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Lettura Biblico-Teologica di 1Tm 2,12 e atti 18,26 nella tradizione patristica: Il ruolo della donna nella chiesa e nella famiglia con particolare riferimento alla teologia protologica
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Lettura Biblico-Teologica di 1Tm 2,12 e atti 18,26 nella tradizione patristica: Il ruolo della donna nella chiesa e nella famiglia con particolare riferimento alla teologia protologica
Informazioni su questo libro
In questo contributo l'autrice esamina l'interpretazione di 1Tm 2,12 e di Atti 18,26 nella tradizione patristica. Partendo da una lettura analitica dei testi patristici,
nei quali ricorrono i suddetti passi scritturistici, l'autrice desume i tratti essenziali, attraverso i quali si estrinseca il ruolo della donna nella chiesa e nella famiglia.
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Informazioni
Argomento
Theology & ReligionCategoria
Christian Theology1. La donna nella chiesa
1.1. Atteggiamenti
Tertulliano, partendo dal presupposto che i cristiani nascono dall'acqua e che grazie all'acqua essi sono salvi, afferma che al contrario una donna, portavoce della setta dei Cainiti,
che normalmente non aveva nemmeno il diritto di insegnare, ha trovato il miglior mezzo di far morire questi piccoli pesci: uscirli dall'acqua.11
In ambito alessandrino Origene, riferendosi a 1 Cor 14,34-36, afferma che le donne devono tenere un atteggiamento silente nelle assemblee, diversamente da Massimilla e Priscilla che, secondo Origene, erano ritenute le massime autorità nel movimento montanista e che avevano riscosso molti discepoli, istruendoli.12 Origene seguita ad affermare che nell'antico Testamento ci sono state molte figure di donne profetesse, come Maria, le figlie di Filippo, Olda e via dicendo, ma tutte queste non hanno mai rivolto parola al pubblico come Geremia e Isaia, ma solo a poche donne:
se anche le figlie di Filippo profetizzavano, tuttavia non parlavano nelle assemblee: non lo troviamo infatti negli Atti degli Apostoli. Ma così nemmeno nell'Antico Testamento: è attestato che Deborah fosse profetessa, e Maria, la sorella di Aronne, preso il tamburello guidava le donne. Però non potresti trovare che Debora si rivolgesse pubblicamente al popolo come Geremia e Isaia; e neppure potresti trovare che Olda, pur essendo profetessa, abbia parlato al popolo, ma a chi si indirizzava a lei. E anche nel vangelo sta scritto: Anna la profetessa, figlia di Fanuele, della tribù di Aser, tuttavia ella non parlava nell'assemblea.13
Con ciò Origene vuole dimostrare che le profezie di queste donne non hanno funzione ecclesiale, nel senso che la loro parola non è rivolta al pubblico, come invece avviene nel ministero presbiterale:
Se dunque anche a una donna può essere dato di essere profetessa in base a un segno profetico, non le è però permesso di parlare nell'assemblea.14
Conseguentemente Origene trae la conclusione che la donna “non può essere guida dell'uomo mediante la parola”.15
Origene comprova ciò, in riferimento anche al passo scritturistico di Tt 2,3-4, spiegando che
le donne siano capaci di dare buoni insegnamenti, non perchè gli uomini ascoltino le donne stando seduti, come se mancassero gli uomini in grado di annunciare la Parola di Dio.16
Si evince che secondo Origene la funzione didattica della donna non è rivolta all'uomo,
poiché è sconveniente per una donna parlare in assemblea, quali che siano le parole che essa dice, siano anche mirabili, siano anche sante, ma solo provengono da una bocca femminile. E' chiaro che il fatto che vi sia una donna in assemblea viene condannato come sconveniente a rimprovero dell'intera assemblea.17
Urge sottolineare che Origene, per dimostrare la inferiorità del sesso femminile riguardo alla sua attività di insegnamento, si focalizza unicamente e strettamente sull'attività di proferire parola davanti al pubblico, tacendo su tutte le funzioni gestuali e salvifiche di cui la donna è portatrice e che stanno al fondamento di una eccellente attività didattica. Non è vero che la donna non parla davanti al popolo, perchè Giuditta, in forza della sua grande fede e umiltà, si rivolge al popolo per rassicurarlo della liberazione dal nemico (Gdt 10) e, sempre in forza della sua grande fede, sconfigge il nemico tagliando la testa a Oloferne. La parola che Giuditta rivolge al popolo non è rivolta a se stessa, come nel caso di Geremia ed Isaia – per i quali la meschina facoltà di proferire parola al pubblico non riscuote il fine desiderato, essendo una parola che vola nel nulla facendo solo rumore – ma è una parola che realizza il fine desiderato e cioè la salvezza del popolo. L'umiltà di Giuditta, frammista alla sua grande fede, dà alla sua parola, che indirizza al popolo, la forza di rendere concreta e viva nel suo popolo la sua attività salvifica. La sua attività salvifica diviene fiaccola vivente e puntuale del piano immanente di Dio, perchè ella ripristina la condizione originaria dell'uomo al tempo in cui era in intima sintonia con Eva, sconfiggendo il dominio e la prevaricazione dei re stranieri.
