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La scoperta della destra
Il Movimento sociale italiano e gli Stati Uniti
- 225 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
Prendendo come punto di osservazione la rappresentazione della politica statunitense durante la guerra fredda e negli anni immediatamente successivi alla sua fine, questo volume ricostruisce la storia del Movimento sociale italiano, indagando anche come il Msi abbia accolto la cultura americana veicolata attraverso il cinema, la musica e i mezzi di comunicazione di massa. Giovandosi di documentazione archivistica, sono stati ricostruiti anche gli sporadici e infruttuosi tentativi operati dai dirigenti del partito per istituire rapporti con la politica statunitense.
Attraverso lo specchio americano, il libro restituisce continuità, discontinuità e differenziazioni della cultura politica del Msi dalle origini alla nascita di Alleanza Nazionale.
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StoriaCategoria
Storia del XX secolo1. Dalle origini agli anni Settanta
Il Msi nasce a Roma il 26 dicembre 1946. I fondatori del partito appartengono a due nuclei geografici ben distinti. Da un lato vi sono i reduci della Repubblica sociale italiana, prevalentemente settentrionali che rivendicano l’estraneità alla dicotomia socialismo/capitalismo, oltre la quale si sarebbe posta l’idea di fascismo alla quale si ispirano; nell’altro si collocano figure provenienti dal centro-sud del paese che invece vorrebbero per il Msi uno spazio nella destra dell’anticomunismo. Sebbene il più autorevole tra i fondatori del partito, Pino Romualdi, concordi con questa seconda opzione, il Msi delle origini si caratterizza per una «strategia aggressiva» verso gli ambienti conservatori.12 L’opzione è congruente col profilo di Giorgio Almirante, che diverrà segretario del partito dopo Giacinto Trevisonno, figura che ancor più di Almirante si era rivelata inconciliabile con l’idea di Msi di Romualdi.
Almirante subentra a Trevisonno il 15 giugno 1947, nel corso della prima riunione del comitato centrale del Msi. L’avvicendamento avviene al termine di «un’aspra polemica tra chi era favorevole ad aprire il Msi anche a quei fascisti che non avevano partecipato alla Rsi e chi invece», come Trevisonno, «intendeva mantenere una sorta di purezza identitaria». Ad affermarsi è la prima delle due opzioni, sostenuta da Romualdi e dal vertice del partito, che invita Almirante ad assumere la carica vacante e ne premia la frenetica attività di organizzazione del Msi da lui svolta nei mesi precedenti sul territorio nazionale.13
Il ruolo di segretario del Msi inizialmente non è nemmeno ben definito nelle sue funzioni. Almirante lo ottiene per una serie di circostanze, tra le quali non sono di poca importanza gli arresti che colpiscono i vertici del partito appena nato. Almirante è inoltre eletto alla Camera dei Deputati il 18 aprile 1948, quando il Msi raggiunge a malapena il 2% dei voti. Le consultazioni del 18 aprile indicano come la forza elettorale del Msi provenga dal Sud Italia, lì dove è più forte la spinta a collocare il partito stabilmente a destra, su posizioni non troppo differenti da quelle dei monarchici e saldamente ancorate all’anticomunismo più intransigente.
1. La scelta atlantica
La politica estera è un nodo nevralgico della storia del Msi sin dal dibattito parlamentare per l’adesione italiana al Patto Atlantico nel 1949. L’episodio fa emergere il conflitto tra l’ala del partito che si ritiene estranea allo scontro Est/Ovest e quella anticomunista. Lo scontro è il preludio alla sostituzione di Almirante con Augusto De Marsanich,14 un ex sottosegretario alle Comunicazioni e alla Marina mercantile durante il fascismo, eletto segretario del Msi il 15 gennaio 1950. Il 28 novembre 1951 De Marsanich annuncerà l’“adesione” del Msi al Patto Atlantico.15
Il nuovo segretario orienta il partito su posizioni distanti dal neofascismo delle origini, che negava legittimità a tutti i protagonisti della comunità internazionale postbellica, compresi gli Stati Uniti. Il Msi cerca ora un accreditamento internazionale16 che si rivela improbo fin dal principio, vista l’avversione degli statunitensi nei suoi confronti. Le ostative nascono sia per ragioni di principio, la radice fascista del Msi, sia per timore che un rafforzamento di questo partito «avrebbe ulteriormente polarizzato il quadro politico italiano, schiacciando le forze centriste e rafforzando il Pci».17 Inoltre, tra i militanti del Msi, in particolare tra i giovani, sopravvive una cifra antiamericana e nazionalista. «Gli attivisti della Fiamma» vivono da protagonisti le «roventi manifestazioni di piazza che sconvolgono» Trieste «nei giorni dal 4 al 6 novembre 1953» quando «sei giovani neofascisti cadono uccisi sotto il fuoco delle forze dell’amministrazione militare alleata».18
L’equidistanza tra Usa e Urss, sostenuta dalla sinistra del Msi ma in parte rintracciabile anche nella destra che si ispira alla concezione della politica aristocratica e antimoderna di Julius Evola,19 sbiadisce rapidamente nel corso degli anni Cinquanta. L’anticomunismo diviene un principio guida per tutto il partito. L’area di minoranza vicina ad Almirante tenta di operare un connubio tra antiamericanismo, neofascismo e anticomunismo. L’esito da un lato amplifica le geremiadi sui caratteri materialistici della società statunitense,20 dall’altro esaspera la condanna della presunta docilità degli Usa nello scontro con i sovietici.21 La maggioranza del partito vuole invece “normalizzare” il Msi, attenuando il richiamo nostalgico al fascismo e riassestando l’equilibrio tra nazionalismo e anticomunismo a favore del secondo. Dal 10 ottobre 1954 a incarnare questa linea è il nuovo segretario Arturo Michelini, un ex vice federale romano del Partito nazionale fascista.
