L'origine dei Sarmati è antica, incerta e al tempo stesso leggendaria, e ha come punto di partenza il cuore del continente eurasiatico: è da quelle lontane lande steppose che la popolazione di cavalieri nomadi iniziò il suo lento cammino verso Occidente. Un viaggio lungo, durato molti secoli, che dalle terre d'origine, situate tra il Lago di Aral, il Mar Caspio e il Mar Nero, li portò a stabilirsi nella grande pianura ungherese, in particolare nel territorio situato tra il Tibisco e il Danubio. Proprio il Danubio, l'Istro degli autori antichi, quello che in epoca imperiale costituirà il cosiddetto Limes danubiano, a partire dalla fine del primo secolo avanti Cristo si troverà ad essere il punto di contatto tra i Sarmati e Roma. Per quasi quattro secoli tra l'Urbe e questa popolazione di cavalieri si instaurano intensi rapporti di vicinato tutt'altro che pacifici, contrassegnati da scorrerie e razzie da parte dei Sarmati fino nel cuore delle province pannoniche e della Mesia. Roma è stata giocoforza costretta a cambiare progressivamente strategia nei confronti di queste genti barbare, non solo dal punto di vista militare e di difesa del Limes, ma anche riguardo alla politica di accoglienza e di insediamento all'interno del territorio imperiale. I ritrovamenti archeologici e alcune fonti epigrafiche, con le relative ricerche da parte degli studiosi, si sono rivelati fondamentali per fare luce non solo sulle tappe che hanno scandito la migrazione sarmata, ma soprattutto sulle trasformazioni che si sono avute al suo interno nell'ambito della cultura materiale e dell'organizzazione tribale. Le fonti antiche coeve invece, direttamente o indirettamente, hanno permesso di arricchire il quadro per cercare di renderlo il più completo possibile. Gli autori greci (Erodoto, Ippocrate e Strabone in primis) hanno contribuito a tramandarci le caratteristiche salienti di questa popolazione - guerrieri nomadi a cavallo, che vivevano nelle tende o sui carri, le cui donne tiravano con l'arco e combattevano anch'esse - e a descrivere il territorio all'interno del quale risiedevano e si spostavano. Le fonti latine invece, più puntuali nel riportare i fatti di cronaca quali ad esempio sconfinamenti, scorrerie, scontri militari, ci hanno consentito di ricostruire almeno in parte i rapporti di vicinato tra l'Impero e la popolazione sarmata.

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Dalle steppe asiatiche al Limes danubiano: i Sarmati e Roma
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Storia dell'antica RomaI SARMATI E ROMA
Il lento ma continuo movimento delle tribù sarmate verso occidente ha portato inevitabilmente questa popolazione ad entrare in contatto con Roma. Dapprima in maniera indiretta – come durante le guerre mitridatiche – e in seguito, a partire da Augusto, con rapporti duraturi di vicinato.
Per i Romani i Sarmati erano barbari, né più né meno degli altri popoli con cui confinavano in ogni punto cardinale dell’Impero. Con questo termine venivano considerate ormai tutte le genti non educate alla cultura greco–romana, assumendo il valore politico di straniero.
Si trattava di genti feroci, indomite e terrificanti. I Sarmati ovviamente non facevano eccezione, anzi, essendo diventate con il tempo quasi il referente simbolico privilegiato, una sorta di contenitore omnicomprensivo di tutti i movimenti dei popoli provenienti da est390, erano diventati uno dei simboli di ferinità barbara. Gli aggettivi utilizzati dagli autori antichi per qualificarli e talvolta per accompagnarne il nome esplicitano al meglio questo sentimento. Per Floro tanta è la loro barbarie, che non hanno neanche l’idea della pace391, Giovenale li definisce truculenti392 mentre Temistio furiosi393. Pomponio Mela li descrive come guerrieri, liberi, indomiti, e barbari e feroci a tal segno che le donne con gli uomini vanno alla guerra394. Feroci è l’aggettivo con cui li definisce anche Stazio nella Tebaide395. Ovidio, a diretto contatto con loro durante il suo esilio a Tomi, ne era ossessionato; non solo li definisce gente selvaggia396, ma aveva persino paura che lo avrebbero potuto perseguitare anche dopo la morte:
se resta ancora dopo la morte qualche segno di coscienza, l’ombra di un Sarmata non venga ad atterrire i miei Mani397.
e ancora
fra le ombre dei Sarmati vagherà un’ombra romana e sarà sempre straniera tra spiriti feroci398.
La presenza dei Sarmati e la loro diffusione oltre i confini dell’Impero, al di là del Danubio, non passavano certo inosservate a Roma, tanto da trovare ampio spazio in quella rappresentazione del mondo romano che è la Tabula Peutingeriana. Nello specifico, nel segmento V, a partire da Aquincum e fino a Singidunum, inizio del segmento VII, oltre il Danubio si trovano dei non meglio specificati Sarmate. Da quest’ultima città fino quasi a Margum è segnata una Solitudines (?) Sarmatarum, mentre di fronte a Viminacium si trovano gli Amaxobii Sarmate. Proseguendo, nel territorio barbaro oltre le città romane (in Dacia) di Tibiscum, Sarmizegetusa e Aquae vi erano i Lupiones Sarmate. Nel segmento VIII, tra Aquae ed Apulum erano stanziati i Venadi Sarmatae, mentre di fronte al tratto Apulum-Napoca-Porolissum vi era già la popolazione germanica dei Bastarni (Alpes Bastarnice e Blastarni). Alla fine di questo segmento, oltre Tomi e la foce del Danubio, tra questo fiume e il Tanais, si trovano i Roxolani Sarmate.
