Vivere la città
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Vivere la città

Roma nel Rinascimento

  1. 297 pagine
  2. Italian
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Vivere la città

Roma nel Rinascimento

Informazioni su questo libro

Tra Medioevo e Rinascimento, tra ombre e luci, Roma è una città piena di vita. I saggi qui raccolti da Ivana Ait e da Anna Esposito si propongono di evocare i diversi volti di una Roma inedita, letta attraverso le fonti coeve, le immagini del paesaggio urbano, le tracce "ordinarie" della vita degli abitanti della città, mostrando romani e forestieri, nobili e popolari, letterati e illetterati, laici, religiosi ed ecclesiastici, donne e uomini colti nei momenti di vita quotidiana, nello svolgimento di attività produttive e di servizi, nelle manifestazioni di pietà religiosa e di solidarietà sociale, nella festa e nel divertimento: una realtà poco nota e più sfuggente, ma piena di sorprese.

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Informazioni

Anno
2020
eBook ISBN
9788833135823
Argomento
History
II. Lavorare, organizzarsi
Alfio Cortonesi

Agricoltura in città. Gli orti di Roma fra XIII e XV secolo

Negli ultimi decenni, nel quadro di una rinnovata attenzione per la storia delle produzioni agricole e della cultura materiale – dell’alimentazione soprattutto –, si è preso ad approfondire anche l’indagine degli assetti colturali, della gestione e delle funzioni degli spazi ortivi e dei giardini quali risultano testimoniati nelle fonti italiane medievali (siano esse archivistiche, archeologiche, iconografiche, letterarie etc.). Ne è scaturito, rispetto a tale problematica, un notevole avanzamento delle conoscenze con riferimento sia a taluni contesti comunitativi quanto ad altri regionali e sub-regionali.246
Venendo alla situazione che interessa in queste pagine, quella della Roma tardomedievale, è da rilevare anzitutto come ricerche recenti abbiano messo in luce l’importanza che rivestono, per l’economia della città, l’attività agricola e quella pastorale;247 n’è derivata un’inedita attenzione anche per la pratica orticola, la cui incidenza sugli ordinamenti della produzione agraria non deve essere sottovalutata sia per quanto riguarda l’ambito romano, sia – com’è ormai noto – più generalmente, per quello italiano nel suo insieme.248 Degli orti e dell’orticoltura romana dei secoli XIII-XIV (con una proiezione anche sul XV) tornerò ad occuparmi in questa circostanza,249 avendo piena consapevolezza delle difficoltà derivanti da una documentazione limitata e frammentaria, che – come avremo modo di constatare – è perlopiù costituita fino alla metà del Trecento dalle testimonianze dei cartari ecclesiastici e solo in seguito si arricchisce del contributo dei protocolli notarili.
La cerchia muraria romana quale ancor oggi è possibile ammirare fu voluta, in tempi di crescente insicurezza, dall’imperatore Aureliano (270-275) che cominciò a costruirla nel 271, decidendo di includervi gli spazi verdi annessi alle ville che circondavano la città; a terminare l’impresa fu, qualche anno più tardi, l’imperatore Marco Aurelio Probo (276-282). Lunga circa 20 km, essa venne ad abbracciare una superficie superiore ai 1400 ha. Alla metà del secolo IX, per iniziativa del pontefice Leone IV (847-855), si aggiunsero alla cinta originaria 3 km di bastioni intesi alla tutela della basilica petrina, delle chiese e delle abitazioni prossime dall’eventuale ripetersi di attacchi da parte dei saraceni, che già nell’846 avevano funestato la zona del Colle Vaticano.250 Nessuna città europea sarebbe stata dotata, in quella fase storica come pure in seguito, di un anello murario di tale lunghezza e di una superficie protetta tanto estesa; basti pensare che la cinta trecentesca di Firenze includeva una superficie di circa 400 ha, più o meno quella che nello stesso periodo annoverava Bologna. All’origine di ciò era, appunto, la genesi tardoantica delle mura romane, commisurate alle esigenze di un abitato assai esteso che avrebbe conosciuto nei secoli della decadenza dell’impero e più ancora in quelli altomedievali una contrazione vistosa (con il conseguente incremento dei terreni sottoponibili a coltura).
