Libertà indefinita
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Libertà indefinita

Informazioni su questo libro

Il "Manifesto della democrazia integrata" costituisce un trattato in cui l'autore illustra la sua proposta politica nell'ordine della realizzazione di un sistema garante del massimo grado di libertà per ciascun individuo. Una disquisizione nel più ampio senso politico (che include anche la filosofia e la storia) che trae ispirazione da un'analisi delle definizioni esistenti sul concetto di "libertà".
Giuseppe Cirillo ha ideato un dialogo fittizio con un fantomatico interlocutore con cui si procede alla critica del sistema mondiale quale quello che conosciamo, inteso come una dittatura e una gabbia per l'individuo, nell'esplorazione della vacuità se non dell'insensatezza di diritti umani naturali, nell'analisi delle visioni sullo stato di natura e nel predominio della forza su qualsiasi altro ordine di leggi. Una critica al sistema che muta in proposta costruttiva di trasformazione per consentire una più generale e ampia partecipazione degli individui nella gestione del pubblico, inteso come l'insieme dei poteri esistenti nella società, evitando così una "dittatura della maggioranza".

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III
ASSIOMI DELLA LIBERTÀ
La pioggia concesse una tregua in quel grigio mercoledì di febbraio. Il campanello suonò, M. era arrivato.
»Buongiorno, è qui che si lavora?« disse M., scherzando, dopo che gli aprii la porta.
»Sì, sì, è proprio qui, anche se chiamarlo lavoro è una parola grossa …« dissi.
»Eh ma ogni privazione della libertà è lavoro, sei tu il primo a dirlo, quindi anche se mi limito ad ascoltarti è pur sempre lavoro, non lo faccio mica volontariamente«.
»Dato che sei una mia creazione potrei anche fartelo fare volontariamente ma va bene così. Il capitolo di oggi sarà una sorta di sintesi di quello di cui abbiamo parlato in questi giorni, cercheremo di definire degli assiomi che possano essere la chiara espressione della teoria politica sostenuta in questo libro«.
»Prima di iniziare, conviene che definisci cos’è un assioma, giusto per capire che significato dai a questa parola«.
»Per assioma si intende una preposizione che viene presa come fondamento di una teoria, o anche una preposizione che risulti evidente e che non possa essere messa in discussione. Detto questo, nel nostro caso, gli assiomi saranno i punti di partenza della proposta politica, che verrà enunciata nel capitolo successivo. Cercheremo di fornire delle preposizioni che siano sostenute dalla realtà senza distorcere la realtà stessa«.
»Ho capito, ad esempio, affermare che il sole sorge sempre. Si può anche negare teoricamente, ma la realtà dei fatti conferma comunque l’enunciato«.
»Sì, esatto. Prima però di partire con gli assiomi, vorrei fare una sorta di post-introduzione. Questo libro sfiora considerazioni di filosofia, di filosofia politica, di economia, di sociologia, ma è essenzialmente un trattato politico. E su questo voglio insistere con decisione, perché la politica ancora non ha una sua materia di appartenenza specifica e rimane un semplice misto di materie varie. Invece, a mio avviso, la politica deve essere quella materia, non scienza perché si basa sulla mutevolezza di donne e uomini, chiave di volta di tutta la società. Detto questo, volevo aggiungere che questo libro non segue in maniera precisa le classiche regole editoriali, come cercare di avere capitoli di ugual misura o altre considerazioni del genere, non per arroganza, ma per il fatto che mi sarei sentito incoerente nel limitare la mia libertà in un libro che appunto tratta di libertà. Sicuramente il lettore che sarà giunto fin qui, avrà notato l’uso opposto delle virgolette di apertura e chiusura dei dialoghi. Non è un errore, ma una scelta simbolica. All’inizio del libro avevo sostenuto che la politica del futuro non dovrebbe chiudersi nella propria teoria e tentare di far piegare gli uomini ad essama piuttosto essere il punto di partenza per nuove considerazioni e per nuove evoluzioni; allo stesso modo i nostri dialoghi si aprono con le virgolette opposte, perché voglio che essi possano far aprire nuove considerazioni e nuove intuizioni«.
»Scelta bizzarra Giuseppe, non so, tra il finto dialogo e le virgolette opposte rischi di sembrare poco credibile«.
