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Mind trading: nel flusso del mercato
Informazioni su questo libro
Si sente spesso parlare di psicologia di trading. In realtà questa definizione non è proprio esatta. Il 90% del nostro comportamento nel trading è legato all'atteggiamento mentale, è questa la giusta definizione. Significa il nostro modo di affrontare il trading, il nostro stato mentale. L'errore che si fa sempre avvicinandosi al trading è quello di pensare che sia una tecnica quella che può farci guadagnare denaro. Ci concentriamo su quello, sulla ricerca della tecnica perfetta e ci dimentichiamo della persona, di noi stessi. In questo volume parleremo di aspetti psicologici e comportamentali della persona, della nostra mente e di come spesso ci inganna. Renderci conto di come funziona, di come prendiamo le decisioni e delle emozioni che proviamo ci permetterà di averne consapevolezza e riconoscerle, e questo potrà indurci a modificare il nostro comportamento, a prendere delle decisioni razionali e logiche, per migliorare la nostra operatività e avere il controllo della nostra emotività. Osservazioni sulla statistica e sulla probabilità, cosa considerare e come fare per crearsi un metodo che funzioni ci porteranno alla conclusione che il mercato è matematica.
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Informazioni
Argomento
BusinessCategoria
Investimenti e titoliCapitolo 1
L’esperienza di un trader
L’esperienza di un trader
Quando iniziai a fare trading ero affascinato dall’immagine mentale che mi ero creato, o meglio, dall’immagine mentale che tutto quello che mi veniva presentato del trading aveva contribuito a creare nella mia mente: il mestiere di fare soldi. Non conoscevo niente, non sapevo nemmeno cos’era un grafico, ma le immagini mentali che mi ero fatto guardando film o leggendo qua e là su internet erano di un tizio comodamente seduto davanti ad un computer con diversi video che faceva soldi.
E questa era la prima motivazione che mi spinse verso questo mondo: fare soldi, l’avidità. C’erano anche ovviamente altre ragioni, come l’indipendenza negli orari e da tutta la burocrazia che una attività in proprio comporta. Come tutti avevo una buona dose di presunzione, pensavo che sarebbe stato facile perché io sono meglio degli altri, almeno questo era quello che tutte le informazioni che avevo acquisito e il modo in cui me le presentavano mi aveva portato a pensare. Certo, ero conscio che in realtà non sarebbe stato così facile ma mi ci buttai anima e corpo.
Iniziai a studiare quella che tutti chiamano la Bibbia del trading ovvero “Analisi tecnica dei mercati finanziari” di John Murphy, oltre a “Guida completa all’analisi grafica” di Martin Pring. Avevo anche letto “I segreti del trading di breve termine” di Larry William, uno dei più grandi e famosi trader contemporanei. Mi attirava il titolo, chissà quali segreti avrei scoperto. E invece, a parte una interessante considerazione su minimi e massimi di breve e di lungo periodo, lo trovai noioso, tutto il libro dicendo “provo a comprare il lunedì e vendere il venerdì” o “provo a comprare il martedì e vendo il giorno dopo”. Non ci trovai nessun segreto, fu una grande delusione. In realtà non ero pronto a capire quel libro. Appena appresa la semplice lettura di un grafico iniziai subito con denaro reale, senza neanche sapere cosa avrei invece dovuto fare: trading in simulazione per imparare in virtuale e non rischiare denaro inconsapevolmente. Ma la cosa essenziale che non avevo neanche lontanamente considerato era che per operare proficuamente bisognava affidarsi alla matematica, a un metodo, alla statistica e alla probabilità. Nessuno me lo aveva mai detto, guardavo webinar e mi concentravo sulle tecniche.
La maledetta fortuna del principiante e la mancanza di paura (non avevo ancora affrontato l’emotività) fece sì che alcuni trade furono buoni. All’inizio non sapevo nemmeno cos’era l’analisi tecnica. Guardavo i grafici, se andavano su compravo, altrimenti no. Pensai che se avessi studiato mi sarei arricchito. Le premesse c’erano tutte. La presunzione inconsapevole continuava a farla da padrona. Mi vantavo con gli amici... “sono un trader!”. La parola stessa evocava un lavoro superiore, una cosa che in pochi sapevano fare o avrebbero fatto.
Dopo poco iniziai ad usare l’analisi tecnica... e iniziai a perdere denaro. Conclusi che avrei dovuto imparare più cose sui mercati. E più imparavo più perdevo. La presunzione aveva lasciato spazio alla paura. Ogni cosa che facevo sembrava che il mercato stesse aspettando me per fare il contrario. Ripensando a tutto quello che ho fatto, se avessi fatto il contrario (sarebbe stata una tecnica fenomenale!) mi sarei arricchito.
