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La laicità dei cattolici
Informazioni su questo libro
La storia dell'Occidente conosce da secoli, pur con pause e arretramenti, il ridimensionamento dell'influente presenza delle istituzioni religiose nella vita pubblica. Dalla Rivoluzione francese l'Europa cattolica è stata attraversata da processi di secolarizzazione che hanno affermato la necessità di fondare la convivenza e le sue regole su basi esclusivamente mondane. La laicità ha interpellato anche il mondo cattolico, dividendolo.
In riferimento ai decenni di trasformazioni strutturali e culturali, di redifinizione degli orientamenti valoriali che hanno chiuso il Novecento a partire dal '68, questo mondo viene qui indagato da Frédéric Le Moigne, Michele Marchi e Ilaria Biagioli per la Francia; da Alfonso Botti, Mireno Berrettini e Romina De Carli per la Spagna; da João Miguel Almeida e Rita Almeida de Carvalho, Teresa Clímaco Leitão, Guya Accornero e Giulia Strippoli per il Portogallo.
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Argomento
StoriaCategoria
Storia del XX secoloSpagna
Alfonso Botti
Secolarizzazione, secolarismo, laicità e laicismo nei documenti della Conferenza Episcopale Spagnola (1973-1999)
1. Alcune premesse
Quanto segue utilizza come fonte i documenti prodotti dalla Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) nell’oltre quarto di secolo che va da 1973 al 1999. A legittimare gli estremi cronologici stanno, come termine a quo, la dichiarazione collettiva Iglesia e comunidad política, considerata in sede storiografica come uno dei principali documenti dell’episcopato spagnolo e, per il termine ad quem, l’elezione alla presidenza della CEE di Antonio M. Rouco Varela. L’analisi è circoscritta ai testi e ignora, per l’impossibilità di accedere alle fonti, il processo di elaborazione degli stessi, mentre per ragioni di spazio è ridotta al minimo la descrizione dei contesti.
La CEE ha un’articolazione complessa. Oltre all’Assemblea plenaria, vede una Commissione permanente, un Comitato esecutivo, un Segretario portavoce e un numero di commissioni il cui numero è variato nel tempo. La documentazione prodotta ne riflette l’articolazione, spaziando dalle Dichiarazioni dottrinali, i Decreti, i Documenti di carattere pastorale, le Note e i Comunicati emanati dall’Assemblea plenaria, alla documentazione prodotta dalla Commissione permanente, il Comitato esecutivo e le varie Commissioni.
I documenti presi in considerazione sono 376. Di essi si è compiuta anzitutto un’analisi lessicale, cercandovi termini quali secolarizzazione, secolarismo, laicità, laicismo, scristianizzazione, paganesimo e neo-paganesimo con derivati e affini. Si sono poi esaminati quelli che più riscontri presentavano al riguardo e quelli, a prescindere dai riscontri lessicali, di obiettiva rilevanza, vuoi per la natura del documento – le istruzioni pastorali, i piani pastorali – vuoi per l’eco suscitata. Si sono utilizzati i testi disponibili in rete nel sito della CEE,306 ma per rendere il dovuto tributo a Gutenberg, a cui in molti siamo ancora grati e legati, si ricordano i quattro volumi in cui essi sono raccolti e che pure sono stati utilizzati, anche per constatare, tra le altre cose, che nell’indice delle materie non compaiono i termini laicità, secolarizzazione e derivati.307
Istituita nel 1966, nel periodo in esame la CEE è stata presieduta, dal 1971 al 1981, per tre successivi mandati, da Vicente Enrique Tarancón che subentrò a Casimiro Morcillo (1969-1971); dal 1981 al 1987, per due mandati, da Gabino Díaz Merchán, arcivescovo di Oviedo; poi dal 1987 al 1993 da Ángel Suquía Goicoechea, indi dall’arcivescovo di Zaragoza, Elías Yanez Álvarez dal 1993 al 1999.308
Prima di procedere nell’analisi e nella valutazione dei documenti, occorre richiamare alcuni dati che servono a precisare i contorni del quadro e alcuni fattori che si sono tenuti in considerazione per l’influenza che hanno esercitato sull’episcopato.
Per quanto riguarda il quadro politico si parte dal tardo franchismo per giungere all’era Aznar. Il 20 dicembre 1973 l’Eta elimina con uno spettacolare attentato il numero due del regime, l’ammiraglio Luis Carrero Blanco. Il 20 novembre 1975 muore Franco. Nell’estate dell’anno successivo si mette in modo quella transizione che, avviata con la Ley de Reforma política, avrà capo nella Costituzione democratica ratificata dal referendum del 6 dicembre 1978. Il periodo qui in esame comprende quindi la pre-transizione, la transizione, gli anni del governo dell’UCD di Adolfo Suárez e poi di Ignacio Calvo Sotelo (1976-1982), tutto il periodo delle amministrazioni socialiste di Felipe González (1982-1996) e il primo triennio della prima legislatura popolare di José María Aznar (1996-2000).
