Giorgia Meloni
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Giorgia Meloni

La rivoluzione dei conservatori

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Giorgia Meloni

La rivoluzione dei conservatori

Informazioni su questo libro

La crescita del consenso di Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia negli ultimi anni si accompagna a un posizionamento del partito che, mantenendo salde le proprie radici di destra, ha abbracciato il mondo conservatore. L'ingresso nel gruppo europeo dell'ECR e la successiva elezione della Meloni a presidente dei conservatori europei, hanno sancito l'inizio di una nuova stagione politica per la costruzione di una grande destra conservatrice italiana ed europea. Come si è arrivati a questo passaggio? Quali sono i riferimenti culturali che hanno influenzato Giorgia Meloni? Che cosa significa oggi essere conservatori? E infine perché il conservatorismo rappresenta la strada da seguire per la destra del futuro? Sono alcune delle domande a cui si cerca di dare una risposta in Giorgia Meloni. La rivoluzione dei conservatori ripercorrendo il suo percorso politico, dalla militanza al ruolo di Ministro per la Gioventù a soli trentuno anni, fino a diventare uno dei leader politici più amati dagli italiani.

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1.

Dalla militanza
al Ministero della Gioventù

La storia politica di Giorgia Meloni nasce nel 1992 con la drammatica uccisione del giudice Borsellino che scuote l’Italia e fa scattare, in una giovanissima ragazza della Garbatella, una scintilla che non si sarebbe più spenta. Giorgia Meloni attraverserà – prima da spettatrice, poi da comprimaria e infine da protagonista – tutti i passaggi che porteranno il Movimento Sociale Italiano ad evolversi in Alleanza Nazionale con la svolta di Fiuggi, il successivo scioglimento di AN, l’esperienza del PdL, fino alla nascita di Fratelli d’Italia.
Che fosse destinata a un ruolo da protagonista nella storia della destra italiana, lo si poteva intuire dal suo percorso politico con cui brucia tutte le tappe. Classe 1977, aderisce a quindici anni al Fronte della Gioventù e nel 1996 diventa responsabile nazionale del movimento studentesco di AN, Azione Studentesca, impegnandosi in prima persona in una serie di battaglie politiche tra cui la contestazione alla riforma della pubblica istruzione promossa da Rosa Russo Iervolino.
Nel 1998 viene eletta consigliere della Provincia di Roma con AN diventando due anni dopo dirigente nazionale di Azione Giovani, ma è nel 2004 che affronta la prima vera e propria sfida decisiva al congresso nazionale di Viterbo per l’elezione a presidente di Azione Giovani.
Dopo la svolta di Fiuggi, Alleanza Nazionale è un partito costituito da una serie di correnti ramificate sui territori ma con referenti nazionali, da un lato c’era la destra sociale rappresentata da Alemanno e Storace, dall’altro Destra Protagonista legata a La Russa e Gasparri e infine Nuova Alleanza, i cui principali esponenti erano Adolfo Urso e Altero Matteoli. Le varie anime si riverberano anche su Azione Giovani assumendo diverse sfaccettature, in particolare sui temi di politica estera come il rapporto con gli Stati Uniti e la questione palestinese. Il congresso di Viterbo viene indetto al termine della presidenza di Basilio Catanoso, iniziata con la vittoria al congresso di Rieti nel 1996.
La candidatura di Giorgia Meloni matura in seno alla corrente della destra romana dei “Gabbiani”, legata alla figura di Fabio Rampelli (oggi Vicepresidente della Camera e tra i fondatori di FdI), e incontra il favore delle anime facenti capo a Gasparri e La Russa. Tra le parole d’ordine dei Gabbiani al congresso di Viterbo c’è il concetto di patria fatto proprio dalla Meloni e mai più abbandonato, non a caso la lista a suo sostegno si chiama “Figli d’Italia”. E non è altrettanto un caso se anni dopo, dal palco del congresso di Trieste, la stessa Meloni abbia definito FdI come il “movimento dei patrioti italiani”.
Sebbene, storicamente, a destra i movimenti giovanili abbiano goduto di una propria indipendenza, il congresso di Viterbo assume una rilevanza particolare soprattutto per la destra sociale alla ricerca di maggiori spazi nel partito.
