Simbolo di morte e di vita: la figura mitologica e simbolica del serpente nella letteratura biblica ed extra biblica
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Simbolo di morte e di vita: la figura mitologica e simbolica del serpente nella letteratura biblica ed extra biblica

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Simbolo di morte e di vita: la figura mitologica e simbolica del serpente nella letteratura biblica ed extra biblica

Informazioni su questo libro

La figura del serpente è uno di quei simboli che hanno attraversato i secoli, i luoghi, le culture e le religioni. Nel bene e nel male quest'animale continua ad esercitare il suo fascino stuzzicando la fantasia degli uomini.
L'immagine che noi abbiamo di essere maligno ed ingannatore, influenzata dalla cultura giudaico cristiana, sia solo una fra quelle possibili, e che oltre a quella ce ne sono altre, in cui esprime elementi e forze positive.

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Informazioni

1 LA FIGURA DEL SERPENTE NELLE
RELIGIONI MESOPOTAMICHE
In questo capitolo tratterò la figura del serpente nella religiosità dei popoli nella zona Mesopotamica. Fin dall'era neolitica fra il Tigri e l'Eufrate si sono succedute e accavallate diverse popolazioni. Cronologicamente la prima di cui abbiamo testimonianze scritte è la civiltà sumera, la cui religione ha lasciato traccia in tutte le culture che verranno successivamente nel Vicino Oriente antico. Tuttavia risulta difficile se non impossibile riuscire a separare gli elementi caratteristici propri di tale fede, rispetto a quelli dei popoli vicini di etnia semita, in particolare da quelli accadici. Infatti quando si iniziano ad avere i primi testi scritti in lingua sumera, intorno alla metà del III Millennio, le due popolazioni vivevano in simbiosi già da diverso tempo. Una prova di ciò emerge da un analisi dei più antichi scritti finora conosciuti come le tavolette di Tel Abu Sālāh Bi dove si può trovare che i colofoni (la parte finale del testo in cui vengono riportati il nome dello scriba e il sovrano che era in carica quando fu scritto o la biblioteca in cui era conservato il manoscritto) riportano la notizia che chi ha redatto il testo in molti casi, pur scrivendo in lingua sumera, aveva un nome semita. Questo fatto pone il problema di stabilire quale è stato l'apporto semitico ai testi religiosi sumeri e dimostra che dal punto di vista della fede e della cultura le due popolazioni erano già molto integrate fra loro, in grado quindi di instaurare relazioni e scambiarsi influenze reciprocamente. Pertanto piuttosto che parlare di "scritti sumeri" o "religione sumera" sarebbe più opportuno parlare di "testi scritti in sumero" e di "religione mesopotamica".
Tale fede era di tipo politeista e legata a molte divinità (An-Anun in sumero, Annunaki in accadico). In tante tavolette troviamo testi che parlano di divinità legate alla figura del serpente. Alcune di queste venivano rappresentate con tratti ofitici; mentre altre, pur essendo rappresentate con fattezze antropomorfe1 sono connesse con questo animale attraverso epiteti, ad esempio ("dio dei serpenti") come nel caso di Ninazu; oppure attraverso simboli che lo richiamano come nel caso di Ningišzḯda e l'immagine del "caduceo" che rappresenta due serpenti avvolti intorno ad un bastone. Di seguito faccio una descrizione delle principali divinità ofitiche conosciute nella religione mesopotamica.
1.1 MUŠHUŠŠU E BAŠMU
