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L’utilizzo della cuffia ipotermica per il trattamento coadiuvante nella chemioterapia femminile. Una sperimentazione
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L’utilizzo della cuffia ipotermica per il trattamento coadiuvante nella chemioterapia femminile. Una sperimentazione
Informazioni su questo libro
Nel corso di 4 cicli di chemioterapia di una ragazza di 14 anni affetta da disgerminoma ovarico è stata utilizzata la terapia di supporto, finalizzata a ridurre l'incidenza della caduta dei capelli, attraverso l'impiego "combinato" di due tipologie di cuffie ipotermiche tra quelle disponibili in Italia.
A seguito della individuazione ed applicazione di un apposito protocollo di sperimentazione – in totale assenza di indicazioni in merito – i risultati ottenuti sono stati positivi, con il riscontro di un diradamento dei capelli e non della loro totale caduta, effetto ordinario dei farmaci antiblastici somministrati nella terapia (Etoposide, Cisplatino e Bleomicina).
L'e-book contiene anche dei sintetici elementi di inquadramento del tema ed una descrittiva dei principali strumenti che impiegano l'ipotermia per contrastare l'alopecia quale effetto dei farmaci antiblastici.
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Informazioni
Sezione I
Questioni generali
1. Una conseguenza della chemioterapia: la perdita dei capelli
La chemioterapia prevede l'impiego di particolari farmaci detti antiblastici (o citotossici) che inibiscono la riproduzione delle cellule "obiettivo" senza che però possano distinguere tra cellule sane e cellule malate.
La loro azione genera, quindi, delle inevitabili conseguenze anche su altre cellule sane dell'organismo presenti in tessuti a rapido ricambio, come le mucose e il sangue, comprese quelle dei follicoli dei peli e dei capelli. L'alopecia da chemioterapia è un effetto secondario di alcuni farmaci antiblastici che può riguardare i capelli, le sopracciglia, le ciglia, i peli che ricoprono il pube e tutto il resto del corpo.
I capelli (e gli altri peli interessati) iniziano a cadere, in tutto o in parte, in tempi diversi. Possono cadere repentinamente in pochi giorni dalla terapia, ovvero dopo alcune settimane. Come è stato osservato "Il grado, il tempo di comparsa e l'impatto della caduta dei capelli dipendono dal farmaco o dalla combinazione di farmaci con cui è attuato il trattamento, dal dosaggio e dal modo in cui il paziente risponde al trattamento"2.
La caduta dei capelli generalmente è reversibile, e i capelli possono cominciare a ricrescere ancor prima che la terapia sia conclusa. Ciò è possibile perché i follicoli dei peli e dei capelli, come le altre cellule sane dell'organismo, ancorché danneggiati dalla chemioterapia, si riprendono rapidamente3.
Nel giro di 3-6 mesi la capigliatura torna folta come prima, sebbene i capelli possano essere più ricci o più fini di quanto non fossero originariamente.
Principali farmaci che possono causare la caduta dei capelli4

Gli effetti dell'alopecia sono sia fisici che psicologici. Quelli fisici consistono nella possibile irritazione del cuoio capelluto. Quelli psicologici sono di gran lunga più rilevanti perché investono la "Concezione del sé" e la sfera personale dell'individuo in relazione alla socialità nella quale è inserito5. Ciò vale, in particolare, per le donne per le quali i capelli costituiscono parte di un connotato "esistenziale" (ben diverso da quello degli uomini la cui alopecia androgenetica è un dato fisiologico normalmente e socialmente accettato), in cui la loro assenza ha, per la generalità, una valenza "segnaletica" di una situazione patologica.
Il cambiamento fisico - soprattutto molto repentino - è vissuto come una diminuzione di bellezza e di sensualità e induce un cambiamento della propria immagine corporea; inoltre, associato ad una "riservatezza" su una patologia tumorale in corso, non fa che rendere palese a tutti (e non solo alla cerchia delle persone più vicine) la malattia.
Un effetto collaterale di terapie salvavita diventa quindi un elemento di criticità rispetto alla capacità del paziente di mantenere quella "padronanza" di sé necessaria ad affrontare con determinazione il decorso clinico. In alcuni casi si riscontra una riluttanza o rifiuto di sottoporsi a trattamenti chemioterapici proprio a cagione della certezza di alopecia6. L'effetto psicologico può spingersi fino a recare conseguenze fisiche.
2. Le cuffie ipotermiche per trattamenti chemioterapici
Per contenere l'alopecia derivante dai trattamenti chemioterapici appare dimostrato che un sostanziale giovamento può essere ottenuto attraverso l'ipotermia del cuoio capelluto generando un effetto vasocostrittore dei vasi sanguigni che riduce l'assorbimento periferico dei farmaci e, conseguentemente, salvaguarda i bulbi piliferi.
Effetti positivi sono stati ottenuti rispetto ai trattamenti con Doxorubicin, Docetaxel, Cyclophosphamide, Cisplatin, Bleomycin, Fluorouracil, Methotrexate, Vincristine, Placlitaxel7.
Per conseguire il raffreddamento viene utilizzato un sistema in grado di mantenere a bassa temperatura il cuoio capelluto. Il "sistema" è costituito da una "cuffia" refrigerata che può essere di diverso genere, quanto al materiale che la compone, ovvero nel modo in cui questa è resa disponibile (o "somministrata") al paziente.
2.1. Il sistema Paxman
Il sistema Paxman, il cui prototipo risale al 1997, utilizza una unità refrigerante alla quale è collegato un casco in silicone; al suo interno scorre un liquido che mantiene la temperature costante a -4° C8.
La cuffia refrigerante viene applicata secondo la tempistica individuata dall'azienda produttrice in relazione al tipo di trattamento chemioterapico. Esistono diverse misure di casco a seconda delle dimensioni del capo del paziente, a cui viene applicato poi una copertura per mantenere in sede la cuffia9.

