Women do it better
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Women do it better

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Women do it better

Informazioni su questo libro






Un libro per donne consapevoli che con un linguaggio pungente, diretto e a tratti sarcastico getta le basi per una visione indipendente, lontana dai sensi di colpa e dagli antichi retaggi che impongono alle donne passività e privazioni, affinché non si aneli solamente alla parità dei sessi bensì alla totale libertà di espressione e al riconoscimento del proprio valore

Pochi riflettono sul fatto che dietro ad ogni famiglia, ad ogni azienda, ad ogni settore del mondo lavorativo e sociale, esistono donne dalle inesauribili risorse in grado di far fronte a imprevisti e emergenze di ogni sorta, le cui silenziose esistenze reggono in piedi il sistema, contrariamente a quello che gli stereotipi dei mass media vorrebbero farci credere.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Anno
2017
eBook ISBN
9788892687899
Odio il calcio e il sudoku
"Papà voglio giocare a calcio, in modo serio, da professionista!" "Scusa ma non nuoti? Sono anni che paghiamo l'abbonamento in piscina a te e a tua sorella. E invece tu?"
"Sì, è vero, io bigiavo e andavo a scuola di calcio."
"A parte il fatto che non hai mai bigiato neanche all'asilo, per non parlare alle medie - aperta parentesi tonda - tanto che con tua madre volevamo farti parlare con lo psicologo ma c'era il rischio che ci mettesse a noi in analisi quindi abbiamo desistito - chiusa parentesi. Poi, scusa, abbiamo pagato a vuoto?"
"E dai papy, sei fissato sulle cose materiali."
"Certo. E intanto: io pago."
"Comunque al posto mio andava Federica."
"Sono più sollevato, ho pagato a una sconosciuta adolescente un corso di nuoto."
"Ma dai papà, non è una sconosciuta, è una mia amica."
Sarà che è sabato mattina, sarà che non ho bevuto ancora il caffè, ma la mia mente cade a terra. Meno male che le altre cose che potrebbero cascare stanno ancora placidamente dormendo. Ovviamente, il sigaro che nervosamente ho acceso al posto del caffè le sveglia subito. Mi cade, bollente, sui pantaloni di lana. Fortunatamente non ho indossato il completo grigio fumo di Londra. Mai capito perché non si dice solo grigio fumo, oppure un'attuale nebbia green, devo chiederlo a Don Aurelio, il mio sarto. Sì, sono old fashion, almeno lo ero, adesso sono solo old.
La materializzazione di un incubo, l'outing, arriva dritto e inesorabile, ma è l'outing di una passione impossibile per… rullo di tamburi, il calcio. Ci sono quasi rimasto male.
Voi direte "Ma perché la prendi così", "È grande", ma se ha appena 12 anni! E a seguire "Non vedi l'opportunità che ha!".
Nella mia mente partono i commenti di amici, vicini e parenti senza serpenti, della serie "Sei un mito", "Non sai cosa farei per essere al posto tuo", "Mi piacerebbe essere nei tuoi panni". Ma dai che ti vanno larghi, scusa, sei basso un metro e cinquanta scarso. Sursum corda, sii uomo, ritorna in te e affronta la cosa in modo lucido, con calma e senza emotività. Help me, voglio piangere, ma dove? Questa casa è affollata da cose, badanti, domestiche, cani, gatti e pesciolini rossi e bianchi. La mia bella, moglie, è al momento assente.
Tra uno sguardo all'iPad e un altro all'iPhone, mi guarda e continua la sua confessione. Non sono Don Peppone né tanto meno il prete della cattedrale qui sotto, quindi neanche la tentazione di un oratorio con il classico campo da calcio che giustificherebbe tale, infausta, scelta.
"Papà, sono un attaccante e gioco per la Maria De Filippis." "Ti prego, ti supplico, per la De Filippi no..."
"Dai non scherzare, è lo Sporting Club." Mi rincuoro.
"Sai, sono già nella fase di agonismo, post pulcino e quasi primavera."
"Ma non siamo in autunno, non erano sparite le mezze stagioni?" Allora cerco la moglie, al telefono, ma lei non c'è, partecipa a un meeting pure briefing, che tanto brief non mi sembra visto che manca dalle ore dieci di stamane ora locale. Così le mando un sms "Ma tu lo sapevi?" E lei, semplice e pura come una rosa finta, risponde: "Cosa? Che andava a calcio? Sì caro, ovvio, non volevo crearti ansia".
Crearmi ansia? Adesso l'ansia ha assunto una valenza creativa.
Ansiaaaaaaaaaaa a me? Che sono l'imperatore senza corna, pardon, corona e senza regno della calma?
"Quando rientro ne parliamo." "Sì grazie, quando torni?"