Questa creatura mitologica, il cui nome deriva da Muš2 ( in lingua sumera = serpente), era immaginata come un mostruoso serpente-drago. Veniva spesso associata a svariate divinità ad esempio Ninazu, Ningišzḯda, Nergal e Marduk in cui viene rappresentato molte volte ai piedi della divinità o comunque al suo fianco. Potrebbe simboleggiare il fatto che l'essere mostruoso è stato sconfitto, domato e reso controllabile. La sua forma ha subito un cambiamento nel tempo. L'iconografia più antica lo rappresenta come un leone con la coda di serpente. In epoca accadica viene raffigurato con il corpo felino, la testa di serpe e le zampe di rapace3. Il termine "Bašmu" è di lingua accadica e nell'iconografia viene immaginato come un serpente con le corna, dotato a volte di zampe anteriori altre volte sprovvisto. In alcuni casi è descritto come un abitante delle montagne in altri come una creatura marina. Non si tratta di un nome generico ma di una entità definita. Dal periodo Ur III questo mostro è indicato come trofeo del dio Ninurta4
1.2 NINAZU
Tale divinità viene definita, nei testi babilonesi denominati "Vecchi incantesimi", come "Re dei serpenti" oppure come Signore della Medicina. 5 La sua funzione è di presiedere all'oltretomba accanto a sua moglie (o in alcuni testi a sua madre) Ereškigal. Veniva raffigurato assieme al serpente-drago (Mušhuššu). Era considerato il dio protettore delle citta di Engi ed Ešnunna e dove assunse la funzione di dio della guerra. Le caratteristiche ofitiche del suo culto assumono importanza solo tra la fine del III millennio e l'inizio del II. Anche la forma animale del drago Mušhuššu subisce un cambiamento nel tempo. L'iconografia più antica lo rappresenta come un leone con al coda di serpente. In epoca accadica invece viene raffigurato con il corpo felino, la testa di serpe e le zampe di rapace. Come si nota questa divinità "re dei serpenti" risulta assimilare diversi poteri che diventano elementi caratterizzanti del dio: i serpenti, l'oltretomba, la salute e la guerra. Il legame fra questi elementi è complesso da comprendere. Ciò che lega il serpente e l'oltretomba potrebbe essere spiegato dal fatto, che tale dimensione nella cosmologia sumera (e in molte altre culture successive) è localizzata nel sottosuolo, dove i serpenti tendono a rifugiarsi e a vivere sfuggendo al controllo umano e portando con sé il senso del mistero e della morte. Non va neppure trascurata la micidialità del loro morso, che deve senz'altro aver impressionato e spaventato gli uomini di allora come quelli di oggi (serpente capace di morte e quindi malefico, aspetto negativo). Il legame fra morte e medicina può trovare una spiegazione nel fatto che a quel tempo morire di malattia o di infortunio era una possibilità più che concreta. È quindi intuibile che lo sfuggire alla morte era considerata come una grazia del "Re dei serpenti" nei confronti dell'ammalato. Altro elemento che mette in associazione i serpenti con la guarigione potrebbe riguardare la loro capacità di cambiare pelle che in molte culture è sempre stata interpretata come simbolo di rinascita così che il riprendersi da una malattia sarebbe stato visto come un ritorno alla vita. Probabilmente il cambio della pelle e il suo legame con i concetti di rinascita e resurrezione hanno fatto si che questi animali venissero accostati con i cicli naturali della vegetazione (primavera) e alla fertilità. Possiamo ipotizzare anche che lo stesso veleno mortifero del morso dei serpenti potesse trovare applicazioni curative nella medicina naturale di allora. Infine il riferimento alla guerra nasce dalla necessità di esorcizzare la morte estesa nella guerra ancora più che nella malattia. Per tali motivi nella figura di Ninazu coesistevano questi tratti ambivalenti richiesti dalla vita vissuta e dagli usi comuni.
1.3 NINGIŠZḮDA
