Quando il Belgio non aveva ancora una letteratura nacque questo Ulenspiegel. Ulenspiegel è lo spirito e lo specchio della Fiandra. Carlo de Coster è il padre della moderna letteratura fiamminga d'espressione francese.
Uscito nel 1867 "La leggenda e le eroiche, allegre e gloriose avventure d'Ulenspiegel e di Lamme Goedzak nel paese delle Fiandre e altrove" non si impose immediatamente all'attenzione dei contemporanei, ma solo in un secondo tempo venne stimato come il suo lavoro più pregevole. Il romanzo, di impronta rabelailliana, prende l'ispirazione dalla leggenda medioevale creata intorno al burlone Ulenspiegel, simboleggiante la rivolta rurale nei confronti della cultura cittadina, e la trasporta ai tempi delle lotte religiose cinquecentesche intercorrenti tra i cattolici ed i protestanti, tra i dominatori stranieri e gli oppressi. Se Ulenspiegel rappresenta emblematicamente gli ideali di libertà e di giustizia e manifesta elementi folkloristici, tradizionali e caratteri tipici del popolo fiammingo, l'amico di avventure Goedzak ne esprime, invece, il lato bonario e sensuale.

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La leggenda e le eroiche, allegre e gloriose avventure d'Ulenspiegel e di Lamme Goedzak nel paese delle Fiandre e altrove (illustrato)
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ClassiquesI.

