Verso una moda sostenibile
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Verso una moda sostenibile

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Informazioni su questo libro

Una delle attività economiche più proficue è quella del settore tessile, in cui sono coinvolte le industrie che devono soddisfare le sempre più crescenti esigenze dei consumatori. Al contempo, essa è anche una delle più inquinanti: per i nostri abiti, la produzione (prima) e la manutenzione (dopo) costa enormi quantità di acqua, energia e risorse non rinnovabili, ciò rende i prodotti tessili "insostenibili". Occorre fornire una nuova impostazione produttiva ed ecologicamente orientata, in grado di abbracciare il concetto di sviluppo sostenibile, che include gli aspetti ecologici, sociali ed economici. Proprio per approfondire ed indagare su queste tematiche, nasce l'elaborato "Verso una moda sostenibile": nel primo capitolo sarà affrontata la questione che riguarda l'impatto ambientale provocato dall'industria tessile; nel secondo verranno discussi i temi della sostenibilità connessi al settore tessile; nel terzo si analizzeranno le aree di intervento per favorire la sostenibilità nel processi produttivi del sistema moda ed, infine, nell'ultimo capitolo verrà esaminato il legame "sostenibile" tra produttori, fornitori e consumatori.

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Informazioni

Anno
2020
Print ISBN
9788831656719
eBook ISBN
9788831657259
Argomento
Business

Capitolo III

Aree di intervento per la sostenibilità nei processi produttivi del sistema moda

Pos­sia­mo sin­te­tiz­za­re in mo­do sche­ma­ti­co le aree di in­ter­ven­to per la so­ste­ni­bi­li­tà nei pro­ces­si di pro­du­zio­ne del si­ste­ma mo­da, te­nen­do prin­ci­pal­men­te in con­si­de­ra­zio­ne i fat­to­ri am­bien­ta­li e le tre “R” ap­pe­na de­scrit­te:
Ta­bel­la 2 Aree di in­ter­ven­to per la so­ste­ni­bi­li­tà del­la mo­da nel­le va­rie fa­si di pro­ces­so. Fon­te:Au­ro­ra Ma­gni, Ma­te­ria­li, pro­ces­si, in­no­va­zio­ne… in“Il bel­lo e il buo­no: le ra­gio­ni del­la mo­da so­ste­ni­bi­le
La va­lu­ta­zio­ne del gra­do di so­ste­ni­bi­li­tà di un pro­dot­to ri­chie­de una va­lu­ta­zio­ne del suo in­te­ro ci­clo di vi­ta e dei pro­ces­si at­tra­ver­so i qua­li vie­ne la­vo­ra­to e mes­so a di­spo­si­zio­ne del con­su­ma­to­re. Una par­te fon­da­men­ta­le nel­la mo­da so­ste­ni­bi­le è gio­ca­ta dal­la ri­cer­ca e dal­le po­li­ti­che vol­te all’eli­mi­na­zio­ne di so­stan­ze no­ci­ve nel­le fa­si di col­ti­va­zio­ne e pro­du­zio­ne di fi­bre e tes­su­ti. Per que­sto, quan­do si par­la di im­pre­se che pro­du­co­no fi­bre, fi­la­ti e tes­su­ti, l’ac­cen­to sul­la so­ste­ni­bi­li­tà am­bien­ta­le è an­co­ra più mar­ca­to. In ge­ne­ra­le, pos­sia­mo de­fi­ni­re “eco­com­pa­ti­bi­li” i fi­la­ti e i tes­su­ti rea­liz­za­ti con fi­bre ot­te­nu­te da col­ti­va­zio­ne bio­lo­gi­ca, pro­dot­ti di fi­lie­re equo-so­li­da­li, trat­ta­ti con so­stan­ze na­tu­ra­li. Di­ven­ta quin­di es­sen­zia­le con­si­de­ra­re, pri­ma an­co­ra che le tra­sfor­ma­zio­ni ma­ni­fat­tu­rie­re, l’ori­gi­ne del­le ma­te­rie pri­me pro­ve­nien­ti dal­le at­ti­vi­tà agri­co­le del­le fi­bre na­tu­ra­li, non­ché i pro­ces­si di pro­du­zio­ne del­le fi­bre chi­mi­che

