Federico II di Hohenstaufen
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Federico II di Hohenstaufen

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Federico II di Hohenstaufen

Informazioni su questo libro

Scopo dell'autore, con questo testo, è quello di far concentrare il lettore sull'operato di una figura, oggetto di molti pareri contrastanti, quale fu Federico II. Senza dubbio, l'imperatore Svevo ebbe molti difetti, ma, senza altrettanti dubbi, allo stesso gli si devono riconoscere riforme importantissimi, alto senso della giustizia, amore per l'arte in ogni sua espressione e per la scienza. La ricerca di Dio attraverso una spiritualità ricercatissima e forse del tutto soggettiva. Dello Stupor Mundi, vengono qui riportate le principali tappe per le quali si è reso protagonista e per le quali la sua impronta riesce ad ergersi vittoriosa su tutte le menzogne e le critiche negative, a torto ricevute nei secoli.

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Informazioni

Anno
2013
Print ISBN
9788896803073
eBook ISBN
9788891106100
Argomento
Storia

PARTE III

- Federico II visto da vicino –

L’interesse per la cultura e la sua spiritualità
****
UN IMPERATORE TRA TORMENTO ED ESTASI
Federico II non era assolutamente un nemico dell'Islam, lui lo conosceva molto bene.
Allevato in Sicilia, su quella terra ancora a metà musulmana, dove la dominazione Normanna era ben lungi dall'aver cancellato le tracce della dominazione arabo-persiana, corrispondeva di sicuro ai suoi gusti...In tutti gli articoli che ho dedicato allo Svevo, abbiamo parlato dei suoi interessi : La filosofia araba, a quel tempo era al suo apogeo, essa permetteva a Federico, di sfuggire al giogo del pensiero cristiano.
L'esempio del califfato ereditario che richiamava le sue tendenze alla monarchia universale; la devozione cieca degli arabi di Sicilia che gli fornivano truppe che non potevano essere scosse da alcuna minaccia di scomunica, nonchè le usanze musulmane in genere, avvicinarono Federico
all'Islam.
Dopo la morte di sua moglie Isabelle, lo Staufen aveva costituito a Lucera, in provincia di Napoli, una vera e propria capitale musulmana.
Lo storiografo arabo Djemal ed-Din, che aveva visitato la città, conferma che quest'ultima, era tutta musulmana. Veniva osservata la festa del Venerdì e le altre usanze dell'Islamismo.
Federico aveva fatto costruire un collegio dove venivano insegnate le scienze astrologiche. Molti dei suoi familiari e dei suoi segretari, erano musulmani. Nel suo campo il muezzin chiamava alla preghiera.
D'altro canto, continua Djemal, Federico non era mai tanto felice come quando arrivavano delegazioni musulmane.
Fu così che scambiò continuamente ambasciate e regali con il sultano d'Egitto, così come abbiamo avuto modo di parlare nei mesi precedenti.
Il Papa e gli altri principi cristiani, finirono per domandarsi se l'Imperatore si fosse segretamente convertito al'Islam ; altri dissero che esitava ancora nella scelta delle due fedi.
Di sicuro, come abbiamo avuto già modo di parlarne, lo Svevo fu iniziato al sufismo, così come lo fu il suo fraterno amico, il sultano Malik al Kamil.
Ciò che sedusse Federico, non fu tanto la religione in sè, quanto la scienza arabo-persiana, a quei tempi molto avanzata, rispetto a quella occidentale.
A conferma di tutto quanto abbiamo più volte affermato, lo storico arabo Maqrizi, ci testimonia che l'imperatore era molto istruito in filosofia, geometria, matematica e in molte altre scienze.
Sempre in relazione con il rapporto d'amicizia tra lo Staufen ed Al-Kamil, ci sono quale testimonianza, un nutrito quanto interessate scambio di pareri e di informazioni. Inoltre sappiamo, sempre attraverso Maqrizi, che sia l’imperatore che il sultano, mantenevano in pensionato tutti i sapienti, molti dei quali presso di loro a palazzo, per discutere con loro per una parte della notte.
Tali inclinazioni, da ambo le parti, avrebbero introdotto tra musulmani e cristiani uno spirito veramente nuovo.
Purtroppo, la cupidigia e la sete di denaro, travolse e stravolse col tempo, tutto ciò che i due sovrani avevano costruito positivamente, per far posto a massacri e intolleranze.
I detrattori di Federico II, quindi, ebbero modo di gongolare compiaciuti, di tutte le oscenità che i lecchini cattolici vomitarono sull’imperatore, per invidia e tacita consapevolezza di non poter mai raggiungere gli obiettivi, così come il contestato imperatore.

