Catastrofi d'arte
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Catastrofi d'arte

Storie di opere che hanno diviso il Novecento

  1. 22 pagine
  2. Italian
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Catastrofi d'arte

Storie di opere che hanno diviso il Novecento

Informazioni su questo libro

La storia dell'arte, lo diceva Benjamin, è una storia di profezie, e perché certe opere siano comprensibili occorre che siano mature le circostanze che esse hanno precorso. Di imprese sovversive il secolo delle avanguardie è stato prodigo, ma ce ne sono alcune la cui forza tellurica ha sconvolto per sempre la modernità lasciando che un nuovo paradigma si diramasse dalla crepa. E c'è un punto preciso in cui attecchisce per la prima volta il germe del contemporaneo: l'apparizione dell'Orinatoio. Dopo averlo acquistato in un negozio di idraulica di New York, Duchamp lo spedisce alla mostra degli Indipendenti del 1917, dove sei dollari garantiscono il diritto di essere esposti. La rottura è sotto gli occhi di tutti: è la natura stessa dell'arte a essere messa alla prova. E a partire da questa "spora aliena" di non-arte la faglia si prolunga attraverso una continua e sistematica trasgressione dei limiti. Esplorando – per usare un termine di Arthur Danto – l'artworld delle catastrofi più clamorose del Novecento, questo libro ci svela le trame di opere rivoluzionarie, indissolubili dalle personalità e dalle idee dei loro autori, in una continua tensione fra provocazione e preveggenza. Scopriamo così che lo spiazzante rigore dei 4'33'' di silenzio di Cage ha strettamente a che fare con l'enfasi concettuale e con l'annientamento del confine tra arte e vita; che le sperimentazioni sul vuoto dell'irruente Klein e gli affilati paradossi di Manzoni inaugurano la pratica di una costruzione del mito dell'artista che diventa essa stessa opera d'arte; che l'iconica Brillo Box di Warhol ribalta le gerarchie moderniste aprendo uno spettacolare squarcio su quella svolta culturale che prenderà il nome di postmoderno. Luigi Bonfante ci rivela l'importanza di uno sguardo retroattivo in grado di riconoscere in queste fratture le caratteristiche più salienti del contemporaneo e insieme di interpretare le ambiguità del nostro presente, senza farsi sedurre dall'irrisolvibile quesito che domina l'estetica dei giorni nostri: siamo di fronte a un'apocalisse o una palingenesi? Il volume è pubblicato in formato solo testo.

