L'Anima e l'Uomo
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L'Anima e l'Uomo

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STORIA DEL PENSIERO FILOSOFICO NELL' EBRAISMO. Con un saggio introduttivo di Onorato Bucci

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Informazioni

Anno
2014
Print ISBN
9788891101433
eBook ISBN
9788891138323
PARTE OTTAVA
IL PRIMO NOVECENTO:
ESISTENZIALISMO E RAZIONALISMO
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Fig. 95 - Sinagoga di Merano, 1901
ESISTENZIALISMO EBRAICO
Generalità
Nei molteplici suoi indirizzi filosofici e letterari, l’ esistenzialismo si propone come un vero e proprio microcosmo culturale, nato dall’ottimismo romantico e poi sostituitosi ad esso verso la fine del XIX secolo.
Esso mette in discussione l’esistenza come modo d’essere dell’uomo nel mondo, prescinde da ogni Principio di ordine religioso ed è portato a considerare l’uomo come limitato in tutte le sue capacità; perciò mette l’accento sulla problematicità della vita umana ed ha come categoria essenziale quella del “possibile”.
In un mondo sconvolto dalle guerre, (franco-prussiana, russocinese, italo-austriaca, etc.), la posizione dell’esistenzialismo nella filosofia è estremamente precaria, avendo avviato, tra mille incertezze, un’opera formidabile di ricostruzione anche del sapere.
L’ uomo, in quanto “è”, è nel mondo, ed è condizionato nel suo esserci dalle strutture del mondo, ma l’uomo è inserito anche in un contesto storico e perciò è tutta la storia del mondo che bisogna esaminare.
L’esistenzialismo religioso si basa sul monoteismo, perché il credente nella sua mente vede un unico Dio ma, come afferma Kierkegaard, basandosi su “un salto di fede”.
Il carattere
Ma il salto di fede risulta inutile dal punto di vista filosofico se non si unisce all’azione.
Un esistenzialista ateo, vedi Sartre, afferma che “l’esistenza precede l’essenza”, e questo vuol dire che non vi è essenza al di fuori dell’uomo, a cui lo stesso deve conformarsi. L’ uomo crea i suoi propri valori, cioè “determina la sua essenza tramite la sua esistenza, e non viceversa”.
Egli deve fare la sua scelta individuale e rimanere fedele a se stesso, in quanto non c’è un Dio che ha creato l’uomo e gli ha fornito un modello per la sua esistenza.
Tale atteggiamento è del tutto contrario all’Ebraismo: anche qui la scelta viene prima, e si basa sulla libera volontà dell’uomo. Egli, liberamente, ha scelto la posizione teista, cioè quell’essenza che rimane alla base della sua esistenza.
Per l’ Ebraismo “Dio è un dato”: egli è sempre presente e il modello che ha creato per l’ uomo è nella Torah, che l’ uomo liberamente può accettare o meno. L’essenza della fede precede l’esistenza umana.
Lev Isaakovic Shestov
Vita
Nato a Kiev il 13 febbraio 1866, morì a Parigi il 19 novembre 1938. Di famiglia ebrea, il suo vero nome era Yehuda Leyb Schwarzmann, studiò legge e matematica all’Università di Mosca, da dove fu allontanato, e poi continuò a studiare all’Università del paese natale. Respinto anche da questa Università per le sue idee rivoluzionarie, entrò in un gruppo di intellettuali, nel 1898, iniziando a pubblicare importanti opere filosofiche. Nel 1908 si trasferì a Friburgo e da lì, due anni dopo, in Svizzera.
Nel 1915 tornò in Russia e nello stesso anno perse il figlio nel-la guerra contro i Tedeschi; ebbe un rapporto conflittuale con i bolscevichi, e così si trasferì in Francia. Dal 1925 tenne lezioni alla Sorbona, dedicandosi alla scrittura di altre opere, finchè nel 1928, durante un viaggio a Friburgo, fu introdotto da Husserl alla filosofia di Kierkegaard; dopo ciò scrisse alcune opere sul danese. Nel 1930 si trasferisce a Boulogne-sur-Seine. Nel 1938 contrasse una grave malattia, e nell’ultimo periodo della sua vita si indirizzò alla filosofia indiana. Morì alla Clinica Boleau e il funerale avvenne nel nuovo cimitero di Boulogne.
Opere
“Potestas clavium”: pubblicata a Kiev, ma bloccata dalle au-torità bolsceviche (1919); il lavoro era stato iniziato durante la permanenza in Svizzera
“Sulla bilancia di Giobbe”: pubblicata in Francia nel 1929, raccoglie scritti degli anni precedenti su alcuni filosofi
“Kierkegaard e la filosofia esistenziale”: pubblicata in Fran-cia nel 1936.
“Atene e Gerusalemme”: uscì prima della sua morte in edi-zione francese e tedesca, quest’ultima pochi giorni prima dell’Anschluss nazista dell’Austria a Graz.
Filosofia
Shestov è stato un filosofo che nella sua vita ha cercato Dio e la liberazione dell’uomo dalle sue necessità; dunque la sua è stata una filosofia esistenziale, nel senso di una filosofia che presuppone che il mistero dell’essere sia esaustivo solo all’interno della condizione esistenziale umana.
