Una raccolta di articoli di Daniele Palmieri apparsi sul blog Nero d'inchiostro. Recensioni filosofiche che spaziano da Junger a De Sade, da Nietzsche a Hume, da Girard a Cormac McCarthy, da Hadot a Riccardo di Bury, da Patocka a Kosik fino alla pop-sofia di Chiara Poli e Maxime Coulombe, un variegato pastiche filosofico-letterario espressione di una ricerca interiore eclettica e di una fame di conoscenza insaziabile.

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Nero d'inchiostro: recensioni filosofiche (vol. 1)
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Storia e teoria della filosofiaTrattato del Ribelle: l’anarchia interiore secondo Ernst Junger
Il Trattato del Ribelle è un breve ma intenso saggio del filosofo tedesco Ernst Junger, un'utile guida per coloro che decidono di non farsi soggiogare dal grigio conformismo della folla e dal pugno di ferro dei totalitarismi.
Il testo è stato scritto a ridosso della fine della seconda guerra mondiale e fin dalle prime righe riecheggiano le prove terribili che gli uomini liberi hanno dovuto affrontare durante gli anni dei regimi: la repressione, il conformismo, l'annichilimento della coscienza individuale, la resistenza.
In questo clima di terrore lo spirito libero si trova letteralmente in solitudine e la sua rivoluzione interiore comincia da un gesto apparentemente semplice quanto insensato: il proprio no crocettato sulla falsa scheda elettorale di cui si servono i totalitarismi per trasformare le elezioni in plebisciti.
E' un atto senza alcuna utilità concreta, che anzi sembra comportare soltanto in rischio di essere scoperti dalla dittatura, ma che nasconde un significato molto più profondo. E' un gesto di affermazione personale, con la quale si allontanano le catene del regime dalla propria libertà interiore e, allo stesso tempo, è un grido scagliato contro la folla intimorita con cui il Ribelle mette in mostra come, a fronte del 99,99% di consensi, ci sarà sempre uno 0,01% mai disposto a piegarsi.
Da lì al superamento del meridiano zero, come lo chiama Junger, il passo è breve. Di fronte al grande meccanismo della dittatura, che vuole tutti i suoi ingranaggi perfettamente oliati e allineate, il Ribelle è quel minuscolo sassolino in grado di inceppare l'intero sistema semplicemente insinuandosi tra un ingranaggio e l'altro. L'infinita potenza della tenace volontà personale, in grado di fronteggiare, da sola, l'intero esercito del regime.
Questo atto di ribellione personale non è unicamente interiore né meramente esteriore, ma nella zona mediana tra il rifugio nella "cittadella interiore" e il "sabotaggio anarchico". Una zona d'ombra che Junger identifica con il bosco.
Per comprendere a fondo il significato di questo passaggio è necessaria una precisazione preliminare sul termine Ribelle, con la quale i traduttori hanno reso l'originale tedesco Waldganger.
In lingua originale, il termine Waldganger indica letteralmente "colui che passa al bosco", "che si ritira nella foresta", "che si dà alla macchia". Una parola di origine islandese con cui si indicavano i proscritti, i fuorilegge e i briganti che si nascondevano nel folto della foresta.
Il significato più profondo del saggio di Junger è nascosto interamente in questa parola, che purtroppo perde molto nella traduzione italiana.
Il Ribelle, il Waldganger, diviene nella prospettiva jungeriana colui che si rifugia, sia spiritualmente sia fisicamente, tra le ombre del sottobosco. La foresta assume un ruolo mistico. Essa rappresenta uno degli archetipi più atavici dell'uomo, l'espressione delle forze primordiali e telluriche che dimorano dentro di lui e che deve essere in grado di far riaffiorare nelle situazioni estreme, per trovare la forza di riuscire, in solitudine, ad affrontare la massa, con una tenacia spirituale che può essere conquistata soltanto affondando le mani in questa essenza metafisica che alberga nei recessi più profondi della nostra psyché. Dall'altro lato, il bosco è anche il riparo fisico per eccellenza del Ribelle; esso offre rifugio ai rinnegati, a coloro che la società non può permettersi di tollerare, in questo caso a coloro che decidono di opporsi al pugno di ferro della dittatura (e non possono che venire alla mente i partigiani e i rifugi nella foresta in cui si nascondevano per escogitare le loro azioni di sabotaggio).
