
- 333 pagine
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Informazioni su questo libro
Nello sviluppo del marxismo europeo il contributo del pensiero italiano manifesta una spiccata peculiarità, che trova nella formula della "filosofia della praxis" una sintesi efficace.
Dagli scritti di Antonio Labriola alle ultime note di Antonio Gramsci, con la mediazione di autori quali Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Rodolfo Mondolfo, la filosofia della praxis diventa il fulcro di una ricerca innovativa, che si connette a motivi profondi della tradizione nazionale (dal Rinascimento alla "riforma della dialettica" di Bertrando Spaventa) e che tende alla elaborazione di un diverso senso della "ortodossia".
Nel pensiero di Gramsci la parabola del marxismo italiano si stringe nei temi della costituzione del soggetto politico, della natura della democrazia moderna e del nesso tra cosmopolitismo e storie nazionali. Le grandi categorie della meditazione gramsciana riflettono così una lunga vicenda storica e teorica (che il libro ricostruisce in maniera dettagliata) e dischiudono prospettive ancora attuali per la comprensione del presente.
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StoriaCategoria
Storia del XX secolo1. Antonio Labriola
L’espressione “filosofia della praxis” venne adoperata da Antonio Labriola nel terzo saggio marxista, sul finire della quarta lettera a Georges Sorel, e definita come il «midollo» del materialismo storico.14 Per quanto se ne siano cercati gli antecedenti tra gli scrittori della sinistra hegeliana (August von Cieszkowski, Moses Hess),15 non vi è dubbio che Labriola conferì a tale formula un accento peculiare, sia per la rivendicazione del marxismo come teoria indipendente, contro ogni “combinazione” con il positivismo o con il neokantismo, sia per la mediazione, che fin dall’inizio operò, con la tradizione filosofica nazionale. Questi due caratteri – il marxismo come filosofia, il rapporto con il pensiero italiano – rimarranno decisivi in tutta la vicenda successiva, almeno fino a Gramsci. La praxis, inizialmente enucleata da Labriola come principio di una concezione nuova – capace di sfuggire, al tempo stesso, le aporie del materialismo e dell’idealismo – diverrà l’indice di una lunga storia intellettuale, attraverso cui la cultura italiana svolgerà, in una forma caratteristica, il suo rapporto con l’opera di Marx.
1. Preistoria del terzo saggio
Il terzo saggio di Antonio Labriola sul materialismo storico, Discorrendo di socialismo e di filosofia, nacque, tra il 1896 e il 1898, in un periodo decisivo, e non poco complesso, della tarda biografia intellettuale del pensatore di Cassino.16 Dopo la morte di Friedrich Engels, il 5 agosto del 1895, che lo aveva privato di un interlocutore importante e autorevole,17 Labriola aveva recato a termine la composizione del secondo saggio, Del materialismo storico. Dilucidazione preliminare, che uscì nei primi di giugno del 1896, dopo l’ultima revisione delle bozze condotta, da lui stesso e da Croce, nell’ultima settimana di maggio.18 Conclusa la fatica del secondo saggio, iniziò a sistemare la traduzione e il commento del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels19 e fu investito del compito di pronunciare il discorso inaugurale dell’anno accademico su L’Università e la libertà della scienza:20 un discorso che, svolto il 14 novembre, ebbe gravi strascichi e portò con sé una lunga coda di controversie accademiche e pubblicistiche. Solo nel gennaio del 1896 era entrato in rapporto con Georges Sorel, che lo «pregava» e «scongiurava» di collaborare al «Devenir social», ricevendone, per altro, scarsa considerazione.21 Fu nel luglio che gli editori parigini Giard e Brière gli proposero l’edizione francese dei due saggi sul materialismo storico, che sarebbe stata accompagnata dalla préface di Sorel.22 La nuova edizione procedette spedita, tanto che nel dicembre ne riceveva le bozze23 e il 20 marzo del 1897 «la prima copia».24
