Tu che aspiri all'autonomia illimitata dell'individuo, sai bene che l'uomo libero non può appartenere che a se stesso.L'anarchia è un sistema sociale in cui nessuno s'immischia negli atti altrui; ove la libertà è indipendente dalla legge; ove il privilegio è sconosciuto; ove la forza non è l'ispiratrice delle azioni umane.Che cos'è il popolo per il ricco? Il popolo non è né più né meno che una macchina, uno strumento di lavoro di cui bisogna avere una certa cura per ottenerne una buona somma di servizi: I nostri figli gli servono di giorno, le nostre figlie servono loro la notte.

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Gli anarchici
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LetteraturaCategoria
Classici1.
Nel cuore della metropoli
Un sabato d’ottobre dell’anno 1887, che le assurde feste organizzate qualche mese prima in onore dei cinquant’anni di regno di una donna che si faceva chiamare «Regina della Gran Bretagna e d’Irlanda, imperatrice delle Indie», hanno permesso di designare d’ora innanzi sotto il nome di «Jubilee Year» (anno del Giubileo).
Nell’umida e fredda serata che cadeva su Londra, un uomo, che sembrava venire da Waterloo Station, si dirigeva verso il ponte di Charing-Cross attraverso un dedalo di viuzze strette e quasi deserte. Non appena salì con lentezza la scala di legno che conduce alla passerella della via ferrata, penetrò in uno dei piccoli rifugi semicircolari, di cui il passaggio è fiancheggiato, e rimase là un istante immobile con la schiena volta ai passanti. L’uomo cedeva meno alla stanchezza che all’abitudine, trattenendosi in quel posto.
Benché stabilito nella capitale inglese da più di tre anni, egli non aveva avuto che raramente l’occasione di recarsi sull’altra riva; e mai tralasciava, attraversando il Tamigi, di contemplare il grandioso quadro che l’immensa città presenta dall’alto dei suoi ponti.
Il giorno era sufficiente ancora per permettergli di distinguere le masse nere dei depositi che si succedevano a destra fino a Waterloo-Bridge, e le file dei battelli mercantili dislocati ai suoi piedi sul fondo più chiaro della riviera; ma da tutte le parti dei fuochi innumerevoli si accendevano nell’insondabile caos delle costruzioni agglomerate nella prodigiosa città. I riverberi del ponte Waterloo disegnavano da lontano una doppia linea luminosa che i flutti neri riflettevano con sprazzi scintillanti; mentre a sinistra le spiagge e gli approdi dello Strand si formavano per gradini che indicavano migliaia di punti brillanti e di brevi fiamme.
Macchinalmente, l’uomo seguiva con lo sguardo i fanali dei cabs che attraversavano il ponte sotto cui scorrevano le acque pigre e silenziose del Tamigi; macchinalmente, egli prestava l’orecchio al fracasso dei treni che entravano in Charing-Cross o ne uscivano; e, quando si volse, infine, per continuare il suo cammino, egli ebbe le pupille abbagliate dai torrenti di luce elettrica che sfuggivano dalle immense sale della stazione.
Egli riprese lentamente il suo cammino pensando a Parigi, la sua patria. Quale differenza tra le rive larghe, gioiose e allegre della Senna e questo ammasso di mattoni, che neppure il più ridente sole poteva attenuare il suo aspetto arcigno!... Ma se aspirava ardentemente di rivedere quella Parigi ove aveva trascorsi i primi anni della sua esistenza, egli amava pure Londra. Perché Londra è una di quelle città per le quali non esiste una via di mezzo: o la si ama o la si esecra, con egual trasporto.
Egli si fermò di nuovo.