Le numerose strade e città romane oltre il Danubio in territorio dacico, la presenza dei Rossolani nelle vaste pianure fin quasi al Don e la contemporanea assenza dei Goti in questo stesso territorio, in base a quanto visto in precedenza, sembrano fotografare una situazione antecedente alla seconda metà del III sec. d.C. La Dacia era ancora provincia romana, i Goti non erano ancora giunti nel Ponto e i Rossolani non erano stati costretti a migrare in Ungheria per ricongiungersi con gli Iazigi. Tuttavia spicca l’assenza proprio di questo nome tra quelli utilizzati per indicare le popolazioni stanziate oltre il Danubio di fronte alla Pannonia e alla Mesia; si trova sempre la menzione generica di Sarmate. Come si è visto in precedenza399 l’utilizzo del nome Sarmati senza più distinzione tra Iazigi e Rossolani è tipico del periodo posteriore al III sec. d.C., dopo l’avvenuto ricongiungimento tra le due tribù. Non è quindi facile stabilire a che periodo si possa riferire la rappresentazione del territorio sarmatico che interessa nello specifico, ma la maggior parte degli elementi portano a propendere per quello precedente alla seconda metà del III sec. d.C.
1 TERRA DI SCONTRI: IL LIMES DANUBIANO
Dalla Tabula Peutingeriana si aveva quindi una vera e propria immagine della presenza delle tribù sarmate nei territori posti sulla sponda sinistra del medio e basso corso del Danubio. Il fiume costituiva quello che noi oggi identifichiamo con la parola confine, mentre in età romana era chiamato limes. Questa parola, originariamente, era un termine prettamente topografico, usato nel linguaggio militare per indicare una strada – il significato iniziale rimarrà comunque inalterato fino all’età tardo imperiale – ma progressivamente verrà ad indicare effettivamente il confine tra l’Impero e il mondo non romano400.
Roma esercitava in realtà il suo potere e la sua influenza ben oltre il confine dichiarato, sia con mezzi diplomatici sia attraverso l’effettiva presenza fisica di soldati e cittadini romani. Il limes danubiano non faceva eccezione401. I Romani avevano sempre parlato del loro Impero come se fosse delimitato da confini costituiti da naturali formazioni geografiche quali fiumi, montagne e deserti. La realtà era però ben più varia e nebulosa e l’ideologia tradizionale di Roma – dall’epoca repubblicana in poi – riguardo le frontiere era fondata sulla convinzione che l’Urbe dominava su tutto l’ecumene, direttamente nelle province e indirettamente nei territori sotto la sua influenza politica. Questo si traduceva nell’idea di espansione e controllo dei barbari anche oltre il formale confine amministrativo402. Gli imperatori venivano elogiati dall’ideologia ufficiale per la capacità di imporre la propria autorità anche oltre le frontiere, affermandosi in tal modo, potenzialmente, come i rettori dell’umanità403. Lungo il confine la concezione riguardo i barbari non trovava però alcuna applicazione pratica, anzi i rapporti con queste genti erano molto frequenti, spesso vi era anche affinità etnica tra provinciali e coloro che abitavano oltre il limes e si riusciva a fare conoscenza dei barbari sotto aspetti diversi404. È quindi comprensibile e non deve destare sorpresa che Ovidio, pur essendo ossessionato dai Sarmati, affermi di aver imparato la loro lingua a causa del rapporto di vicinato e dei frequenti contatti con loro405.
Il Danubio, come il Reno e altri fiumi, costituiva dunque il confine amministrativo, ma non era una linea facilmente difendibile. Era inoltre utilizzato come via di trasporto, pertanto era necessario, da parte dei Romani, poterne controllare direttamente entrambe le sponde. Il fiume attraversava territori diversi che influenzavano la sua corrente e di conseguenza la sua navigabilità. I tratti in cui scorreva tra montagne e ripide gole, le rapide e i gorghi rendevano la navigazione molto pericolosa. Dove attraversava la grande pianura ungherese e a sud della pianura valacca, il suo scorrere era invece lento e pacifico, tanto che, a causa dell’asprezza del clima, gelava quasi ogni anno. In queste condizioni la sua funzione difensiva contro eventuali invasioni era pressoché nulla. Uno degli ostacoli più seri alla navigazione era costituito dalle cosiddette Porte di Ferro, uno stretto passaggio presso l’odierno confine tra Serbia e Romania, dove il Danub...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- INTRODUZIONE
- FIGLI DELLE STEPPE EURASIATICHE
- I SARMATI. DALLE TERRE D’ORIGINE AI CONFINI DELL IMPERO: UNA MIGRAZIONE DURATA SECOLI
- SOCIETÀ
- I SARMATI E I GERMANI
- I SARMATI E ROMA
- CONCLUSIONI
- FONTI LETTERARIE
- FONTI EPIGRAFICHE
- BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Domande frequenti
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