La legittimità contesa
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La legittimità contesa

Costruzione statale e culture politiche (Lombardia, secoli XII-XV)

  1. 293 pagine
  2. Italian
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La legittimità contesa

Costruzione statale e culture politiche (Lombardia, secoli XII-XV)

Informazioni su questo libro

L'attenzione per le culture politiche è una delle prospettive che più radicalmente ha rinnovato gli studi di storia dei rapporti di potere negli ultimi anni. In questa chiave, il libro rivisita i fenomeni di genesi della nuova statualità nei secoli XII-XV: andando oltre i funzionamenti istituzionali, i meri rapporti di forza, l'analisi si concentra sulle visioni – non necessariamente coerenti ma profondamente radicate – che i diversi attori sulla scena svilupparono dell'autorità legittima, del bene comune, della rappresentanza, della decisione. Protagonisti furono dunque non solo i giuristi al servizio della città, i duchi e i loro cancellieri, ma anche gli abitanti delle campagne, le comunità: ne scaturisce così un dibattito a più voci che l'autore ricostruisce prestando attenzione non unicamente alle ragioni dei vincitori. Dallo sviluppo dell'autonomia urbana alla stabilizzazione dello stato regionale il confronto sui valori e sulle idealità fu infatti sempre aperto e questo libro ne offre per la prima volta una ricostruzione complessiva.