Questo dio viene chiamato Signore del vero albero. Il sovrano Gudea nel documento (den. CYL BX III 9) lo descrive come "dingir-numun-zi.zi.da" ovvero "dio dalla buona progenie" e la "Lista degli dei di Nippur" lo definisce "Gišbanda" cioè "Giovane albero"6. Nell'iconografia viene associato anch'esso con la figura del Mušhuššu e veniva simboleggiato attraverso l'immagine del "caducèo", cioè due serpenti avvinghiati attorno ad un tronco d'albero o ad una canna. Veniva infatti considerato il figlio di Ninazu, e come suo padre era venerato come nume dell'oltretomba e della guerra. Tuttavia dagli epiteti e dalla simbologia si evince che era connesso alla vegetazione. Il legame fra piante e mondo sotterraneo può essere compreso tenendo presente che, secondo la religione mesopotamica le prime traevano forza e vita dal secondo7. Il nesso fra vegetazione e Serpente si può desumere se si considera che entrambi sono associati all'idea di rinascita e di immortalità. La cosa risulta evidente leggendo il passo dell'Epopea di Gilgamesh (Tav. 11 righe 287-289), in cui l'eroe dopo aver recuperato la pianta dell'immortalità afferma:
"(…) Avendo scorto
una pozza di acqua fresca,
vi si gettò per bagnarsi. \
ma un serpente,
all'odore della pianta
usci furtivamente e la portò via : \
e tornando indietro
egli si gettò via una pelle (…)"8
Così il serpente conquista la pianta dell'immortalità sottraendola all'uomo e acquistando la capacità di rinascere (cambiare pelle) così come i vegetali che rifioriscono ogni primavera. Priva l'umanità della possibilità di vivere in eterno e la condanna al suo destino mortale, esattamente come nella Genesi (capitolo 3°), dove emerge la furbizia ingannatrice dell'animale a scapito dell' Uomo e della Donna, cioè dell'Umanità. Qui si ribadisce ulteriormente il legame di questa creatura con l'oltretomba e la morte.
Un ulteriore mito, che lega Ningišzḯda all'idea di rinascita e a quella della vegetazione che rifiorisce, ci viene fornito dalla lamentazione sumera "Il deserto dell'erba precoce".Nel racconto quest' ultimo, insieme ad altri dei, fra cui il ...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Indice
  3. INTRODUZIONE : IL MITO DEL SERPENTE
  4. 1 LA FIGURA DEL SERPENTE NELLE RELIGIONI MESOPOTAMICHE
  5. 1.1 MUŠHUŠŠU E BAŠMU
  6. 1.2 NINAZU
  7. 1.3 NINGIŠZḮDA
  8. 1.4 EREKŠKIGAL
  9. 1.5 IŠTARAN
  10. 1.6 TIĀMAT
  11. 1.7 IL SERPENTE NELLE TEOMACHIE MESOPOTAMICHE
  12. CONCLUSIONE
  13. 2 LA FIGURA DEL SERPENTE NELLA MITOLOGIA UGARITICA
  14. 2.1 LE FIGURE OFITICHE NEL CICLO DI BAAL
  15. 2.2 YAMM E LA FIGURA DEL SERPENTE
  16. 2.3 MOT E LA FIGURA DEL SERPENTE
  17. CONCLUSIONI
  18. 3 LAFIGURA DEL SERPENTE NELLA MITOLOGIA EGIZIA
  19. 3.1 WADJET (UTO)
  20. 3.2 APEP ( APOPI o APOPHIS)
  21. 3.3 MEHEN
  22. CONCLUSIONE
  23. 4 LA FIGURA DEL SERPENTE NELLA MITOLOGIA GRECA
  24. 4.1 TIFONE
  25. 4.2 PITONE
  26. 4.3 IDRA DI LERNA
  27. 4.4 LADONE
  28. 4.5 CECROPE
  29. 4.6 ASCLEPIO E LA FIGURA DEL SERPENTE
  30. CONCLUSIONI
  31. 5. LA FIGURA DEL SERPENTE NEL CAPITOLO TRE DEL LIBRO DELLA GENESI
  32. 5.1 LE CARATTERISTICHE DEL SERPENTE
  33. 5.2 IL DIALOGO CON LA DONNA
  34. 5.1.1 La prima domanda
  35. 5.1.2 La verità del serpente
  36. 5.1.3 Le conseguenze della scelta
  37. 5.3 I SIGNIFICATI SIMBOLICI DELLA FIGURA DEL SERPENTE
  38. 5.4 ANALOGIE E DIFFERENZE CON LE FIGURE OFITICHE DELLE ALTRE RELIGIONI
  39. CONCLUSIONE
  40. 6. IL BASTONE DI MOSÈ E DI ARONNÈ
  41. 6.1 IL BASTONE DI MOSÈ (Es. 4,2-5)
  42. 6.2 SIGNIFICATI SIMBOLICI DELLA FIGURA DEL SERPENTE
  43. 6.3 ANALOGIE E CON LE FIGURE OFITICHE DELLE ALTRE RELIGIONI
  44. 6.4 IL BASTONE DI ARONNE (7,8-12)
  45. 6.5 SIGNIFICATI SIMBOLICI DELLA FIGURA DEL SERPENTE
  46. 6.6 ANALOGIE E CON LE FIGURE OFITICHE DELLE ALTRE RELIGIONI
  47. CONCLUSIONE
  48. 7 IL SERPENTE DI RAME
  49. 7.1 IL SERPENTE DI RAME
  50. 7.2 SIGNIFICATI SIMBOLICI DELLA FIGURA DEL SERPENTE
  51. 7.3 INFLUENZE DELLE ALTRE RELIGIONI
  52. CONCLUSIONE
  53. 8 GESU E LA FIGURA DEL SERPENTE NEI VANGELI
  54. 8.1 MATTEO 10, 16
  55. 8.2 MATTEO 23, 33
  56. 8.3 LUCA 10, 19
  57. 8.4 GIOVANNI 3,14-15
  58. CONCLUSIONE
  59. 9 IL SERPENTE NEL LIBRO DELL'APOCALISSE
  60. 9.1 LE CARATTERISTICHE DEL DRAGO
  61. 9.2 IL CONFRONTO CON LA DONNA
  62. 9.2 IL SIMBOLISMO NEL CONFRONTO FRA LA DONNA E IL SERPENTE
  63. 9.3 LA BATTAGLIA CELESTE
  64. 9.4 IL SECONDO CONFRONTO CON LA DONNA
  65. 9.5 IL DRAGO INCATENATO
  66. 9.6 LO SCONTRO FINALE
  67. CONCLUSIONE
  68. CONCLUSIONE