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Haushofer e l’Asse Roma-Berlino
La geopolitica tedesca nella politica culturale nazi-fascista
- 233 pagine
- Italian
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Haushofer e l’Asse Roma-Berlino
La geopolitica tedesca nella politica culturale nazi-fascista
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Cosa fu l'Asse Roma-Berlino? Il capriccio di due dittatori, un'alleanza contraria tanto alla tradizione politica quanto all'interesse nazionale dei paesi coinvolti? O invece fu la risposta a un preciso progetto geopolitico per la creazione di una nuova Europa, che fosse capace di salvaguardare la propria posizione egemonica in un mondo dominato da grandi potenze continentali?
Questa domanda, che continua a interessare gli storici da oltre settant'anni, viene qui affrontata indagando il pensiero e l'attività politico-culturale di Karl Haushofer (1869-1946), autoproclamatosi consigliere di Adolf Hitler e "padre" della geopolitica tedesca: l'uomo che, negli anni Trenta e Quaranta, sviluppò una fitta rete di relazioni con l'Italia fascista al fine di preparare e rafforzare l'alleanza tra Roma e Berlino.
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20th Century History1. Haushofer in Italia
È difficile ridurre i rapporti politico-culturali tra Roma e Berlino a una fredda enumerazione di incontri, conferenze, scambi accademici e manifestazioni politiche. Nonostante tutta la passione per le uniformi, i distintivi, i gagliardetti, le bandiere, i passi da parata e i fraseggi roboanti – che caratterizzò tanto il regime mussoliniano quanto quello hitleriano – un sottofondo frivolo accompagnava anche le relazioni tra Italia fascista e Germania nazionalsocialista. Esso traspare ancora oggi in quelle fotografie che ci mostrano un Führer trasognato davanti alla Paolina Bonaparte del Canova, Göring e signora passeggiare in un’assolata giornata di febbraio sul lungomare di Sanremo, Hess spaesato tra i Fori Imperiali, il feroce Himmler mentre conversa amabilmente in piazza Michelangelo, oppure Goebbels, in divisa e guanti bianchi, che sorride sornione mentre percorre in gondola il Canal Grande. Il rapporto della Germania con l’Italia chiamava in causa qualcosa di più dell’affinità ideologica e di un’eventuale combinazione politico-internazionale, e perfino i più brutali tra i gerarchi nazisti non potevano sfuggire all’incanto che legava la loro terra a quella «in cui fioriscono i limoni».44
Karl Haushofer non fu certamente da meno. Anzi, riprendendo a sommi capi la sua biografia, non è difficile notare come l’Italia sia stata un luogo presente in diversi momenti decisivi della vita del geopolitico tedesco. Uno su tutti fu rappresentato dal viaggio in Asia orientale, quando fu proprio al porto di Genova che, il 22 ottobre 1908, Karl e Martha Haushofer si imbarcarono sul vapore “Goeben”, iniziando all’ombra della Lanterna quella circumnavigazione del globo che avrebbe influenzato notevolmente la nascita della stessa geopolitica haushoferiana – oltre che, ovviamente, della sua peculiare yamatologia.45 Tuttavia non sarebbe lecito limitare l’influenza della penisola nella biografia del general-maggiore bavarese a questo inizio, per quanto significativo. Osservando le carte familiari, i ricordi e, soprattutto, i diversi documenti che i coniugi Haushofer produssero durante la propria senescenza, possiamo accorgerci di come l’Italia abbia rappresentato un costante punto di riferimento o, per meglio dire, il paese estero più frequentemente menzionato, non di rado con toni nostalgici e sentimentali. Ad esempio, in una lunga lista dei “luoghi amati”46 gli Haushofer inserirono diverse città e località italiane – seconde per numero solo a quelle tedesche e nipponiche.
