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Fondamenti dell'Italia
Informazioni su questo libro
È un libro intenso e chiaro che si propone di spiegare, in un percorso critico e commentato, i “Fondamenti dell’Italia”. L’autore presenta la Costituzione Italiana in una chiave di lettura avvincente, scorrevole ed originale, ben indirizzata a quanti, tra giovani e non, vogliano ben comprendere le diverse sfumature della nostra Carta Costituzionale ed immergersi nel contesto e nella realtà storica che l’ha determinata.
Il testo non vuole essere una semplice consultazione di articoli, presentati ordinatamente dal primo all’ultimo, ma un percorso critico-argomentativo tra gli articoli, ben ragionato ed analitico, che apre dei margini di analisi verso approfondimenti storico-culturali che osservano l’atto costitutivo della nostra carta repubblicana alla luce di un percorso dialettico, parimenti sincronico e diacronico.
È sorprendente come l’autore sappia unire in senso critico e dialettico gli approfondimenti derivanti dall’analisi storica della Costituzione con le curiosità del sostrato socio-culturale del contesto di appartenenza. Interessante è lo studio storico e semantico del nostro tricolore, dell’emblema repubblicano e dell’inno nazionale… L’autore, in un excursus testuale, sa aprire degli squarci monografici su quanti hanno operato ed agito per l’Italia, lasciando una traccia indelebile della loro impronta nella storia e nella nostra identità nazionale.
A corredo del testo, come a comprova testimoniale, seguono estratti di voci autorevoli quali il giudizio critico di Claudio Magris sul significato proprio della Carta Costituzionale… fino al discorso integrale sulla Costituzione tenuto dall’onorevole Piero Calamandrei nel 1955.
Prof. Cosmo Pasciuto
Roberto Uttaro nasce a Formia il 28 maggio 1975. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Gaeta dove frequenta l’Istituto Tecnico Nautico “Giovanni Caboto” e, nel 1993, consegue brillantemente il Diploma di Maturità in qualità di “Macchinista Navale”. Nel 1995, frequenta l’89° corso Allievi Ufficiali di Complemento presso l’Accademia Navale di Livorno. Dopo aver assolto il servizio di leva come Guardia Marina su Nave Maestrale, di stanza a La Spezia, nel 1996 si imbarca come Allievo Ufficiale di Macchine sulle navi della marina mercantile. Dal 1998 al 2000 frequenta il 73° corso “Ortigara II” Allievi Marescialli ramo Mare della Guardia di Finanza, prima a Portoferraio e successivamente a Gaeta. Promosso al grado di Maresciallo nel 2000 frequenta il corso di specializzazione come “Tecnico di Macchine” presso la Scuola Nautica di Gaeta, classificandosi al I° posto. Spicca nel suo ventennale servizio come “Fiamma Gialla” il periodo trascorso a Lampedusa, in prima linea, nella lotta contro l’immigrazione clandestina e nel salvataggio delle vite umane in mare. È coniugato con la signora Nunzia De Vivo, e padre di Marika e Manuel. È appassionato di Storia e Letteratura, in particolare della realtà risorgimentale e post-risorgimentale. Per Passerino editore ha pubblicato "E ti scrivo" 2019 e "Il Commodoro Othrebohr" 2020.
Il testo non vuole essere una semplice consultazione di articoli, presentati ordinatamente dal primo all’ultimo, ma un percorso critico-argomentativo tra gli articoli, ben ragionato ed analitico, che apre dei margini di analisi verso approfondimenti storico-culturali che osservano l’atto costitutivo della nostra carta repubblicana alla luce di un percorso dialettico, parimenti sincronico e diacronico.
È sorprendente come l’autore sappia unire in senso critico e dialettico gli approfondimenti derivanti dall’analisi storica della Costituzione con le curiosità del sostrato socio-culturale del contesto di appartenenza. Interessante è lo studio storico e semantico del nostro tricolore, dell’emblema repubblicano e dell’inno nazionale… L’autore, in un excursus testuale, sa aprire degli squarci monografici su quanti hanno operato ed agito per l’Italia, lasciando una traccia indelebile della loro impronta nella storia e nella nostra identità nazionale.
A corredo del testo, come a comprova testimoniale, seguono estratti di voci autorevoli quali il giudizio critico di Claudio Magris sul significato proprio della Carta Costituzionale… fino al discorso integrale sulla Costituzione tenuto dall’onorevole Piero Calamandrei nel 1955.
