Questo breve ma prezioso saggio del linguista e glottologo Matteo Giulio Bartoli è recuperato da Italia linguistica: abbozzo dell'Italia dialettale e alloglottica, tratto dalla Grammatica storica della lingua italiana (1927) di Wilhelm Meyer-Lübke. Chiude il libro l'opportuno e "preveggente" Dignità nazionale e lingue straniere (1910), di Alfredo Stromboli.

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Italia linguistica
Dignità nazionale e lingue straniere (Alfredo Stromboli)
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Argomento
Lingue e linguisticaCategoria
LinguisticaITALIA LINGUISTICA
1 [1–3]. Per italiano intendiamo la lingua letteraria usata nella Penisola appenninica e nelle tre grandi isole vicine, o, più esattamente, in questi territori:
– nel Regno d’Italia con le colonie e San Marino;
– in Corsica [1] e nel Nizzardo, nella Svizzera italiana e a Malta;
– infine, in vari territori d’oltre mare, tra i quali importa rilevare le oasi italiane del Litorale dalmatico e della Tunisia.
Per lingua letteraria intendiamo poi un linguaggio più scritto che parlato, e usato piuttosto nei rapporti interregionali che in quelli regionali. Anche nei rapporti internazionali la lingua letteraria o nazionale è usata molto più di frequente che i dialetti, nella scrittura e nella parlata. I dialetti hanno dunque un uso diverso da quello della lingua, ma la loro storia non è perciò meno “nobile” o men degna d’indagini scientifiche, che la storia della lingua.
I dialetti della Corsica sono somigliantissimi alla lingua letteraria italiana. Più precisamente, tutti i dialetti dell’Isola di Pasquale Paoli – eccettuato quello di Bonifacio, ch’è ligure, e quello di Cargese, ch’è greco (cfr. § 7 e sg.) – si accordano con i dialetti della Toscana e della Sardegna settentrionale, molto più profondamente che con qualsiasi altro linguaggio [2].
Nel Nizzardo, compresa Monaco di Liguria, confluiscono il provenzale e il ligure, ed è impossibile tracciare una qualsiasi linea di confine fra le due aree idiomatiche. Tutt’al più si può dire che il dialetto di Nizza marittima [3] è, in fondo, provenzale, con molti e svariati elementi italiani: liguri, piemontesi e altri; e similmente si può dire degli altri dialetti del Litorale nizzardo. Per contro quelli dei comuni alpini a monte di Breglio sono, in fondo, liguri e non privi di elementi provenzali [4]. – Parimenti sono liguri i dialetti di tre località ad occidente del Varo: nei circondari di Grasse (Biot ed Escragnolles) e Draguignan (Mons).
I linguaggi della Svizzera italiana sono quasi tutti schiettamente lombardi. La Lombardia svizzera o lepontina comprende il Canton Ticino e pochi settori cisalpini dei Grigioni (Mesolcina, Calanca, Bregaglia, Poschiavo) [5] e anche il piccolo settore cisalpino, ma linguisticamente tedesco, del Canton Vallese (§ 4). – Di là dalle Alpi, in buona parte del Canton Grigioni si parla e si scrive il ladino (v. § 2).
II linguaggio predominante nel piccolo gruppo delle isole maltesi è un dialetto arabo. L’italiano che vi si parla non è stato ancora studiato. Sembra che l’arabo vi abbia stampato impronte così profonde da intaccarne la flessione nominale.
Gl’Italiani del Litorale dalmatico – nel breve territorio annesso e anche oltre l’odierno confine – parlano abitualmente, quasi tutti, un dialetto veneto, non privo di elementi slavi (serbo–croati). Ma ben più numerosi e più antichi sono i vari elementi italiani (veneti e preveneti) del vicino serbo–croato). [6]
2. L’Italia dialettale [7] si può dividere anzitutto in due sezioni: l’una comprende i dialetti meridionali e centrali, l’altra i settentrionali. In altri termini, i dialetti centrali, incluso il toscano, si uniscono intimamente con i dialetti meridionali, assai più che con i settentrionali.
Fra i dialetti dell’Italia centrale comprendiamo anche il còrso e il gallurese, fra quelli dell’Italia meridionale il siciliano.
Al ladino e al sardo e al dalmatico [8] si può assegnare un posto a parte nell’Italia dialettale o sui confini di essa, nel senso che le tre aree laterali ladina, sarda e dalmatica costituiscono una “zona grigia” ma più interna che esterna, della unità linguistica e geografica d’Italia. La quale unità non è certo assoluta, ma solo relativa, in quanto è più evidente che altre unità linguistiche e geografiche.
I linguaggi ladini si parlano oggi in quasi tutto il Friuli, nella Ladinia tridentina e nei Grigioni ladini, e un giorno si parlavano anche a Trieste e nella vicinissima Muggia, ch’erano le due città più meridionali della zona ladina. – Il sardo si conserva meglio nel centro dell’isola che nel Mezzogiorno, e in questo molto meglio che nel Settentrione. – Per dalmatico infine s’intende l’italiano preveneto di Dalmazia, che s’è spento a Veglia (a mezzogiorno di Fiume) verso la fine del secolo XIX, e nelle altre città di Dalmazia verso la fine dell’Evo Medio e anche prima.
Il ladino si connette con il lombardo e con gli altri dialetti italiani settentrionali più che con i rimanenti dialetti neolatin...
Indice dei contenuti
- Copertina
- ITALIA LINGUISTICA
- Indice
- Intro
- ITALIA LINGUISTICA
- Nota Bibliografica
- DIGNITÀ NAZIONALE E LINGUE STRANIERE
- Ringraziamenti
Domande frequenti
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