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Nei giorni della cometa
Informazioni su questo libro
Il romanzo si colloca nel genere fantascienza utopica, narrando, attraverso la lettura di un manoscritto trovato da un giovane, di come il mondo fosse stato sanato dalle sue brutture individuali e collettive grazie ai vapori verdognoli di una cometa che passa sempre più vicino al nostro pianeta fino a dissolversi nella nostra atmosfera. Pubblicato tra il 1905 e 1906 il testo rispecchia fedelmente le idee e le prospettive dell'autore in quel periodo durante il quale era particolarmente attratto dal fabianesimo. La vicenda si dipana attraverso la vita di un giovane commesso e poi disoccupato socialista, William, rappresentante tipico della sua classe e portatore delle istanze proprie dei giovani di un sobborgo industriale del primo '900. La sua ribellione politica e sociale si interseca con la sua storia d'amore deluso. Alla vigilia dello sprigionarsi dei vapori della cometa, William giunge alla determinazione di uccidere l'ex fidanzata e il suo nuovo compagno e poi suicidarsi. Ma proprio quando il progetto sta per realizzarsi e, contemporaneamente, inizia il conflitto bellico tra Inghilterra e Germania, i vapori verdi addormentano tutti i viventi sulla Terra che al loro risveglio vedranno trasformate le prospettive di conflitto e violenza in istanze di solidarietà e comprensione reciproca. La seconda parte narra della trasformazione e di come William opera in essa, riavvicinandosi all'anziana madre dopo aver contribuito all'opera militare e politica per porre fine a ogni forma bellica. Si sposa infine, pur continuando ad amare l'antica fidanzata e ponendo anche le prospettive sentimentali in maniera tale che stupiscono il giovane lettore del manoscritto, che non può ricordare "l'antico mondo".
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Informazioni
Argomento
LiteratureCategoria
ClassicsCAPITOLO TERZOIl revolver.
§ 1.
— Questa cometa urterà la terra! – Cosìdisse uno dei due uomini che salirono nel treno sedendosi.
— Ah! – esclamò l’altro.
— Dicono che è composta di gas. Ci farà saltarein aria, eh?
Che importava a me?
Io pensavo alla vendetta, alla vendettacontro le condizionidella mia esistenza. Pensavo a Netty ed al suo amante. Erofermamente deciso ch’egli non l’avrebbe – seanche dovessi ucciderli entrambi per impedirlo. Non mi curavo diciò che potrebbe accadere in seguito, purchè fosseraggiunto questo fine.
Tutte le mie passioni perverse si erano convertite in rabbia. Misarei sottoposto in quella notte ad eterni tormenti, pur di esserecerto di vendicarmi. Cento possibilità di agire, centosituazioni burrascose, un turbine di progetti violenti,attraversavano uno dopo l’altro la mia mente confusa edesasperata. L’unica prospettiva che mi sembrava tollerabileera quella di un’immensa, inesorabile e crudele vendettadell’umiliazione subita dalla mia persona.
E Netty? L’amavo ancora, ma adesso con la piùintensagelosia, con l’ardente, incommensurabile odiodell’orgoglio ferito, con desiderio appassionato.
§ 2.
Allorchè scesi dalla collina di Clayton Crest – ilmio scellino ed un soldo mi avevano permesso soltanto di viaggiarein treno sino a Two Mile Stone, e poi dovetti varcare la collina apiedi – ricordo vivamente un omino con una voce acuta esquillante, che, sotto un fanale a gas appoggiato ad un assito,stava predicando ad una folla non troppo numerosa di fannullonidella domenica sera. Era un uomopiccolo calvo, con una barbettabionda ricciuta e pochi capelli dello stesso colore, con occhiazzurri languidi il quale stava predicando che si avvicinava lafine del mondo.
Credo che questa fosse la prima volta che udivo qualcuno unireall’apparizione della cometa l’idea della fine delmondo. Nella sua predica mescolava confusamente la politicainternazionale con le profezie del Libro di Daniele.
Mi fermai ad ascoltarlo per un momento o poco più. Ritengoche non mi sarei fermato affatto, ma la gente mi sbarrava il passo,e la vista della sua espressione strana e feroce, il gesto del suodito accennante in alto, mi arrestarono.