Prof. Cosmo Pasciuto
Roberto Uttaro nasce a Formia il 28 maggio 1975. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Gaeta dove frequenta l’Istituto Tecnico Nautico “Giovanni Caboto” e, nel 1993, consegue brillantemente il Diploma di Maturità in qualità di “Macchinista Navale”. Nel 1995, frequenta l’89° corso Allievi Ufficiali di Complemento presso l’Accademia Navale di Livorno. Dopo aver assolto il servizio di leva come Guardia Marina su Nave Maestrale, di stanza a La Spezia, nel 1996 si imbarca come Allievo Ufficiale di Macchine sulle navi della marina mercantile. Dal 1998 al 2000 frequenta il 73° corso “Ortigara II” Allievi Marescialli ramo Mare della Guardia di Finanza, prima a Portoferraio e successivamente a Gaeta. Promosso al grado di Maresciallo nel 2000 frequenta il corso di specializzazione come “Tecnico di Macchine” presso la Scuola Nautica di Gaeta, classificandosi al I° posto. Spicca nel suo ventennale servizio come “Fiamma Gialla” il periodo trascorso a Lampedusa, in prima linea, nella lotta contro l’immigrazione clandestina e nel salvataggio delle vite umane in mare. È coniugato con la signora Nunzia De Vivo, e padre di Marika e Manuel. È appassionato di Storia e Letteratura, in particolare della realtà risorgimentale e post-risorgimentale. Per Passerino editore ha pubblicato "E ti scrivo" 2019 e "Il Commodoro Othrebohr" 2020.
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Informazioni
Argomento
Politics & International RelationsCategoria
Public LawArt. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul
lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle
forme e nei limiti della Costituzione.
I membri dell’Assemblea Costituente
sapevano che ogni parola doveva essere rivolta anche alle
generazioni future. Tutti erano d’accordo sul fatto che il primo
articolo avrebbe dovuto definire che tipo Democrazia sarebbe stata
l’Italia.
Il partito comunista capeggiato da
Palmiro Togliatti e gli altri partiti di sinistra proposero come
prima frase “L’Italia è una Repubblica Democratica dei
lavoratori”.
La Democrazia Cristiana guidata da
Aldo Moro avrebbe voluto come premessa “la dignità umana è
inviolabile”.
Ugo La Malfa propose per i
repubblicani “Una Repubblica fondata sui diritti della libertà e
sui diritti del lavoro”.
Alla fine l’Assemblea approvò il
testo del primo articolo così come lo conosciamo oggi.
Il termine Repubblica deriva dal
latino res publica, che significa “cosa di tutti”, “cosa comune” o
appunto “cosa pubblica” e indica lo Stato, inteso come la comunità
dei cittadini.
Il termine democratica deriva dal
greco: demos significa popolo, kratos significa potere, quindi,
democrazia significa potere al popolo.
Per capire a fondo il primo
articolo della costituzione, bisogna leggerlo rovesciandone il
testo: “
L’Italia non è una Monarchia dittatoriale fondata sui titoli
nobiliari. La sovranità non appartiene ai nobili.”
Con l’articolo 1, i Padri
Costituenti hanno voluto rinnegare la Monarchia, rea di aver
favorito la dittatura fascista e hanno voluto cancellare i titoli
nobiliari i quali non avrebbero costituito più un diritto né
conservato alcuna rilevanza giuridica.
L’Italia è una Repubblica
Democratica in quanto il popolo aveva eletto, a suffragio
universale, tale forma di Governo con il Referendum del 2 giugno
1946.
La Repubblica è una forma di
Governo immodificabile, come previsto dall’
art.139 della Costituzione: “La forma repubblicana non può
essere oggetto di revisione costituzionale”.
In tal modo il primo e l’ultimo
articolo della costituzione si ricongiungono in una sorta di
continuità ideologica.
La forma democratica del governo
permette al popolo di eleggere i propri rappresentanti tramite
libere elezioni. Questi a loro volta attuano le scelte politiche
che sono espressione della volontà popolare. Anche il popolo può
partecipare direttamente alla funzione politica tramite strumenti
di democrazia diretta: elezioni, petizioni (art. 50 Cost.) e
referendum (art.75 Cost.).
L’importanza del lavoro assume una
posizione fondamentale per la nostra nazione già dal primo articolo
della carta costituzionale.