Dopo una contesa all’ultimo voto con Carlo Fidanza (oggi capodelegazione di FdI in Europa e responsabile Esteri) candidato della destra sociale, Giorgia Meloni diventa la prima presidente donna di Azione Giovani. La vittoria al congresso di Viterbo la proietta nella politica nazionale, a soli 29 anni nel 2006 viene eletta deputato per poi ricoprire il prestigioso incarico di vicepresidente della Camera dei Deputati. Prima di arrivare a svolgere questi ruoli, è stato necessario un lavoro di ricucitura tra le anime del movimento giovanile e la Meloni ha cercato di evitare si creasse un solco insanabile tra le due componenti riuscendo a plasmare l’attività di Azione Giovani e determinando una costante crescita di adesioni e interesse per l’attività dei giovani.
Scindere il percorso politico di Giorgia Meloni da Roma e dalla destra romana, significherebbe non riuscire a comprendere molte delle sue posizioni e della sua identità, sia politica che umana. L’amore per la Città Eterna spingerà la Meloni, dieci anni più tardi, nel 2016, a candidarsi a sindaco. L’annuncio arriverà in una data simbolica, il Natale di Roma – in una gremitissima Piazza del Pantheon – e in un momento particolare della sua vita: l’attesa di sua figlia Ginevra.
Nel 2008, con l’inizio della XVI legislatura, a 31 anni Giorgia Meloni diventa ministro per la Gioventù scegliendo di mantenere la presidenza di Azione Giovani, una decisione non casuale poiché, oltre al ruolo istituzionale, si fa portavoce di quella che sarebbe diventata nota come “generazione Atreju”, riprendendo il nome del protagonista de La storia infinita1 di Michael Ende e riferendosi alla festa organizzata a Roma dalla destra giovanile. Atreju rappresenta un simbolo, l’eroe che combatte contro il nulla e perciò contro il nichilismo della società moderna.
Con lo scioglimento di Alleanza Nazionale e la nascita del Popolo della Libertà, la Meloni diventa presidente della Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del PdL, fino al 15 giugno 2012, pochi mesi prima della fondazione di Fratelli d’Italia.
In un articolo uscito su “Il Foglio” nel 2007 a firma di Marianna Rizzini e intitolato La piccola Evita di An,1 già si parla della Meloni – al tempo deputato trentenne e vicepresidente della Camera – come “possibile futuro leader di Alleanza Nazionale”. L’articolo riassume in tempi non sospetti ciò che sarebbe accaduto negli anni successivi:
Eppure Giorgia dice tutte le cose che dice Alleanza nazionale, e che l’ex diessino medio di solito rifugge. Meloni non ha mai edulcorato nulla. [...] È contro la politica economica del governo, vuole rifare tutto in tema di politiche giovanili: la scuola gestita dalla sinistra fa pietà, il Sessantotto ha fatto acqua da tutte le parti, i figli dei sessantottini hanno imparato a volere tutto e subito e non sanno che cos’è la meritocrazia, i giovani non sono una categoria sociologica, per i precari il governo ha aumentato i danni, invece di ridurli, bisognava incentivare i mutui, non gli affitti. È pro-life che più pro-life non si può, ha paura delle derive eugenetiche, dice no a ogni relativismo etico, dice che il divorzio è un’ultima ratio e non un’opzione in campo.
In un ritratto pubblicato su “Il Giornale” nel 2013 da Giovanni Perna, si racconta invece la genesi di Fratelli d’Italia e il ruolo di leader di Giorgia Meloni, “prima donna a fondare un partito”, “una medaglia che aggiunge alle altre: più giovane ministro della Repubblica a 31 anni, come titolare del dicastero della Gioventù nel 2008; mascotte di Montecitorio nella XV legislatura (2006-2008), a 29 anni; prima donna a capo di un’organizzazione Msi-AN, quando nel 2004 prese la guida di Azione giovani”.
Perna riconduce all’insofferenza sempre più diffusa per la linea del PdL, la decisione di fondare un nuovo partito condivisa con Guido Crosetto, Ignazio La Russa e pochi altri esponenti di spicco del PdL. Da un lato Crosetto con una visione liberale dell’economia e una storia politica diversa dal Msi e AN, dall’altro la Meloni con una impostazione più sociale e attenta alle esigenze dei più deboli, una coppia all’apparenza antitetica ma accomunata dalla volontà di costruire un progetto politico nuovo ma ancorato saldamente a destra.

2.

