Un giovane ufficiale. Patrick Cullivan
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Un giovane ufficiale. Patrick Cullivan

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Un giovane ufficiale. Patrick Cullivan

Informazioni su questo libro

La prima guerra mondiale è stato un conflitto di dimensioni intercontinentali, combattuto tra il 1914 e il 1918. Una battaglia lunga e dolorosa con conseguenze abissali, innescata dalle pressioni nazionalistiche e dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze europee a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo.

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Informazioni

Anno
2012
eBook ISBN
9788867514335
Argomento
Storia
Capitolo 1 – Un ufficiale
 
C’era un’atmosfera idilliaca nell’arena in quelle ore del mattino. Il primo sole filtrava attraverso la nebbia leggera per sfiorare la collina centrale e spandersi sui campi umidi di rugiada.
Gli alberi erano rivestiti di nuove foglie verdi, e le foglie frusciavano ritmicamente al soffio dolce del vento. C’erano uccelli su quelle piante, e gli uccelli cantavano, perché era primavera, e godevano la gioia di vivere e lo splendore del mattino.
Un gufo, con l’appetito soddisfatto da una recente preda, appollaiato su un ramo morto di un gran sicomoro, sprofondò il becco tra le penne preparandosi a dormire per tutta la giornata.
Un crotalo lucente, sentendo l’avvicinarsi del sole e pregustando il dolce calore, scivolò da sotto la roccia piatta che gli aveva offerto riparo durante la notte per andarsi a distendere sul sasso preferito. Uno scoiattolo rosso squittì nervosamente osservando gli uomini che entravano nell’arena dalla porta nord e poi, temendo un pericolo, saettò verso un albero vicino per cercare rifugio nella sua tana.
Erano in cento, alti e fieri nelle loro uniformi. Un movimento appena percettibile scuoteva le loro file, simili a spighe di grano sfiorate da una leggera brezza.
Se sapevano quanto stava per accadere, non lo dimostravano. Ogni loro gesto mostrava assoluta disciplina.
Erano stati semplici uomini, ma li avevano trasformati in belve da combattimento. Il sapore del sangue era come una necessità per le loro bocche. La passione per sopprimere era come una rabbiosa marea che li travolgeva. Erano armi appuntite e affilate, pronte a uccidere.
Tra le fila di soldati pronti a combattere, assetati, desiderosi di infilare le loro armi nella bocca di qualche nemico e sparare, c’era un giovane molto alto, di estrema eleganza.
Era Patrick Cullivan.
Apparteneva ad una nobile famiglia che, visti i suoi capricci di giovane rampollo e la sua perfetta inattitudine al comando, lo aveva spedito nelle lontane pieghe di guerra affinché il ragazzo che era partito, abbandonasse i suoi, come li chiamavano, “ridicoli sogni”, per pensare alla guerra, all’onore e alla patria.
Lui, dal canto suo, aveva preso le sue cose ed era partito. Si sentiva attratto particolarmente da ogni cosa che non conosceva, da quel brivido che ti procura l’assoluta novità.
Così sedicenne si era recato nell’accademia, tra le flessioni, gli esercizi, le armi e i suoi compagni, erano passati gli anni, con le visite sempre più sporadiche della famiglia.
Alla fine, era giunto il giorno che per anni aveva aspettato, ora, pronto ad uscire dall’accademia, sarebbe stato un ufficiale a tutti gli effetti.
Capitolo 2 – Chiamati a combattere
 