Nonostante l’analisi tecnica, la presunzione e la voglia di rivincita mi portavano a fare operazioni con sconsideratezza, con arroganza. “Sembrava che...” e invece succedeva il contrario. Anche nella vita molto spesso sembra che ma non lo è. E non mettevo gli stop. Mi scocciava da morire incassare una perdita... tanto prima o poi ritorna su. Ma non succedeva. Compravo, andavo immediatamente in perdita e il mercato stava in congestione. E io continuavo a guardare quella cifra in rosso sul mio portafoglio, un rosso che non si muoveva. E questo generava una sofferenza emotiva continua e lancinante.
Un turbinio di negatività e pensieri negativi, domande senza risposta... perdevo ma volevo aver ragione, volevo vendicarmi, dimostrare al mercato che si sbagliava e che io ero dalla parte giusta. In realtà volevo dimostralo a me stesso.
Guardavo mille webinar, tanto era tutto gratis. Cercavo disperatamente qualcuno che mi facesse vedere come si fa e in che modo, cercavo la tecnica perfetta che mi facesse guadagnare senza sforzo perché in realtà stavo lottando con il mio dolore emotivo ma ancora non lo sapevo, non ne ero cosciente.
“Devo trovare un modo... provo questo con questo... e poi questo... il segnale... qui c’è, qui non c’è... cosa dicono gli oscillatori? E il Bollinger? Il Sar?... Seguo il segnale... non funziona... cambio metodo... non funziona... studio il mercato per capire... non funziona... ma dove sbaglio? Sembra che faccio sempre il contrario... vediamo le notizie... questo dice di si, l’altro dice di no... e cosa faccio? Chiedo consiglio... Devo studiare di più, conoscere di più il mercato...”.
Pie illusioni. Ma purtroppo te ne rendi conto solo quanto ci sbatti la faccia. In fondo bastava fare un semplice ragionamento: ma come mai è tutto gratis e come mai la maggior parte perde? Come mai sembra tutto così facile? Sarebbe bastato un po’ di sano scetticismo, come quello che mettiamo quando dobbiamo acquistare un auto, fare un’assicurazione, perché in questi casi di solito il buon senso ci dice che dobbiamo informarci e così facciamo, non ci fidiamo delle prime informazioni e delle nostre sensazioni immediate.
E perché invece nel trading ci caschiamo come polli? Perché è un mondo che fa leva sulla superbia, la presunzione e l’avidità che c’è in ognuno di noi. Il mestiere dei pesci grossi è quello di mangiare quelli piccoli. Non solo. Ma il gratis fa parte di una strategia. Così come i casinò offrono incentivi (drink, cene, belle ragazze che invogliano a giocare ecc.) per mettere in uno stato psicologico di benevolenza i giocatori e farli quindi avvicinare al rischio con il sorriso sulla faccia, nel mondo del trading viene usata la medesima strategia.
Se voglio imparare inglese o qualsiasi altra cosa vado a scuola. E questo è il primo errore che commettiamo. Non prendiamo in considerazione la formazione. In fondo vediamo che tutto è semplice, basta comprare in ipervenduto e vendere in ipercomprato. Investire in formazione costa molto meno che l’insieme delle perdite che subiamo. Non solo: ma ci permetterebbe di avvicinarci a questo mondo nella maniera giusta, con umiltà e la consapevolezza che non ne sappiamo niente. Ma perché dovremmo farlo? Tanto è tutto gratis!
Se ci dicono che in mezza giornata ci fanno vedere come costruire un violino probabilmente ci verrà da sorridere. Sappiamo benissimo che ci vogliono anni per imparare a fare un violino. E allora perché crediamo a uno qualsiasi che ci dice in un’ora come fare soldi in borsa? Non vi sembra ridicolo?
Si è vero, è tutto gratis. È gratis riempirsi di nozioni disorganizzate, è gratis riempirsi la testa di mille informazioni quando ne basterebbe a volte anche solo una. Nessuno può fare il lavoro per voi. Il trading discrezionale è estremamente personale, ognuno ha il suo modo, ognuno deve trovare la tecnica e le regole che più gli aggradano e che gli permettono di sentirsi a proprio agio. Per esempio, se sono emotivo e mi provoca ansia stare davanti al grafico a vedere le oscillazioni del mio trade, è inutile che mi fisso di fare il trader intraday, meglio lavorare su grafici giornalieri e prendere le decisioni a mercati chiusi, senza guardare i grafici durante la giornata. E per questo ci vuole metodo, disciplina e autocontrollo.
Ma a capire che siamo noi gli artefici del nostro successo o delle nostre sconfitte ci arriviamo di solito dopo tanta sofferenza e tante perdite, quando le abbiamo provate tutte. Solo allora chiamiamo un esperto formatore e gli diciamo “ho bisogno di aiuto”. Solo allora, dopo aver perso la battaglia con se stessi, lanciamo un sos e ci arrendiamo all’evidenza. Solo allora ci rendiamo conto che chi fa trading non sono le tecniche, le notizie, le opinioni o la presunzione di sapere, ma la persona. Con tutti i suoi difetti e pregi, con tutto il suo bagaglio culturale e mentale, con tutto il suo vissuto che volente o nolente finisce per riflettersi nel modo di fare trading. Niente è più vero della frase “tradi quello che sei”.