IL SUO AMORE PER LA CULTURA : L’UNIVERSITA’

Riporto l’Editto di Federico II sulla Fondazione dell’Università
di Napoli
“ Desideriamo che nel Nostro Regno, molti diventino prudenti e dotti “
Nella CHR0NICA di Riccardo di San Germano - autore del Xlii secolo -, pubblicata nella nuova edizione dei Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori figura, all’anno 1224, questo editto dell’imperatore, diramato a tutti gli organi del regno, sulla fondazione dell’università di Napoli.
Federico, a tutti gli arcivescovi, vescovi, prelati delle chiese, conti, baroni, giustizieri, giudici, balivi e a ogni investito d’autorità del Regno di Sicilia.
Con l’aiuto di Dio, per quale viviamo e regnamo, al quale tutti i nostri atti offriamo e al quale attribuiamo tutto quanto di bene facciamo, desideriamo che nel nostro Regno molti divengano prudenti e muniti per sete di scienza e diffusione di dottrine, i quali risultando essersi approfonditi attraverso lo studio e l’osservazione dei diritto, servano giustamente Dio al cui servizio sono tutte le cose, e piacciano a noi col culto della giustizia, ai cui precetti intimiamo tutti obbediscano.
Disponemmo pertanto che presso l’amenissima città di Napoli siano insegnati le arti e gli studi che regolino qualsiasi professione, affinché coloro che sono digiuni e avidi d’apprendere nel Regno trovino colà di che soddisfare la loro brama, né siano costretti a dover peregrinare e andare mendicando in regioni straniere per la ricerca delle scienze.
Miriamo infatti a che ne derivi un vantaggio al nostro regime, mentre provvediamo, per particolare grazia d’affetto, al vantaggio dei nostri sudditi, nella speranza sfolgorante che ciò favorisca la loro erudizione, e nell’attesa che da animi solleciti derivi abbondanza di beni, non potendo risultare sterile l’accostarsi alla bontà conseguente alla nobiltà, cui preparano i tribunali, derivano guadagni, si pongono a raffronto il favore e la grazia delle amicizie.
Richiamiamo al nostro servizio, non senza grandi meriti e lodi, uomini studiosi, affidando l’amministrazione della giustizia a coloro che siano provveduti di studi giuridici.
Siate dunque solleciti, e con gioia, alle professioni desiderate dagli scolari, aì quali destiniamo, perché vi abbiano dimora, quel luogo dove abbondino i mezzi, dove sia per loro alloggio sufficientemente ampio e spazioso e dove i costumi sono per tutti benevoli e dove esiste facilità di trasporti, per terra e mare, di tutto il necessario alla vìta degli uomini. E ad essi ricerchiamo noi stessi vantaggi, diamo disposizione, facciamo ricerca di maestri, promettiamo beni e conferiremo donazioni a coloro che giudìcheremo degni. E, per così dire, li poniamo sotto gli occhi dei loro genitori, li solleviamo da molte fatiche, li liberiamo da lunghi viaggi e, quasi, dal peregrinare. Li rendiamo sicuri dalle insidie dei predoni, e coloro che andando peregrini in lontane terre erano spogliati delle loro fortune e dei loro averi, godranno con sicurezza, per la nostra liberalità, delle loro scuole, a minor spesa e con breve percorso.
Riguardo al numero dei periti che disponemmo di destinare coli, abbiamo dato incarico a maestro Roffredo di Benevento, giudice e fedele nostro professore di scienza civile, uomo di grande sapere e di nota e provata fedeltà, che sempre manifestò alla maestà nostra, nel quale, come negli altri fedeli del nostro Regno, abbiamo la massima fiducia.
Vogliamo pertanto e ordiniamo a voi tutti che reggete le province, presiedete alle amministrazioni, che rendiate pubbliche e intimiate tutte queste cose in ogni luogo, sotto pena delle persone e delle cose, che nessuno osi uscire dai Regno per motivi di studio né che entro i confìni del Regno osi apprendere o insegnare altrove, e che intimiate, sorto la pena predetta, ai genitori di regnicoli che si trovano in scuole fuori del Regno, di farli ritornare entro la festa del prossimo San Michele.
Queste sono le condizioni accordate agli studenti: in primo luogo che nella città predetta saranno dottori e maestri di qualsiasi disciplina. Quanto poi agli studenti, da qualsiasi luogo provengano, potranno trattenersi, dimorare e far ritorno, garantiti tanto nella persona quanto negli averi, senza subire alcun danno.
Di quanto dì meglio dispone la città in fatto di alberghi sarà dato in affitto agli studenti contro una pensione di due once d’oro, senz’altri carichi.
Tutti gli alloggi saranno attribuiti in base alla valutazione di due cittadini e di due studenti. nei limiti della somma predetta e non oltre quella.
Agli studenti sarà fatto un prestito da coloro che sono di ciò incaricati, saranno dati libri in prestito con carico di restituzione, garanti gli scolari che li abbiano avuti.
Quanto allo studente che abbia ricevuto un mutuo, non lascerà la terra finché non abbia restituito il prestito stesso, o abbìa restituito quanto avuto a titolo precario, sia che il prestito sia soddisfatto dallo
stesso o che il creditore sia stato tacitato altrimenti.
I predetti precari, poi, non saranno revocati dai creditori finché lo studente voglia rimanere nello studio napoletano.
Tutti debbono essere sottoposti ai loro dottori e maestri. Non fissammo alcun limite riguardo al frumento, il vino, le carni e i pesci e le altre cose che facciano comodo agli studenti, poiché tutte quelle cose abbonda la provincia, e saranno vendute agli studenti secondo le modalità con cui sono vendute ai cittadini, anche per contratto.
Voi pertanto, che invitate a così grande e così lodevole opera e studio, avete da noi la promessa che saranno osservate le condizioni a voi prescritte e che da noi sarà reso onore alle vostre persone, e che sarà disposto perché da tutti sia resa osservanza a quanto disposto.
Dato a Siracusa, il giorno 5 di giugno, Xll anno dell ‘indizione. –
( tratto dal giornale “ Contro corrente “ – 1995, anno II, n.7 )
Il provvedimento, redatto agli inizi del XIII secolo, appare di gran lunga migliore rispetto al più moderno degli statuti odierni a disposizione dei nostri Atenei, pieni di limiti, numeri chiusi ed altre condizioni umilianti….
Si ritiene, alla luce di quanto si può evincere, inutile ogni tipo di commento.

