Le teorie, le ideologie, il totalitarismo sono gli argomenti del saggio. Un viaggio che parte dall'antichità per dare una definizione a concetti quali 'democrazia', 'laicità', 'secolarizzazione', 'teoria', 'ideologia' tanto citati quanto abbandonati a nebulose e incerte definizioni da troppi "grandi" editorialisti e "filosofi" della politica. Un elogio dello spazio politico democratico contro le false teorie dell'armonia.

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La Complessita' Del Dio E Altri Saggi
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TEORIE POLITICHE
Introduzione
Lo scopo del saggio non è tanto l'analisi delle teorie politiche in se stesse, quanto di alcune caratteristiche delle teorie in generale che possono essere meglio evidenziate dall'esame di alcune peculiarità delle teorie politiche.
L'argomento è ispirato da alcune riflessioni elaborate da Hannah Arendt sia in relazione a quelle discipline da lei denominate pseudoscienze sia in relazione alla sua analisi dei regimi totalitari con riferimento soprattutto a Le Origini del Totalitarismo. L’Arendt scrive nel suo trattato Sulla Violenza del 1969:
E' inutile dire che questa non è scienza ma pseudoscienza, che è" il disperato tentativo delle scienze sociali e comportamentistiche " per usare le parole di Noam Chomsky, "di imitare i tratti superficiali della scienza che hanno veramente un contenuto intellettuale". E la più ovvia e "più profonda obiezione a questo genere di teoria strategica non è la sua limitata utilità ma il pericolo che essa comporta, perché ci può portare a credere di avere una comprensione degli avvenimenti e un controllo sul loro corso che in realtà non abbiamo. (Nota: Arendt p. 8, 9 dell'edizione italiana ( Guanda, 1996) La citazione nel testo riportata è tratta da Noam Chomsky, American Power and the Mandarins, New York, 1969.)
La Arendt nutriva un profondo sospetto per le scienze sociali ossia per tutte quelle discipline che in qualche maniera, avendo come oggetto l'uomo, la società, ecc., cercavano di configurarsi e presentarsi come scienze con uno statuto di "esattezza" analogo alle più blasonate scienze della natura, come la fisica o la chimica. Nei suoi scritti questo argomento ricorre spesso. Anche nella Vita Della Mente, suo ultimo scritto, l'argomento viene affrontato non solo in riferimento alle scienze sociali ma anche a quelle psicologiche. Dopo aver citato il valore conoscitivo della metafora nell'attività del pensare e del comunicare, la Arendt rileva come, purtroppo, alcune scienze, con un uso spregiudicato di metafore forti, cerchino di convincere e di sopperire a una totale mancanza di argomentazioni e di prove. Tra queste cita la psicanalisi, dove la mente viene raffigurata come un iceberg di cui una minima parte emerge (il conscio) mentre la massa più grande (inconscio) resta sommersa e invisibile. "La teoria non è mai stata dimostrata” commenta la Arendt “…. eppure l'evidenza della metafora dell'iceberg è a tal punto schiacciante che alla teoria non occorre né argomentazione né dimostrazione.”
La polemica della Arendt contro quelle discipline da lei denominate "pseudoscienze" appare diretta, da una parte, a evidenziare la gigantesca complessità dell'oggetto e la pochezza dei mezzi utilizzati e utilizzabili per studiarlo e, dall'altra, a constatare come questo divario insuperabile venga, comunque e a tutti costi, surrettiziamente superato per pervenire comunque a una soluzione operativa che permetta di agire, decidere, curare.
L'attenzione viene dunque puntata tanto sulla complessità, sulla non dominabilità e sull’ingovernabilità dell'oggetto in studio, quanto sulla superbia e irresponsabile supponenza scientifica con cui esso viene trattato; circostanze che, lungi dal favorire esiti problematici ed ermeneutici, si traducono spesso in comportamenti pericolosi.
Il punto di vista adottato in questo saggio è leggermente diverso e tende a individuare dei parametri per giudicare il grado di pericolosità delle teorie in genere e di quelle politiche in particolare. A questo scopo prenderà dapprima in esame alcuni concetti del campo politico per poi studiare la possibilità di individuare questi parametri.
L'opposizione amico/nemico
In quest’indagine assumiamo un presente di connessioni e di significati alla cui determinazione contribuisce il passato. La grammatica politica riguarda così un campo di significati che si connettono fra loro in legami orizzontali di coordinazione/ subordinazione, formando un sistema di connessioni e significati che ha certamente le sue radici nel passato. Il sistema viene così osservato senza indagare le modalità con cui nel passato le varie componenti dei significati si sono aggregate.