III.1. Materie prime: le fibre tessili innovative

Di se­gui­to so­no elen­ca­ti al­cu­ni esem­pi di fi­bre tes­si­li so­ste­ni­bi­li:
Co­to­ne bio­lo­gi­co
So­no di­ver­si i fat­to­ri che de­fi­ni­sco­no l’im­pat­to am­bien­ta­le nel­la pro­du­zio­ne co­to­nie­ra: 1) il co­to­ne ne­ces­si­ta di va­stis­si­me aree di ter­re­no col­ti­vo 2) i pro­dot­ti co­to­nie­ri ri­chie­do­no un ele­va­to im­pie­go di ac­qua48 3) le col­ti­va­zio­ni di co­to­ne ri­chie­do­no un gran­de uso di pe­sti­ci­di e fer­ti­liz­zan­ti, con gra­vi con­se­guen­ze am­bien­ta­li e sul­la sa­lu­te dei la­vo­ra­to­ri 4) vie­ne emes­sa una no­te­vo­le quan­ti­tà di CO2 in at­mo­sfe­ra a cau­sa del tra­spor­to del­la fi­bra agli im­pian­ti di fi­la­tu­ra, tes­si­tu­ra, tin­tu­ra, fi­nis­sag­gio e con­fe­zio­na­men­to dei ca­pi, che spes­so si­tro­va­no in aree di­ver­se del mon­do. Mol­ti mar­chi del tes­si­le e del­la mo­da han­no ras­si­cu­ra­to i con­su­ma­to­ri sul­la na­tu­ra so­ste­ni­bi­le dei pro­pri pro­dot­ti in co­to­ne uti­liz­zan­do co­to­ne bio­lo­gi­co (or­ga­nic cot­ton), ca­val­can­do in un cer­to sen­so l’on­da del mar­ke­ting bio­lo­gi­co nel set­to­re food & be­ve­ra­ge. Si trat­ta di una ten­den­za in ra­pi­do svi­lup­po, tra l’al­tro se­gui­ta da gran­di mar­chi co­me Marks&Spen­cer, Wal-Mart, H&M, Le­vi’s. Spes­so, pe­rò, si trat­ta di una au­to­di­chia­ra­zio­ne che in­for­ma i clien­ti sull’uti­liz­zo di co­to­ne bio­lo­gi­co tra le fi­bre uti­liz­za­te, op­pu­re di una cer­ti­fi­ca­zio­ne ri­la­scia­ta da en­ti ter­zi che uti­liz­za­no di­sci­pli­na­ri di cer­ti­fi­ca­zio­ne in­ter­na­zio­na­li co­me il GO­TS o l’ICEA. Ad ogni mo­do, va det­to che il con­tri­bu­to dell’or­ga­nic cot­ton è an­co­ra as­sai mar­gi­na­le al­la so­ste­ni­bi­li­tà del tes­si­le, in quan­to la ma­te­ria pri­ma cer­ti­fi­ca­ta co­me “bio­lo­gi­ca”non su­pe­ra l’1% del to­ta­le del­le ma­te­rie in cir­co­la­zio­ne sul mer­ca­to 18.
Or­ti­ca
L’or­ti­ca co­sti­tui­sce una gran­de ri­sor­sa, da­ta la sem­pre cre­scen­te ri­chie­sta di tes­su­ti na­tu­ra­li, a bas­so im­pat­to am­bien­ta­le.
Le spe­cie di que­sta pian­ta uti­liz­za­te a que­sto sco­po so­no di­ver­se, in Eu­ro­pa, e in par­ti­co­la­re in Ita­lia, cre­sce l’Ur­ti­ca dioi­ca, un’er­ba pe­ren­ne al­ta fi­no a 150 cm con fu­sti eret­ti e mol­to ro­bu­sti. E’ una spe­cie dioi­ca, poi­ché i fio­ri so­no uni­ses­sua­ti e si pre­sen­ta­no in esem­pla­ri di­stin­ti (pian­te ma­schi e pian­te fem­mi­ne).
Fi­gu­ra 5 Pian­ta fem­mi­ni­le Fi­gu­ra 6 Pian­ta ma­schi­le
Tut­ta la par­te ae­rea del­la pian­ta è in­te­ra­men­te ri­ve­sti­ta da pe­li ur­ti­can­ti che con­ten­go­no aci­do for­mi­co ed ista­mi­na. L’ur­ti­ca dioi­ca (que­sto il suo no­me scien­ti­fi­co) vie­ne rac­col­ta in ste­li, ma­ce­ra­ta e sti­glia­ta. In al­tre pa­ro­le, le fi­bre ven­go­no se­pa­ra­te dal­le par­ti le­gno­se co­sì da po­ter pro­ce­de­re al­la fi­la­tu­ra e al­la tes­si­tu­ra. Inol­tre, l’ac­qua di ma­ce­ra­zio­ne, le fo­glie e gli scar­ti del­la la­vo­ra­zio­ne pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te co­me an­ti­pa­ras­si­ta­rio na­tu­ra­le e im­pie­ga­ti nel­la far­ma­co­pea gra­zie al­le no­te pro­prie­tà cu­ra­ti­ve (Fac­ciol­la, 2012).