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788833135601

II. Verso lo stato regionale

1. Nuovi scenari e vecchie questioni
L’opportunità di seguire il confronto tra culture politiche anche in età post comunale suggerisce di restringere il focus della ricerca su un ambito più circoscritto di quello finora considerato, con una riduzione di scala dall’area padana (talora, come si è visto, allargata anche alla vicina Toscana) alla sola Lombardia viscontea. Non che analogie e affinità non si possano osservare anche al di fuori di questo spazio politico: tuttavia, l’affermazione della signoria pluri-cittadina dei Visconti e poi la creazione di uno stato di dimensioni regionali impressero a questo ambito territoriale caratteri significativamente diversi da quelli osservabili nelle formazioni finitime.378 A questo si aggiunga che la storiografia ha riservato al tema dei linguaggi e delle culture politiche un’attenzione disomogenea: più forte in alcune regioni, assai più debole in altre, rendendo così difficile una sintesi che copra l’intera Penisola negli ultimi due secoli del medioevo.
A partire dai primi decenni del XIV secolo due fenomeni – concettualmente distinti, ancorché intrecciati nella pratica – concorsero a complicare il già articolato panorama delle culture politiche della Lombardia tardomedievale: la “mutazione signorile” – come l’ha icasticamente definita Andrea Zorzi – e l’avvento degli stati regionali.379
Da un lato, infatti, la mutazione del potere signorile in città, ora tendente a fuoriuscire dal perimetro delle istituzioni comunali fino a sovrapporsi ad esse, aprì la strada alla ricerca di nuove forme di legittimazione e di consenso, con sviluppi originali anche sul piano della riflessione politica e giuridica. Dall’altro la creazione proprio ad opera del signore di uno spazio istituzionale di dimensioni ampie, regionali, entro il quale lo sforzo regolatore del potere centrale si fece nel corso del tempo sempre più energico, se per un verso creò opportunità per attori locali vecchi e nuovi (dalle comunità rurali ai borghi, fino alle signorie rurali, che nel signore cittadino trovavano spesso un interlocutore interessato ad assecondarne le ambizioni di maggior autonomia dal centro urbano),380 per un altro si tradusse in una convivenza spesso difficile e conflittuale tra le culture politiche dei diversi protagonisti.
Senza indugiare in questa sede sulle ragioni che favorirono lo sviluppo di una signoria dalle dimensioni regionali – ragioni che la ricerca recente ha individuato ora nella sua missione pacificatrice, secondo un’aspirazione diffusa tra i Lombardi e testimoniata dalla celebre relazione inviata al papa dai legati Bernard Gui e Bertrand de la Tour (1317),381 ora nelle sue forti basi sociali, specie tra i ceti più colpiti dalla incipiente crisi economica,382 ora infine nel mutato equilibrio geopolitico, che dopo l’espansione angioina al di qua delle Alpi aveva reso evidente la fragilità delle città-stato davanti a una potenza sovraregionale383 –, conviene invece soffermarsi sui caratteri della nuova formazione politica.
Abbandonata da tempo l’immagine dello stato del primo Rinascimento come opera d’arte, “à la Burckardt”,384 in cui il principe modella plasticamente i corpi sociali e territoriali come fossero creta nelle mani di un artista, la storiografia ha preso atto della vitalità degli attori politici presenti sul territorio – alcuni dei quali, come si vedrà meglio di seguito, di nuova costituzione, come le squadre cittadine, le comunità federali nel contado, taluni poteri feudali, ecc. – coordinati, ma certo non dissolti dall’azione dello stato regionale:385 tanto che proprio in questo protagonismo politico diffuso, in questo pluralismo spinto, è possibile identificate uno dei tratti distintivi della Lombardia viscontea.386
L’esito di queste dinamiche politiche fu un’architettura statuale molto complessa, frutto più di fenomeni di accumulo che di selezione e semplificazione. L’aspetto che qui interessa sottolineare è che alla stratificazione di strutture istituzionali prodotta dal processo di state-building corrispose uno speculare processo di sedimentazione delle culture politiche: linguaggi, argomentazioni e idealità sviluppatisi fra XI e XIII secolo mantennero infatti – perlomeno in particolari ambiti sociali e territoriali – tutta la loro forza, mentre nuovi se ne aggiunsero. Con esiti facilmente intuibili: a fronte infatti del tentativo da parte dello stato regionale di imporre il proprio originale progetto di convivenza politica, la reazione dei corpi sociali e territoriali (anche di quelli più recenti) si levò forte, con l’effetto di amplificare il dibattito sulla legittimità del potere e di articolarlo in una gran varietà di posizioni, ancora una volta radicate in retroterra culturali spesso profondamente distanti.
2. L’ascesa della potenza viscontea, fra legittimazioni dal basso e aneliti maiestatici
Nella primavera del 1294 Adolfo di Nassau, re dei Romani, concesse a Matteo Visconti il titolo di vicario imperiale su Milano e sulla Lombardia. Come è stato ricordato ancora recentemente, l’investitura costituiva il suggello alla politica espansiva perseguita Visconti, capace di dispiegare la sua influenza, oltre che sulla città ambrosiana, anche su Novara, Vercelli, Casale e Como.387 Fortemente voluta da Matteo, la concessione gli permetteva di rinsaldare nel modo più prestigioso la sua militanza sul fronte filo-imperiale; non sembra, invece, che essa sia stata interpretata dallo stesso Visconti come un “suggerimento” a riplasmare l’apparato comunale da una posizione esterna e superiore ad esso. Anche negli anni seguenti, infatti, egli continuò a ricercare legittimità politica essenzialmente nella sua veste di capitano del popolo (ufficio esercitato in quasi tutte le città sopracitate): tanto che quando nel 1300 furono introdotte modifiche costituzionali per rafforzare il ruolo di Matteo in Milano, questo avvenne non con il riconoscimento di un nuovo ruolo per il Visconti, bensì attraverso la più netta subordinazione del comune agli organismi di Popolo (segnatamente tramite il trasferimento dal consiglio generale al capitano del popolo, al giudice della credenza di Sant’Ambrogio e agli anziani della «facoltà di regolare a loro arbitrio la repubblica»).388
Pochi anni e la situazione cambiò però radicalmente. Ad un fine ben diverso sembra infatti rispondere la richiesta di conferma del vicariato da parte di Matteo a Enrico VII all’indomani della caduta del regime torriano in Milano (1302-1310). La pressione cui le istituzioni comunali erano state soggette per opera di Guido della Torre (specie da...

Indice dei contenuti

  1. Risvolto
  2. Occhiello
  3. Frontespizio
  4. Colophon
  5. Indice
  6. Introduzione
  7. I. Verso la statualità comunale
  8. II. Verso lo stato regionale
  9. Nota conclusiva
  10. Bibliografia

Domande frequenti

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