Le sale gigantesche erano illuminate così intensamente che l’uomo poté vedere l’ora all’orologio che era all’estremità opposta: erano tra le sette e otto ore; e l’animazione sulla passerella era aumentata al punto di far credere che una corrente irresistibile spingeva la popolazione da una riva all’altra per quella gola così stretta. Si sarebbe detto che l’uomo non poteva strapparsi a quello spettacolo così movimentato. Egli tentò di scoprire l’abbazia di Westminster al di là di quel parapiglia inestricabile di pali e di vagoni; ma tutto quello che poté vedere fu il grande orologio della torre del Parlamento e i vaghi profili degli edifici che si delineavano da lontano. Poi un formicolìo di luci, simile a un polverizzamento di stelle nella profondità della notte... Ritornando alla riviera, egli scorse in basso i treni della Metropolitana che filavano a tutta velocità, il quai Vittoria rischiarato in tutta la sua lunghezza fino a Waterloo Bridge, la guglia di Cleopatra che si ergeva austera e rigida verso il cielo notturno; ascoltò le risa e le canzoni degli uomini e delle giovani che dormivano sulle panche della spiaggia tutte le sere: «Do not forget me... Do not forget me...» ripetevano le voci rauche, stridenti, acute e discordanti: «Do not forget me...», non si cantava altro quell’anno.
Se qualcuno in quel momento avesse potuto osservare i tratti del viso dell’uomo, sarebbe stato colpito dall’immediata durezza che essi esprimevano. L’uomo era bruscamente divenuto indifferente a tutto quello che avveniva intorno a lui; la vista del quai aveva fatto sorgere un pensiero feroce in lui: quante vite umane bisognò sacrificare inesorabilmente per il compimento di quel lavoro ciclopico? Egli computava il numero degli sforzi pazienti, mal pagati, da lungo tempo obliati, che avevano prodotto tutte le grandi opere ammucchiate in un perimetro tanto ristretto... I sudori ed il sangue non hanno lasciato traccia visibile; una reputazione si stabilisce fiera e gloriosa sulla sommità di un mucchio di cadaveri di oscuri sconosciuti.
Carrard Auban ripartì con un’andatura più nervosa, come se questo pensiero l’avesse crudelmente perseguitato. E fu con gli occhi bassi che egli attraversò le arcate di pietra rimaste all’antico ponte sospeso di Hungerford. Seguendo una abitudine vecchia in lui, camminava assorto nelle preoccupazioni alle quali tutta la sua gioventù era stata consacrata; e, questa volta ancora, egli fu penetrato dall’importanza infinita di quel movimento intellettuale che è qualificato esser sociale e che interessa la seconda metà del nostro secolo. La missione di portare la luce là ove regnano ancora le tenebre, in quelle masse oppresse le cui sofferenze e la lenta agonia danno la vita agli altri.
Quando egli ebbe disceso le scale del ponte, e raggiunta l’entrata di Villiers-Street, questa singolare piccola via che conduce dallo Strand alla stazione della Metropolitana, Carrard Auban dovette interessarsi suo malgrado a quella vita intensa in cui si immergeva. Ad ogni passo la sua attenzione era sollecitata: qui delle persone si precipitavano verso le ferrovie; là altri passanti affrettavano il passo nella direzione dello Strand; là ancora una giovane discuteva il prezzo con un signore vestito correttamente; là infine una banda di monelli affamati non perdeva un solo gesto di un italiano che mercanteggiava i brigidini.
Auban aveva il colpo d’occhio rapido, necessario per afferrare al volo i mille dettagli di cui è fatto lo spettacolo della via; egli non si disinteressava né del piccolo monello che gli faceva la ruota per strappargli qualche soldo, né del distributore di dépliant, che gli metteva fra le mani l’ultimo numero del Matrimonial News «indispensabile a tutti coloro che vogliono contrarre matrimonio».
Egli camminava sempre col suo passo abituale, ben familiarizzato con quell’affaccendamento per provarne scoramento. Quante ore egli aveva già dedicate allo studio di questa Società dagli aspetti così multipli, senza averne né stanchezza, né disgusto. Più egli sondava gli strati numerosi, i risucchi e le profondità torbide, più egli si sentiva attratto ad ammirare questa città senza eguali. Da qualche tempo soprattutto questo sentimento aveva preso in lui consistenza: Ca...
Indice dei contenuti
- CoverImage
- 0.John_Henry_Mackay_GLI_ANARCHICI
- 0A.Introduzione
- 1.Nel_cuore_della_metropoli
- 2.Prima_dell_ora_suprema
- 3.I_senza_lavoro
- 4.Carrard_Auban
- 5.I_campioni_della_liberta
- 6.Il_Regno_della_fame
- 7.La_tragedia_di_Chicago
- 8.La_propaganda_del_Comunismo
- 9.Trafalgar_Square
- 10.Anarchia
Domande frequenti
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