Una comare levatrice, di nome Katheline, dopo averlo avviluppato in panni caldi, gli guardò la testa e mostrò che c’era una crosta.
— Colla cuffia! disse allegramente, nato sotto una buona stella!
Ma poi vide un piccolo punto nero sulla spalla del bambolo e piagnucolando esclamò:
— Ahimè! questa è la nera impronta del dito del diavolo.
— Il signor Satanasso, soggiunse Claes, s’è dunque alzato di buon’ora, se ha già avuto il tempo di segnare mio figlio.
— Non s’era nemmen coricato, disse Katheline, perchè ecco ora il gallo che sveglia le galline.
Ed ella uscì, mettendo il bambolo nelle mani di Claes.
Poi l’alba squarciò le notturne nuvole, le rondini gridando sfiorarono i prati e il sole rosso mostrò all’orizzonte la sua faccia abbagliante.
Claes spalancò la finestra.
— Figlio incuffiato, disse parlando a Ulenspiegel, ecco monsignor Sole che viene a salutare la terra di Fiandra. Guardalo, sempre che ti sarà possibile. E quando, più innanzi con gli anni, ti sentirai tormentato da un qualunque dubbio senza saper come risolverlo a fin di bene, domanda consiglio a lui. Chiaro e caldo è il sole: e tu sii sincero come il sole è chiaro e buono come il sole è caldo.
— Claes, marito mio, disse Soetkin, tu predichi a un sordo. Vieni a bere, figlio mio.
E la madre offerse al neonato i bei fiaschi che le avea dato natura.
II.
Mentre Ulenspiegel succhiava, tutti gli uccelli si destarono nei campi.
Claes, che stava legando fascine, guardava la sua comare che dava la poppa a Ulenspiegel.
— Moglie, disse, hai fatto provvista di questo buon latte?
— Le brocche son piene, rispose Soetkin; ma non basta per la mia gioia.
— Tu parli assai tristemente in un’ora grande come questa!
— Penso, disse Soetkin, che non c’è il becco d’un quattrino in quel sacchetto appeso al muro.
Claes prese in mano il sacchetto, ma per quanto l’agitasse non v’intese nessun concerto di soldi. Ne fu contristato. Tuttavia, per confortare la sua comare:
— Di che t’inquieti? disse. Non abbiamo forse nella madia la torta che ieri ci regalò Katheline? E questo non è un bel pezzo di bue capace di produrre buon latte per almeno tre giorni? E questo sacco di fave così bene accoccolato è forse profeta di carestia? Forse è un fantasma questa tinella di burro? E quell’esercito di mele allineate per undici nel granaio sarebbero per caso spettri? E non è annunciatore di fresche bevute il barile di cuyte di Bruges, grosso e bonaccione, che custodisce nella sua pancia il nostro refrigerio?
— Quando si porterà il bimbo a battesimo, disse Soetkin, ci vorranno due patacche per il prete e un fiorino per la festa.
In quel mentre entrò Katheline con un grosso mazzo di erbe e disse:
— Offro al bimbo incuffiato l’angelica che preserva l’uomo dalla lussuria; il finocchio che allontana il Demonio…
— Non avresti per caso l’erba che tira i fiorini? domandò Claes.
— No, rispose Katheline.
— Allora, disse Claes, andrò a vedere se ce n’è nel canale.
E se ne andò con la sua canna e la sua rete, sicuro, d’altronde, di non incontrare anima viva; poichè era appena un’ora prima dell’oosterzon, che è, in Fiandra, il sole delle sei.
III.
Claes giunse sul canale di Bruges, poco lungi dal mare. Quivi, aggiustata l’esca alla canna, la gettò nell’acqua e vi lasciò calare la rete. Sull’altra sponda un ragazzo ben vestito dormiva come un pezzo di legno sopra un mucchio di conchiglie.
Al rumore che faceva Claes, egli si svegliò e fece per fuggire, temendo che si trattasse d’uno sbirro venuto a sloggiarlo dal suo letto per condurlo in prigione come vagabondo.
Ma la sua paura dileguò quando riconobbe Claes e udì che gli gridava:
— Vuoi guadagnar sei leardi? Caccia il pesce da questa parte.
Allora il ragazzo, con la sua piccola vescica già gonfia, entrò nell’acqua, e, armato d’un pennacchio di canna, cacciò il pesce verso Claes.
Terminata la pesca, Claes ritirò la rete e la lenza; e camminando sulla pescaia s’avvicinò al ragazzo.
— Tu, disse, sei quello che chiamano Lamme per nome di battesimo e Goedzak a cagione del tuo dolce carattere. Abiti in via dell’Airone, dietro la Cattedrale. Come mai, così giovane e così ben vestito, ti tocca dormire sopra un letto pubblico?
— Ahimè, signor carbonaio, rispose il ragazzo, ho a casa una sorella minore d’un anno che mi batte tremendamente a ogni più piccola lite. Ma io non oso prendermi la rivincita sulle sue spalle perchè le farei male, signore. Ieri, a cena, avendo una fame da lupo, io ripulii con le dita il fondo di un piatto di manzo e fave di cui ella voleva la sua parte. Ma come fare se non ce n’era neppure abbastanza per me? Quando vide che mi perleccavo a cagione del buon sapor della salsa, ella montò sulle furie e mi menò con tutta la sua forza tali ceffate che me ne fuggii tramortito da casa mia.
Claes gli domandò che cosa facessero suo padre e sua madre durante quella zuffa.
Lamme Goedzak rispose:
— Mio padre mi batteva sopra una spalla e mia madre sull’altra, dicendomi: «Vendicati, vigliacco». Ma io per non bastonare una fanciulla preferii scappar via.
Ad un tratto Lamme impallidì e cominciò a tremare in tutte le membra. E Claes vide una donna grande e grossa che si avvicinava, accompagnata da una bambina magra e di aspetto arcigno.
— Ah! disse Lamme tenendo Claes per le brache, ecco mia madre e mia sorella che vengono a cercarmi. Proteggetemi, signor carbonaio.
— To’, disse Claes, prendi intanto questi sette leardi di salario e andiam loro incontro senza paura.
Non appena le due donne videro Lamme, corsero verso di lui e fecero atto di volerlo picchiare; la madre perchè era stata in pena e la sorella perchè ne aveva l’abitudine.
Lamme si nascose dietro Claes gridando:
— Ho guadagnato sette leardi, non mi picchiate, ho guadagnato sette leardi!
Ma la madre già lo abbracciava, mentre la bimba voleva ad ogni costo aprir le mani di Lamme per prendergli i quattrini.
E Lamme gridava:
— Sono miei! No! No, non li avrai.
E stringeva i pugni.
Allora Claes pizzicò la bimba per le orecchie e le disse:
— Se t’accadrà ancora una volta d’acciuffarti con tuo fratello che è buono e dolce come un agnello, ti metterò in un nero buco di carbone e là non sarò più io che ti tirerò le orecchie, ma il rosso diavolo dell’inferno che ti farà a pezzi con le sue lunghe granfie e i suoi denti che sembrano forche.
A queste parole la bambina, non osando più nè guardar Claes nè avvicinarsi a Lamme, si aggrappò dietro le sottane di sua madre. Ma entrando in città gridava ai quattro venti:
— Il carbonaio m’ha battuta; ha il diavolo in cantina.
Tuttavia d’allora in poi s’astenne dal picchiare Lamme. Se non che, cresciuta d’anni, lo fece lavorare in vece sua. E il dolce grullo vi s’adattava volentieri:
Claes, via facendo, aveva venduto la sua pesca a un fittavolo che gliela comprava spesso. Rientrando a casa egli disse a Soetkin:
— Ecco ciò che ho trovato nelle budella di quattro lucci e nove carpioni, e in un paniere d’anguille.
E gettò sulla tavola due fiorini e una patacca.
— Perchè non vai tutti i giorni a pescare, marito mio? domandò Soetkin.
Claes rispose:
— Per non cascare anch’io come un pesce nelle reti dei birri.
IV.
A Damme chiamavano il padre di Ulenspiegel Claes, Kooldraeger o carbonaio. Claes aveva il pelo nero, gli occhi brillanti, la pelle del colore della sua mercanzia, fuorchè la domenica e le altre feste comandate, quando nella capanna c’era abbondanza di sapone. Era piccolo, quadrato, forte e di viso allegro.

— Bonasera e birra chiara, carbonaio.
— Bonasera e un marito che vegli, rispondeva Claes.
Le fanciulle che ritornavano dai campi a schiere gli si mettevan di traverso in modo da impedirgli il passo e dicevano:
— Che paghi per il tuo diritto di transito: nastro scarlatto, fermaglio dorato, scarpe di velluto o fiorino da intascare?
Ma Claes ne afferrava una per i fianchi e la baciava sulle gote e sul collo, a seconda che la sua bocca fosse più o meno vicina alla carne fresc...
Indice dei contenuti
- La leggenda e le eroiche, allegre e gloriose avventure d’Ulenspiegel e di Lamme Goedzak nel paese delle fiandre e altrove
- NOTA DELL’EDITORE
- NOTIZIE SULL’OPERA E SULL’AUTORE
- La leggenda e le eroiche, allegre e gloriose avventure d’Ulenspiegel e di Lamme Goedzak nel paese delle fiandre e altrove
- LIBRO PRIMO
- LIBRO SECONDO
- LIBRO TERZO
- LIBRO QUARTO
- LIBRO QUINTO
- Note
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