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Da millenni, due grandi elementi purificatori fanno parte integrante di ogni cultura: l’acqua ed il fuoco.
Antitetici a prima vista, eppure sottilmente simili, privi di forma definita, sfuggevoli, amici o distruttori, entrambi assolutamente indispensabili.
Domandoli, l’uomo poté imporre la sua supremazia sugli animali e sull’ambiente naturale.
Ambedue ampliarono il dominio dell’uomo nello spazio, attraverso il fuoco egli creò pascoli e campi dove erano foreste; per mezzo dell’acqua, giardini dove era il deserto.
Il primo gli permise di spingersi verso nord, sconfiggendo il freddo; le vie d’acqua di raggiungere nuove sponde.
Essi modificarono la percezione del tempo: l’uno conquistando alla vita le tenebre, l’altra accorciando le distanze.
Sfruttando la loro forza l’uomo è in grado di ripristinare l’ordine o di imporne uno nuovo: il suo.
L’ordine che impone il fuoco è totale e distruttivo. Se una nuova purezza ed una nuova armonia saranno possibili sarà in seguito ad una nuova nascita.
L’azione dell’acqua è diversa, essa non distrugge ma netta, monda: si carica dello sporco, della lordura e li trascina con sé, ripristina ciò che era intaccato e corrotto nella sua essenza originaria.
L’uomo scelse l’acqua per la purificazione quotidiana. Il potere purificante dell’acqua non rimase legato al solo aspetto fisico, pratico e corporeo.
Con il progredire delle civiltà le venne sempre più riconosciuto il potere simbolico di mondare, non solo dalle sporcizie terrene, ma anche da quelle spirituali.
Tradizionalmente l’acqua è espressione d’amore, pace, pacificazione e rigenerazione.
Il suo carattere fluido, mobile, recettivo, la accomuna al femminino.
Bassa o abissale, limpida o torbida, schiumeggiante, inquieta, stagnante, indomabile, imprigionata solo dal ghiaccio: nessun altro elemento conosce tante multiformi varianti come l’acqua.
Per questo è simbolo di tutte le emozioni. Come l’acqua esse sono mutevoli ed hanno bisogno di seguire il loro naturale fluire senza forzature o costrizioni. Le cose che devono accadere verranno da sé: arginarle, reprimerle, non può che prosciugarle, nel migliore dei casi, o causare l’accumulo di energia repressa, inespressa che prima o poi finirà per manifestare il suo potenziale distruttivo.
Il simbolismo dell’acqua permea la cultura di ogni civiltà, non solo di quelle sviluppatesi in prossimità di mari o corsi d’acqua, come si potrebbe pensare, ma anche in quelle civiltà sorte in luoghi aridi. La costante, o quasi, mancanza di acqua ne aumenta anzi, il valore sacrale.
Il significato del termine “Tuareg”, deriverebbe dalla parola araba “targa” cioè “canale di irrigazione”. In mezzo all’infinita distesa di sabbia, ciò che conta, il punto di riferimento è l’oasi, vita e ristoro per uomini e animali.
L’acqua scorre senza sosta dalla sorgente alla foce. Evapora sotto i raggi del sole e forma nuvole. Le nuvole restituiscono pioggia o neve perpetuando il ciclo di questo elemento.
L’acqua ha una sua voce che cambia tono ed intensità ad ogni sasso su cui scorre, ad ogni salto, ad ogni cascatella. A volte gorgogliante, a volte querula e cristallina come brevi risate infantili. A volte è il frusciare serico e regolare della risacca, altre è il mugghiare alto di una mandria di tori. A volte è un rombo grave e continuo. Questa è la voce che più spaventa la gente che vive lungo le sponde del fiume.
L’acqua, insostituibile fonte di vita è, sovente, causa di morte.
La nascita della leggenda si deve ad Esiodo, alla sua Teogonia, racconto della genesi degli Dei e degli uomini, nella quale Eridanos, come tutti i fiumi, è figlio d Oceanòs che circonda ogni terra, e di Teti personificazione greca di un’antichissima divinità, simbolo della fecondità femminile del mare.
Dal loro abbraccio, insieme ai fiumi, nascono le “Oceanine dalle sottili caviglie” cioè le creature del mare. Tra queste vi è Climene madre di Fetonte che si rivela così creatura solare ed acquatica insieme, semidio che vola verso il cielo, si aureola dei raggi paterni per ritornare, infine, al liquido elemento materno.
Non si sa con certezza con quale corso d’acqua i Greci identificassero il mitico Eridano. E’ la tradizione latina e poi rinascimentale che vede nel Po la personificazione della creatura fluviale.
Molto suggestiva è anche l’ipotesi francese, forse a causa di una più spiccata assonanza: Eridano – Rhodanus – Rhône.
Il divino Eridano figura anche nel mito di Eracle, laddove questo chiede alle Naiadi del fiume la strada per il giardino delle Esperidi, compare perfino in quello di Giasone e degli Argonauti perché è nelle sue acque che essi navigano nel paese dei Celti per raggiungere l’Adriatico.
Nei testi classici ed ai linguisti moderni il Po è noto con tre nomi: due indigeni, Padus e...