Per quanto concerne il quadro delle relazioni Chiesa-Stato occorre tener presente che il 28 luglio 1976 è siglato a Roma dal cardinale Villot e Marcelino Oreja il primo degli accordi Stato-Chiesa che sancisce la rinuncia di re Juan Carlos I al diritto-privilegio di presentazione, regolato dagli accordi del 7 giugno 1941, dagli articoli VII e VIII, secondo comma, del Concordato del 1953, rinuncia invano sollecitata da Paolo VI a Franco nell’aprile del 1968 e nel luglio 1972, nello stesso tempo in cui segna la rinuncia della Chiesa al privilegio del foro, secondo quanto previsto dall’art. 16 dello stesso Concordato del pari contestualmente abrogato.309 Un accordo base al quale faranno seguito i quattro accordi Stato-Chiesa del 3 gennaio 1979.310
Per la loro influenza sui vescovi saranno poi prese in considerazione le nunziature apostoliche, le visite ad limina dei vescovi spagnoli e le visite apostoliche del papa in Spagna.
I nunzi apostolici. Il periodo si apre mentre, con il pontificato di Paolo VI, è nunzio apostolico Luigi Dadaglio311 (1968-1980). Antonio Innocenti312 (1981-1985) e poi Mario Tagliaferri313 (1985-1995) sono i nunzi nominati da Giovanni Paolo II per gli anni restanti del periodo qui in esame.
A riprova del logoramento dei rapporti con il regime stanno i 17 vescovi ausiliari che Dadaglio nomina tra il ’68 e il ’71. Mentre un «perfil episcopal» apparentemente diverso, Joaquín L. Ortega nota, in modo alquanto criptico, nelle nomine del nunzio Innocenti nella prima metà degli anni Ottanta.314
Tagliaferri è ricordato come un nunzio che segue da vicino le vicende della chiesa spagnola e che vi interviene spesso. Nel decennio della sua nunziatura si ebbero 59 nomine episcopali (31 trasferimenti e 28 promozioni), delle quali 10 solo nel 1991. Dei quindici arcivescovati esistenti, nominò i titolari in sette, in alcuni casi ecclesiastici che erano diventati vescovi durante la sua nunziatura. Secondo Ortega si trattò di un progetto di rimodellamento dell’episcopato spagnolo in sintonia con la linea del nuovo pontificato, che vide la sostituzione dei vescovi montiniani o la loro inamovibilità quando insediati presso sedi decentrate (Joan Martí Alanis,315 vescovo di Seu d’Urgell dal 1971 al 2003; Javier Osés,316 vescovo di Huesca dal 1977 al 2001; Rafael Torija,317 vescovo di Ciudad Real dal 1976 al 2003; Ramón Echarren,318 vescovo di Las Palmas nelle Canarie dal 1978 al 2005 e Teodoro Úbeda,319 vescovo di Mallorca dal 1972 al 2003) a fronte della grande mobilità ascendente di quelli di osservanza woijtiliana. Le nuove nomine riguardano ecclesiastici provenienti dai Seminari e dai nuovi movimenti apostolici.320
Le visite ad limina. I cambiamenti che si producono con Giovanni Paolo II riguardano anche l’accentuazione del centralismo romano e la convocazione annuale a Roma dei nuovi vescovi per i cinque anni successivi la nomina, «per imparare bene il catechismo, hanno detto alcuni» (stando alla battuta riportata sempre da Ortega).321
Regolamentate con cadenze quinquennali da papa Montini con il decreto Ad Romanam Ecclesiam, la prima serie di visite ad limina di vescovi spagnoli durante il pontificato di Paolo VI avviene tra il giugno 1976 e il febbraio 1977. Le prime con Giovanni Paolo II vanno dal dicembre 1981 al giugno 1982; le seconde dall’ottobre al dicembre 1986; le terze dal settembre al dicembre del 1991;322 le quarte dal settembre al novembre 1997. Ad esse si farà riferimento più avanti, così come al momento opportuno si farà menzione degli interventi pontifici in occasione delle visite apostoliche nel paese iberico, la cui cronologia è utile ricordare fin d’ora.
I viaggi apostolici del pontefice. Il primo di papa Wojtyła in Spagna – primo in assoluto di un pontefice nel paese iberico – si svolge tra il 31 ottobre e il 9 novembre 1982. Segno evidente di una speciale attenzione per la Spagna (che il papa prende come esempio di paese di solidissime tradizioni cristiane in fase di forte scristianizzazione e quindi dal significato paradigmatico, sfida e posta in gioco di una nuova e peculiare evangelizzazione), il papa polacco metterà piede altre cinque volte in Spagna. La seconda facendo tappa a Saragozza nell’ottobre del 1984 prima di raggiungere Santo Domingo e Puerto Rico. La terza nel 1989, dal 15 al 21 agosto, quando si reca a Santiago de Compostela e nelle Asturie. Il quarto nel 1993 dal 12 al 17 giugno, quando visita Siviglia, Huelva, e Madrid. Ne compirà un altro nel 2003 (3 e 4 maggio), che cade fuori del periodo qui in esame.
Tutto ciò premesso, gli ultimi due passi da compiere, prima di procedere all’analisi dei documenti, consistono nel fo...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Ilaria Biagioli e Alfonso Botti, La laicità dei cattolici
- Francia
- Spagna
- Portogallo
- Le autrici e gli autori
Domande frequenti
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