Nel momento storico in cui fu
redatta la Costituzione, l’Italia era appena uscita distrutta,
materialmente, dalle bombe della II Guerra Mondiale, e moralmente,
a causa del ventennio di dittatura fascista.
La ricostruzione postbellica non
poteva prescindere dal contributo dei lavoratori.
Il secondo comma rafforza il
concetto di democrazia enunciato dal primo comma: l’esercizio della
sovranità appartiene al popolo, ma trova dei “paletti” nelle forme
e nei limiti imposti dalla costituzione stessa.
L’assemblea era tutta concorde
sulla sovranità popolare; era in disaccordo però sulla scelta del
verbo. La Democrazia Cristiana propose “la sovranità emana dal
popolo”, mentre il Partito Liberale voleva “risiede nel popolo”.
Bisognava evitare il rischio che una futura interpretazione
spogliasse il popolo della sovranità per cederla agli eletti. Per
questo motivo la Costituente decise per il verbo “
appartiene”.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
In questo articolo, i Padri
Costituenti hanno voluto garantire i diritti dell’uomo, i quali
costituiscono patrimonio inviolabile della persona umana.
Il diritto alla vita, alla salute,
alla libera manifestazione del pensiero, alla libertà fisica, alla
riservatezza, sono tutti diritti intangibili e, pertanto, devono
essere garantiti dai pubblici poteri.
Durante i lavori dell’Assembla
Costituente, la discussione di questo articolo si concentrò
sull’aggettivo con cui definire i diritti dell’uomo. Fra quelli
proposti vi furono: fondamentali, irrinunciabili, eterni, sacri,
originari, imprescrittibili, incancellabili, essenziali,
insopprimibili, naturali e inviolabili. Alla fine la Costituente
decise per l’aggettivo “inviolabili” in quanto rivestiva sia un
significato tanto giuridico quanto storico e filosofico.
Con la frase “diritti inviolabili”
si è voluto tutelare i diritti espressamente evocati negli articoli
della Costituzione e quelli naturali già preesistenti alla
formazione dello Stato (per esempio, il diritto di vivere, di
parlare, di procreare…).
Nell’ottica del rispetto dei
diritti inalienabili, l’Art. 2 Cost. si collega all’Art. 27 Cost.
con cui i Padri Costituenti, rifacendosi al pensiero di Cesare
Beccaria nel suo “Dei delitti e delle pene”, hanno voluto abolire
la tortura e la pena di morte, sancendo che
“le pene non possono consistere in trattamenti contrari al
senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del
condannato” e che
“non è ammessa la pena di morte”.
Siccome ad ogni diritto corrisponde
un dovere, i Padri fondatori decisero di inserire un esplicito
richiamo ai «doveri inderogabili» che ogni singolo individuo è
tenuto a rispettare per garantire una convivenza civile all’interno
della comunità.
Anche in questo caso i doveri
intesi dai Costituenti comprendevano quelli indicati dalla Carta e
quelli cosiddetti naturali (rispetto della vita dell’altro, delle
libertà altrui…).
La tutela dei diritti dell’uomo,
calpestati durante il ventennio di dittatura fascista, rappresenta
un tratto essenziale del carattere democratico della
Repubblica.
Il secondo articolo afferma il
principio personalista che, come ha stabilito la Corte
Costituzionale (167/1999), “
pone come fine ultimo dell’organizzazione sociale lo sviluppo
di ogni singola persona umana”.
Il concetto di «inviolabilità» non
riguarda solamente la protezione dei cittadini dalle illecite
intromissioni delle autorità nella loro sfera privata, ma
costituisce un invito effettivo affinché le istituzioni si
adoperino per soddisfare le esigenze primarie dei singoli
individui.
L’articolo, inoltre, stabilisce
altri due principi di grande importanza: quello pluralista e quello
solidarista.
Con il principio pluralista, la
tutela dei diritti si estende anche a quelle formazioni sociali
(famiglia, scuola, partiti politici, associazioni) in cui si
realizza la personalità dei singoli individui.
Con il principio solidarista la
Costituzione impone ai cittadini il rispetto di una serie di doveri
quali, per esempio, la difesa della Patria o il regolare pagamento
delle tasse.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti
alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese.
L’art. 3 si configura come
l’architrave di tutta la Carta Costituzionale.
I Padri Costituenti inserirono
questo articolo fra i diritti fondamentali in quanto convinti che
il principio di uguaglianza dovesse rappresentare il cuore della
Costituzione ed essere uno dei criteri fondamentali su cui fondare
l’ordinamento giuridico italiano.