L’evoluzione di Fratelli d’Italia:
dalla fondazione alla ricostituzione di una grande destra

In un momento complicato per la destra italiana che nel giro di pochi anni porterà allo scioglimento di Alleanza Nazionale, alla nascita del PdL, alla scissione di Fini con la creazione di Futuro e Libertà per l’Italia, va riconosciuto a Giorgia Meloni il coraggio di aver fondato un nuovo partito politico assumendosi un grande rischio a pochi giorni dalle elezioni politiche del 2013.
Per evitare che le anime sempre più distanti tra loro che formavano il PdL arrivassero a uno scontro aperto, la sua richiesta insieme a una parte consistente degli ex AN, era l’organizzazione delle primarie a cui la Meloni si sarebbe candidata nel nome di una maggiore democrazia interna.
A testimonianza della volontà di mettersi in gioco per la leadership, la Meloni decide di lasciare l’incarico di presidente della Giovane Italia con l’obiettivo di andare oltre il “montismo”: “io sono per il bipolarismo e per un no chiaro all’esperienza Monti” utilizzando uno slogan che diventerà centrale negli anni a venire “dobbiamo tornare alla sovranità del popolo”.
La mancata organizzazione delle primarie è la goccia che fa traboccare il vaso.
Il 16 dicembre 2012 all’Auditorium della Conciliazione a Roma, Giorgia Meloni lancia “Le primarie delle idee”, a pochi mesi dall’evento romano, Fratelli d’Italia riesce non solo a presentare le proprie liste alle politiche del 2013 ma ad eleggere nove deputati in virtù dell’1,9% raggiunto alla Camera e l’1,92% al Senato.
La genesi di Fratelli d’Italia va ricercata già dai tempi di Azione Giovani, il movimento giovanile di AN in cui si è formata la cosiddetta “Generazione Atreju” che oggi ne costituisce l’ossatura. Ne fanno parte molti di coloro che oggi compongono la rappresentanza parlamentare e la classe dirigente del partito: Francesco Lollobrigida (oggi capogruppo alla Camera), Giovanbattista Fazzolari, Carlo Fidanza, Giovanni Donzelli, Francesco Acquaroli (oggi presidente della Regione Marche), Andrea Delmastro Delle Vedove, Marcello Gemmato, Antonio Iannone, Ciro Maschio, Carolina Varchi, Emanuele Prisco, Galeazzo Bignami, Federico Mollicone, Nicola Procaccini, Mauro Rotelli, Salvatore Sasso Deidda, Augusta Montaruli, Luca De Carlo, Massimo Ruspandini.
Un’intera generazione di militanti formati nella palestra di Azione Giovani che ha condiviso il percorso politico con Giorgia Meloni facendosi classe dirigente a tutti i livelli, a partire dai piccoli comuni, passando dai capoluoghi, alle regioni fino a Roma e Bruxelles.
Atreju è una manifestazione che si svolge dal 1997 a Roma ed è diventata negli anni il più importante evento della destra italiana. Una festa di “parte” ma non di partito, definita dagli organizzatori come un momento di confronto aperto a tutti. Sul suo palco sono saliti esponenti di ogni partito e di tutte le coalizioni.
La manifestazione prende il nome dal protagonista del romanzo La storia infinita di Michael Ende ed è ogni anno dedicato a un tema specifico. Le ultime edizioni sono state Sfida alle stelle (2019), Europa contro Europa (2018), È tempo di patrioti (2017), diventando negli anni un vivace luogo di dibattito e discussione con conferenze a cui hanno partecipato anche relatori estranei al mondo della destra.
Entrato nella storia il dibattito dell’edizione 2006 tra Gianfranco Fini, allora leader di AN, e Fausto Bertinotti, all’epoca massimo esponente di Rifondazione Comunista e Presidente della Camera. Una giornata che ha segnato un momento straordinario per la politica nazionale perché è stata la prima volta che il leader di un partito comunista accettò di partecipare come ospite a una festa organizzata dai giovani della destra italiana. L’edizione 2019 è stata segnata da un clima di particolare entusiasmo dovuto anche all’adesione a FdI di importanti comunità politiche sui territori provenienti dal mondo di AN e dalla presenza, altrettanta storica, di due capi di Governo: il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Primo ministro ungherese Viktor Orbán che è stato accolto dalle parole di Avanti ragazzi di Buda cantate da tutti i presenti. Non una canzone qualsiasi ma l’opera composta dal maestro Pier Francesco Pingitore, da sempre nel “canzoniere della destra”, che lo stesso premier magiaro ha definito “la canzone più bella sulla rivoluzione ungherese del 1956”.
Riprendendo il titolo di un articolo di Fabrizio De Feo uscito su “Il Giornale”, La “generazione Atreju” vuole scalare Fratelli d’Italia,2 potremmo dire che è riuscita nell’intento e oggi i trentenni e i quarantenni ricoprono posizioni apicali all’in...

Indice dei contenuti

  1. Introduzione
  2. 1.
  3. 2.
  4. 3.
  5. 4.
  6. 5.
  7. 6.
  8. Conclusioni
  9. Bibliografia
  10. Note