»Io scrivo per esprimere me stesso e le mie idee, se dovessi scrivere per fare contento il lettore che senso avrebbe? Sarei una prostituta al servizio del mercato e questo non è il mio scopo. Il mio scopo, invece, è esprimere il mio pensiero politico, se questo troverà lettori favorevoli ne sarò felice altrimenti rimarrà un pensiero politico isolato, ma pur sempre originale«.
»Va bene, le premesse le hai fatte, ora ci conviene partire con gli assiomi«.
»Non ancora, prima voglio enunciare un preassioma: gli assiomi che seguono, come già detto prima, tenteranno di essere il più possibile legati alla realtà stessa e quindi il più possibile incontestabili, eviteranno di basarsi su principi che non posseggano un’esistenza concreta nel mondo. Detto questo, il preassioma recita: I seguenti assiomi hanno valore solo se gli individui gliene danno«.
»Aspetta, prima dici che gli assiomi saranno praticamente auto dimostrabili e poi sostieni che hanno valore solo se gliene diamo? Ma che senso ha?«.
»È una contraddizione, è vero, però questa teoria si basa appunto su un estremo soggettivismo, al contrario di Ayn Rand che sostiene, nella sua teoria oggettivistica che la realtà esista indipendentemente dalla conoscenza; invece io penso che chi sostiene ciò non tiene seriamente alla libertà, perché tutta la realtà è decodificata dai nostri sensi e l’interpretazione dei loro segnali è fatta dalla nostra soggettività attraverso il nostro cervello, quindi possiamo soltanto enunciare che l’esistenza di una realtà indipendente dalla conoscenza, non è una certezza. Detto questo, posso spiegarti perché gli assiomi seguenti hanno valore solo se gli individui gliene danno; essi si basano su una forte corrispondenza e verificabilità, ma dato che la realtà esiste solo attraverso la nostra interpretazione individuale, noi non abbiamo una certezza che essa esista veramente, come sostenuto dal filosofo irlandese Berkeley, fautore dell’immaterialismo; se non avessimo i nostri cinque sensi, non avremmo alcun modo di conoscere questa realtà, quindi essa non esisterebbe. Di conseguenza, non esiste nemmeno una realtà oggettiva in cui credere in maniera dogmatica, perciò come possiamo basare i seguenti assiomi sulla realtà, se la sua stessa esistenza è incerta? A mio avviso, la realtà può essere una buona base di partenza, sicuramente migliore di quelle che stanno per aria come quelle metafisiche, ma comunque non è abbastanza. La validità di questi assiomi, quindi, poggia sulla volontà dell’individuo di credere ad essi come assiomi reali, come l’individuo stesso crede tutti i giorni nella realtà codificata dai suoi sensi. I seguenti assiomi esisteranno se l’individuo si assocerà liberamente ad essi e non esisteranno se nessuno darà loro valore. Credo che basarsi sulla volontà soggettiva dell’uomo sia il principio più forte in assoluto da cui partire, perché se un individuo ritiene qualcosa reale, essa sarà reale. Ora possiamo partire con il primo assioma«.
»Alt, aspetta un attimo. Ma se tutti noi ci basiamo sul nostro parere soggettivo, come si potrà mai definire un sistema politico che includa milioni, anzi miliardi di soggettività diverse?«.
»Giusta osservazione la tua ed infatti non esiste un sistema politico che possa essere perfetto per tutte le soggettività esistenti. Ed anzi, se esiste un Dio, ce ne scampi, perché la perfezione è un concetto che, in qualche modo, ci vuole limitare; se esistesse una perfezione da raggiungere e l’uomo riuscisse a raggiungerla, quest’ultimo sarebbe finito. Per fortuna nella nostra realtà, la perfezione non esiste, perché per ogni individualità esiste un concetto di perfezione diverso. Tornando al sistema politico, non ce ne sarà mai uno perfetto e la nostra proposta politica cercherà di pensarne uno che possa essere liberamente voluto dalla maggioranza senza provocare negli individui in minoranzaun’insofferenza tale da costringerli a diventare dei ribelli nei confronti del sistema stesso. La proposta politica che verrà descritta in seguito si basa sull’atto di forza, unica cosa incontestabile nella realtà e quindi, per affermarsi è necessario che sia la grande maggioranza degli individui a volere con forza il nuovo sistema e per far questo sarà necessario garantire all’individuo la libertà e il potere per poterlo affermare o meno. Questo discorso può apparire poco chiaro adesso, ma nel prossimo capitolo cercheremo di definirlo meglio. Ora passiamo al primo assioma«.