Il generale compì l’ultima ispezione. Mentre passava in rivista le file dei soldati, i comandanti di squadra impartivano secchi ordini e gli uomini si irrigidivano nell’assoluta immobilità.
Il soldato Patrick Cullivan sentì gli stivali del generale che si stava avvicinando battere contro i sassi del terreno.
Non si udivano altri suoni, neppure il respiro degli uomini. La lunga disciplina lo costrinse a mantenere lo sguardo fisso sul punto lontano che si era scelto e tenne gli occhi immobili anche quando il generale gli passò di fronte.
Non lo vide neppure.
Il soldato non stava pensando alla morte, anche se sapeva che, con ogni probabilità, le sue ore erano contate.
Pensava al fucile che si sentiva pesare sulla spalla e all’impellente desiderio di scaricare le pallottole nella carne umana.
La necessità di uccidere lo dominava, tuttavia si sentiva leggermente sollevato all’idea di non essere stato assegnato alla squadra d’assalto (squadra suicidio la chiamavano gli uomini), e aveva una possibilità, minima, di rimanere in vita.
La squadra d’assalto era destinata a morte sicura.
Venne dato un ordine, e il soldato Cullivan impose al proprio corpo irrigidito di distendersi.
In lui c’era una tensione che il corpo rilassato non riuscì a scacciare. Durante il corso di addestramento gli avevano insegnato come fare a distendersi. Gli avevano insegnato una infinità di cose in quel periodo.
Sapevo tante cose, eppure in quell’istante non ne ricordavo neanche una. Erano passati solo pochi messi da quando avevo terminato l’accademia e certamente non mi sentivo pronto, adatto per combattere, per morire.
I più adulti dicevano che non ci saremmo mai sentiti pronti, finché non fosse arrivato il momento. Eppure io scacciavo quel pensiero lontano, mi chiedevo perché, perché cosi presto, perché per una battaglia tanto grande.
Ma i miei interrogativi rimanevano tali e fluttuanti nella mia testa. Non c’era risposta e non avrei certo potuto mostrare agli altri la mia inettitudine o la mia paura.
– Questo... sì, gentili signore e signori, questo è il grande momento. – annunciò con voce grossa un nostro superiore.
Ad ognuno di noi era stata affidata una squadra di uomini. Erano delle giovani gavette che, con meno compostezza, padroneggiavano le armi con una sicurezza tale da provare invidia.
Forse, nella loro ignoranza, quella era davvero una grande cosa da fare. Si sentivano forti e possenti, forse, per qualche strana ragione, impugnare un’arma da fuoco che avrebbe ucciso molte persone, gli dava modo di pensare che sarebbero stati finalmente degli uomini.
Il comandante stava spiegando la strategia di attacco, gli schieramenti e mentre parlava noi eravamo ritti senza muoverci, quasi senza respirare.
Le sue parole furono interrotte dal crepitio della mitragliatrice nemica. Si videro le scie dei proiettili traccianti che attraversavano l’aria del mattino per andare in cerca di carne umana.
Quattro colpi di mortaio, sparati in rapida successione superarono con una parabola la collina e scesero verso terra con un sibilo di morte e distruzione.
La squadra dei fucilieri aprì il fuoco con grande precisione.
I soldati ebbero uno sbandamento e si fermarono, ma subito ricomposero le file per lanciarsi verso la vetta della collina.
Soltanto tre uomini riuscirono a nascondersi incolumi dietro i massi della vetta.
Lungo i fianchi della collina erano rimasti distesi, morti o moribondi, il capitano che comandava la squadra e sei uomini.
La prima guerra mondiale era ufficialmente scoppiata.
Capitolo 3 – Le ore prima della battaglia
Tutto era iniziato a causa dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando1, l’Austria aveva dichiarato guerra alla Serbia.
Si erano cosi schierati i maggiori paesi. Noi però, eravamo restii a partecipare, ma alla fine i nemici non si erano fatti attendere.
Quindi la lotta esplose un’altra volta intorno a noi, e fummo separati, ma il desiderio che albergava nel mio cuore era stato esaudito, e con rinnovato vigore e animo lieto ripresi ad abbattere i nemici, roteando la pistola, finché gli ultimi uomini non ne ebbero abbastanza e si ritirarono verso il lontano fondo del mare dal quale erano usciti.
