La rappresentazione di Venezia
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La rappresentazione di Venezia

Francesco Foscari: vita di un doge nel Rinascimento

  1. 569 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Francesco Foscari: vita di un doge nel Rinascimento

Informazioni su questo libro

Reso immortale nei secoli grazie alle opere, tra gli altri, di Lord Byron, Giuseppe Verdi ed Eugène Delacroix, Francesco Foscari fu doge di Venezia negli anni tumultuosi tra il 1423 e il 1457. Spesso argomento di leggenda, la sua vita fu segnata da scontri politici, nemici in cerca di vendetta e strazianti drammi familiari, per terminare con l'allontanamento forzato dal soglio ducale. Nonostante tutto questo, fino a oggi non era mai stata scritta una sua biografia. Questo libro, una storia completa e affascinante della vita del principe, va a colmare uno spazio lasciato vuoto per troppo tempo, gettando nuova luce non solo sulla vicenda personale di un uomo, ma anche sulla storia e sulla cultura della Venezia del Quattrocento. Dennis Romano ricostruisce la vita di Foscari attraverso l'attenta lettura dei registri del governo e delle cronache del tempo, ma non si limita a questo. Attraverso una non convenzionale chiave di lettura, fa uso dei monumenti architettonici commissionati dal doge e dalla sua famiglia per trasformarli in un importante strumento interpretativo, utile a svelare la personalità e la strategia politica del grande personaggio, ponendo l'accento su quell'intreccio tra arte e potere caratteristico del Rinascimento italiano. Mettendo ordine tra miti di lunga data e materiali d'archivio, l'autore ci fa capire come la figura di questo doge sia arrivata a rappresentare, e addirittura a incarnare, lo stato veneziano.