FEDERICO II E I FEDELI D’AMORE

Una delle correnti iniziatiche del tempo di Federico II, è quella dei Fedeli d’Amore, alla quale lo Svevo ( così come il Sommo poeta ) aderì : come si sa, all’interno della corte dello Svevo, esisteva una setta che parlava in versi, secondo un convenzionalismo segreto…ciò Spiega perché le donne di Federico, così come quelle di Pier delle Vigne, e di tutti gli altri poeti del gruppo si chiamassero tutte “ Rosa”…
Lo Staufen, però, specifica ulteriormente la Rosa di cui parla, chiamandola “ Rosa di Sorìa “, cioè di Siria…Che vuol dire ?
Questa “Rosa di Sorìa”, ossia l’esoterismo islamico irradiatosi dal territorio dell’Islam
Sorìa / Siria, sarebbe giunta alla corte di Federico, come ho solo accennato, direttamente o attraverso mediazione Provenzale .
Il simbolo della poesia dei Fedeli d’Amore, è più precisamente la “Rosa di Sorìa”…tale simbolismo indica un sapere iniziatici proveniente dall’area musulmana, ma il significato del riferimento geografico, non si esaurisce con la connotazione geografica dalla regione che si estende fra le rive del Mediterraneo e il medio corso dell’Eufrate…Sorìa è anche la Syrìe Omerica, dove sono le rivoluzioni del sole, una Siria, dunque, identica a Tula, in Sanscrito, la denominazione del Sole.
Secondo una tradizione d’ambito islamico, la lingua o meglio, l’idioma ritmato da Adamo nel Giardino dell’Eden, era la lingua Siriana…perciò, il paese designato come Sorìa o Siria, appare come un centro spirituale, derivato da quello Adamico, solare, dei primordi. Sicchè, la “ Rosa di Sorìa” , equivarrebbe alla Sapienza primordiale, nella sua forma Islamica e più esattamente sufica, poiché, come ho detto nell’articolo “ Stupor Mundi e i Sufi“, Federico fu, oltre ogni probabilità, iniziato al sufismo.
L’imperatore Federico II, con il suo cancelliere, Pier delle Vigne, secondo l’abate E. Aroux, furono i primi a mettere per iscritto questo apparente amore platonico. ( Valli Luigi, Il Linguaggio segreto di Dante e dei Fedeli d’amore, Optima, Roma 1928, p. 47.)
Per i fedeli d’amore del Medio Evo l’iniziazione sarebbe stata conferita da un maestro visibile, appartenente all’Ordine, ma i documenti mancano completamente, e se ci si tiene alle esperienze rispettive dei fedeli d’amore, sia in Occidente che in Oriente, si potrebbe dubitare dell’esistenza di una tale iniziazione. Dante evoca Amore, si sa che Novalis ricevette l’iniziazione dall’angelo di Sophie, Suhrawardî parla di una genealogia spirituale, etc. Esistono in Occidente dei maestri «invisibili», nel senso che hanno abbandonato la manifestazione terrestre, ma che, siccome hanno appartenuto effettivamente a questi ordini, sono qualificati a conferire l’iniziazione e a comunicare un’influenza spirituale. Naturalmente questi iniziati non sono in grado di conferire a loro volta un’iniziazione che hanno ricevuto in un modo speciale che riguardava solo loro. Esistono in Oriente dei maestri visibili o invisibili che appartengono a genealogie spirituali «parenti» - che sono la causa del come nel Medio Evo gli ordini esoterici cristiani abbiano potuto entrare in relazione con gli ordini orientali. C’è soprattutto un certo «incontro» dell’Oriente con l’Occidente, vissuto nel segreto del cuore, che autorizza l’iniziato a entrare in contatto col suo Maestro interiore e di conseguenza a progredire verso gli stati superiori dell’essere. È così che è possibile conoscere il proprio Signore.
