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Leali ragazzi del Mediterraneo
Informazioni su questo libro
Il libro del colonnello Liuzzi riporta, attraverso testimonianze di reduci, una delle peggiori atrocità compiute dalla Wehrmacht in Europa durante la seconda guerra mondiale. La commovente storia riguarda l'annientamento della Divisione Acqui nell'isola di Cefalonia nel settembre 1943.
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StoriaCategoria
Storia europeaALLA RICERCA DEL PASSATO
DA FISKARDO AD AGHIA KIRIAKI’
Il traghetto entra lentamente nel porticciolo di Fiskardo, punta settentrionale di Cefalonia. Poche barche all’approdo, poche persone sul molo. Sembra un posto forzatamente isolato che riporta la visione del tempo di guerra.
Sbarco e mi avvio con l’auto dietro a dei camion che trasportano materiali da costruzione, lungo una stretta, tortuosa e accidentata strada che mi condurrà ad Argostoli. (all.2)

Fig. 4 – Porto di Fiskardo
Attraverso un paesaggio alberato con poche case finché, superato Vasilikiades, comincio a vedere il mare.
La strada si snoda verso sud-ovest lungo un tratto straordinario di costa, incontaminata e selvaggia; a destra il mare, in fondo ad una scarpata scoscesa, e a sinistra la roccia da cui sembra si stacchino, per una lieve spinta del vento, dei massi e rotolino sulla strada sinuosa e stretta. Quasi a voler farsi toccare, appaiono delle pigre capre che osservano, dall’alto di spuntoni di roccia, il passare delle auto.
Raggiungo Capo Asprokavos. Una casa bianca si staglia sul margine della strada; lì vicino c’è uno slargo dove è possibile sostare per ammirare il paesaggio. A destra si scorge la baia di Asos con il castello veneziano, posto su un promontorio che si protende nel mare.

Fig. 5 – Baia di Asos
A sinistra appare la decima bellezza del mondo: la spiaggia di Mirtos, dai molteplici colori del mare che contrastano con il bianco della sabbia; in lontananza lo sguardo si spinge fino alla bella baia di Aghia Kyriaki.
Poco oltre il Capo si raggiunge il bivio per Drakata e Sami.
Lentamente riprendo il cammino per poter individuare il famoso quanto triste ponte Kimoniko. E’ difficile notarlo perché è coperto alla vista da un nuovo ponte in cemento.
Mi fermo al margine della strada per osservare da vicino quella piccola costruzione in muratura, ricostruita dopo la guerra, coperta da un sottile strato di erba, su cui a stento potevano passare i camion militari con i loro carichi pesanti
Osservo il paesaggio che il 16 e 17 settembre del 1943 fu teatro di combattimenti dai quali ne uscì annientato il I° battaglione del 317° reggimento della divisione Acqui: canalone ripido e stretto, assenza di vegetazione, massi in minaccioso equilibrio. Poi mi chino per guardare la struttura del vecchio ponte di cui si intravedono ancora le travi in legno originarie.

Fig. 6 – Spiaggia di Mirtos
Più avanti si apre la baia di Aghia Kiriaki. ( all. 3 )
Incantato dalla sua bellezza, decido di scendere lungo la strada tortuosa per raggiungere il mare. Vedo pescatori impegnati con la manutenzione delle loro barche e ad essi mi rivolgo per ottenere delle informazioni.
E’ in questa baia che sbarcarono i tedeschi nei trasferimenti successivi a quelli avvenuti a capo Akrotiri, estremità della penisola di Paliki. (all. 4 )
Mi indicano la postazione di un cannone sulla roccia quasi a perpendicolo sul mare e, con difficoltà, la raggiungo aprendomi la strada tra la fitta vegetazione bassa. In acqua si vede il cannone che era nella postazione e che i greci, più tardi, decisero di rovesciare per cancellare le tracce della guerra.