E così quando finalmente vidi “il sangue sul muro” mi resi conto che il problema ero io. Non sapevo in che modo, ma il problema ero io. Solo allora cercai qualche libro che affrontasse l’argomento. E comprai “Trading in the zone” di Mark Douglas. Mi si aprì un mondo, mi sbattè in faccia la cruda realtà: il trading è una questione di atteggiamento mentale. Lo lessi tante volte e cominciai a fare ricerca.
Mi decisi anche a fare alcune lezioni con uno dei trader migliori e più preparati che conoscevo, Giovanni Lapidari, che mi fece vedere i mercati in un modo in cui non li avevo mai considerati: dal punto di vista matematico. Ora siamo grandi amici e non dimenticherò mai le sue lezioni e le porte che la formazione con lui, anche se di poche ore, mi ha aperto.
Mi misi a lavorare duramente per crearmi un metodo. Lasciai alle spalle tutto. Ricominciai da zero, concentrandomi su poche e semplici cose che mi piaceva fare e usare, a fare ricerca statistica per trovare qualcosa che mi si addiceva, da sviluppare e fare mio, e per mesi e mesi lavorai su questo. Ecco che in quel momento capii il libro di Larry Williams: era un libro sulla ricerca statistica e sulla probabilistica, su come farne uso. Prendere la padronanza di un metodo è essenziale. Come diceva Joe Ross “se continui a cambiare butti via tutto il lavoro fatto e non saprai mai quale metodo funziona per te”.
Capitolo 2
La mente ci inganna
La mente ci inganna
La mente: il sistema 1 e il sistema 2
Il nostro cervello è frutto dell’evoluzione di milioni di anni. La tecnologia ha cambiato negli ultimi 50 anni la nostra vita in modo drastico e con una velocità impressionante, ma il nostro cervello è ancora molto simile a quello dei nostri avi che abitavano le caverne. Le strategie mentali che abbiamo sviluppato sono atte alla conservazione della specie e alla sopravvivenza.
Ma nella vita reale inganniamo noi stessi più di quanto pensiamo. Sarebbe una cosa importante ammettere a noi stessi che siamo fallibili e poco razionali, molto più di quello che crediamo, così da accettare umilmente di commettere spesso degli errori (e tutti li commettiamo in modo simile), in modo che a partire da queste ammissioni possiamo iniziare poco a poco a pensare e ragionare un po’ di più e con un po’ più di calma, tenendo il più possibile sotto controllo tutti quei pregiudizi che tutti noi ci portiamo dietro. Quando impareremo a riconoscerli (il ché non è sicuramente facile, ma in questo volume ci proveremo) ci renderemo conto di quante volte ne rimaniamo vittime. Non solo, ma ci renderemo conto che più facilmente li troviamo negli altri e difficilmente riusciamo a vederli in noi stessi.
Come spiegato da Daniel Kahneman nel suo libro “Pensieri lenti e veloci”, la nostra mente in linea generale usa 2 sistemi: il sistema 1 (intuitivo e impulsivo, il cervello primitivo) e il sistema 2 (cauto, capace di ragionare, ma spesso pigro). Il sistema 1 opera in fretta e automaticamente, con poco o nessuno sforzo e quasi senza nessun controllo volontario. Risponde a domande più facili anziché a quelle più difficili e ha una scarsa comprensione della logica e della statistica.
Il sistema 2 è dedito al controllo comportamentale e a quello cognitivo, indirizza l’attenzione verso attività mentali impegnative che richiedono attenzione e focalizzazione (quindi sforzo), come i calcoli complessi e i ragionamenti razionali, ed è preposto al controllo del sistema 1 e quindi all’autocontrollo. Dal punto di vista evolutivo è molto più recente e di conseguenza meno raffinato e più debole del sistema 1. Le operazioni del sistema 2 sono associate alla scelta e alla concentrazione.
Quando pensiamo a noi stessi ci identifichiamo con il sistema 2, il sé conscio che ha opinioni, opera scelte e decide cosa pensare e cosa fare. Il sistema1 opera con impressioni e sensazioni che originano spontaneamente, e sono le fonti principali delle convinzioni esplicite e delle scelte del sistema 2. Il sistema 1 genera modelli di idee, a volte anche complessi, ma è solo il sist...
Indice dei contenuti
- cover
- Frontespizio
- Indice
- Copyright
- Prefazione di Giovanni Lapidari
- Introduzione
- Capitolo 1 – L’esperienza di un trader
- Capitolo 2 – La mente ci inganna
- Capitolo 3 – Tradare nella “zona”
- Capitolo 4 – Emozioni e trappole della nostra mente
- Capitolo 5 – Gli elementi di prestazione nel trading
- Capitolo 6 – Il piano di trading
- Capitolo 7 – Statistica e probabilità
- Capitolo 8 – Costruirsi un metodo
- Capitolo 9 – Un po’ di money management
- Conclusioni
- Ringraziamenti
- Bibliografia