Fi­gu­ra 7 Fi­la­to di or­ti­ca
Dall’or­ti­ca si fab­bri­ca­no ot­ti­mi fi­la­ti sot­ti­li e fles­si­bi­li che ri­sul­ta­no an­che for­ti e te­na­ci. Ci so­no va­rie te­sti­mo­nian­ze sull’uti­liz­zo dell’or­ti­ca a sco­po tes­si­le sin dall’Età del bron­zo, nell’ an­ti­ca Ro­ma e nell’età na­po­leo­ni­ca, una del­le no­ti­zie più in­te­res­san­ti, in­fat­ti, è che mi­glia­ia del­le uni­for­mi usa­te dall'ar­ma­ta di Na­po­leo­ne era­no tes­su­te in or­ti­ca. Tut­ta­via, in Eu­ro­pa, una pro­du­zio­ne ve­ra e pro­pria ini­zia so­lo nel XIX se­co­lo quan­do, du­ran­te la pri­ma e la se­con­da Guer­ra mon­dia­le, le or­ti­che ven­go­no uti­liz­za­te per so­sti­tui­re il fi­la­to di co­to­ne di­ve­nu­to in­tro­va­bi­le. I tes­su­ti ot­te­nu­ti so­no ipoal­ler­ge­ni­ci ed eco­so­ste­ni­bi­li, da­to che la pian­ta dell’or­ti­ca non ne­ces­si­ta di trat­ta­men­ti chi­mi­ci per cre­sce­re e svi­lup­par­si, e per estrar­re la fi­bra si pos­so­no ado­pe­ra­re an­che me­to­di del tut­to na­tu­ra­li, sen­za l’uso so­stan­ze no­ci­ve per l’am­bien­te e per l’uo­mo. La fi­bra di or­ti­ca è mor­bi­da, re­si­sten­te e tra­spi­ran­te co­me il li­no, bril­lan­te co­me la se­ta. E’ una fi­bra na­tu­ra­le bio­de­gra­da­bi­le al 100% che pos­sie­de an­che pro­prie­tà an­ti­sta­ti­che. Il fu­sto ca­vo con­fe­ri­sce pro­prie­tà ter­mo­re­go­la­tri­ci. La fi­bra può ave­re fun­zio­ni di­ver­se a se­con­da di co­me la si tor­ce: se vie­ne mol­to at­tor­ci­glia­ta su se stes­sa, ostruen­do com­ple­ta­men­te la par­te ca­va che trat­tie­ne l’aria, la fi­bra as­su­me ca­rat­te­ri­sti­che si­mi­li al co­to­ne; men­tre se at­tor­ci­glia­ta po­co, l’aria ri­ma­ne all’in­ter­no del­la fi­bra e il tes­su­to che se ne ri­ca­va pro­teg­ge dal fred­do co­me la la­na (An­to­nel­la Miot­to, s.d.). At­tual­men­te in Ita­lia stan­no tor­nan­do i tes­su­ti di or­ti­ca o di or­ti­ca mi­sto co­to­ne, con i qua­li ven­go­no rea­liz­za­ti ca­pi di ab­bi­glia­men­to, tap­pe­ti, cu­sci­ni, ri­ve­sti­men­ti in­ter­ni per au­to.
Ba­na­no
Le pian­te di ba­na­no, che ap­par­ten­go­no al­la fa­mi­glia del­le Mu­sa­ceae, so­no am­pia­men­te pro­dot­te e ab­bon­dan­ti ri­sor­se na­tu­ra­li nei pae­si tro­pi­ca­li e sub­tro­pi­ca­li nel mon­do. Il ba­na­no è con­si­de­ra­to una del­le pian­te più uti­li al mon­do: qua­si tut­te le par­ti di que­sta pian­ta (frut­ta, buc­cia, fo­glia, pseu­do-gam­bo, gam­bo e in­fio­re­scen­za) pos­so­no es­se­re uti­liz­za­te. In Giap­po­ne, fin dal tre­di­ce­si­mo se­co­lo, le ba­na­ne ven­go­no uti­liz­za­te per rea­liz­za­re un ti­po di tes­su­to, lo “Ju­si” leg­ge­ris­si­mo e tut­to­ra im­pie­ga­to per il con­fe­zio­na­men­to del Ki­mo­no, si trat­ta di un si­mil-co­to­ne che vie­ne ri­ca­va­to da­gli ste­li su cui so­no at­tac­ca­ti i ca­schi di ba­na­ne.