ASSIOMA NUMERO UNO: la libertà, per definizione, è indefinibile e indefinita.
»Indefinibile e indefinita sembrano delle parole con un significato simile, per chiarire questo assioma citeremo parte della definizione delle due parole data dal vocabolario online della Treccani. Per indefinibile dice: non definibile, che non può essere esattamente o adeguatamente definito: un concetto indefinibile. Per estens., che non si riesce a determinare con precisione, che non può essere compiutamente espresso a parole; per indefinito invece dice: in filosofia, ciò a cui non si sa, e non si vuole, assegnare un preciso limite o confine, e in cui l’infinità decade quindi piuttosto a indeterminatezza. Perché quindi indefinibile? Perché, come si può determinare con precisione qualcosa che non appartiene alla realtà ma appartiene ad ognuno di noi? Provare la libertà o sentirne la mancanza è quindi più una sensazione, un’emozione, un moto dell’anima ed è dissacrante, direi un sacrilegio contro noi stessi, rendere questo termine definibile. Perché invece indefinita? Perché, come enuncia la Treccani, non si sa e non si vuole assegnare alla libertà un limite e non si può neanche sostenerne l’infinitezza, perché sappiamo bene, che non è infinita e mai potrà esserlo a livello teorico, forse lo potrà essere a livello spirituale. Non si potrà, quindi, mai rendere definibile e definita la libertà e quindi paradossalmente, per definizione, è indefinibile e indefinita, perché definire vuol dire porre dei limiti, rendere finito e individuabile. Come potrà mai un concetto come la libertà, che non può essere imprigionato da alcunché, avere dei limiti ed essere reso definibile? Non potrà, la libertà non si lascia impossessare da nessuna teoria, da nessuna definizione, essa vive già come concetto indefinibile e indefinito e proprio per questo dimostra se stessa. È un concetto che si dimostra da sé. Inoltre, non si lascia neanche intrappolare dall’individuo, il vero depositario della libertà, essendo questa più un sentimento che un oggetto da possedere. Come persone, immaginando la libertà come una grande aquila, noi possiamo afferrarne la zampa e volare per un po’ assieme, per poi inevitabilmente cadere a terra, spinti dalla gravità. Alla libertà possiamo aggrapparci ma non possiamo impossessarcene«.
»Non capisco come con queste premesse si riuscirà a proporre un sistema politico se neanche si riesce a trovare una definizione comune di libertà«.
»Non serve una definizione comune di libertà e nemmeno inesistenti diritti naturali su cui poggiarsi …«.
ASSIOMA NUMERO DUE: la libertà assoluta è impossibile.
»Niente è impossibile« disse M. spavaldo.
»Probabilmente hai ragione, forse niente è impossibile, piace pensarlo anche a me, ma adesso per creare una proposta politica coerente dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Iniziamo con un esempio-immagine: immaginiamo un essere primordiale, chiamiamolo Dio se ti fa piacere. Esso è l’unica entità esistente nell’Universo e, a differenza nostra, possiede infinite possibilità di creazione, è onnipotente. Ha quindi un’assoluta libertà negativa, dato che non esiste nulla che lo possa impedire o che possa provocargli sofferenza, e al tempo stesso ha un’infinita libertà positiva, dato che può tutto, quindi non ha impedimenti e possiede anche la capacità assoluta di azione e creazione. Perciò questo Dio avrebbe la libertà assoluta? Paradossalmente no, facendo una metafora matematica sarebbe come più per meno che fa meno oppure zero per infinito che è una forma indeterminata ma, tralasciando queste considerazioni matematiche, riflettiamo meglio su questo esempio. Se egli rinunciasse alla creazione e all’azione, si terrebbe la sua totale libertà negativa, che però gli toglierebbe totalmente la libertà di azione e un essere che non agisce può essere definito qualcosa di esistente? L’inazione assoluta è appannaggio soltanto del nulla