Vengono considerati qualificanti del politico i predicati "amico”, ”nemico", come è sostenuto da C. Schmitt, ne Le Categorie Del Politico del 1872 secondo cui "Ogni contrasto religioso, morale, economico, etnico, o di altro tipo si trasforma in contrasto politico se è abbastanza forte da raggruppare effettivamente gli uomini in amici e nemici(…) Il nemico non è neppure l’avversario privato che ci odia in base a sentimenti di antipatia. Nemico è un insieme di uomini che si contrappongono “ ( Nota: p. 120, edizioni Il Mulino.)
L'opposizione sarà qui considerata in senso più ampio, essendo rilevante proprio il sopravvenire di una situazione in cui una delle tante opposizione amico/ nemico diviene egemone.
L'opposizione amico/nemico sarà considerata non come opposizione assoluta, ma all'interno di categorie più o meno generali, entro le quali questi predicati ammettono generalmente sinonimi e, almeno inizialmente, solo in senso digitale e, quindi, senza gradazioni.
Per fare un esempio, si considerino due artigiani carpentieri che esercitano la loro attività in una stessa località.
Essi sono di per sé soggetti politici, appartengono alla classe dei lavoratori, sottoclasse dei lavoratori autonomi, sottoclasse degli artigiani, sotto classe dei carpentieri. Ciascuno di questi predicati definisce una classe entro cui si attua l'opposizione amico/nemico.
In quanto carpentieri, sono per ragioni di concorrenza, nemici fra loro entro la classe dei carpentieri. In quanto artigiani, al contrario, sono amici e alleati e quindi nemici di altri lavoratori artigiani per questioni di privilegi, di sovvenzioni, di tasse, di concessioni, ecc.
A loro volta tutti gli artigiani saranno fra loro amici nella comune difesa della categoria degli artigiani e nemici di altri soggetti che pur essendo imprenditori e, quindi, lavoratori autonomi, non artigiani e amici di costoro nella controversia sociale che oppone lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti e così via.
Quella esemplificata sopra è una catena verticale, in cui la collocazione dell'opposizione amico-nemico segue le articolazioni di classi sociali le cui estensioni sono, via via, subordinate l'una all'altra.
Accanto a questa, altre catene s'intrecciano sovrapponendosi parzialmente. I nostri carpentieri sono uomini che vivono in una società in cui convivono con religiosi, agnostici, ambientalisti, animalisti, libertari e così via. Accanto alla catena determinata dal tipo di lavoro esistono, dunque, altre catene, ordinate sotto altre categorie, entro le quali si attua l’opposizione amico-nemico. Nella catena religiosa l’opposizione amico/ nemico è ordinata dall'appartenenza alla categoria dei credenti, degli agnostici o degli atei, quella dei credenti dall'appartenenza alla stessa chiesa, alla stessa religione, alla stessa fede e così via.
Lo spazio politico comprenderà quindi l’insieme delle opposizioni Amico/Nemico nelle rispettive articolazioni categoriali e nella loro capacità di aggregare impegnare e configurare l’articolazione del potere e il suo determinarsi. Non uno scontro isolato di categorie egemoni quali ad esempio quella economica o religiosa, ma un’articolazione più complessa e ramificata.
Tutte queste dislocazioni influenzano i comportamenti individuali e definiscono l’appartenenza a classi o gruppi che, a loro volta diventano soggetti politici di diversa importanza e peso. Questa importanza e questo peso sono profondamente influenzati dal tipo di ordinamento politico e dal suo formarsi e mutare. Si pensi, ad esempio, all'interno di un sistema parlamentare, alle diverse procedure di voto, proporzionale e maggioritario, nelle loro varie articolazioni, dove alle differenze di procedure corrispondono sensibili differenze nell'articolazione delle subordinazioni delle categorie fra loro fino alla creazione di categorie del tutto egemoni. Questi fattori per il momento non verranno valutati, ma ciò non comporterà errori di impostazione poiché verranno esaminati aspetti più generali.