Il sistema è stato sperimentato in Italia, presso l'U.O. Medicina Oncologica dell'Ospedale di Carpi, con specifico riferimento a pazienti affette da carcinoma mammario, i cui farmaci chemioterapici provocano normalmente l'alopecia.
Delle 97 pazienti che, da giugno 2013 a giugno 2015, sono state sottoposte al trattamento: "Il 70% delle pazienti che hanno posizionato la cuffia era in trattamento con regimi polichemioterapici contenenti antracicline e/o taxani mentre il restante 30% con monoterapici. 12 pazienti hanno interrotto il trattamento precocemente perchè considerato non tollerabile. 53 su un totale di 85 pazienti alla fine della chemioterapia hanno riportato alopecia G0 o G110, con un numero medio di sedute con cuffia di 5,4.
Questo indica una percentuale di successo pari al 62%. Il 38% delle pazienti (32 su 85) ha abbandonato il trattamento, dopo circa 2 cicli di sedute con Paxman, per inefficacia riportando alopecia completa G2.
L'analisi dei regimi chemioterapici maggiormente utilizzati mostra un successo dell'87% (27/31) per quanto riguarda i taxani (paclitaxel o docetaxel); 79% (23/29) per regimi contenenti epirubicina (FEC); 32% (17/44) per regimi contenenti doxorubicina (AC)"11.
2.2. Il sistema Dignicap
Il sistema Dignicap (Dignitana DigniCap Cooling System) prodotto dall'azienda svedese Dignitana12, è molto simile al Paxman.
Si tratta di un sistema, controllato da computer, al quale sono collegate due cuffie: la prima comprende il sistema di raffreddamento realizzato con un liquido refrigerato mentre la seconda, che la ricopre, in neoprene, serve a creare l'isolamento necessario ad evitare la dispersione del freddo. Anche questo sistema è stato testato su pazienti affette da tumore al seno, con una percentuale di efficacia sul 50% dei casi13.


Nel mese di dicembre del 2015, la Food and Drug Admministration, ha autorizzato la vendita di detto sistema negli Stati Uniti considerandolo "(...) indicated to reduce the frequency and severity of alopecia during chemotherapy in breast cancer patients in which alopecia-inducing chemotherapeutic agents and doses are used"14.
2.3. La cuffia "Elasto-Gel Hypothermia Cap" della Southwest Technologies Inc.
La cuffia "Elasto-Gel Hypothermia Cap", prodotta negli Stati Uniti dalla Southwest Technologies Inc.15, è realizzata con un gel a base di glicerina che mantiene la flessibilità anche a temperature molto basse comprese tra -20° C e -30° C16.
Il materiale della copertura esterna è invece composto da una stoffa flessibile e resistente all'acqua. Per il posizionamento della cuffia è presente anche una striscia di tessuto sottogola regolabile.

La cuffia, inserita in un sacchetto di plastica, va raffreddata in un frigorifero per un periodo minimo di 4 ore (preferibilmente di 12 ore) ad una temperatura compresa tra i -18° C e i - 21° C (quella di un freezer casalingo).
Detta cuffia va indossata, dopo aver inumidito i capelli con acqua fredda, sulla "fodera" interna per evitare il diretto contatto con il freddo e tenuta 15 minuti prima dell'inizio del trattamento e fino a 15 minuti la fine del medesimo.
Secondo il produttore per conseguire "i migliori risultati si raccomanda di cambiar...
Indice dei contenuti
- 0. Premessa
- Sezione I Questioni generali
- Sezione II La sperimentazione
- 3. La sperimentazione effettuata
Domande frequenti
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