Eravamo ancora nei pressi del nostro territorio, il generale mi fece chiamare.
La cosa che sembrava averlo maggiormente stupito era la mia impressionante agilità, e più volte descrisse il modo stupefacente in cui ero balzato sopra le teste dei miei antagonisti, spaccando a essi il cranio in due mentre li sorvolavo.
Mezz’ora più tardi uscivo al galoppo dalla porta della città.
Nonostante i miei occhi e le mie orecchie fossero rimasti bene spalancati nel corso dell’udienza, e durante i miei spostamenti all’interno del palazzo, non avevo visto né sentito nulla.
Era ormai del tutto lucido quando lasciò la fontana per imboccare la stradina a zig-zag che dal crinale portava alla valle.
Guardò di sotto, dove il burrone ricordava il tumulto di una frana cristallizzata. Dai piedi della montagna fino alla sinistra del punto in cui si trovava, si erigeva quasi ver-ticale una rupe che verso la metà si protendeva a dividere in due il crinale.
A quell’ora del mattino l’America sembrava affrancata da qualunque guerra. L’aria, sgombra dall’umidità e quasi insopportabilmente tersa, procurava a Patrick l’illusione di poter spingere lo sguardo fino all’infinito, verso distanze troppo grandi perché lui se ne dovesse preoccupare.
La branda era scomoda e appiccicaticcia sotto il suo corpo. La sonnolenza e il sudore lo intrappolavano in una rete flaccida, e non riusciva a muoversi abbastanza da raggiungere la pistola sotto il pagliericcio.
C’era qualcuno nella stanza?
Ci volle solo un’occhiata nella penombra che filtrava dalla finestra rotta per capire che il piccolo spazio era vuoto.
Rimase steso con gli occhi spalancati finché la sua mente non fu in grado di convincere la spina dorsale a rimettersi in moto, e poi si sollevò sui gomiti.
Non ricordò di aver sentito lo sparo. Solo che qualcosa l’aveva fatto sobbalzare nel sonno, e che assomigliava a una presenza.
Patrick si trovò a tenersi aggrappato ai bordi della branda, come se l’oscurità che si ritirava avesse potuto inghiottire anche lui.
Cautamente lasciò uscire l’aria dai polmoni. Fece un altro respiro, poi un altro ancora, e le tenebre cominciarono a stabilizzarsi, senza restringersi o ampliarsi, come acqua sul fondo di un pozzo.
Il cavaliere senza corpo vi affondò. Nel giro di pochi secondi i muscoli del tedesco si distesero abbastanza da consentirgli di deglutire e rilassare il collo, e intorno a lui, a quel punto, non ci fu altro che l’oscurità della stanzetta. Il tempo e lo spazio gli furono di nuovo familiari.
Sfregandosi gli occhi si rese conto di aver soltanto sognato. Nessun tedesco gli stava stringendo il collo per soffocarlo. Così, rilassandosi, riprese a dormire.
Era mattina presto quando il piccolo aeroplano apparve alto nel cielo, puntuale come se volesse onorare un appuntamento.
Dalla cima del muretto rovinato del mandorleto Patrick vide che si trattava di un apparecchio leggero, che volava in tondo come una falena attorno alla fiamma. Attraverso il binocolo cercò di riconoscerne le insegne al sole ancora basso, cercando i tre bastoni dei fasci italiani, o le barre tedesche, ma non distinse nulla.
Il colonnello arrivò a cavallo poco dopo le sette e trenta del mattino, mentre davanti all’avamposto nazionalista veniva alzata la bandiera. Lo seguivano due requetés elegantemente vestiti, in groppa ad andalusi dalla lunga criniera, e un mulo dell’esercito carico di provviste.
Eravamo pronti a combattere.

1 Francesco Ferdinando Car...

Indice dei contenuti

  1. Un giovane ufficiale Patrick Cullivan
  2. Colophon
  3. Table of Contents
  4. Prefazione
  5. Capitolo 1 – Un ufficiale
  6. Capitolo 2 – Chiamati a combattere
  7. Capitolo 3 – Le ore prima della battaglia
  8. Capitolo 4 – Cos’era successo fino a quel momento?
  9. Capitolo 5 – La borgata distrutta
  10. Capitolo 6 – Battaglia di Bosco Beleau
  11. Capitolo 7 – Fronte tedesco
  12. Capitolo 8 – Meglio morire
  13. Capitolo 9 – Un francese traditore
  14. Capitolo 10 - La battaglia di Château-Thierry
  15. Capitolo 11 – Offensiva della Mosa
  16. Capitolo 12 – Il rapimento
  17. Capitolo 13 – La fine della guerra
  18. Note dell’autore
  19. Ingresso degli Stati Uniti
  20. Armi prima guerra mondiale
  21. Caratteristiche distintive della guerra
  22. BIBLIOGRAFIA