Soggetti politici
I gruppi possono essere considerati soggetti politici, quando si comportano politicamente come unità politiche. Ciò accade quando si assumono l'onere di comportamenti e decisioni che "impegnano" gli aderenti all’elaborazione e all’esecuzione di quei comportamenti e di quelle decisioni. Il tipo di partecipazione è determinato da una grammatica delle decisioni, decisa dal gruppo. In ogni caso, quando il gruppo agisce per conto e "impegna" i costituenti è a tutti gli effetti soggetto politico mentre non lo sono quei gruppi che non sono in grado di impegnare i propri aderenti e di essere impegnati da essi.
Naturalmente si possono considerare vari gradi di quell’“impegnare". Gradi che possono giungere fino a forme di costrizione ma in ogni caso il grado d’impegno determina la capacità del gruppo d’essere "soggetto " o di essere semplicemente classe distributiva che riunisce soggetti non reciprocamente vincolati.
Soggetti politici sono quindi gli individui e i gruppi, la cui capacità di essere soggetti è misurata dalla capacità di agire unitariamente. In gioco è quindi la coesione e, più grossolanamente, il grado d’annullamento dell'individuo nel gruppo, inteso sia in estensione che in grado. Il corpo umano, un gruppo soggetto, un gruppo distribuito, una società possono essere considerati organismi complessi formati da individui. In una fabbrica tessile, ad esempio, ci sono gli operai specializzati ai telai, che lavorano sempre ai telai, c’è l’elettricista che fa la manutenzione, ci sono segretaria, ragioniere, ecc.: tutti organi specializzati che svolgono all’interno dell’organismo-gruppo-fabbrica una funzione in cui si sono specializzati. E’ anche possibile che ciascuno di essi non sia in grado di svolgere altre funzioni. Saremmo quasi tentati di considerare l’organismo-gruppo-fabbrica simile all’organismo-gruppo-corpo umano dove i vari organi, fegato, reni, muscoli svolgono funzioni specializzate ma è chiaro che il grado d’integrazione degli organi nell’organismo, nei due casi è ben differente. Ritorneremo sull’argomento quando si analizzeranno i gradi d’integrazione degli individui nei gruppi e le relative implicazioni.
L'essere soggetto politico di un gruppo è quindi determinato dalla forma del potere e dal grado d’impegno reciproco fra gruppo e aderenti; dalle modalità con cui i componenti impegnano e vincolano il gruppo nelle decisioni e da quelle con cui il gruppo vincola i componenti nelle decisioni e nell'esecuzione delle decisioni. Questo comporta una diversa distribuzione delle responsabilità del gruppo e dei singoli verso l'esterno.
L'opposizione amico/nemico, così come configurata, assume una caratteristica del tutto generale e, agendo in categorie che possono essere distinte o sovrapporsi, può caratterizzarsi con opposizioni di predicati sinonimi. Così potrà accadere che la coppia amico-nemico possa assumere i connotati del buono-cattivo, morale-immorale, concorrente-non concorrente, diabolico-santo, che rispecchiano l'opposizione amico-nemico in categorie quali il religioso, il morale ecc. Il "politico" andrà determinato nel grande spazio colonizzato da queste categorie, non in selezione, ma come struttura gerarchizzata e coordinata da predicati, collocazioni e parentele. In certi casi l'opposizione ne sarà rafforzata come somma ponderata secondo pesi che la stessa formazione della struttura viene a determinare. Quanto e in che misura? Questo è uno dei compiti della ricerca, che per rispondere a domande di questo tipo si pone come fine la determinazione di un abbozzo di descrizione del “politico” come calcolo o come modello di metrica dello spazio politico.
La grammatica delle decisioni è influenzata in gran parte da teorie. L'indagine dovrà affrontare questo argomento in riferimento alla natura omologante delle teorie e alla trasformazione dei suoi oggetti. Più che di teorie parleremo però di modelli semplificando così il discorso senza perdere di vista gli obiettivi.
Sono modelli di un edificio sia un plastico in scala, che una serie di leggi strutturali che ne descrivono le condizioni di equilibrio statico. I due modelli non sono naturalmente equivalenti. Se abbiamo bisogno di verificare la tenuta di un solaio sollecitato da un certo peso non utilizzeremo il plastico, ma il modello statico, mentre useremo il plastico se vogliamo risalire alle misure, dare giudizi estetici, ecc. In conclusione ogni modello è un'organizzazione in grado di fornire alcuni tipi d'informazione, ma non tutti.
Del resto noi progettiamo i modelli proprio in funzione delle informazioni che desideriamo ottenere. Teorie e modelli, sono, dunque, sistemi organizzati d’informazioni, progettati con il fine ben preciso di ottenere certe informazioni. E’ questo fine a determinare l’organizzazione e la forma dei modelli e delle teorie.