— Lassù è la fine di tutti i vostri peccati edelle vostre follie, – egli gridava. – Lassù!Lassù è la stella del Giudizio, del Giudiziodell’Altissimo Iddio! È decretato chetutti gli uominidevono morire – tutti gli uomini devono morire, –soggiunse, e la sua voce si tramutò in un flebile canto,– e dopo la morte il Giudizio! Il Giudizio!
Io mi feci largo fra gli astanti e continuaila mia strada, ed ilsuono della sua voce stonata e debole continuò ad inseguirmi.Andai innanzi pensando a ciò che occupava prima la mia mente– cioè, dove avrei potuto comprare un revolver e comeavrei potuto imparare ad usarlo – e probabilmente avreidimenticato quell’omino se non avesse avuto una partenell’orribile sogno col quale terminò il breve sonno dicui dormii in quella notte, che passai in gran parte desto pensandoa Netty ed al suo amante.
Poi seguirono tre giorni strani – tre giorni che adesso misembrano essere stati interamente dedicati ad una faccendasola.
Questa faccenda predominante era l’acquisto del miorevolver. Rimanevo fermo nell’idea, che dovevo riabilitarmiagli occhi di Netty con qualche atto straordinario di forza e diviolenzao che dovevo ucciderla. Non volevo assolutamente desistereda questi propositi. Sentivo, che se lasciavo passare la cosacosì, avrei perduto l’ultimo avanzo del mio orgoglio edel mio onore; che per tutto il resto della mia vita non sareipiù stato degnodi stima nè dell’amore di una donna.Era l’orgoglio, oltre i trasporti della passione, che mimanteneva nei miei proponimenti.
Nondimeno non era tanto facile comprare un revolver.
Pensando al momento in cui avrei dovuto presentarmi al commessodel negozio,provavo una specie di timidezza, ed ero particolarmenteintento ad avere pronta una storia, per il caso che gli venisse inmente di chiedermi perchè compravo quell’arma. Decisi didire che mi recavo nel Texas, e che là mi sembrava utile diaverla. In quell’epoca il Texas godeva la fama d’essereun paese selvaggio e senza leggi. Siccome non avevo nessuna ideadel calibro o della portata, dovevo pure essere in grado dichiedere con faccia franca da quale distanza si poteva uccidere unuomo o una donna col revolver che mi avrebbe offerto. Relativamenteal lato pratico della mia faccenda ragionavo perfettamente a mentefredda. Ebbi qualche difficoltà a trovare un armaiuolo. AClayton vendevano delle carabine in un negozio di velocipedi, magli unici revolver che avevano mi fecero l’impressioned’essere troppo piccoli e simili a giuocattoli per lo scopoche mi proponevo. Fu nella vetrina della bottega di un pignoratarionell’angusta High-Street di Swathinglea che trovai il fattomio, un arnese abbastanza grosso edall’aspetto serio, con uncartellino, sul quale si leggeva «Adottato nell’esercitoamericano».
Avevo ritirato i miei fondi dalla Cassa di risparmio, in tuttodue sterline e poco più, per fare questa compra, ed alfine misembrò un affare molto facile. Ilpignoratario mi disse dovepotevo avere della munizione, ed in quella sera me ne tornai a casacon le tasche gonfie, non più inerme.