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Informazioni

Anno
2021
eBook ISBN
9788860103048
Argomento
Art
Categoria
Art General

Note

Introduzione
1Roger Fry, cit. in Arthur Danto, L’abuso della bellezza. Da Kant alla Brillo Box, postmediabooks, Milano 2008, p. 55.
2Su questa trasformazione del concetto di aura torneremo nella conclusione.
3La tesi dell’arte contemporanea come “paradigma”, mutuata dall’analisi delle rivoluzioni scientifiche di Kuhn, è stata proposta dalla sociologa francese Nathalie Heinich. Se ne parlerà in modo più esteso nella conclusione.
4Walter Benjamin, Aura e choc. Saggi sulla teoria dei media, a c. di Andrea Pinotti e Antonio Somaini, Einaudi, Torino 2012, p. 68.
5Georges Didi-Huberman, Storia dell’arte e anacronismo delle immagini, Bollati Boringhieri, Torino 2007, p. 81.
6Si veda Michael Baxandall, Forme dell’intenzione. Sulla spiegazione storica delle opere d’arte, Einaudi, Torino 2000.
7Marcel Duchamp, cit. in Bernard Marcadé, Marcel Duchamp. La vita a credito, Johan & Levi, Monza 2009, p. 472.
8Si veda Ellen Dissanayake, L’infanzia dell’estetica. L’origine evolutiva delle pratiche artistiche, Mimesis, Milano-Udine 2015.
9Si veda Thomas McEvilley, Art and Discontent. Theory at the Millennium, McPherson & Company, Kingston 1991.
10Si veda Shunryu Suzuki-Roshi, Mente zen, mente di principiante. Discorsi sulla meditazione e la pratica, Ubaldini, Roma 1976.
11L’espressione, di Arthur Schopenhauer, è citata da Arthur Danto in La trasfigurazione del banale. Una filosofia dell’arte, Laterza, Roma-Bari 2008, p. 250.
12Come afferma Nathalie Heinich descrivendo il gioco di continuo rilancio tra trasgressione degli artisti e reintegrazione attraverso l’interpretazione dei critici. Si veda Nathalie Heinich, “Il triplice gioco dell’arte contemporanea”, in Agalma, n. 9, marzo 2005.
13Si veda Lewis Hyde, Il briccone fa il mondo. Malizia, mito e arte, Bollati Boringhieri, Torino 2001.
14Si veda Francesco Bonami, Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata, Mondadori, Milano 2011.
15Octavio Paz, Apparenza nuda. L’opera di Marcel Duchamp, Abscondita, Milano 2000, p. 76.
16L’espressione tra virgolette è di Arthur Danto. Cfr. Conclusione.
Catastrofe zero. Malevič e il quadrato cosmogonico
1Kazimir Malevič, “Dal Cubismo e dal Futurismo al Suprematismo. Il nuovo realismo pittorico”, in Id., Suprematismo, a c. di Gabriella Di Milia, Abscondita, Milano 2000, p. 51. [La traduzione, qui e in tutte le successive citazioni da Suprematismo, è stata leggermente modificata tenendo conto della traduzione inglese di questo testo in John E. Bowlt, a c. di., Russian Art of the Avant-Garde, Viking Press, New York 1976, e di Kazimir Malevič, Scritti, cit., N.d.A.]
2Un piccolo dettaglio che le storie dell’arte trascurano: se applicassimo il nostro calendario, quello gregoriano, la vera data di una delle mostre più importanti del Novecento non sarebbe il 19 dicembre 1915, ma il 1° gennaio 1916. In Russia il calendario gregoriano venne adottato nel febbraio del 1918. Si veda Aleksandra Šatskich, Black Square. Malevich and the Origin of Suprematism, Yale University Press, New Haven 2012.
3Tzvetan Todorov, L’arte nella tempesta. L’avventura di poeti, scrittori e pittori nella rivoluzione russa, Garzanti, Milano 2017, p. 14.
4Alexandre Benois, cit. in Kazimir Malevič, Scritti, a c. di Andrei B. Nakov, Mimesis, Milano 2013, p. 169.
5L’immagine è di Tatyana Tolstaya, “The Black Square”, in The New Yorker, giugno 2015.
6Kazimir Malevič, “Dal Cubismo e dal Futurismo al Suprematismo. Il nuovo realismo pittorico”, cit., p. 51.
7Kazimir Malevič, cit. in Jean-Claude Marcadé, “La radicalità di Malevič nell’arte russa di sinistra”, in Malevič, cat. mostra (Bergamo, GAMEC, 2 ottobre 2015-17 gennaio 2016), Giunti, Firenze-Milano 2015, p. 155.
8Filippo Tommaso Marinetti, “Manifesto del Futurismo”, in Mario De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, Milano 2010, p. 377.
9Tzvetan Todorov, op. cit., p. 157.
10La ricostruzione della pièce, con sottotitoli che cercano di rendere in italiano la poetica zaum’, è visibile all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=8SOv_P2TEBc.
11L’espressione “atmosfera di teoria” è di Arthur Danto. Cfr. Conclusione.
12Intervista a Roman Jakobson, in la Repubblica, 3 dicembre 1989.
13Kazimir Malevič, cit. in Aleksandra Šatskich, Black Square. Malevich and the Origin of Suprematism, cit., p. 260.
14Šatskich ha minuziosamente ricostruito la genesi del capolavoro di Malevič in base alla documentazione emersa solo negli ultimi tempi. L’artista ne parla esplicitamente in una lettera a Matjušin nel settembre del 1915. Si veda Aleksandra Šatskich, Black Square. Malevich and the Origin of Suprematism, cit., p. 55.
15Un’analisi radiografica realizzata nel 1991 ha confermato che sotto il Quadrato nero c’è effettivamente una composizione suprematista con vari elementi colorati. Nel 2015 un’ulteriore analisi ha scoperto che più sotto ancora c’è un terzo dipinto, in stile cubofuturista. È stata inoltre scoperta una scritta tracciata nello sfondo bianco del Quadrato in cui si legge “Battaglia di negri”. Il riferimento è alle invenzioni di monocromi goliardici realizzati a Parigi alla fine dell’Ottocento da Paul Bilhaud, poi ripresi dal più famoso Alphonse Allais, tra i quali figurava un quadro nero intitolato appunto Battaglia di negri nella notte. Gli esperti del museo russo in cui è conservato il Quadrato nero hanno dichiarato che sarebbe un’ironica citazione opera dello stesso Malevič, ma l’autorevole storica Alexandra Šatskich ha sostenuto in modo molto convincente che si tratta invece di un atto di vandalismo. Si veda Aleksandra Šatskich, “Inscribed Vandalism: The Black Square at One Hundred”, in e-flux, ottobre 2017.
16Kazimir Malevič, cit. in Tzvetan Todorov, op. cit., p. 168.
17Ciò non toglie che Malevič si sia dato da fare per rendere pubblica la sua nuova pittura “suprematista” partecipando con alcune sue composizioni (ma non con il Quadrato nero) a una mostra d’arte applicata a Mosca, il 6 novembre 1915. Si veda Aleksandra Šatskich, Black Square. Malevich and the ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Descrizione
  3. Frontespizio
  4. Dedica
  5. Introduzione
  6. CATASTROFE ZERO: Malevič e il quadrato cosmogonico
  7. CATASTROFE UNO: Duchamp e la spora aliena
  8. CATASTROFE DUE: Cage e la vita come “rovescio” della musica
  9. CATASTROFE TRE: Rauschenberg e l’interstizio tra arte e vita
  10. CATASTROFE QUATTRO: Klein e l’ambiguo spettacolo del vuoto
  11. CATASTROFE CINQUE: Manzoni e la macchina del brand d’artista
  12. CATASTROFE SEI: Warhol, la scatola filosofica e il packaging del nulla
  13. Conclusione
  14. Note
  15. Bibliografia
  16. Gli e-book di Johan & Levi
  17. Copyright