Nicola Pistelli
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Nicola Pistelli

Un leader della sinistra democristiana tra cultura e politica (1929-1964)

  1. 344 pagine
  2. Italian
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Nicola Pistelli

Un leader della sinistra democristiana tra cultura e politica (1929-1964)

Informazioni su questo libro

Nicola Pistelli fu esponente di spicco della sinistra democristiana a Firenze fra la metà degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta. Parlamentare, per anni protagonista della politica fiorentina, giornalista, fondatore e direttore della rivista «Politica», morì in un incidente stradale. Per ricordarne la breve ma rilevante traccia nel pensiero politico, ad oltre cinquant'anni dalla scomparsa sono stati raccolti contributi originali da parte di professori e studiosi qualificati sui diversi temi e nodi che ne caratterizzano l'agenda politica, amministrativa, culturale. Chiude il volume una significativa appendice di scritti dello stesso Pistelli, per conoscerne o riscoprirne il pensiero senza mediazioni.

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788833133973
Argomento
Storia
Saggi
Francesco Malgeri

Nicola Pistelli nella storia dei democratici cristiani in Italia

1. Negli anni che vedono il tramonto dell’età degasperiana e la conclusione dell’esperienza dossettiana, il cattolicesimo politico italiano conobbe uno dei periodi più vivaci e intensi, grazie alla presenza dei giovani della “terza generazione”, e all’emergere di fermenti animati dalla ricerca di una nuova visione progettuale dell’impegno politico, con l’obiettivo di rompere l’immobilismo e le chiusure che lasciavano poco spazio al confronto e al dialogo.
Con «San Marco» prima e poi con «Politica», Pistelli si muove su questa linea. Come scrisse a Gozzini, in una lettera del 7 novembre 1955, «Politica» doveva essere una rivista
che nutra interessi anzitutto culturali nella loro specificazione religiosa e letteraria, ma tutto faccia vertere e impegnare sull’argomento politico inteso quest’ultimo nel significato di finalizzare il lavoro del periodico alla creazione di forze nuove in ogni settore della classe dirigente, alla maturazione di tesi e di soluzioni che aprano prospettive di lavoro alle tante energie compresse della società italiana.1
Ma la rivista di Pistelli mostrò anche una particolare attenzione alla storia del cattolicesimo politico italiano, con una sensibilità molto viva, con lo sforzo di richiamarsi a quella storia, per coglierne aspetti, nodi e radici. Sono gli anni in cui per la prima volta in Italia la storia politica dei cattolici comincia ad essere scritta, studiata e interpretata, penetra nel campo della grande storiografia e delle università, vede impegnati studiosi di diversi orientamenti culturali e politici, da Gabriele De Rosa a Giorgio Candeloro a Giovanni Spadolini, a Fausto Fonzi e Pietro Scoppola.
2. Questa cultura storica fu alla base della formazione dei giovani quadri del partito, costituendo una vera e propria scuola per la formazione di una classe dirigente in grado di operare in seno ad una società in sviluppo e in trasformazione, collegando il partito ad una cultura sociale moderna e innovatrice, per farne uno strumento di partecipazione e di mobilitazione delle migliore energie del paese.
L’attenzione che Pistelli dedica nei suoi articoli alla storia del movimento politico dei cattolici, alle figure di Sturzo, Murri, Miglioli, De Gasperi, Dossetti ed altri evidenzia quanto quella emergente cultura storica sulla storia del cattolicesimo politico contribuì alle riflessione del giovane democristiano fiorentino. Non a caso nel 1956 Pistelli dedicò proprio alla storia della Dc il saggio dal titolo Dieci anni nella Democrazia cristiana, che mirava a «comprendere quanta e difficile strada i cattolici abbiano percorso in poco più di mezzo secolo, e così avere la misura storica per valutare i loro atti di oggi».2
A cominciare da Luigi Sturzo, al quale Pistelli riconobbe il merito di avere sdoganato i cattolici dalla pregiudiziale integralista, riaffermando la laicità della politica e la distinzione tra dimensione religiosa e partecipazione alla vita pubblica. Di Sturzo condivise il costante impegno per l’introduzione del sistema proporzionale, che consentiva ai cittadini di scegliere non il singolo candidato quanto «le tesi politiche di un partito».