Fra talune porte ancora praticabili della cerchia aureliana e la zona sulla quale insisteva nel periodo di riferimento (XIII-XV sec.) la parte abitata della città (ovvero, principalmente, l’ansa del Tevere e i quartieri posti sulla riva destra del fiume: Trastevere e Borgo) potevano misurarsi chilometri di distanza; le terre che si trattava di attraversare per percorrere tale cammino erano appunto quelle coperte, con varia intensità, dagli orti e dalle vigne intra muros. Il maggiore addensamento dei coltivi si registrava sia nei luoghi in cui la migliore esposizione e lo scorrimento delle acque di superficie garantivano le più favorevoli condizioni di impianto, sia dove i nuclei di popolamento decentrati – il cui numero e la cui consistenza è da non sottovalutare251 – facevano sì che, per la comodità del rifornimento domestico e, forse più di rado, per l’incremento del reddito familiare, un’aureola di parcelle sovente chiuse (clusae, clausurae) e di diversa estensione cingesse da presso le case, con proiezione spaziale di varia profondità. Basiliche, monasteri, agglomerati abitativi periferici – ubicati magari in prossimità degli acquedotti o delle porte di maggior transito – contribuivano dunque, con i loro annessi fondiari, a disegnare la trama irregolare di una campagna intramuranea di evidente peculiarità nel panorama urbano d’Italia.252
Ciò rilevato, è d’obbligo aggiungere 1) che, nonostante il processo di urbanizzazione in atto nei secoli centrali del medioevo, le parcelle ortive mantennero le loro posizioni in ambito cittadino anche entro le superfici di più fitto e coerente insediamento, 2) che nelle campagne extra muros gli orti, ovunque l’abbondanza delle acque e la natura dei suoli ne incoraggiassero l’impianto, diedero luogo, in competizione con le vigne, a terroirs di una certa estensione ed omogeneità colturale.253
Dove la città murata aveva il sopravvento – e già lo si accennava – il puzzle degli orti e delle vigne, arricchito da giardini domestici di diversa estensione e ricchezza arboricola, prendeva corpo grazie a presenze spesso interstiziali e di dimensione modesta. A partire dagli esordi del secolo XI, in ragione delle iniziative di chiese e monasteri detentori di terreni più o meno ampi all’interno o a ridosso della parte abitata, ad es. nell’area planiziale di Campo Marzio o lungo la via Lata, la città costruita (che finì col misurare circa ¼ della superficie intramuranea) prese ad estendersi e a farsi sempre più compatta, accrescendo in tal modo il contrasto con la restante parte al di qua delle mura: contrasto che nei secoli XII e XIII si fece più netto stante l’immigrazione verso l’ansa del Tevere dei residenti nei nuclei insediativi interni ed esterni alla cerchia muraria.254
Case (ma anche palatia e accasamenta) cum orto post se (raramente ante e iuxta se)255 si riscontrano nei cartulari ecclesiastici romani che attestano sovente la loro appartenenza ad aree urbane connotate dal più fitto reticolo insediativo.256 In regione Sancti Angeli, in regione Trivii, lungo le vie strette e affollate di Arenula e di Pigna, di Ponte e di Parione (ne risultano provviste anche alcune delle case che affacciano in platea Campoflorum), dove più intensa si fa la vita della Roma medievale, l’orto si insinua a ribadire un ben saldo legame c...

Indice dei contenuti

  1. Risvolto
  2. Occhiello
  3. Frontespizio
  4. Clophon
  5. Indice
  6. Premessa
  7. Vivere la città. Roma nel Rinascimento: relazione introduttiva
  8. I. Abitare, consumare
  9. II. Lavorare, organizzarsi
  10. III. Insegnare, scrivere
  11. IV. Pregare, aiutare, assistere
  12. V. Mostrarsi, fare festa

Domande frequenti

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