Quattro chiacchiere con Giacomo Leopardi al bar Piccadilly
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Quattro chiacchiere con Giacomo Leopardi al bar Piccadilly

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Quattro chiacchiere con Giacomo Leopardi al bar Piccadilly

Informazioni su questo libro


Leopardi è attuale e moderno. Con la sua capacità immaginativa, la sua personalità sensibile e determinata, il suo linguaggio chiaro, comprensibile, è in grado di rispondere alle nostre domande angoscianti sul senso della vita, sulla felicità, sull'uomo. Il libro è il racconto di un incontro immaginario tra l'autrice e Leopardi, una vera e propria chiacchierata, a mo' di intervista, che si svolge nel bar Piccadilly, noto locale del paese dell'autrice. Il colloquio affronta i grandi temi dell'umanità e si svolge in un confronto continuo tra il pensiero leopardiano e il nostro presente. Ne deriva un'immagine nuova di Giacomo Leopardi. In questo spazio interagiscono alcuni personaggi del paese che rendono più vivo il racconto. Tutto il dialogo è articolato sull'utilizzo reale ed effettivo degli scritti leopardiani.

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Informazioni

Anno
2018
eBook ISBN
9788827802236
BRUNA TAMBURRINI
QUATTRO CHIACCHIERE
CON GIACOMO LEOPARDI
al bar Piccadilly
Libritalia
“I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto”
image
(Zibaldone di pensieri, 527,vol. I)
L’INFINITO
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
(Giacomo Leopardi, 1819)
Ai miei nipoti, ai giovani di domani, affinché non abbiano a credere che Leopardi sia diventato gobbo e malato per il troppo studio.
A tutti coloro che amano veramente Giacomo Leopardi, al battesimo: Giacomo Taldegardo Francesco di Sales Saverio Pietro Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798 - Napoli, 14 giugno 1837), soprannominato “Muccio”, (da Giacomuccio) o “Buccio” nel suo paese e “ ’o ranavuottolo”, il ranocchio, a Napoli.
“(…) Ma io ho la fortuna di parere un coglione a tutti quelli che mi trattano giornalmente, e credono che io nel mondo degli uomini non conosca altro che il colore, e non sappia quello che fo, ma mi lasci condurre dalle persone ch’essi dicono, senza capire dove mi menano. Perciò stimano di dovermi illuminare e sorvegliare. E quanto alla illuminazione, li ringrazio cordialmente; quanto alla sorveglianza, li posso accertare che cavano acqua col crivello”.
(Lettera a Pietro Brighenti, 21 aprile 1820. G. Leopardi, Storia di un’anima, scelta dall’epistolario, B.U.R, Milano, 1982).
“Leopardi, certamente veritiero nel desiderare e cantare la morte nelle sue altissime poesie, era, nondimeno, nella pratica del vivere, il più apprensivo, e, quel ch’era peggio, il più eccessivo, degli uomini”.
Il suo amico Antonio Ranieri
(Dall’opera di A. Ranieri, Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, Mursia, Milano, 1995. Prima edizione: Tipografia Giannini, Napoli, 1880).
Nota introduttiva
Riconosco la difficoltà di catalogazione sintetica, nonché la complessità e la vastità del pensiero storico-filosofico, linguistico e letterario di Giacomo Leopardi. Un genio è tale proprio perché lo si può studiare sotto diverse sfaccettature ed a tutti è capace di dare delle risposte umane, sociali, artistiche, politiche. La grandezza del suo genio ha interpretato il mondo passato, presente e futuro risultando sempre attuale, soprattutto nei nostri tempi così complessi.
Il mio lavoro, sotto forma di dialogo e a mo’ di intervista, ha come obiettivo quello di far comprendere la modernità di Leopardi, le sue illusioni, il suo desiderio di immensità, di indefinito, di infinito.