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Informazioni

1. Diventare doge, 1373-1423
Non magni commodi est ducatus Venetiarum, sed
maxime seruitutus; est enim organum ciuitatis.
(Il dogado di Venezia non fornisce chi lo detiene
di grandi ricompense ma richiede dedizione;
è in assoluto uno strumento per la città)
Enea Silvio Piccolomini19
Nella notte del 15 aprile 1423, vigilia della festa di Sant’Isidoro, un comitato di quarantuno elettori riuniti in conclave proclamava Francesco Foscari sessantottesimo doge di Venezia.20 L’esito della votazione fu una sorpresa anche per gli stessi elettori, perché Foscari era il più giovane dei quarantuno e tra i candidati più illustri che avevano probabilità di succedere al recentemente scomparso Tommaso Mocenigo si trovavano il popolare eroe navale Pietro Loredan e l’autorevole Marino Caravello. Ciononostante una serie di fattori aveva portato Francesco Foscari e Venezia a questo risultato. Nonostante avesse soltanto 50 anni, Foscari aveva guadagnato una vasta esperienza sia in affari interni che internazionali, ricoprendo molte delle cariche di governo di maggior importanza e prestando servizio nelle missioni diplomatiche più delicate. Inoltre, lui e i suoi parenti, il padre Nicolò ma soprattutto lo zio – anch’egli di nome Francesco ma conosciuto come Franzi – avevano accumulato la ricchezza personale e le relazioni sociali necessarie per aspirare alle più alte cariche della Repubblica marciana. Foscari si era trovato a cavalcare l’onda del cambio generazionale nella politica veneziana nel momento in cui cominciava ad abbandonare la scena il gruppo che si era formato durante una delle più gravi crisi di Venezia, la Guerra di Chioggia (1379-1381) in cui poco ci mancò che la città non venisse sopraffatta dalla rivale Genova. In aggiunta, Foscari aveva sempre sostenuto una nuova politica in grado di favorire l’espansione di Venezia verso la terraferma, ciò, qualcuno ha argomentato, a scapito degli interessi marittimi. Infine, Foscari aveva dimostrato di avere la spinta personale e le qualità individuali necessarie per arrivare al dogado.
Con la sua elezione, il Foscari si andrà a unire alla lunga serie di dogi i cui ritratti ornano la parte superiore delle pareti della sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale; la sala è stata di recente restaurata, lungo il suo perimetro ogni ritratto è accompagnato da un’epigrafe indicante le principali qualità del doge. Nel 1577 un incendio aveva distrutto la serie originale, così come i cicli pittorici raffiguranti momenti significativi della vita della città e firmati da artisti del calibro di Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio, nella parte inferiore delle pareti.21 Il ritratto di Foscari che ora si trova sul lato destro della parete di fronte al Paradiso di Tintoretto, risale al secolo XVI ed è opera della scuola dello stesso Tintoretto (fig. 1). A fronte del ritratto del suo predecessore Tommaso Mocenigo, ci mostra Francesco Foscari di tre quarti: in una mano stringe l’estremità di uno stendardo che si svolge attorno alla spalla sinistra per continuare dietro la sua schiena e reca l’iscrizione: «Post mare perdomitum, post urbes marte subactas / florentem patriam longavus pace reliqui» (Dopo avere domato il mare, dopo aver conquistato le città con la guerra, nella mia vecchiezza, lasciai la mia fiorente patria in pace). L’epigrafe si riferisce ai numerosi decenni di guerra che avevano logorato il dogado del Foscari, alla Pace di Lodi (1454) e alla formazione della Lega Italica che ne segnò la conclusione. Il ritratto risponde alle convenzioni del tardo Cinquecento quanto a posa e costume.
Come in realtà apparisse il ritratto originale resta un punto di domanda, anche se un frammento del Quattrocento raffigurante i dogi Antonio Venier e Michele Steno ce li mostra parimenti rivolti di tre quarti. C’è chi invece sostiene che una copia più simile all’originale sia costituita da una piccola tavola attribuita al pittore Lazzaro Bastiani (tav. 1) che ritrae Foscari di profilo su sfondo scuro.22 L’abito ufficiale di broccato oro e cremisi avvolge il suo corpo, rendendo difficile delinearne la curva della spalla e dando l’impressione che la sua schiena sia leggermente girata verso lo spettatore. Gli elaborati bottoni del mantello risaltano sullo sfondo; Foscari indossa il corno ducale, la cui foggia deriva dalla corte bizantina, e sotto di esso il bianco zucchetto, o camauro, allacciato da un cordino sotto il mento.23 La parte superiore del corno è rivestita dello stesso broccato della mantella, mentre la parte più bassa è decorata da un’ampia banda di panno d’oro ricamato con losanghe ed elementi in rilievo simili a borchie che sembrano gioielli. Il volto è reso con precisione, il doge appare con guance cadenti, il collo pesante e le borse sotto gli occhi. L’idea generale che se ne trae è quella di intelligenza spruzzata di scetticismo o perplessità, dal momento che Foscari sembra sollevare un sopracciglio e muovere le labbra nel più impercettibile dei sorrisi. Non è difficile immaginarlo come l’espressione di una persona pragmatica e realista che ascolta calmo le enfatiche richieste di un suddito adulante in cerca di favori.