e del morto, si può sicuramente discutere sulla libertà del nulla e del morto, ma per quanto mi riguarda, quella totale libertà passiva nega l’essenza stessa della libertà. Al contrario, se esso agisse e iniziasse a creare, si troverebbe immediatamente a rinunciare alla sua totale libertà negativa, perché inevitabilmente le sue azioni e le sue creazioni creerebbero dei limiti alla sua libertà, anche se sarebbero creatori di nuove libertà che prima non esistevano. Perché l’essere primordiale aveva, è vero, la piena potenzialità di creare tutto e di fare tutto, ma gli mancavano tutta una serie di libertà che esistono soltanto se vengono creati fattori limitatori di libertà. Ad esempio Dio, come potrebbe essere Dio, se non ci sono altre entità inferiori a lui su cui esercitare la sua onnipotenza? Non sarebbe Dio, ma sarebbe soltanto un’entità primordiale isolata. Oppure questa stessa entità, come potrebbe avere la libertà di creare se non creando e rinunciando alla totale libertà negativa e potenziale? Non potrebbe. Di conseguenza, la presunta libertà assoluta sarebbe un infinitesimale attimo indeterminato in cui l’entità primordiale dispone sia di assoluta libertà negativa che di assoluta liberta positiva. Un’azione pura. Un attimo che non potrebbe durarne due, senza privarlo di una delle due tipologie di libertà. E se anche all’individuo primordiale è negata la libertà assoluta, come potrà essere appannaggio di noi donne e uomini che non disponiamo di un vuoto primordiale e che siamo costretti a vivere in un mondo che abbiamo trovato senza volerlo, senza possedere una potenza tale da poterne creare uno nuovo? L’inesistenza e l’impossibilità della libertà assoluta per l’individuo è qualcosa che si dimostra da sé«.
»Beh, ma la libertà assoluta potrebbe essere qualcosa di spirituale, non così teorico come lo hai spiegato con l’esempio di prima«.
»Questo non lo nego, ma rimarrà sempre qualcosa a cui aggrapparsi, qualcosa che non si possiede; potrebbe essere un’illusione o un auto-convincimento, non nego però la possibilità che l’individuo possa raggiungerla. A livello politico la dobbiamo ritenere impossibile, dato che non potrà mai coincidere un concetto di libertà deciso collettivamente con una libertà assoluta individuale. Negare l’esistenza della possibilità di una libertà assoluta, libera l’individuo dalla pretesa di qualsiasi pensatore, di qualsiasi teoria e di qualsiasi regime, di farsi portatore della libertà. Questo assioma conferma la volontà, precedentemente affermata, di voler far ammainare il vessillo della libertà con cui il nostro sistema impone la sua autorità, in modo astuto e deciso. Per dirla con le parole di AmbroseBierce, La libertà è il sistema politico di cui ogni nazione ritiene di possedere il monopolio. Stroncare un comune concetto di libertà è la prima difesa di cui disponiamo per evitare che gli altri si approprino della nostra libertà. Sempre citando Bierce, interessante è anche la sua definizione dei libertari: Chi è costretto dall’evidenza a credere nella libertà di coscienza e la cui coscienza è quindi libera di respingere tale dottrina, che ci ricorda come i libertari non si siano spinti fino in fondo nella loro ricerca della libertà, mentre questo trattato vuole partire dall’individuo, che avendo la possibilità di negare qualsiasi diritto naturale e qualsiasi concetto inventato da altri, di fatto ne fa decadere la validità. Concludendo questo assioma, possiamo dire che negare il concetto della libertà assoluta fa sì che si ammetta l’impossibilità, da parte di un sistema politico, di monopolizzare questo concetto e da questa ammissione si può costruire un sistema politico coerente. Ora passiamo al terzo assioma«.
ASSIOMA NUMERO TRE: la libertà negativa è l’assenza di vessazioni, impedimenti e costrizioni. Il suo assoluto è l’incapacità di agire.
»Abbiamo già parlato di libertà negativa perché vuoi ripeterti?«.