La sua genialità è parte della nostra storia e travalica i monti azzurri per raggiungere l’immensità storica, universalmente mondiale. Il dialogo con Leopardi è articolato e realizzato sull’utilizzo effettivo dei suoi scritti, delle sue considerazioni, desunte dalle opere più importanti. In pratica le sue parole e le mie interagiscono in un confronto continuo sui problemi dell’umanità.
E’ stato difficile per me incontrarlo in un tempo stabilito, soprattutto perché il suo genio è oltre il tempo e lo spazio immaginabile: per questo ho ipotizzato un incontro “fuori dal tempo reale” ed ho voluto evidenziare la forza della sua personalità, la sua voglia di fare, di scoprire, di immaginare, pur nella sua grave malattia e nell’infelicità che ne derivava.
B.T.
Premessa
Quando mi trovo a riflettere sulla situazione sociale dei nostri giorni, sul bisogno dell’animo umano, sul senso della vita, ritorno spesso con la mente ai grandi della letteratura e il mio pensiero si posa ogni volta su Giacomo Leopardi, senza nulla togliere a Dante, a Manzoni, a Pascoli e così via, letterati che apprezzo tantissimo. Sarà perché Leopardi è marchigiano e di un paese non lontano dal mio, sarà perché la sua indole di studioso malinconico, ma profondo, riflessivo e desideroso di felicità e di gloria, mi ha interessato parecchio, sarà per tante altre cose, non ultimo il suo spaziare su diversi fronti dell’umano, fatto sta che io nutro un affetto particolare per questo genio e lo apprezzo ogni giorno di più. Ciò che emerge dall’immaginario collettivo è poca cosa rispetto alla sua personalità, in pratica è nulla, un nulla ripetuto infinite volte fino a catalogare il grande Giacomo come un poeta famoso per il suo “pessimismo”, un po’ imbranato soprattutto con le donne, solitario, infelice e gobbo per il troppo studio. Non è proprio così. Io vedo Leopardi in un modo un po’ diverso: è un Poeta sensibile, un genio del pensiero umano, un letterato favoloso, un uomo desideroso di amore, di affetto, di vita, di gloria. E’ un’anima grande, nobile, è un eroe con una personalità determinata e forte, pur nei suoi problemi fisici conclamati, perché dico subito che era affetto dal morbo di Pott, ossia da spondilite tubercolare e tutti gli altri disturbi, di cui purtroppo soffriva, derivavano da questa malattia.
Più avanti spiegherò meglio.
Nel mio desiderio di incontrarlo, mi sono presuntuosamente ed illusoriamente immaginata un appuntamento con lui per un colloquio sulle problematiche della vita, in un confronto tra il suo passato e il nostro presente, perché ho sempre notato nel grande Leopardi aspetti peculiari della modernità in quanto con il suo pensiero ha anticipato il nostro tempo.
***
Io e lui ci ritroviamo, nel mio immaginario, al bar Piccadilly di Montegiorgio, nel mio paese, a prendere un caffè insieme.
Tra l’altro so che è golosissimo soprattutto di gelati. Non mancherò di fargliene provare uno o due, magari un bel gelato alla nocciola o al cioccolato, specialità del bar Piccadilly!
Quattro chiacchiere con Giacomo Leopardi
Al bar Piccadilly
INIZIO
E’ una giornata di luglio, siamo in piena estate, un caldo afoso, un pomeriggio quasi asfissiante per molti, ma congeniale per Giacomo che ama solo il caldo. Infatti dico subito a me stessa che forse è il giorno migliore per incontrare il grande Poeta. Senza dubbio la natura oggi, con i prati verdi un po’ arsi che si intravedono dalla balaustra di legno di viale Ugolino, vicino al bar del nostro incontro, è dalla nostra parte. Il cielo è talmente terso che l’azzurro sfuma verso i monti sulla sinistra del viale per andare a confondersi con il sole prossimo al tramonto. Una bella natura, non c’è che dire. Sono le 17, sta per concludersi la giornata, ma nel periodo estivo, con l’ora legale, è ancora giorno. In lontananza si intravedono bene le case nell’aperta campagna e, proprio sottostante, appare l’edificio nuovo e grande del Liceo Scientifico comprendente l’Istituto Tecnico Commerciale e l’Agraria. Mi allontano dalla balaustra, mi giro, attraverso la strada e arrivo al bar, situato all’imbocco del paese e alla fine della salita dell’ospedale Diotallevi.