Fig. 7 – Il ponte nuovo

Fig. 8 – Il ponte storico

Fig. 9 - La baia di Aghia Kiriakì

Fig. 10 – La postazione

Fig. 11 – La bocca da fuoco
Dall’altro capo della baia, verso nord, mi segnalano la presenza di una bocca da fuoco sull’arenile. Incuriosito, vado a vederla; è un reperto storico arrugginito che meriterebbe di essere sistemato in un luogo più adatto.
Guardo in alto verso la montagna e riconosco, con l’aiuto della mappa, il villaggio di Kardakata e decido di raggiungerlo successivamente.
IL MUSEO DELLA DIVISIONE ACQUI
In Argostoli scendo all’albergo Ionian Plaza; ubicato nella piazza Valianos, centro della città, dove un tempo vi era il Comando Divisione. Nella sala di ricezione il mio sguardo è attratto dalla foto dei due interpreti del film “Il mandolino del capitano Corelli” e da un modellino di veliero antico, dono dell’Ambasciatore di Germania in visita a Cefalonia in occasione della prima commemorazione, congiunta con rappresentanti italiani, dell’eccidio della Acqui.
Non mi attardo molto; sono ansioso di raggiungere padre Severino, parroco della Chiesa di S. Nicola, nel Lithostroto, la via dei negozi e del passeggio. Gli accenno i motivi del mio viaggio e si mostra interessato alla mia esposizione, perciò, accetta di accompagnarmi.
Prepariamo un programma per non tralasciare alcun punto importante e, prima di iniziare il giro dell’isola, mi fa visitare il Museo della Acqui. Esso fu approntato alcuni anni or sono in collaborazione con i membri dell’Associazione Mediterraneo e l’idea nacque da una casualità.
Un contadino trovò nel suo campo una gavetta su cui era inciso nome e cognome del possessore: Fortunato Algeo, e la frase: “mamma torno presto ”. Anziché buttarla, mosso da sentimento umano, decise di consegnarla al parroco.
Scattò subito la ricerca per rintracciare i congiunti del fante, che portò molto lontano: in Venezuela. Infatti, un fratello del militare viveva in quel lontano paese da cui, benché anziano, partì per raggiungere Cefalonia e ritirare quel ricordo di grande valore affettivo.
Bastò quel fatto per innescare il desiderio di rendere un utile servigio ai familiari dei militari della divisione Acqui. Infatti furono diramati annunci sui giornali per invitare gli isolani a consegnare qualsiasi oggetto fosse stato rinvenuto ed appartenuto ai militari italiani.
Molti cefalloniti risposero alla richiesta e gli oggetti consegnati sono oggi conservati nella piccola stanza attigua alla chiesa che funge da museo. Venne, addirittura, consegnato un cannone che fu messo in bella mostra all’esterno del Museo, ma, a seguito delle rimostranze da parte dei cittadini greci, il cannone fu restituito ai contadini.
Da allora, l’Associazione Mediterraneo, nata con lo scopo di unire la comunità italiana e greca, e padre Severino fanno di tutto, con scarsi mezzi, ma con tanto entusiasmo, per mantenere vivo il ricordo di quanto accadde in quell’isola affinché fatti così tragici non abbiano mai più a verificarsi.
Durante il periodo estivo il Museo riceve molti turisti e tanti sono i commenti scritti nel libro dei visitatori; poche, appena cinque, sono le annotazioni di cittadini tedeschi. Tutti però, di qualunque nazionalità essi siano, entrano, osservano e ammutoliti lasciano quel locale troppo piccolo per conservare ricordi troppo grandi.
Un ufficiale inglese, nell’aprile del 2002, così esprime il suo pensiero nel libro dei visitatori: «Una intrigante ricchezza di materiale su un episodio tragico e generalmente poco conosciuto. Una eccezionale visita. I migliori auguri per un continuo successo.» (An intriguing wealth of material on a tragic and generally little known episod. A most worthwhile visit. Best wishes for continued success).
C’è chi, dopo aver trascritto alcuni versi di “Strange meeting” di Wilfred Owen, aggiunge:« Questa gente senza Dio deve essere resa responsabile » (these godless people must be made accountable).

Fig.12 – Il Lithostroto

Fig.13 – La Chiesa e il Museo
Altri, invece, si accontentano di scrivere una sola parola: «Una esperienza» - «Oppressa» - «Spaventata» (An experience - Overwhelmed - Frightened)
Ve ne è una che mi ha colpito in modo particolare: «Non piangere quando muore un amico, piangi soltanto quando lo avrai dimenticato, perché sarà allora che lo avrai perso» (agosto 2001).
DA ARGOSTOLI A CAPO MOUNDA E PASSO KOLUMI
L’itinerario ci conduce a capo Mounda. ( all. 5 )
Il monte Nero si innalza con la sua mole, coperta da fitta e lussureggiante vegetazione. Su quel monte trovarono rifugio quei soldati italiani che riuscirono a scampare alle fucilazioni di massa e si aggregarono ai partigiani che avevano lassù le loro basi.
Poco dopo Platies la strada si biforca: a sinistra segue le pendici del monte Nero, passa per Atsoupades e Markopoulo e raggiunge Poros sull’altro versante dell’isola; a destra la strada scorre lungo la costa e si congiunge con l’altro ramo a Poros. La litoranea ha subito negli anni molte trasformazioni a causa di insediamenti alberghieri costruiti in prossimità di spiagge incantevoli.
Di Markopoulo si racconta una legenda cui gli isolani dicono di credere: ogni anno, nel periodo di ferragosto, gli abitanti della zona vanno in cerca di serpenti per portarli in chiesa e farne omaggio alla Madonna, chiamata proprio “Madonna dei serpenti”. Essi dicono che, nella zona, soltanto in due anni, nel 1943 e nel 1953, non furono trovati rettili e, per i cefalloniti, quelle evenienze rappresentarono brutti auspici: sull’isola si sarebbero abbattute due disgrazie; la prima materializzò lo scontro tra italiani e tedeschi e la seconda scatenò il terribile e devastante terremoto.
Uno dei tanti esempi degli effetti del terremoto si nota nel paese di Skala, a mezza costa sulla collina di Spathi, di cui restano soltanto delle macerie. Il nuovo paese è stato costruito in prossimità del mare sul versante est di capo Mounda.
Da quel colle, le armi di accompagnamento, la sera del 18 settembre, sostennero l’azione dei reparti del II° battaglione del 17° reggimento, la 10a del 2° battaglione e la 7a del 3°, intenti a conquistare il caposaldo tedesco situato sulla estremità del capo. I tedeschi stavano approntando le piazzole per una batteria di cannoni pesanti proprio sul quel promontorio dove erano state ultimate le fortificazioni di difesa. Gli italiani, invece, si apprestavano a catturare gli avversari.
Un ch...
Indice dei contenuti
- Cover
- Frontespizio
- Diritto d'autore
- Preludio
- Introduzione
- Avvenimenti
- Maratona nera
- Alla ricerca del passato
- - Da Fiskardo ad Aghia Kiriakì
- Procedimenti legali recenti
- Commento
- Epilogo
- Allegati
- Poesia dedicata alla Divisione Acqui
- Ringraziamenti
- Riferimenti
- Indice dei nomi
- Indice
Domande frequenti
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