Ma è meglio non correre il rischio di simili supposizione, dal momento che lo scopo di questo dipinto, come per la maggior parte dei ritratti nel Quattrocento, non era quello di cogliere la personalità del modello, si intendeva piuttosto celebrare l’ufficio ducale e onorarne il raggiungimento da parte di Foscari. In questo senso fornisce invece delle indicazioni su come i Veneziani amassero immaginare i loro governanti e cosa significasse per un individuo salire al trono ducale. Questo capitolo intende prendere in esame l’ufficio ducale insieme agli eventi e ai fattori che portarono Foscari sul trono in quella notte d’aprile nel 1423.
Francesco Foscari era nato nel 1373, figlio maggiore di Nicolò di Giovanni Foscari e Cateruzia Michiel, probabilmente nel palazzo di famiglia nella parrocchia di San Simeon Apostolo, sulla riva opposta del Canal Grande rispetto all’odierna stazione ferroviaria.24 Quello dei Foscari era un casato abbastanza importante all’interno dell’élite veneziana: la tradizione li fa giungere a Venezia dalla campagna attorno a Mestre nel tardo secolo X. In effetti alcune persone con quel nome cominciano ad apparire nei documenti subito dopo l’anno Mille;25 ma fu il coinvolgimento della famiglia nel processo socio-legislativo noto come Serrata del Maggior Consiglio, nel periodo che va dal 1297 al 1323, che gettò le basi della loro futura reputazione, in quanto ciò garantiva a loro – come alle altre circa 150 famiglie incluse nella Serrata – il diritto ereditario ed esclusivo di sedere in consiglio e di conseguenza l’opportunità di essere eletti nei vari uffici statali, ivi incluso il dogado.26 Sebbene non rientrassero nelle “case vecchie” (le più antiche e insigni del patriziato veneziano), i Foscari facevano parte di un secondo illustre gruppo di clan patrizi, le “case nuove”.27
Nel mondo chiuso della politica veneziana, con il suo sistema basato su un lignaggio di tipo patrilineare, la famiglia giocava un ruolo di grande significato. L’ascesa politica e sociale della casa dei Foscari ebbe inizio con il bisnonno del doge, Nicolò,28 che si sposò tre volte ed era proprietario di una ingente quantità di beni sia in Venezia, in gran parte a Rialto, che in terraferma, a Zelarino nel distretto di Treviso e a Noventa nel Padovano. Questi possedimenti nell’entroterra, unitamente forse al secondo matrimonio (con Balzanella da Peraga), lo attirò nell’orbita dei signori italiani di terraferma, in particolar modo i Carrara, signori di Padova e gli Scaligeri di Verona.29 Nel 1328 Cangrande I della Scala lo investì cavaliere e tre anni più tardi, nel 1331, Giovanni, conte di Lussemburgo e re di Boemia e Polonia, figlio del defunto sovrano del Sacro Romano Impero Enrico VII, investì lui e i suoi eredi delle terre di Zelarino e Noventa e di altre proprietà a Sant’Ambrogio (San Bruson) come feudi onorari che si portavano anche il titolo di conte.30
Nel gennaio del 1341 Nicolò Foscari dettava le sue ultime volontà al notaio Felice de Merlis, nominando suoi esecutori la moglie Isabeta, i figli e i procuratori di San Marco (pubblici ufficiali, nati inizialmente con il compito di sovrintendere alla fabbrica della basilica, che con il tempo assunsero compiti sempre maggiori fino a diventare una delle più alte cariche del governo veneziano); nel testamento si stabiliva l’ammontare delle doti per le figlie, Agnesina e Maria, mentre i figli maschi, Giovanni e Jacobello, erano nominati eredi universali. Fece inoltre numerosi lasciti in beneficenza: si chiedeva, per esempio, che fosse ultimato l’ospedale iniziato a costruire per sua volontà sull’isola di Murano, con lo scopo di dare ricovero a 12 poveri pazienti e per garantire alla struttura una sicurezza finanziaria pure in futuro la dotò di numerose proprietà, anche a Murano e in terraferma vicino a Mestre; riservò inoltre alla famiglia il diritto di nominare il priore dell’ospedale e tutto il personale. Anche la sua parrocchia natale, San Simeon Apostolo, b...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Occhiello
  3. Frontespizio
  4. Colophon
  5. Ringraziamenti
  6. Abbreviazioni
  7. Prefazione
  8. 1. Diventare doge, 1373-1423
  9. 2. Tributo alla Vergine, 1423-1433
  10. 3. La via reale, 1433-1442
  11. 4. La casa dei Foscari, 1443-1453
  12. 5. Ultimi giudizi, 1454-1457
  13. 6. Ricordando Foscari, 1457-2007
  14. Bibliografia
  15. Indice dei nomi
  16. Referenze fotografiche
  17. Inserto fotografico
  18. Quarta di copertina

Domande frequenti

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