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Maternity blues e depressione perinatale prima e dopo COVID-19
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Maternity blues e depressione perinatale prima e dopo COVID-19
Informazioni su questo libro
Qual è l’impatto dei disturbi mentali nel periodo perinatale? Quali sono le ricadute della pandemia da COVID-19 sui disturbi mentali perinatali? Che cos’è il maternity blues? Che cos’è la depressione perinatale? Come fare diagnosi di depressione? Come si tratta in gravidanza e nel puerperio? E’ possibile prevenirla? Quali sono i fattori di rischio? Le risposte a queste e altre domande in un ebook con le notizie più recenti sul tema.
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Informazioni
Argomento
MedicinaCategoria
InfermieristicaE’ possibile prevenire la depressione post partum?
Punti chiave
- Fattori di rischio
- Interventi preventivi
In sintesi
L’eziologia della depressione post partum risulta ancora incerta. Tuttavia i fattori di rischio possono essere ricondotti a cinque principali: fattori psichiatrici, ostetrici, biologici e ormonali, sociali e legati allo stile di vita. Per prevenire la depressione post partum occorre tenere sotto controllo le donne a rischio cioè quelle che hanno già avuto episodi depressivi nella vita o dopo parti precedenti o che stanno attraversando un periodo particolarmente stressante. Le donne a rischio non vanno trattate con i farmaci, ma occorre intervenire con un counseling appropriato. Per rasserenare le donne riguardo alla COVID-19 e ai rischi per il neonato si raccomanda di fornire indicazioni precise, chiare e corrette.
Fattori di rischio
L’eziologia della depressione post partum è ancora incerta. Tuttavia i fattori di rischio possono essere ricondotti a cinque principali: fattori psichiatrici, ostetrici, biologici e ormonali, sociali e legati allo stile di vita.
Come già anticipato le donne con storia di depressione e di ansia sono quelle più a rischio in quanto è stata documentata una relazione tra disturbi della salute mentale durante la gravidanza, o in precedenza, e depressione post parto. Inoltre sono fattori predisponenti: un’attitudine negativa nei confronti della gravidanza recente e una storia di abusi sessuali.
E’ stata condotta un’analisi per valutare se ci sia una relazione tra numero di gravidanze e sviluppo di depressione post parto. I risultati di questa analisi non possono essere considerati come dati certi, tuttavia sembra che abbiano un ruolo nell’aumentare il rischio di depressione:
- il numero di figli soprattutto quando associato a una condizione difficile in termini socioeconomici;
- le complicanze durante la gravidanza o al momento del parto;
- la mancanza di corrispondenza tra le aspettative materne, per esempio nel desiderio di avere un parto naturale, e l’andamento del parto;
la storia di sindrome premestruale da moderata a grave.1
Depressione perinatale e allattamento2,3
Sembra esserci una stretta relazione tra allattamento e depressione post parto, ma ancora non è chiaro quale sia la natura di questa relazione e quale sia il meccanismo implicato.
Alcuni studi hanno riportato un maggiore rischio di depressione post parto nelle donne che non allattano rispetto a quelle che allattano.
La depressione post parto non è stata identificata come un fattore di rischio di interruzione anticipata dell’allattamento mentre un’esperienza negativa associata all’allattamento può essere un fattore di rischio di depressione post parto. In particolare si è visto che molto spesso le donne che hanno difficoltà ad allattare sono quelle che vanno più spesso incontro a depressione. Sembra tuttavia che l’allattamento esclusivo abbia un effetto protettivo e allievi i sintomi depressivi.
Si raccomanda quindi alle donne, quando possibile, di allattare al seno. Qualora la difficoltà nell’allattamento dipenda dalla necessità di interrompere il sonno notturno può essere utile chiedere aiuto a un caregiver in modo che quest’ultimo porti al momento del bisogno il bambino alla madre limitando così il più possibile l’interruzione del riposo notturno.
Per quanto riguarda i fattori biologici predisponenti sembra che l’età materna abbia un ruolo rilevante. In particolare sono a maggior rischio le donne che partoriscono tra i 13 e i 19 anni, mentre il tasso più basso di depressione post partum si osserva nelle donne che partoriscono tra i 31 e i 35 anni.
Inoltre non vanno trascurati i disturbi metabolici e le variazioni ormonali. In particolare occorre tenere sotto controllo le donne che:
- presentano alterazioni della glicemia in gravidanza;
- seguono una dieta iperproteica e hanno di conseguenza una bassa concentrazione ematica di triptofano e di serotonina;
- hanno un’alta concentrazione di ossitocina nel secondo trimestre di gravidanza;
- vanno incontro a una rapida caduta dei livelli ormonali dopo il parto;
- soffrono di ipotiroidismo, anche se su questo non ci sono ancora prove certe.
Non va dimenticato inoltre il ruolo del sostegno sociale: gli studi hanno dimostrato che la riduzione del supporto da parte del partner ma anche da parte della società aumenta il rischio di depressione post parto.
In particolare il lockdown imposto dalla pandemia ha causato un aumento dello stress nelle donne gravide e nelle neo mamme in quanto il distanziamento sociale ha impedito la condivisione delle esperienze e delle emozioni tra donne che stanno vivendo la stessa esperienza.4 Secondo una metanalisi l’isolamento sociale influenza la salute fisica e mentale allo stesso modo di comportamenti a rischio come per esempio il fumo e l’inattività fisica.4,5 Il distanziamento sociale, raccomandato universalmente per contrastare la pandemia, nel periodo perinatale però è problematico perché è pr...
Indice dei contenuti
- Quale è l’impatto dei disturbi mentali nel periodo perinatale?
- Che cos’è il maternity blues?
- Che cos’è la depressione perinatale?
- Come si fa la diagnosi di depressione?
- Come si tratta la depressione post partum?
- E’ possibile prevenire la depressione post partum?