Giuditta ripristina con la sua parola, fattasi concreta nel liberare il suo popolo dalla schiavitù di Oloferne, il più grande insegnamento dei patriarchi e cioè la loro fede e umiltà, che le valsero la corona di gloria. Basti pensare a Mosé che quando alzava le braccia il popolo vinceva e quando le abbassava questo perdeva (Es 17,11), il quale, in forza della sua grande fede e umiltà, rese la sua caduca parola evento di salvezza, conducendo il popolo di Israele fuori dalla schiavitù dell'Egitto. Diversamente da Aronne suo fratello, che aveva invece spiccate doti di eloquenza, di cui Aronne si servì solo per proferire davanti al popolo ciò che Dio aveva detto tramite Mosè. Questa facoltà del proferire parole davanti al popolo, propria della casta sacerdotale, di cui Aronne ne è il capostipite, è vuota perchè non porta frutto, essendo una parola sonora e non performante. Origene non sa o finge di non sapere che i profeti Geremia e Isaia continuano il ruolo della casta sacerdotale, volta ad abbellire più le parole che gli atti, dando una preponderante forza alla parola, intesa come semplice espressione del suono stomatologico, a scapito dell'affievolimento degli atti, segni tangibili invece della umiltà e della fede.18
A sua volta Cipriano di Cartagine, collegandosi ai passi scritturistici di 1Cor 14,34 e 1Tm 2,11-14, mostra che le donne nella chiesa hanno non solo il compito di tacere e di stare sottomesse agli uomini, perchè così dice la Legge ((1Cor 14,34), ma anche di imparare da quelli
in completa sottomissione. Non permetto che la donna insegni né che predomini sull'uomo. Perchè prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre (1Tm 2,11-14).19
Oltre alle figlie di Filippo un'altra figura di donna intelligente che conosceva le cose di Dio è Gorgonia. Gregorio Nazianzeno esalta le capacità di questa donna straordinaria che, in silenzio, resta devota a Dio, divenendo un modello di donna intelligente e devota:
La sua intelligenza e la sua pietà non c'è discorso che potrebbe raggiungerle, né se ne potrebbero trovare molti esempi, tranne il suo e quello dei suoi genitori secondo la carne e secondo lo spirito. Ella volgeva il suo sguardo a loro soltanto e non era affatto inferiore a loro per virtù. In una sola cosa si lasciava vincere, ed anche volentieri: sapeva ed era pronta ad ammettere che le sue qualità provenivano da loro e che essi erano la radice della sua illuminazione. Che cosa c'era di più acuto dell'intelligenza di questa donna, che tutti riconoscevano come comune consig...
Indice dei contenuti
- Cover
- Indice
- Frontespizio
- Copyright
- Prefazione
- Introduzione
- 1. La donna nella chiesa
- 2. La donna nella famiglia
- Bibliografia essenziale
Domande frequenti
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