»Non voglio assolutamente ripetermi ma è necessario scrivere questo assioma, dato che questa è una ricapitolazione di concetti espressi. Non ci prendiamo la paternità della definizione che è di IsaiahBerlin, il nostro contributo è nell’aggiunta del termine vessazioni, perché essendo la libertà negativa semplicemente una libertà da limitazioni poste da entità esterne, è riduttivo porre la questione soltanto all’essere obbligato a o all’esser impedito di, quindi abbiamo aggiunto il non subire cosa o chi, cioè l’impossibilità dell’individuo di godere del proprio stato fisico e morale di normalità a causa di un’eventuale vessazione fisica e/o psicologica. Detto questo, possiamo definire il suo assoluto, la libertà negativa estrema, come incapacità di agire, perché ricordandoci dell’assioma numero due, se fossimo un individuo nel nulla non avremmo la possibilità di fare alcunché, pur non subendo costrizioni e impedimenti di alcun genere. A questo proposito può far riflettere la frase di Aldo Busi, Per essere liberi, basta accontentarsi di essere infelici o da soli, che ci ricorda come l’uomo da solo e infelice potrà essere libero da altri uomini, ma cosa gli sarà rimasto? Oppure sempre continuando con le citazioni, voglio anche ricordare questa dell’immenso MaxStirner, La libertà è vuota di contenuto, che ancora ci fa riflettere su come la libertà, riferendosi probabilmente alla libertà negativa sia semplicemente assenza. Quindi possiamo dire: La libertà è oppressione se l’individuo non sa viverla«.
»Quante citazioni, ma a livello politico, questo in cosa si traduce?«.
»Si traduce nel fatto che stabilire una libertà negativa a priori, basandosi su teorie politiche o filosofiche, o su presunti diritti naturali, è una scelta dannosa per l’individuo perché una libertà senza contenuti manifesta la tirannia del nulla. Di conseguenza, neghiamo a livello politico il primato della difesa a tutti i costi della libertà, considerata come libertà negativa in questo caso, che libertari, liberali e pseudo-democratici fanno strenuamente e piuttosto, sosteniamo la libertà affermata, conquistata e difesa da liberi individui e liberi popoli. Sul come affermare questa libertà, cercheremo di spiegarlo in seguito. Detto questo, ognuno di noi può riflettere su come la semplice libertà negativa, che è quella che più sta a cuore ai liberali e ai democratici della nostra epoca, possa essere una tirannia e capovolgere se stessa, quando è priva di contenuti. Per fare degli esempi pratici, possiamo pensare all’atomizzazione degli individui, che sono liberi da moltissime cose, ma non hanno la possibilità di sviluppare una piena e completa vita sociale, oppure immaginiamo i tantissimi poveri senza speranza che il capitalismo ha creato e che sta creando negli ultimi tempi, probabilmente questi individui avranno una grande libertà negativa, ma alla fine a cosa si sarà ridotta? Si sarà ridotta alla libertà di morire di fame. Gli esempi si sprecano; se la società non esistesse, come uomini dovremmo rinunciare anche a tante libertà positive, quindi possiamo dire che la libertà negativa esiste ed è sacrosanta, ma è uno spazio che si può conquistare solo dopo averlo riempito.Che possibilità avremmo di gustare un’immensa varietà di cibi se la società, nel suo complesso, non avesse limitato la libertà di alcuni individui per far loro costruire mezzi di trasporto sempre più veloci? Che libertà di parola potremmo mai avere, se fossimo rimasti liberi ma primitivi? Se da piccolo non mi avessero costretto ad andare scuola, che libertà avrei ora di poter scrivere questo libro? O ancora che libertà di fede avremmo ora se non si fosse limitata la libertà della chiesa di imporre il suo credo? Sono tantissimi gli esempi che possono essere forniti per dimostrare che nuove libertà passano anche da limitazioni di libertà. Lenin dice, proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata. Pur non essendo comunista, mi prendo la libertà di citare chiunque, indipendentemente dalla sua ideologia politica e la frase di Lenin è di grande saggezza e ci ricorda che in un sistema politico non può esistere una libertà valida per tutti e spesso sono necessarie delle limitazioni della libertà per affermare, difendere e crearne altre«.
»E chi lo decide quali devono essere queste limitazioni, in assenza di una definizione valida per tutti?«.
»Questo M., è il punto più delicato di tutti. La risposta in parte l’ho già data prima, quando parlavo di liberi individui e liberi popol...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Frontespizio
  3. Diritto d'autore
  4. Indice
  5. Prefazione di Diego Fusaro
  6. I.Dialoghi in libertà
  7. II. Dogma della libertà
  8. III.Assiomi della libertà
  9. IV.Manifesto della libertà
  10. Postfazione:
  11. Note dell’autore
  12. Bibliografia