È noto come proprio nel corso degli anni Cinquanta era divenuta serrata la polemica di Sturzo contro l’interventismo dello Stato in economia, contro Enrico Mattei, nume tutelare e finanziatore dei gruppi della sinistra Dc. Il vecchio leader del Partito popolare giudicava la sinistra della Dc responsabile del progressivo affermarsi di un’errata concezione della socialità, viziata di socialismo, convinta che una politica di riforme sociali fosse possibile solo attraverso l’alleanza con i partiti di sinistra, favorendo lo statalismo e le nazionalizzazioni.
Eppure, proprio quei giovani erano, in seno alla Dc, coloro che più degli altri avevano studiato, avevano meditato il significato della lezione sturziana, si erano accostati ad essa riconoscendola come punto di riferimento di grande significato storico e politico: la prospettiva democratica e anti-clerico-moderata, la visione laica e aconfessionale, l’intransigente battaglia antifascista condotta sino al sacrificio personale erano, per i giovani della sinistra democristiana, i valori centrali dell’impegno dei cattolici democratici nella storia del Paese.
Pistelli cercò di capire, di individuare e quasi di giustificare alcuni aspetti della polemica sturziana, in particolare sul tema della partitocrazia. Scriveva il direttore di «Politica» che quella che apparve come «una grave incoerenza fra la battaglia di Sturzo per lo strumento partitico» e la sua polemica del secondo dopoguerra, andava riferita
alla degenerazione delle forze politiche in apparato burocratico, cioè alla manifesta insufficienza di quel secondo tentativo di soluzione al problema del partito, che era incarnato nelle file di Iniziativa democratica.3
Gabriele De Rosa, che negli anni Cinquanta era vicino a Mattei, Granelli, Marcora e ai giovani della Base, ai quali dedicava anche corsi di formazione, era anche assiduo frequentatore di Sturzo. Una posizione privilegiata, che gli consentiva di cogliere gli umori e gli atteggiamenti dei due fronti. Nel suo diario dei colloqui con Sturzo, sotto la data del 15 aprile 1958, De Rosa ricordava di aver incontrato Granelli e Marcora a Milano, di aver parlato con loro di politica, ed aggiungeva:
Non so proprio cosa possano valere i miei discorsi, però mi colpisce l’onestà delle loro convinzioni, il parlare di politica con un fervore e una generosità che non è facile ritrovare in altri ed anche un sentimento sincero della democrazia.
De Rosa tentò una difesa di questi giovani. Rivolgendosi a Sturzo ebbe a dire:
Comunque stiano le cose è sbagliato il tono della sua polemica, troppo violento. Quelli della Base sono le forze giovani della Dc: ad essi dovrebbe parlare come può parlare un maestro, tanto più che mostrano di conoscere la sua opera.
La replica di Sturzo apparve incoraggiante: «La ringrazio, mi ha dato una idea. Lei però dovrebbe darmi atto che io accetto i consigli, ascolto, non parlo dalla cattedra».4
3. Quanto a De Gasperi, Pistelli gli riconobbe il merito di aver modificato l’antico atteggiamento dei cattolici ostili allo Stato. Grazie a De Gasperi i cattolici rientravano «nella storia italiana come forza leale allo Stato» ed erano «in grado di prenderne la successione senza temere la eretica faziosità di cui lo avevano intriso i suoi costruttori liberali». De Gasperi aveva fatto entrare «nel sangue dei cattolici» il senso dello Stato, consentendo loro – scrive Pistelli – di «affrontare il problema ulteriore delle scelte politiche attraverso le quali risolvere quelle che in termine facile vengono chiamate le ingiustizie sociali della struttura italiana». Ma, secondo Pistelli, «lo statista trentino ebbe anche l’accortezza di evitare alla Democrazia cristiana il pericolo rappresentato da quel populismo che, in mancanza di idee precise per una soluzione concreta, si slaccia la camicia, ricorda che anche san Giuseppe era un falegname e tuona fino a diventare fioco sulla futura e terribile vendetta degli oppressi, fidando sulla forza emotiva degli aggettivi per nascondere la mancanza di concetti», col risultato di «spaventare il ceto medio, permettendosi oltre tutto il lusso di spaventarlo per niente».5
Pistelli guardò con attenzione particolare anche all’esperienza dossettiana, agli ...

Indice dei contenuti

  1. Risvolto
  2. Occhiello
  3. Frontespizio
  4. Colophon
  5. Indice
  6. Introduzione
  7. Nota biografica
  8. Saggi
  9. Scritti e discorsi di Nicola Pistelli. Sezione antologica
  10. Inserto fotografico

Domande frequenti

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