Ul­ti­ma­men­te so­no sta­ti lan­cia­ti nuo­vi ma­te­ria­li a ba­se di fi­bre di ba­na­no, co­me ad esem­pio il Ba­na­na­tex® na­to dal­la col­la­bo­ra­zio­ne tra il mar­chio sviz­ze­ro di bor­se QW­STION, uno spe­cia­li­sta di fi­la­ti di Tai­wan ed il part­ner di tes­si­tu­ra di Qw­stion. Que­sto tes­su­to è in­te­ra­men­te rea­liz­za­to con pian­te di ba­na­na, che ven­go­no col­ti­va­te nel­le Fi­lip­pi­ne all’in­ter­no di un eco­si­ste­ma na­tu­ra­le di sil­vi­col­tu­ra so­ste­ni­bi­le: la pian­ta, in­fat­ti, non ri­chie­de trat­ta­men­ti chi­mi­ci19.
Fi­gu­ra 8 Ci­clo di la­vo­ra­zio­ne del Ba­na­na­tex. Fon­te: si­to in­ter­net Ba­na­na­tex
Il Ba­na­na­tex® è un tes­su­to re­si­sten­te ed im­per­mea­bi­le, non­ché leg­ge­ro ed ela­sti­co; es­so vie­ne im­pie­ga­to per la rea­liz­za­zio­ne di bor­se e di se­die.
Fi­gu­ra 9 Tes­su­ti Ba­na­na­tex nel­le va­rian­ti bian­co e ne­ro. Fon­te: si­to web Ba­na­na­tex
Te­la del ra­gno
L’idea di rea­liz­za­re tes­su­ti con la se­ta di ra­gno ri­sa­le al XVIII se­co­lo, pa­re in­fat­ti che Fran­cois-Xa­vier Bon de Saint Hi­lai­re nel 1709 aves­se rea­liz­za­to un abi­to per Lui­gi XIV. Tec­ni­ca­men­te ciò era sta­to pos­si­bi­le gra­zie a un si­ste­ma di fi­la­tu­ra idea­to da un ge­sui­ta fran­ce­se, Ja­cob Paul Cam­boue che ave­va mes­so a pun­to una mac­chi­na in gra­do di rac­co­glie­re la pre­zio­sa ma­te­ria pri­ma. Si ha inol­tre no­ti­zia di un tes­su­to di se­ta di ra­gno pre­sen­ta­to all’espo­si­zio­ne in­ter­na­zio­na­le di Pa­ri­gi nel 1900 (Ma­gni, 2012).
A gen­na­io del 2012 un abi­to rea­liz­za­to in fil di se­ta di ra­gno è sta­to espo­sto al Vic­to­ria and Al­bert Mu­seum di Lon­dra. Il tes­su­to è il ri­sul­ta­to di una ri­cer­ca du­ra­ta set­te an­ni in Ma­da­ga­scar, con­dot­ta dal­lo sti­li­sta ame­ri­ca­no ...

Indice dei contenuti

  1. Capitolo I - ll settore tessile e l’inquinamento
  2. Capitolo II - Moda e sostenibilità
  3. Capitolo III - Aree di intervento per la sostenibilità nei processi produttivi del sistema moda
  4. Capitolo IV - Il legame “sostenibile” tra produttori, fornitori e consumatori
  5. Conclusioni
  6. Bibliografia
  7. Sitografia
  8. Note