L’acquisto del mio revolver fu, come già dissi,faccenda principale che mi occupò in quei giorni, ma nondovete credere chemi assorbisse così interamente da rendermiinsensibile all’irrequietudine ed all’eccitazione cheregnava nelle vie, dalle quali passavo andando in cerca dei mezziper effettuare il mio proposito. Erano piene di sussurrii; tutta lapopolazione delle «Quattro Città» spingeva glisguardi torvi e minacciosi fuori delle strette porte delle case.L’onda di gente dall’aspetto sano, che solitamente sirecava al lavoro, la gente che andava ad attendere ai propriaffari, rimaneva esitante ed oppressa. Molti uomini stavano ferminelle strade in crocchi ed in gruppi, come i corpuscoli siriuniscono e si attaccano insieme nei vasi sanguigni durante ilprimo stadio dell’infiammazione. Le donne avevano un aspettotruce ed agitato. Gli operai delle ferriere avevano rifiutato laproposta riduzione delle paghe, ed era principiata la serrata. Essistavano già «discutendo». Il Comitato diconciliazione faceva del suo meglio per impedire ai minatori delleminiere di carbone ed ai proprietarî di venire ad una rottura,ma il giovane lord Redcar, il più grande proprietario diminiere della nostra regione e padrone di tutta Swathinglea e dimetà di Clayton, prendeva un atteggiamento di resistenza cherendeva la rottura inevitabile. Egli era un bel giovane, un giovaneelegante; il suoorgoglio si ribellava all’idea di lasciarsiimporre da un «mucchio di prepotenti minatori» edintendeva, così diceva, di lottare con loro. Il mondo lo avevatrattato magnificamente sino dalla nascita; il prodotto dellavorocumulativo di cinquemila persone era stato adoperato perallevarlo, e delle ambizioni grandi, romantiche ed espansiveriempivano la sua mente generosamente nutrita. Si era distintopresto a Oxford pel suo atteggiamento sprezzante verso lademocrazia. Vi era qualche cosa che eccitava lafantasia nel suobell’antagonismo contro la folla; da una parte stava ilgiovane nobile, bello, elegante, brillante, solo; dall’altrolato la moltitudine, brutta, mal vestita, maleducata, mal nutrita,invidiosa e volgare, con una perversa avversione pel lavoro, ed unmalvagio appetito per tutte le cose buone che poteva cosìraramente avere. Per proposito preso l’immaginazioneescludeva da questo quadro il soldato, la guardia di polizia, cheproteggeva Sua Signoria, e non si teneva conto del fatto che,mentre lord Redcar poteva legalmente stendere la mano sul rifugio esul pane degli operai, questi non potevano sfiorargli la pelle senon con una violenta infrazione della legge.
Egli abitava in Lowchester House, a circa cinque miglia al dilà di Checkshill; main parte per mostrare quanto poco sicurava dei suoi antagonisti, ed in parte, senza dubbio, per tenersial corrente delle trattative in corso, si faceva vedere quasi tuttii giorni nelle Quattro Città e nei dintorni, guidando la suagrande automobile, capace di percorrere sessanta migliaall’ora. Si poteva supporre che la passione degli inglesi percerti passatempi, fosse più che sufficiente per togliere aquella condotta audace ogni possibilità di un pericolo, ma,nondimeno, non sfuggì a qualche insulto,ed in unadataoccasione una donna irlandese inviperita gli mostrò ipugni....
Una folla cupa e tranquilla, che aumentava tutti i giorni, unafolla, composta in gran parte di donne, stava ferma, come talvoltauna minacciosa nube sopra la cima di un monte,sulla piazza delmercato, fuori della sala del Municipio di Clayton dove si tenevala conferenza.
Io mi credevo pienamente giustificato, guardando con unaspeciale animosità l’automobile di lord Redcar chepassava in quel momento, in causa dei guasti esistenti nel tettodella casa da noi abitata.
Noi tenevamo la nostra casetta in affitto; il proprietario eraun vecchio gretto ed economo, che si chiamava Pettigrew, il qualeabitava in una villa a Overcastle, adorna di figure di gesso cherappresentavano cani e capre, e che, malgrado i nostri pattispecificati, non voleva fare nessuna riparazione. Egli vivevatranquillo, fidando nella timidezza di mia madre. Una volta, tempofa, era rimasta indietro con l’affitto, con la metà diun trimestre, ed egli le avevaconcesso una dilazione di un mese; ilpresentimento, che forse un qualche giorno avrebbe di nuovo bisognodi chiedergli lo stesso favore, la rendeva sua umile schiava. Avevapersino paura di chiedergli di far riparare il tetto per timore chesi offendesse. Ma una notte la pioggia cadde sul suo letto e lefece prendere un raffreddore, e macchiò e bagnò il suomisero copripiedi rappezzato.
Allora mi disse di scrivere una lettera eccessivamente gentileal vecchio Pettigrew, pregandolo, per favore, disoddisfare ai suoiobblighi contrattuali. Fa parte della generale imbecillità diquell’epoca, che la legge unilaterale esistente era unprofondo mistero per la gente del popolo, che era impossibileaccertare le sue disposizioni, ed impossibile di mettere in moto lasua macchina. Invece di un codice scritto chiaramente, della lucidaesposizione di norme e di principii che oggi sono alla portata ditutti, la legge era il torbido segreto della professione deilegali. La povera gente, la gente affranta dal lavoro, dovevacontinuamente sottomettersi e subire dei danni, in causa, non solodell’intollerabile incertezza della legge, bensì anchedelle spese e della perdita di tempo e di energia che potevaportare con sè la procedura.
