Maestà ha dato loro in camera molti passatempi, como in mostrar loro piture et altre cose: et tra l’altre un retratto del Dottor Zasio, Iddio gli perdoni, fatto tutto di scritture, di cedoli, di polize di lettere et di memoriali; et di un naso di fiori diversi la metà contraffatti netti, et la metà secchi: che stando il naso nel suo essere rappresentava una vaghesta mirabili di fiori, voltato il naso al rovescio mostrava una faccia incredibilmente ridicola.88

Fig. 2. Giuseppe Arcimboldo, Il Giurista (1566), Statens Konstsamlingar Gripsholm Slott, Svezia.
Questo dipinto, forse ancora presente nell’inventario del 1621, è probabilmente andato perduto in seguito al trasferimento della Kunstkammer o comunque non è pervenuto fino ad oggi.89
Ci restano dunque un Giursita e un Bibliotecario fortemente associati in epoche successive a due mestieri di corte, e l’uno con l’altro, malgrado questa associazione non pare corrispondere alle intenzioni iniziali del pittore. È stato lo storico dell’arte Sven Alfons nel suo studio su Arcimboldo del 1957 ad aver avviato la discussione sull’identità dei due ritratti, influenzando fortemente il dibattito successivo.90 Nel 1959, ad esempio, in un articolo dedicato al Bibliotecario nel Library Journal, Eugene V. Muench attribuiva con fermezza i volti dei due ritratti ai cattolici Wolfgang Lazius e Ulrich Zasius.91 Secondo l’autore, si trattava di crudeli derisioni, scherzi per ridicolizzare due figure tenute in scarsa considerazione nella corte asburgica di Vienna. Questa interpretazione è stata ridiscussa in tempi recenti dal bibliografo americano Elhard il quale, «riaprendo il libro del bibliotecario di Arcimboldo» (come dice eloquentemente il titolo del suo saggio), è riuscito a vedervi elementi prima tenuti in scarsa considerazione.92 Il primo riguarda lo spessore della produzione di Giuseppe Arcimboldo. Grazie agli studi che negli ultimi trent’anni lo storico dell’arte Thomas DaCosta Kaufmann ha condotto sul pittore, scenografo e scultore di corte, Elhard ha potuto puntualizzare che le teste composte non sono da intendersi come opere bizzarre, buffe, ironiche o allegoriche, ma devono essere analizzate in quanto espressione artistica del complesso universo intellettuale della fine del XVI secolo.93 In particolare, nella sua recente monografia, DaCosta Kaufmann ha ricondotto le immagini del pittore ai suoi studi naturalistici e filosofici. L’opera di Arcimboldo rappresenterebbe per lui l’incarnazione del complesso rapporto fra natura e rappresentazione caratteristico delle corti di Massimiliano II e Rodolfo II, e la sua trentennale presenza a corte, così come la varietà degli incarichi che gli furono affidati, sarebbe un segno della continuità di questa impostazione.94
L’altro elemento fondamentale segnalato nell’articolo di Elhard è la relazione fra il Bibliotecario di Arcimboldo e l’incisione inclusa nel secondo capitolo del Narrenschiff di Sebastian Brant, pubblicato a Basilea nel 1494 (fig. 3).95 Il capitolo, che si apriva con l’immagine di un lettore accanito di libri sparsi sopra un leggio, recava il titolo eloquente: Dei libri inutili.
Se nell’immagine del Narrenschiff era chiara la denuncia della superficialità di coloro che possedevano tanti libri senza leggerne alcuno, secondo Elhard nel dipinto di Arcimboldo la derisione nei confronti di collezionisti di libri inutili era soltanto evocata, ad esempio, nel cappello composto da un volume aperto e svolazzante. Lo spolverino, presente in entrambe le raffigurazioni, sottolineava la natura fisica della collezione e una certa superficialità del collezionismo, ancora più ostentata nel caso

Fig. 3. Sebastian Brant, Das Narrenschiff, BSB, Rar. 121, f. 4v.
di Arcimboldo in cui i libri erano chiusi.96 Non è dunque tanto rilevante, secondo il bibliografo americano, individuare chi sia effettivamente il soggetto del dipinto, quanto il messaggio insito nella raffigurazione con la quale Arcimboldo voleva offrire agli spettatori della collezione di Massimiliano II un’allegoria e una critica del mondo intellettuale, ormai indissolubilmente legato alla produzione del libro a stampa e al collezionismo librario, e anzi spesso ossessionato dal libro e dai suoi aspetti materiali. In questo senso, la data presunta del quadro, gli anni ’60 del XVI secolo, coinciderebbe con il periodo in cui gli Asburgo consolidarono il loro primato di collezionisti d’Oltralpe, e vollero anche loro – come molti altri principi europei – allestire una biblioteca a Vienna, con un bibliotecario, in grado di catalogare, conservare i libri, e dare omogeneità alla documentazione storico-ufficiale della famiglia.97 Per questo motivo resta interessante il fatto che il dipinto sia stato denominato il Bibliotecario e identifica...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Prefazione
- 1. Preludio
- 2. Lo spazio dei libri
- 3. Il mestiere dei libri
- 4. L’ordine dei libri
- 5. Il pubblico dei libri
- 6. Sipario
- Bibliografia
Domande frequenti
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