La tragedia umana, con la sua sofferenza, i morti e i sopravvissuti, era alla base della sua filosofia: difficile il suo rapporto con Spinoza, fatto di amore e odio; poi, negli ultimi anni, si é rivolto a Kierkegaard incoraggiando Heidegger, in un incontro che ebbero a Friburgo, a leggerlo.
Come Kierkegaard, egli vide il suo avversario in Hegel, passando da Nietsche alla Bibbia.
Egli fu colpito dalla forza dello stato di necessità nella vita degli uomini, che genera il terrore della vita stessa, e a sua volta è generato dall’ansia di conoscenza dell’uomo.
Il peccato originale è collegato alla conoscenza, alla conoscenza del bene e del male; Shestov lotta contro la forza della conoscenza, si fa uomo soggetto alla Legge, in virtù del desiderio di liberazione della vita.
Questo è il senso della caduta dal Paradiso, e il tendere dell’uomo a ritornarvi è lotta, è disperazione.
Shestov non è contro la ricerca scientifica, ma è contro gli scienziati che hanno la pretesa di fare domande su Dio, senza comprendere che Dio ha potenzialità illimitate, mentre l’ uomo rimane vittima dell’universale e del convenzionale.
Così Dio si trova davanti il regno della necessità, il regno della ragione; ma Dio non è limitato, non può essere subordinato a nulla, per Lui tutto è possibile.
E qui ritorniamo ai quesiti della scolastica medievale:
è Dio a essere subordinato al bene, alla verità e alla ragione, o è la verità e il bene quello che Dio propone?
Il primo punto di vista è quello di Platone e Tommaso, il se-condo quello di Scoto; il primo è legato all’intellettualismo, il secondo al volontarismo. Shestov, più vicino a Scoto, pone un nuovo problema, cha caratterizza tutto il suo filosofare: potrebbe Dio agire in modo tale che quello che è stato potrebbe non accadere? Cioè potrebbe Dio permettere che Socrate non muoia avvelenato dalla cicuta, o che Nietsche guarisca dalla sua malattia? Shestov è tormentato dall’ irreversibilità del passato.
E da qui nasce l’opposizione tra Gerusalemme e Atene, tra Abramo e Aristotele: il Dio di Abramo contro il Dio dei filosofi. Ma Abramo è morto per la fede, e la liberazione dell’ uomo può venire solo da Dio, dalla fede in Dio, non dalla ragione, dalla morale, dalle attività umane.
Fede esige l’irrazionale, afferma un paradosso, come diceva Kierkegaard.
Shestov è stato un filosofo che ha compreso il dramma dell’ esistenza umana, ha lottato contro la tirannia della ragione, contro la forza della conoscenza che ha cacciato l’uomo dal Paradiso; egli ha lottato per l’individualismo irripetibile, con-tro la forza del generale, contro lo spirito universale hegeliano. Ma il primo conflitto profondo, Shestov lo ebbe con il correli-gionario Baruch Spinoza: con il suo Tractatus attentò all’esistenza di Dio nel Vecchio Testamento, affermando che non vi è autorità superiore alla ragione, e quindi negando tutto ciò che c’è di rivelato:
“E’ evidente anche ad un cieco che l’equazione Dio-natura-sostanza significava che nella filosofia non si doveva, né si poteva dare spazio a Dio. In altri termini se si parte alla ricerca della verità ultima, ci si deve rivolgere là dove si rivolgono i matematici per risolvere i loro problemi”.
Per Spinoza non abbiamo bisogno di un Dio antropomorfico, di un Dio imperfetto; la verità , in quanto universale, è competenza della ragione. Dopo l’olandese ogni giudizio dev’ essere ricondotto alla necessità razionale; non vi è altra strada, anche se tutto ciò porta a qualcosa di meramente oppressivo:
“La filosofia deve eliminare tutto ciò che non appartiene all’intelligere, che significa concepire il mondo come un’infinità di particelle che si muovono in conformità a leggi eterne e che non hanno possibilità o diritto di alte-rare alcunché di un ordine stabilito al di fuori di esse”.
Se l’esistenza umana è ridotta ad una mera logica matematica, nessuna libertà è possibile per l’uomo, a cui resta solo l’ obbedire alla ragione, divenuta principio universale.
“Nel mondo tutto accade con la stessa irresistibile necessità, e non vi è forza che possa lottare contro l’ordine dell’esistenza stabilito in eterno”.
Di qui il principio secondo cui la virtù ...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Frontespizio
  3. Copyright
  4. Saggio introduttivo di Onorato Bucci
  5. Diaspora
  6. Premessa generale
  7. Parte 1a :
  8. Parte 2a:
  9. Parte 3a:
  10. Parte 4a:
  11. Parte 5a:
  12. Parte 6a:
  13. Parte 7a:
  14. Parte 8a:
  15. Parte 9a:
  16. Parte 10a:
  17. Conclusioni
  18. Alcuni pensieri a mo’ di postfaziome di Salvatore Giuliano Franco
  19. Indici
  20. Bibliografia
  21. Indice analitico
  22. Indice dei nomi
  23. Indice delle illustrazioni
  24. Lessico ebraico (e glossario minimo)
  25. Indice generale

Domande frequenti

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