Non v’era, invero, giustizia, per uno chefosse troppopovero per disporre della deferenza e della lealtà di un buonavvocato; non v’era altro che la ruvida protezione dellapolizia o il consiglio strambo, dato a malincuore dal magistrato,per la massa del popolo. La legge civile, in particolare,eraun’arma misteriosa delle classi più elevate, e non soimmaginare nessuna ingiustizia, che sarebbe stata sufficiente perindurre la mia povera vecchia madre a ricorrere alla medesima.
Tutto ciò sembra ora incredibile, ma vi assicuro che eracosì.
Allorchè appresi che il vecchio Pettigrew era venuto edaveva parlato a mia madre dei suoi reumatismi, ed aveva visitato iltetto ed affermato che non aveva bisogno di nessuna riparazione,diedi sfogo ad una di quelleindignazioni violente, che miassalivano frequentemente in quel tempo, e presi la faccenda nellemie mani. Gli scrissi e gli chiesi, con un certo tecnicismosprezzante, di far riparare il tetto stando «ai patti» esoggiunsi «se, non sarà fatto entro una settimana da oggisaremo costretti a ricorrere alla giustizia». Non avevo fattomenzione a mia madre di questa mia espressione energica,talchè, quando venne il vecchio Pettigrew, in uno stato digrande agitazione con la mia lettera in mano, ella fu non menoturbata di lui.
— Come hai potuto scriverecosì al vecchio Mr.Pettigrew? – mi chiese.
Io risposi che il vecchio Pettigrew era un miserabile furfante,se non con queste parole con altre che dicevano la stessa cosa, etemo che mi contenni in un modo molto poco rispettoso verso di lei,quando midisse che aveva accomodato tutto con lui – nonvolle, dirmi come, ma io potei facilmente indovinarlo – edaggiunse che dovevo prometterle solennemente di non fare piùnulla in questa faccenda. Io non volli dare questa promessa.
E – non avendo niente di meglio da fare – me neandai furibondo dal vecchio Pettigrew, per esporgli la cosa inciò che io consideravo come la sua vera luce. Il vecchioPettigrew non volle lasciarsi illuminare da me; mi vide ascenderela gradinata – mi sembra di scorgere ancora il suonasooriginale, le sue ciglia corrugate, ed il piccolo ciuffo di capelligrigi che si mostrava sopra l’angolo della persiana – ediede ordine alla sua fantesca di mettere la catena quando aprivala porta, e di dirmiche non voleva ricevermi. Quindi dovettiricorrere di nuovo alla mia penna.
Siccome non sapevo veramente quali erano gli «atti»che si dovevano fare, mi venne la brillante idea di rivolgermi alord Redcar, quale proprietario dei terreni, e come se fosse ilpadrone del feudo, facendogli notare,che la sicurezza del suoreddito veniva deprezzata nelle mani del vecchio Pettigrew.Aggiunsi alcune osservazioni generali sugli affitti, sullatassazione della rendita dei terreni e la proprietà privatadella terra. E lord Redcar, il cui spirito si ribellava allademocrazia, e che usava sempre dei modi sconvenientemente umilianticon i suoi inferiori, si meritò per sempre il mio odiospeciale, incaricando il suo segretario di presentarmi i suoicomplimenti, e l’invito ad occuparmi degli affari miei,lasciando a lui di occuparsi dei suoi. In seguito a che miassalì una tale rabbia, che primieramente feci in mille pezzila sua lettera, e poi li gettai tutti quanti sprezzantemente sulpavimento della mia stanza, da dove, per risparmiare il lavoro amia madre,dovetti poi raccoglierli faticosamente andando carponiper terra.
Stavo ancora meditando una risposta per le rime, un attod’accusa contro tutta la classe dei lord Redcar, le loromaniere, la loro morale, i loro delitti economici e politici,allorchè sorsero i miei dispiaceri con Netty, i qualiassorbirono i fastidi minori. Ma non così completamente, danon farmi brontolar forte quando l’automobile di Sua Signoriami passò accanto sibilando, mentre giravo e rigiravo in cercadi un’arma.
Dopo un certo tempovenni pure a scoprire che mia madre si eraammaccata un ginocchio e zoppicava. Temendo d’irritarmirammentandomi la faccenda del tetto, essa aveva tentato di smuovereda sè il suo letto, trascinandolo via dal posto dove filtravala pioggia, e si era fattamale. E m’avvidi pure che tutti isuoi poveri mobili stavano riparati vicino alle pareti della camerada letto; si era formata una grande macchia nel soffitto, ed unapiccola tinozza stava nel mezzo della sua stanza.