Il bosco diviene, in questa prospettiva, una zona di confine, un limbo sospeso tra l'interiorità e l'esteriorità, un universo a metà tra lo spirituale e il materiale. In quanto tale, è in grado di far tornare il Ribelle a contatto con l'intima essenza della realtà, con i valori più alti che guidano l'esistenza del singolo e che sono in grado di dargli la forza per combattere e, soprattutto, per non rinunciare alla propria libertà. Il bosco è una fucina spirituale in cui "l'uomo incontra sé stesso nella propria sostanza indivisa e indistruttibile" e, affrontando il buio imperscrutabile della notte, supera la più grande paura: la paura della morte, conquistando così la libertà più grande e irremovibile, la libertà di vivere senza paura.
In questa condizione egli diviene l'assoluto padrone di sé stesso. Agisce seguendo una morale superiore, non perché imposta da una legge della società o da una legge divina, ma poiché sgorgata direttamente dalla sua libera volontà di agire. Utilizzando parole nietzschiane, il Ribelle, dopo essersi immerso nel bosco, è tornato a contatto con la fonte originaria delle cose ed è dunque in grado di porsi al di là del bene e del male, unico padrone di sé stesso.
"Chi scava più a fondo, in ogni deserto, trova lo strato da cui sgorga la fonte. E con l'acqua che zampilla riaffiora nuova fecondità."
(Ernst Junger - Trattato del Ribelle, Adelphi edizioni)
Ernst Junger e la battaglia come esperienza interiore
Ho già trattato di Ernst Junger qualche giorno fa, parlando del suo Trattato del Ribelle. Oggi mi occuperò di un altro suo testo, forse ancora più brillante: La battaglia come esperienza interiore.
A metà tra discorso filosofico, diario di guerra e testo letterario, La battaglia come esperienza interiore è un libro difficilmente catalogabile secondo i criteri classici.
In esso Ernst Junger narra la sua esperienza in trincea durante gli anni della prima guerra mondiale. E lo fa in maniera cruda e realistica ma, allo stesso tempo, onirica e poetica, con una prosa incalzante ed evocativa in grado di trascinare il lettore al suo fianco sul campo di battaglia.
Proprio questo è l'intento dell'autore: far vivere al lettore la guerra in prima persona, senza parlare degli eventi storici che ha vissuto ma limitandosi al resoconto interiore di essi. Il discorso infatti si sviluppa in una serie di capitoli incisivi, simili a brevi flussi di coscienza, fatti di suoni, sensazioni, pensieri, odori, sentimenti, immagini. Leggere questo testo è come vivere un incubo nitido, sembra di sguazzare nel fango della trincea, di essere sfiorati da una carica di proiettili, di percepire l'odore del sangue e della decomposizione e di essere assordati dal boato delle granate.
Senza farsi influenzare né dal romanticismo d'acciaio futurista che esaltava il conflitto, il suono delle mitragliatrici e delle bombe, né dal pacifismo che vedeva la guerra come qualcosa di "innaturale", ne La battaglia come esperienza interiore Junger si pone al di là del bene e del male, descrive la guerra in maniera lucida, realistica, disincantata, con un discorso che non è né morale né immorale ma amorale e che, proprio astenendosi da ogni giudizio, riesce a coglierne la vera essenza.
Svincolata da qualsiasi motivazione logica, la guerra non è causata dagli stati, dai trattati non rispettati o dalle alleanze internazionali, tantomeno essa ha un fine. La guerra esiste poiché esiste l'uomo e l'unico fine della guerra è la guerra stessa. Il conflitto armato è l'espressione delle pulsioni primitive che la società vorrebbe estirpare ma che, profondamente radicate in noi, riesce soltanto a reprimere, respingendole nei meandri bui della nostra anima. Pulsioni violente che, a forza di essere represse, si accumulano fino a esplodere e la guerra a...
Indice dei contenuti
- Nero d’inchiostro
- La disobbedienza civile di Henry David Thoreau
- Come leggere Sade
- Seneca, la consapevolezza dei propri errori
- C’è solo un leader: anatomia di The Walking Dead (Chiara Poli)
- Trattato del Ribelle: l’anarchia interiore secondo Ernst Junger
- Il Philobiblon di Riccardo de Bury: un’appassionata lode d’amore ai libri
- Hadot e il recupero della filosofia come esercizio spirituale
- René Girard e il capro espiatorio
Domande frequenti
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