Questo è fondamentale: 1) un modello non può contenere tutte le informazioni dell'oggetto di cui è modello, 2) dal modello non si può risalire all'oggetto, 3) il modello totale di un sistema è solo il sistema stesso: l'unico modello totale di un edificio non può essere che l’edificio stesso. Modellizzare, teorizzare è, in certo senso, perdere informazioni e questa perdita è connaturata con la procedura per acquisirne altre. I modelli totali dell'oggetto, del sistema, del mondo non possono essere che l'oggetto stesso, il sistema, il mondo. L’acquisizione di informazioni esige un prezzo: ogni modello, ogni teoria ha in sé strutturalmente i presupposti della conquista e della perdita.
Molti equivoci totalizzanti e apocalittici svaniscono se si accetta che le teorie, anche quelle “nobili” come la fisica, sono modelli di mondo; ci danno un modello fisico o chimico del mondo, consentono un uso fisico o chimico del mondo, ma non sono il mondo. Non si può chiedere a questi modelli ciò che strutturalmente non possono dare. Assolvono il loro compito non fornendo tutte le “verità”, ma mettendoci in grado ottenere quelle informazioni per cui sono stati costruiti. Non ha senso affermare che un modello plastico è “falso” perchè non dà informazioni strutturali.
Eppure, se in riferimento a modelli semplici, queste considerazioni appaiono ovvie, non altrettanto succede in riferimento alle scienze in generale.
Il travisamento della natura informativa delle teorie (acquisto e perdita) porta, da una parte, a supporre che esse descrivano il mondo in maniera tale che, una volta pervenute alla loro completezza ne possano essere uno specchio completo e, dall'altra, spingono a considerarle " false" per la loro incapacità di essere modelli totali. Le grandi illusioni e le grandi delusioni sono legate alle 'capacità’ delle teorie. Di fatto è la loro natura funzionale e informativa a vietarci anche solo di pensare come possibile una qualche riunificazione delle varie teorie in un'unica teoria. Le teorie sul mondo, comunque formate, saranno sempre modelli di mondo e mai il mondo o la sua raffigurazione o il suo modello totale.
Questa realtà non viene facilmente accettata. Di fronte alle teorie, l'atteggiamento filosofico è sempre stato condizionato dalle aspettative in esse riposte. La constatazione dell'esistenza di un qualche rapporto fra modello e modello, fra modello e realtà può spingere verso due diversi tipi di credenze circa la capacità di rappresentazione della realtà.
1) La capacità del modello di rispondere a certe domande può indurre a credere che sia in grado di rispondere a tutte le domande. Questo è il tipo d’illusione che porta a identificare modello e realtà.
2) La perdita, collegata all’attività teorizzante, l'impossibilità, per ogni singolo modello, di fornire ogni informazione, possono indurre a concludere che esso è intrinsecamente inattendibile e spingere verso mitiche e mistiche "Scienze precategoriali” verso olismi, visti come paradisi perduti, come mitici Eden, dove ritrovare quella comunione con il mondo che è stata persa con il linguaggio “teorico”. Tutti questi errori nascono da una confusione fra il concetto di VERITÀ e quello d’INFORMAZIONE, fra il concetto di REALTÀ e quello di TOTALITA' DELLE INFORMAZIONI e alla base di questi equivoci sta quell'ingombrante concetto di "VERITÀ" a cui si vuol sempre far approdare ogni pensiero.
Di fatto teorie e modelli intervengono sull’oggetto con procedure di acquisizione che contengono i presupposti di una modificazione violenta dell'oggetto. Queste procedure sono irrevocabilmente legate alla natura stessa dell'informazione, in contrapposizione alla natura passiva della raffigurazione.
Il problema non sta però nell...
Indice dei contenuti
- Cover
- Frontespizio
- Diritto d'autore
- A mia moglie CIA
- Indice
- INTRODUZIONE
- TEORIE POLITICHE
- LA COMPLESSITÀ DEL DIO
- IL CONCETTO DI SECOLARIZZAZIONE
- DEMOCRAZIA E LAICITÀ
- PROBABILITÀ
- LA LOGICA DEL SÌ MA
- LO SPAZIO POLITICO
- DEMOCRAZIA DEI SENTIMENTI E DEGLI INDIVIDUI
Domande frequenti
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