Fuori mi accolgono diversi tavolinetti bianchi, coperti da un baldacchino di legno. Allontano un po’ la sedia dal tavolo, mi siedo e aspetto il favoloso Poeta. L’emozione è a mille!
So che a quest’ora Giacomo, da adulto, è quasi sempre solito fare colazione. Da giovane a quest’ora faceva pranzo, mentre in età matura aveva cambiato le sue abitudini di vita.Questo ci ha raccontato il suo amico Ranieri. Anche nelle lettere scritte da lui in età giovanile si nota comunque il suo modo un po’ strano di mangiare, un pasto al giorno, fatto di due o più piatti di zuppa in orari differenti, a seconda del periodo di vita.Esatto, ripeto, un solo pasto con tre piatti di zuppa. Al mattino studiava, sempre da giovane e quando gli occhi glielo permettevano.
Certo che in quanto ad usanze … aveva da far meravigliare abbastanza! Solo più tardi, quasi passata la giovinezza, non riusciva a leggere di giorno per la vista precaria e per lo più faceva vita notturna, scambiando, come si dice, il giorno con la notte. Ranieri diceva che era difficile stargli dietro nell’ultimo periodo, proprio per le sue abitudini un po’ anomale.
Comunque tutto ciò non era fatto per sfizio, o per singolarità, come si potrebbe pensare, bensì per cercare di convivere con i suoi problemi fisici che diventavano, strada facendo, sempre più gravi e, in età adulta, Leopardi non sopportava più la luce del sole.
Come già detto, al momento in cui lo incontro lo immagino fuori dal tempo reale, anche per mia comodità letteraria.
Tra me e me penso che non abbia problemi a trovare il bar perché si vede subito l’insegna, grazie alla sua scritta immensa. E’ un bar moderno, rimesso a nuovo da poco, da quando il gestore-comproprietario è un giovane di nome Yari, sui venticinque anni, un ragazzo con svariati tatuaggi, bello, con la barba, sempre vestito all’ultima moda, spesso con i pantaloni con il cavallo largo e stracciati al ginocchio come si usano oggi; è sempre ben disposto verso il pubblico. Insomma, un bravissimo barman!Insieme a lui c’è la mamma Federica, una bella donna, giovane, ben curata, capelli corti alla moda, scuri con qualche meches, vestiti sportivi, una bella presenza. Per l’occasione si unisce a loro lo zio Eliano, coadiuvante nella gestione del bar.
Sanno che sto attendendo il grande Leopardi e sono emozionati anche loro. Non è usuale avere un ospite così importante.
Rimango in piedi, fuori del bar, in attesa del grande incontro, sono un po’ spaventata, oltre che emozionata, perché mi sento molto piccola davanti ad un genio così, un genio davvero senza tempo.
Eccolo che arriva … non mi chiedete come, cioè in che modo, perché non saprei immaginarlo, non certo in carrozza come si usava ai suoi tempi, diciamo che arriva e basta, per il resto lascio libera immaginazione. Sono sicura che ha dovuto fare un grande sforzo per venire qui nel mio paese, per di più un paese marchigiano e vicino alla sua Recanati. Penso questo perché il suo desiderio era quello di uscire da Recanati e dalle Marche. Ci riuscì dopo svariati tentativi.
Appena mi si presenta davanti faccio il gesto di dargli la mano e lui accenna ad un baciamano molto raffinato. Lo invito subito a sedersi al mio tavolo all’aperto, perché, essendo...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Indice
  3. Frontespizio
  4. • Il morbo di Pott
  5. • Mistero dei resti di Leopardi
  6. • Considerazione personale sull’amico A. Ranieri
  7. • La grafia di G. Leopardi
  8. • Considerazioni finali
  9. • Nota bibliografica

Domande frequenti

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