Ancor più significativamente, ricordando – con dettagliati disegni a matita – le sei “porte dell’ospitalità”,47 ovvero sei residenze tanto familiari per Karl e Martha Haushofer da sentirle quasi come casa propria, comparivano ben due “porte” della penisola: la prima in Campania, nella valle del Sele, dove si trovava la tenuta di Ponte Barizzo; la seconda in Liguria, a Lerici, con una bella villa e un rigoglioso giardino sul mare. Queste erano le residenze, rispettivamente, del barone Roberto Ricciardi e della contessa Mara Carnevale-Braida. I loro nomi figuravano inoltre in un documento certamente più rilevante – redatto probabilmente durante la Seconda guerra mondiale a uso interno e riservato della famiglia. Si trattava di un elenco delle «personalità eventualmente pronte a prestare aiuto»48 in cui, alla voce “Italia”, erano segnalati sia i due aristocratici, sia il geografo triestino Ernesto Massi e il vescovo austriaco Alois Hudal, rettore del Collegio di Santa Maria dell’Anima a Roma. Da questi indizi si può evincere un forte legame tra gli Haushofer e la penisola, spesso offuscato – nelle principali ricostruzioni della vita del geopolitico – da elementi certamente molto più interessanti dal punto di vista politico o intellettuale – come i ricordi dell’Asia orientale o il rapporto con il nazionalsocialismo – ma non per questo meno importante per una completa ricostruzione biografica della sua figura.
Rispetto a quello con il Giappone, il rapporto degli Haushofer con la penisola fu diretto, molteplice e protratto nel tempo.49 Karl e Martha Haushofer, talvolta assieme e talvolta separatamente, tra il 1922 e il 1941 visitarono la penisola in venti occasioni. Oltre a Genova, a Lerici e alla Campania conobbero Venezia, la Toscana, Roma, la Sicilia, Milano, Pavia, il lago di Como e vari dintorni rurali dei luoghi citati. Alcuni di questi soggiorni furono dovuti a impegni professionali – segnatamente per tenere conferenze o per incontrare determinate personalità –, altri a pure ragioni di svago e di turismo. Come noto, dalla Germania proveniva – e proviene tutt’ora – il principale afflusso di visitatori in Italia,50 e i coniugi Haushofer hanno assolto, negli anni, a quasi tutte le tipologie turistiche tipiche del tempo:51 hanno goduto della buona cucina e della tradizione musicale operistica; sono stati “svernanti” sui laghi dell’Italia settentrionale per dare giovamento ai problemi polmonari di Karl; sono stati turisti “politici” in Alto Adige e tipici visitatori dei patrimoni artistici del Rinascimento; hanno partecipato della celebrazione della Roma imperiale e apprezzato i «valori morali, civili, politici, produttivi» dell’Italia fascista;52 sono scesi nell’Italia meridionale alla ricerca di “città morte” e, infine, hanno villeggiato nel microcosmo mondano dell’aristocrazia locale – in una sorta di riproposizione, fuori tempo massimo, delle tradizioni del grand tour dell’anteguerra,53 segno di un riconoscimento sociale a cui gli Haushofer hanno continuamente aspirato.
Tale aspetto di diporto, in tutte le sue diverse sfumature, rappresentò il sostrato – la reale Basis – delle relazioni politico-culturali sviluppate da Karl Haushofer. Senza questa assidua frequentazione dell’Italia, non avrebbero avuto luogo i fecondi contatti intellettuali e politici stretti dal geopolitico bavarese al di sotto del Brennero dalla metà degli anni Trenta – almeno nella forma e nell’intensità che raggiunsero. Più in generale, gli studi dedicati alle relazioni italo-tedesche in età contemporanea – soprattutto quando ufficiose e informali – dovrebbero riuscire a includere, nelle loro giuste proporzioni, questo crescente movimento di persone, che spinse strati sempre più ampi della popolazione tedesca a visitare la penisola e, quindi, a familiarizzare con la realtà italiana.54 Il problema del turismo tedesco in Italia andrebbe inoltre affrontato da un punto di vista non meramente storico-economico – ovvero dalla prospettiva del paese ospitante – quanto anche da quello culturale – quindi considerando la percezione del viaggiatore.
Nella misura in cui non s...
Indice dei contenuti
- Risvolto
- Occhiello
- Frontespizio
- Colophon
- Indice
- Introduzione
- 1. Haus-hofer in Italia
- 2. Al servizio di Rudolf Hess
- 3. Prospettive storico-universali e geopolitiche dell’Asse Roma-Berlino
- 4. Insidie locali a una sfida globale: la questione sudtirolese
- 5. Crepuscolo politico-intellettuale
- Conclusione
Domande frequenti
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