Con l’edizione francese dei saggi si concludeva (a parte i tentativi di traduzione in polacco e in altre lingue) la vicenda dei primi due scritti sul materialismo storico. Nel frattempo, in quei primi mesi del 1897, erano intervenuti fatti importanti per la sua biografia, come la pubblicazione, sul «Devenir social», degli scritti di Sorel su Vico25 e, dal dicembre del ’96, il primo contrasto con Benedetto Croce sull’economia pura. Sta di fatto che, ricevuto nel marzo il volume francese, Labriola dichiarò di non «avere alcuna voglia di continuare»,26 cioè di aggiungere ai due studi fin lì composti un terzo saggio: anche se, nella stessa lettera a Croce, affermava di avere afferrato «un tema nuovissimo», quello della «psicologia» e della «genesi del lavoro», o anche – spiegò – «del complemento di Marx e di Darwin»; una «cosa assai difficile» che, tuttavia, avrebbe costituito l’aggiunta più rilevante all’opera finora compiuta. Ma l’idea di un terzo saggio non lo abbandonò, tra incertezze e oscillazioni, nei mesi successivi, mentre meditava di ripubblicare due scritti giovanili, quello Contro il «ritorno a Kant» di Eduard Zeller27 e l’altro sulle «passioni secondo l’Etica di Spinoza»,28 ideati nella scuola di Bertrando Spaventa e che ora gli sembravano, evidentemente, di rinnovata attualità.29 Il 12 aprile del 1897 accennava a Croce l’idea di un «terzo saggio “su la società futura, ossia su la prevedibilità della storia”»: ma a questo progetto, che non si realizzò, sovrapponeva l’altro di «un paio di lettere pubblicabili, a proposito delle questioni da lui [da Sorel] proposte nella préface, tanto perché si sappia che il Marxismo, se ha rivoluzionato la concezione della storia e portato a compimento il socialismo, non per questo ha cambiato la chimica, la psicologia e l’universo scibile».30 Anche se, il 13 giugno, affermava di essere ancora «molto incerto» e di non avere sciolto i dubbi sui futuri progetti letterari.31
Solo nel settembre del 1897 cominciò a delineare con precisione il disegno del terzo saggio, costituito da una serie di lettere indirizzate a Sorel, il cui nome, spiegava, sarebbe stato «un semplice pretesto»32 per svolgere, in maniera libera e non sistematica, i pensieri che erano insorti nella sua mente. Dapprima, sollecitato dallo stesso Sorel, pensò di attendere la pubblicazione di una recensione di émile Durkheim all’edizione francese dei suoi scritti,33 a cui non diede poi, nella stesura del saggio, alcun particolare rilievo, limitandosi a ricordarla, insieme ad altre, in una nota.34 Iniziò assai presto, invece, il lavoro di scrittura, che avvenne in modo continuativo tra la metà di settembre e la prima decade di ottobre, con la sola eccezione dell’aggiunta antologica di un testo di Engels, che inviò a Croce nel dicembre.35 Le dieci lettere del terzo saggio erano state ideate e scritte in un brevissimo periodo di tempo, in un mese circa, anche se solo nei primi mesi del 1898, per l’edizione francese (apparsa l’anno successivo con il titolo Socialisme e philosophie),36 Labriola vi introdusse numerose correzioni e appendici e, in particolare, il lungo Postscriptum, nel quale chiariva la propria posizione nei confronti delle tesi filosofiche che, nel frattempo, Croce aveva elaborate.
2. Filosofia della praxis e genesi delle idee
Il problema del terzo saggio, quello che in definitiva ne giustificò la composizione, era senza dubbio la ricerca di una «filosofia» (o, come anche scrisse, di una «Lebens- und Weltanschauung», di una «concezione generale della vita e del mondo»)37 propria e specifica del marxismo. L’assenza di una filosofia costituiva il «male» di cui, preliminarmente, l’autore delle lettere intendeva fornire una «diagnosi»:38 era a questo difetto di teoria e di autonoma elaborazione, che risaltava nel confronto con il darwinismo,39 che andava addebitata la tendenza ai completamenti e alle «contaminazioni», «ora con Spencer, ora col positivismo in genere, ora con Darwin»,40 e dunque alle «storpiature» derivanti dalla composizione eclettica del marxismo c...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occchiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- I. Da Labriola a Mondolfo
- 1. Antonio Labriola
- 2. Benedetto Croce
- 3. Giovanni Gentile
- 4. Rodolfo Mondolfo
- II. Antonio Gramsci
- 5. Gli Appunti di filosofia
- 6. Le note su Dante
- 7. L’Anti-Croce
- 8. Praxis