Fiorivano i girasoli
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Fiorivano i girasoli

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Fiorivano i girasoli

Informazioni su questo libro

Fonti orali non documentate del periodo dell'occupazione delle Forze armate USA della città di Naro, dopo lo sbarco a Licata.

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Informazioni

Anno
2019
Print ISBN
9788831642217
eBook ISBN
9788831639330
Argomento
Storia
SAITTA
[if gte mso 9]> Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 Era da tempo che a Naro, in ogni dove, non si parlava d'altro che dell'imminente arrivo degli americani. Dal barbiere, allo "scaro", pure nei funerali e nelle processioni, l'argomento ricorrente era sempre quello.
Del resto era logico e comprensibile che quel chiodo fisso attraversasse la mente dei cittadini, sia perchè stanchi dell'andazzo delle cose, sia perchè si viveva nella continua paura dei bombardamenti aerei.
Si parlava con timore di 'bombardamenti a tappeto' degli angloamericani che provocavano vittime e danni incalcolabili con un effetto deterrente formidabile tra la popolazione.
Nonostante moltissimi si fossero già defilati lasciando il paese per rifugiarsi nelle case di campagna, taluni -per vari motivi- erano ancora indecisi, mentre altri continuavano a preparare le masserizie da portar via.
‘Balangariu’ (Berengario) che tutti chiamavano “Zzi Franciscu”, appena nato, i suoi l'avevano 'votato' a San Francesco, verisimilmente per devozione verso il Santo, anche se qualche mala lingua tra i vicini diceva che il gesto era motivato da una certa riluttanza verso quel nome arcaico.
Nonostante le diverse occasioni avute, l’uomo era rimasto celibe e delle cose di casa si occupava, fin quado era in vita, una anziana sorella della defunta madre. Ma con la perdita della zia, la situazione peggiorò.
Gli anni passavano velocemente anche per il nostro Balangariu che si ritrovava già a cinquant’anni da solo, ripetendo, quasi per farsi coraggio, che “sulità è santità".
Il ‘tasco’ nero, ormai unto di sudore, nascondeva pietosamente la calvizie galoppante; anche il ‘fasciacollo’ nero aveva bisogno di lavaggi più frequenti.
Guai a dirgli che il ‘cinto’ era meglio girarlo con la fibbia in avanti. Aspirava sonoramente facendo udire uno strano sibilo da un dente verisimilmente bucato e, con apparente calma, precisava “I masculi u cintu u portanu a contrè”, cioè con la fibbia a tergo.
Viveva da solo nel suo ‘basso’, lasciatogli in eredità dai suoi; nel locale trovavano posto lui e la sua 'mula' sfruttando al massimo quei pochi metri quadrati di spazio sul quale erano sistemati un letto, due tavoli di diversa misura, una credenza e un 'cufilaru'; con un modesto ampliamento, aveva allargato la casa chiedendo ad un 'mastro' muratore suo amico di realizzargli nel piccolo giardino un gabinetto con entrata dalla 'cammara', in modo di potere eliminare quell'incavo antigienico che sopperiva, in passato, alle normali esigenze fisiologiche.
Nella parte opposta c'era un rientro con la mangiatoia per la mula ed alcune balle di paglia accumulate.
Lui aveva deciso di 'acchianari e scinniri' tutti i giorni dalla sua campagna in contrada "Piano amato" dove, oltre ai necessari lavori di pulizia stagionali del terreno, curava un ampio orto i cui prodotti vendeva direttamente allo 'scaro'.
Anche quella domenica di luglio, Franciscu -assieme a "Saitta"- la sua mula, era in cammino verso "u chianu amatu", a piedi, tenendo in mano la 'cuddrana' attaccata alla quale c'era la sua fida 'Saitta'.
Oltrepassò il "quatrivio" (come lui lo chiamava) e proseguì in direzione del 'Gagliardetto'; strada facendo, cominciò ad avvertire il caldo estivo.
Si tolse la 'bunaca' e la sistemò incastrandola in una delle 'strauliddri' sul dorso dell'animale, allorchè si accorse che -alcune centinaia di metri davanti a sè- c'erano due persone che non distingueva bene, una delle quali sembrava più bassa e -in lontananza- nel senso di marcia opposto, intravvide un gran polverone accompagnato da un lontano fragore di motori.
Istintivamente lasciò la polverosa strada e si portò nella campagna limitrofa curando di celarsi alla vista altrui approfittando degli alberi esistenti.
Tirò "a cuddrana" con la fedele Saitta e procedette molto lentamente attraverso la campagna tenendosi a distanza. Si allontanò ulteriormente per cercare un riparo per l'animale che sistemò legando la corda ad un "cavigliuni” esistente nel muro di una vecchia "robba" di gesso e -quatto quatto- si portò verso il bordo della sottostante strada polverosa, nascondendosi dietro una ampia 'spina santa'.
Adesso vedeva meglio i due. Erano due naresi ed uno di loro era giovane; li conosceva di vista, ma non ne sapeva il nome. Probabilmente erano tra loro parenti che, come lui, stavano scendendo a piedi verso il resto della famiglia in campagna.
Intanto il rombo dei motori ed il polverone bianco si avvertivano sempre più prossimi.
Con una certa dose di incoscienza si sporse un po’ e vide che si trattava di una colonna di mezzi militari che recavano tutti una stella bianca dipinta che dal versante di Campobello stavano transitando per salire verso il paese.
Precedeva tutti uno strano mezzo con ruote e cingoli, con a bordo -almeno per quanto si riusciva a distinguere- l'autista, un soldato che impugnava una mitragliatrice montata sul mezzo ed un graduato accanto, pure in piedi.
Quando furono vicini ai due paesani, il mezzo si fermò. Il militare in piedi scese e si portò verso i naresi.
Berengario non sentiva, dal posto in cui si trovava, quello che il soldato disse ai due ma intuì che non parlava in italiano e notò che ripetutamente indicava il paese con l'indice della mano destra puntato in quella direzione.
Il contadino alzò leggermente la mano e -muovendo ripetutamente l’indice a destra e a manca- fece segno di rispondere negativamente ad una domanda.
Il graduato si girò verso gli altri occupanti del mezzo e, questa volta in maniera udibile, gridò." He says there are no soldiers in the town". (Dice che non ci sono soldati in paese).
Dal mezzo cingolato l'autista alzò la mano destra verso l'alto e, alzando il pollice, fece il segno di 'ok'.
Il graduato tornò a rivolgersi ai due paesani con parole incomprensibili ma chiaramente invitandoli ad accomodarsi con loro sul mezzo.
I due si guardarono in faccia un po' stupiti ma, alla fine, lo seguirono verso il cingolato.
Il militare si accomodò nel posto dal quale era sceso prima e fece segno ai due di sistemarsi sul cofano anteriore del mezzo.
Tutta la manovra non sfuggì a Berengario il quale, in un primo momento, pensò si trattasse di una generosa cortesia.
Riflettendo meglio,tuttavia, si rese conto che i due paesani, in realtà, stavano scendendo da Naro verso la campagna prima dell'arrivo dei soldati che marciavano -invece- in senso contrario; quindi non di cortesia o di passaggio si trattava, ma ...

Indice dei contenuti

  1. Premessa
  2. Trasieru i mericani !
  3. Hellò Alò
  4. A citolena
  5. Du tacci
  6. Amore a prima vista
  7. Astuta stu cufilaru
  8. Fiorivano i girasoli
  9. SAITTA
  10. Note