La Vita nova di Dante descrive molto precisamente le diverse tappe dell’iniziazione alla Fedeltà d’Amore e del "l’illuminazione" che dà accesso all’amore appassionato o di passione che è l’amore dei fedeli d’amore e che non bisogna confondere con l’amore passione dei romantici.
L’amore appassionato dei fedeli d’amore non è evidentemente una fatalità. Il capitolo IX del Vademecum dei Fedeli d’Amore di Suhrawardî ne dà un riassunto:
All’origine di ogni iniziazione all’Ordine dei Fedeli d’Amore si trova un’esperienza amorosa – che è il punto di partenza di uno sviluppo spirituale nel corso del quale l’amore diventerà un amore di passione. Ma questo sviluppo resta riservato a un piccolo numero: «Amore non apre a chiunque la via che conduce a lui». Come per ogni iniziazione l’essere che è stato preso ne deve manifestare le disposizioni. Ma dopo che l’Amore è venuto a constatare che vi sono le attitudini, «invia a lui Nostalgia che è la sua confidente e la sua delegata, affinché costui purifichi la sua dimora e non vi faccia entrare nessuno». Si tratta quindi di una prima tappa nello sviluppo personale dell’essere sinceramente preso che è quella dell’iniziazione. In seguito «bisogna che Amore faccia il giro della dimora e scenda fino alla cella del cuore. Distrugge alcune cose; ne costruisce delle altre; fa passare per tutte le varianti del comportamento amoroso». È al termine di questa seconda tappa che si produce «l’illuminazione» – che è ciò che simbolizza il Cuore gentile secondo Dante, cioè «il cuore purificato, dunque vuoto di tutto ciò che concerne gli oggetti esteriori, e per ciò stesso reso atto a ricevere l’illuminazione interiore». Allora Amore «si decide a recarsi alla corte della Bellezza». In quest’ultima tappa l’essere che è stato preso dovrà conoscere «le tappe e i gradi per i quali passano i fedeli d’amore» e soprattutto dovrà «dare il suo assenso totale all’amore». È a questa condizione che l’iniziato diviene un fedele d’amore ed «è solo dopo di ciò che verranno date le visioni meravigliose».
Ma l’iniziazione stessa è una commozione legata all’amore ispirato dalla bellezza nascosta dell’essere amato. È ciò che vuole esprimere Rûzbehân Baqlî quando dice: «Tu sei per me l’apparizione della bellezza, o mia amica». Certo, non è ...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Prefazione
  5. Indice
  6. Dedica
  7. Introduzione
  8. Premessa introduttiva al quadro storico
  9. Parte I - Quadro storico dell’Italia pre – Federiciana
  10. Parte II - Dominazione Normanno Sveva e nuovo assetto giuridico-istituzionale nel Meridione d’Italia
  11. Parte III - Federico II visto da vicino –
  12. Federico II e i Templari
  13. Ibn Sab’in, il Sufi contattato da Federico II di Svevia
  14. Bibliografia
  15. Postfazione