Nulla, un implacabile silenzio. La nostra conversazione si scontra in un incontro virtuale che ha i colori anonimi dello schermo dello smartphone, rigorosamente verde scuro. Fine.
Calmati, hai detto che sei calmo, che fai ti contraddici? Non ti imbestialire, sereno è il mio Io, l'altro. Ma come faccio, gli rispondo. E lui, il mio Io, tramite un sms mi invita a un placido "parliamone". Intanto faccio i conti con mia figlia che gioca a calcio.
Sì, mia figlia Elisabetta gioca a calcio. Dimenticavo, Elisabetta, come la regina, giocherà nel Real Madrid. Spiritoso. Ma non poteva fare altro? Con tutti gli sport definiti minori - perché i soldi ancora non li hanno contaminati - che ci sono? Individuali e collettivi: pallavolo, basket, nuoto, la palestra, pilates...
"Mai, papà mai. Il pilates è per vecchi." "Allora il sudoku?"
"Seeee, il burraco e magari il bridge.""Va bene, ma scusa, io gioco a tennis, giocavamo sempre insieme, le tenniste italiane hanno vinto il triplo di tutti i loro colleghi maschi e tu che fai? Giochi a calcio! L'hai combinata veramente grossa, per favore lasciami da solo, ne parliamo quando rincasa la mamma."
E lei caustica: "Ecco, appunto. Meno male che c'è la mamma."
Il tennis, in doppio o in singolo, è meraviglioso. Da giocare, da vedere. Quello femminile è addirittura esaltante ma lei non ci sente, o forse non mi ascolta. Rimugino a voce alta: "Ok. Il tennis no, il tiro a volo no, il tiro a segno no, il tiro con l'arco none, ma santo Romualdo (esiste?), non so, almeno la scherma, sono tutti sport che non se li fila nessuno ma dove maciniamo vittorie su vittorie, se proprio ci va male vinciamo le Olimpiadi. E tante golden. Non le mele, le medaglie".
Disperazione cupa. E non posso condividerla con nessuno. Ecco, Nessuno. Forse lui - insieme a Polifemo - mi comprenderebbe. Lei tira, sì, ma un pallone, corre dietro a un pallone. Beh, sicuramente è più dignitoso che dietro a un ragazzo. Gioca a calcio, la passione degli italians, l'unico momento in cui tutti cantano l'inno e si sentono Italiani.
Tutti adorano il calcio, non so perché, capirei il cacio sui maccheroni. Mi chiedo: come si fa a intontirsi guardando fricchettoni viziati, e con pettinature assurde, che rincorrono una palla, mercenari che scatenano il peggio delle curve, se va bene cori e striscioni razzisti? "Dai Elisabetta. Ti capirei se fossimo in America, dove non c'è una tradizione calcistica così forte e le squadre femminili sono rispettate. Ma qui...
Dimmi che vuoi soffrire, dimmi che ho una figlia masochista, perché qui non ti faranno giocare neanche per beneficenza, perché il regolamento non prevede, non dico le competizioni femminili con relativa pubblicità, ma neanche quelle miste. Che poi sì, la nostra nazionale femminile vince più di quella maschile, sia in Europa sia nel resto del mondo, ma chi lo sa? Nessuno appunto.
"Dai papà, smettila."
Ah, allora mi stava ascoltando. E parte con tutta una tirata tipo "Guarda che le calciatrici italiane sono circa 20mila, considerando le diverse serie, e le nazionali femminili Under 17 e Under 19 sono molto forti. Probabilmente potremmo essere molte di più se non ci fosse l'idea diffusa del calcio come sport esclusivamente maschile. Ma tu sei maschilista e mi vorresti impegnata in attività come la danza oppure la pallavolo o il tennis o il sudoku (già il nome la dice lunga) che mi annoia da morire peggio della palestra e del pilates. C'è un pregiudizio nei confronti di noi ragazze che giochiamo a calcio, che non ci sono nemmeno i vestiti e le scarpe delle nostre misure. Alcune mie compagne di squadra, che hanno il 37 di piede, devono comperare i modelli per bambini.
Certo cambierà, anche noi troveremo lo spazio che ci spetta perché non siamo da meno di voi uomini, né per agonismo né per tecnica e passione. Anzi, siamo così appassionate che in campo ci stiamo anche tre, quattro ore senza fiatare. Mentre i ragazzi, appena gli si chiede di correre un po' di più, si lamentano subito e poi s...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Indice
  3. Frontespizio
  4. Copyright
  5. 1. Odio il calcio e il sudoku
  6. 2. Rosa
  7. 3. Cucinare
  8. 4. Polvere di cacao
  9. 5. Leader senza ship
  10. 6. Ranocchio
  11. 7. Nausea
  12. 8. TFR - Trattamento di fine rapporto
  13. 9. Caffè
  14. 10. Tagli
  15. 11. Befana
  16. 12. Bottone
  17. 13. Selezione
  18. 14. Un regalo inaspettato
  19. 15. Nanetti sex

Domande frequenti

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