Il quinto congresso del Msi, tenutosi a Milano dal 24 al 26 novembre 1956, «vede l’ultimo e più forte assalto» della minoranza, ma termina con la conferma di Michelini sebbene per soli 7 voti di scarto.22 In previsione del congresso, Almirante coagula intorno alla propria figura un’alleanza eterogenea della quale fanno parte ciò che rimane della sinistra del partito, irriducibile all’antinomia capitalismo/comunismo, e il gruppo di Ordine nuovo, di ispirazione evoliana.23 L’alleanza agisce per giustapposizione tra parole d’ordine che alludono ancora a una terza via estranea al cleavage capitalismo/socialismo e la denuncia da posizioni ultraoccidentaliste della debolezza dell’anticomunismo statunitense. Quest’ultima, ad esempio, è accusata di aver agevolato la repressione della rivolta ungherese, che sarebbe fallita a causa del mancato intervento americano, lasciando gli insorti in balia di una «soldatesca mongola e siberiana».24 La minoranza del Msi declina il proprio anticomunismo attribuendogli una connotazione parossistica e identificandosi sullo scenario internazionale con cause come quella dei coloni francesi in Algeria, considerati l’avamposto estremo di un’Europa assediata dal comunismo e da altre forze ritenute estranee alla civiltà europea, come l’Islam.25
L’approccio della corrente di maggioranza del Msi alla politica internazionale è sensibilmente diverso. Nei giorni del congresso di Milano, De Marsanich saluta la «rielezione di Eisenhower» affermando che consentirà «di meglio accentuare la battaglia anticomunista che ha nell’Ungheria invasa la sua pattuglia eroica»; Michelini si augura «che il rieletto presidente degli Stati Uniti d’America» accentui «il tono di una politica anticomunista, specialmente in Europa, riparando così agli errori del suo predecessore Roosevelt» ritenuti «alla radice della presente dolorosa sanguinante situazione del mondo».26 Il richiamo al fascismo si può facilmente cogliere nelle accuse mosse a Roosevelt, ma a prevalere è il primato dell’anticomunismo, in cui si vede la forza antemurale della civiltà occidentale.
La scelta anticomunista influenza il giudizio del Msi in ogni ambito della politica internazionale, ad esempio nel caso della questione arabo-israeliana. Inizialmente il partito non ha posizioni univoche su questo tema e almeno fino ai primi anni Cinquanta il giudizio sembra mutare spesso in base alle posizioni assunte dalla Gran Bretagna, alla quale si attribuisce la colpa di avere orchestrato la perdita delle colonie italiane. Nel Msi delle origini non mancano posizioni favorevoli ai governi israeliani, pur argomentando questa scelta in un modo che rivela una paradossale persistenza di stereotipi su presunte caratteristiche innate del popolo ebraico. Il 15 maggio 1948, sulle colonne dell’«Ordine Sociale», rivista ufficiale del Msi, la nascita dello Stato d’Israele è definita «una conquista legittima» che però non avrebbe risolto l’«annosa questione giudaica»: gli ebrei, infatti, av...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Introduzione
- 1. Dalle origini agli anni Settanta
- 2. L’età della frattura (1980-1991)
- Epilogo. Dal Msi ad Alleanza Nazionale
- Bibliografia
Domande frequenti
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