La finalità dell’Assemblea
Costituente era quella di eliminare gli ostacoli che fino ad allora
avevano impedito a tutti i cittadini di godere di una pari dignità
sociale.
Durante la dittatura fascista
furono negati il diritto al voto, la libertà di culto religioso e
di manifestazione di un credo politico differente da quello imposto
dallo Stato. Nel 1925, infatti, mentre in Inghilterra nasceva la
Televisione, uno dei massimi strumenti di libertà, in Italia Benito
Mussolini bandiva tutti Partiti Politici ad eccezione del Partito
Fascista. Nel 1938 le leggi razziali stabilivano la disuguaglianza
tra gli uomini, affermando che “
le razze umane esistono” e che “
esistono grandi razze e piccole razze”, come a voler
rimarcare quanto espresso da Joseph Arthur, conte di Gobineau, nel
“
Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane” del
1855.
Per evitare che ciò potesse
ripetersi, si volle sancire nell’art. 3 il principio di uguaglianza
formale (ciascun cittadino ha pari dignità di fronte alla legge) e
di uguaglianza sostanziale (ovvero, l’uguaglianza effettiva fra i
cittadini). Poiché nella realtà quotidiana esistono numerosi
fattori di disuguaglianza, l’art. 3 affida alla Repubblica il
compito di ridurre le disparità sociali tra i cittadini.
L’espressione «condizioni
personali» rafforza la volontà di evitare discriminazioni basate
sulle caratteristiche del singolo cittadino (durante i lavori
preparatori, per esempio, si fece riferimento alla cecità,
affermando espressamente che questa non doveva rappresentare una
condizione discriminante).
L’art. 3 condensa l’art.1 della
“Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” della
Repubblica Francese del 26 agosto 1789
“gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le
distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità
comune” e anticipa ciò che sarà sancito dall’ art.1 della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, proclamata
dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite riunita a Parigi, al
Palais de Chaillot, il 10 dicembre 1948
“tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e
diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire
gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
L’art. 4 si collega direttamente al primo comma dell’art.1: il lavoro è alla base della vita dei cittadini ed è un fondamento della Repubblica Italiana.
Fu deciso di inserirlo fra i Principi Fondamentali per sottolineare che il “diritto al lavoro” non rappresentava una norma giuridica, ma un principio programmatico, un invito al Legislatore affinché si attui una politica volta alla riduzione della disoccupazione e, quindi, a garantire un lavoro a ciascun cittadino.
Il primo comma dell’art. 4 sancisce il diritto ad avere un posto di lavoro e a conservarlo; lo Stato riconosce a tutti i cittadini questo e per renderlo concreto, si impegna a ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Fondamenti dell'Italia
- Indice dei contenuti
- PRESENTAZIONE DEL PROF. COSMO PASCIUTO
- FONDAMENTI DELL’ITALIA
- Il discorso sulla Costituzione tenuto dal professor Piero Calamandrei.
- Le fonti del diritto
- La Costituzione
- Art. 1
- Art. 2
- Art. 3
- Art. 4
- Art. 5
- Art. 6
- Art. 7
- Art. 8
- Art. 9
- Art. 10
- Art. 11
- Art. 12
- Il Tricolore
- L’emblema della Repubblica Italiana
- Elementi caratterizzanti dell’emblema della Repubblica Italiana.
- L'autore dell'emblema
- La storia dell’inno nazionale
- Il Canto degli Italiani
- Gli Inni italiani prima dell’Inno di Mameli
- Marcia reale
- S'hymnu sardu nationale
- La canzone del Piave
- L’Inno di Garibaldi
- Giovinezza
- Bella ciao
- Il Presidente della Repubblica
- Elenco completo dei Presidenti della Repubblica Italiana.
- Enrico De Nicola (mandato dal 1946 al 1948)
- Luigi Einaudi (1948-1955)
- Giovanni Gronchi (1955-1962)
- Antonio Segni (1962-1964)
- Giuseppe Saragat (1964-1971)
- Giovanni Leone (1971-1978)
- Sandro Pertini (1978-1985)
- Francesco Cossiga (1985-1992)
- Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999)
- Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006)
- Giorgio Napolitano (2006-2012 e 2013-2015)
- Sergio Mattarella (2015-in carica)
- I tre poteri dello Stato