È necessario che io vi esponga queste cose, per darvi laspiegazione degli inconvenienti e dei disagi, causati dal modo concui tutte le cose erano disposte; per informarvi di quel soffiod’inquietudine, che spirava nelle vie infuocate dai caloriestivi, dell’ansietà in merito allo sciopero, delchiasso e dell’indignazione, degli assembramenti e deimeetings, della crescente serietà delle faccie dei poliziotti,dei bellicosi articoli di fondo dei giornali locali, dei capannellidi scioperanti sparsi qua e là, che scrutavano chiunquepassava, presso le ferriere silenziose e con i fuochi spenti. Madovete comprendere che nella mia mente tutte queste impressioniandavano e venivano confusamente; esse formavano uno sfondomovibile, dei toni minori variabili alle mie preoccupazioni perquel tenebrosoproponimento, per il quale un revolver eraassolutamente indispensabile.
Lungo le vie oscure, fra la folla cupa, il pensiero di Netty,della mia Netty, e del suo amante signore, infiammava continuamenteil mio cervello.
§ 3.
Erano trascorsi tre giorni dopola mia visita a Netty –vale a dire che era mercoledì, – allorchè avvenneroquelle insurrezioni, che terminarono con la sanguinosa collisionedi Peacock-Grave e l’inondazione di tutte le miniere dicarbon fossile di Swathinglea. Era l’unica di questeagitazioni che ero destinato a vedere, e tutto al più unsemplice preliminare di quella lotta.
I resoconti che furono scritti di quell’avvenimentovariano molto fra loro. Leggendoli si constata la straordinarianoncuranza della verità che disonorava la stampadi queigiorni. Nel mio studio conservo diverse collezioni dei fogliquotidiani di quell’epoca – ne feci una raccolta qualeprova di fatto – e tre o quattro che portano quella data, liho proprio tolti fuori in questo momento per scorrerli, onderinfrescare nella mia mente le impressioni di ciò chevidi.
Giaciono qui davanti a me, e contengono cose strane,incredibili, da far rabbrividire; la carta ordinaria ègià diventata fragile, gialla, e si è rotta nellepiegature; l’inchiostro è sbiadito o macchiato,ed iodevo trattarli con la massima delicatezza nel rileggere i loroviolenti articoli di fondo. Mentre siedo qui in questo sitotranquillo, la loro qualità in genere, la loro disposizione,il loro tono, i loro argomenti e le loro esortazioni, si leggonocome se provenissero da uomini ubbriachi. Producono l’effettodi un lontano clamore, di grida e spari uditi debolmente da unpiccolo grammofono.
Trovai soltanto al lunedì, e precisamente giù in fondofra le notizie della guerra, che questi giornali contenevano unaccenno indiretto, che degli avvenimenti insoliti erano accaduti aClayton e Swathinglea.
Ciò che io vidi fu verso sera. Avevo passato il tempoimparando a tirare col mio revolver. Ero andato lontano quattro ocinque miglia, attraverso un tratto dibrughiera e giù in unpiccolo bosco ceduo pieno di campanule, situato a metà stradalungo la strada maestra fra Leet e Stafford. Lì avevo passatoil pomeriggio esercitandomi con ferma risoluzione e con ferocepersistenza. Avevo portato con...
Indice dei contenuti
- L’UOMO CHE SCRIVEVA NELLA TORRE.
- CAPITOLO PRIMO.Polvere nelle ombre.
- CAPITOLO SECONDO.Netty.
- CAPITOLO TERZOIl revolver.
- CAPITOLO QUARTO.Guerra.
- CAPITOLO QUINTO.L’inseguimento dei due amanti.
- CAPITOLO PRIMO.La Trasformazione.
- CAPITOLO SECONDO.Il risveglio.
- CAPITOLO TERZO.Il consiglio dei ministri.
- CAPITOLO PRIMO.L’amore dopo la Trasformazione.
- CAPITOLO SECONDO.Gli ultimi giorni di mia madre.
- CAPITOLO TERZO.La vigilia della festa di Beltanee del nuovo anno.
- EPILOGO.LA FINESTRA NELLA TORRE.
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