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Con le mani nella terra
Informazioni su questo libro
Sui colli fiorentini c'è un luogo speciale. È l'Orto di Olmo: un giardino aperto a chiunque abbia voglia di fermarsi a riprendere respiro, un "salotto" all'aria aperta in cui condividere una giornata con gli amici, un prato dove sdraiarsi, soli, per ritrovare un dialogo autentico con la natura. Una dichiarazione d'amore a questo spicchio di Toscana, attraverso i frammenti di bellezza che ogni giorno l'orto regala, il gusto di un lavoro fatto bene e in compagnia, la gioia della semina, piena di attese, l'incontro con la rondine, l'istrice, la salamandra. Piccole storie per riscoprire i grandi piaceri che la natura può offrire.
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Informazioni
Argomento
Scienze biologicheCategoria
OrticolturaPrimavera
È fiorito il mandorlo
Per la verità di fiori ce n’è solo uno, grande e bianco, ma basta per annunciare che il sole ha ripreso a scaldare la terra e le giornate si sono allungate. Un’altra decina di gemme stanno per esplodere di colore. È della varietà Dolce grossa, è piccolo - ha solo tre anni - e sono veramente curioso di vedere i suoi frutti. Spero che tutti i fiori vengano impollinati. Forza api, datevi da fare!
Questo albero mi è particolarmente caro perché mi è stato regalato da Rudiae e perché quando lo abbiamo piantato ero con le persone a me più care, tutti intorno a lui. Nella profonda buca preparata per accoglierlo, dopo aver sparso del buon letame e un po’ di terra, abbiamo preso un foglietto per uno e scritto un pensiero da regalargli. Poi la terra ha coperto le sue radici e i nostri messaggi.
Cresci sereno mio piccolo mandorlo.
La pietra giusta
Finalmente ho trovato la pietra giusta per la mia “scultura” di sassi. È lungo il sentiero di ponente che conduce all’orto, appoggiata a un piccolo pendio erboso, ancora ignara di essere stata scelta. È bella solida, un lastrone con due superfici quasi piatte, con una forma che si può assimilare al rettangolo, di un calcare bianco, giallo e grigio. Al tatto è liscia, interrotta da diverse linee grigie che la intersecano senza una regola precisa, ma in armonia tra loro. È fredda, terribilmente fredda, in questa mattinata di marzo. Ed è pesante, molto pesante. A fatica riesco a farla rotolare lungo la discesa, sollevandola da una parte con tutte e due le mani e poi spingendola in avanti il più possibile. Penso che questa ginnastica sarà il mio metodo di riscaldamento per le prossime mattine.
DAL LIBRO DEGLI OSPITI NELL’ORTO DI OLMO
Rigenerarsi con i colori della natura,
con la musica dell’acqua.
Fabio
Rigenerarsi con i colori della natura,
con la musica dell’acqua.
Fabio
Alla ricerca di “erbette”
È un po’ il mio mestiere quello di andare alla ricerca di erbe spontanee commestibili nei campi. Tengo almeno due corsi l’anno proprio per far riacquisire alla gente questa conoscenza che un tempo era patrimonio comune della civiltà contadina. In poco tempo, passeggiando per l’orto, raccolgo un cestino pieno di rosette di cicerbita, valerianella e tarassaco, foglie di salvastrella, favagello, margherita ed erba cipollina, e una manciata di fiori di viola che guarniranno questa bella insalata “campestre”.
Il mio piccolo nocciolo
Ormai ha tre anni. Si è ramificato con grazia, ma in altezza non è cresciuto molto e mi arriva a stento alle spalle. Sui rami spogli i lunghi pendagli degli amenti maschili ondeggiano al vento come campane, quasi a voler annunciare al mondo il raccolto della prossima estate.
Sotto questo scarno riparo fanno capolino le foglie del ciclamino con i loro arabeschi, e i teneri ciuffi della bugola che presto illuminerà questo angolo dell’orto con i suoi fiori blu.
Si racconta che una bacchetta di nocciolo venga usata dai rabdomanti per trovare l’acqua o addirittura dei tesori. Si racconta che un suo bastone tenga lontano le serpi. Si racconta che per i celti i suoi frutti fossero il simbolo della saggezza. Quante storie può raccogliere un piccolo albero!
La siepe d’ailanto
Ci passo così spesso che qualche volta non li considero nemmeno, ma oggi, chissà perché, davanti a questi alberi ho un flashback.
Ricordo la loro piacevole ombra che mi ripara dal sole nelle calde giornate estive e il tenero colore ambrato delle foglie prima di cadere.
Rivedo i loro tronchi con la corteccia argentea che luccica nel cielo terso di una giornata invernale, i fusti marrone chiaro degli esemplari più giovani che ancora non hanno emesso i rami e che sembrano tristi, così lunghi e spogli.
Adesso mi guardano passare ancora una volta con le loro cicatrici fogliari a forma di cuore, con la piccola gemma pronta a uscire di nuovo a catturare la luce del sole.
Che pianta questo ailanto! Trecento anni fa se ne stava pacifico in Cina e adesso, se non lo tagliassi tutti gli anni, non riuscirei più a passare dal sentiero.
Continua la discesa
Ho bisogno dei guanti per toccare la pietra. In queste mattinate serene la temperatura scende diversi gradi sotto lo zero e spostare la pietra è come mettere le mani dentro a un congelatore. Il primo tentativo è il più duro perché la roccia è come incollata al terreno e addirittura delle piccole zolle di terra le rimangono attaccate. Faccio 10, 15 metri, poi, esausto, la abbandono per la mia prossima discesa.
Pianto i salici
Non c’è nulla di più facile che piantare questi alberi.
Prendo i rami più grossi dal salice che uso per fare le legature della vite e di altre piante, li pulisco da tutti i rametti laterali, li spunto in cima, e sul fondo faccio un bel taglio obliquo per permettere alla maggiore superficie possibile del ramo di entrare in contatto con il terreno.
Non è necessario fare nessuna buca, basta conficcare il ramo così preparato in profondità nella terra e poi aspettare.
Se si sceglie un posto sempre umido e si fa quest’operazione in primavera e con la luna calante, il successo è assicurato. Oggi ne ho piantati diversi lungo il fosso, sopra al muretto di pietra, per trattenere l’argine di terra che in qualche punto sta franando.
DAL LIBRO DEGLI OSPITI NELL’ORTO DI OLMO
Quando il soffio del vento
è il mio respiro l’odore delle piante
il mio profumo
vorrei che tu fossi qui…
Un angolo di verde per il grande cuore
verde di chi ama davvero.
Con sincera amicizia,
Rudiae
Quando il soffio del vento
è il mio respiro l’odore delle piante
il mio profumo
vorrei che tu fossi qui…
Un angolo di verde per il grande cuore
verde di chi ama davvero.
Con sincera amicizia,
Rudiae
Foglie d’olivo
Nei campi hanno potato gli olivi.
Scendendo verso l’Orto
le frasche cadute luccicano d’argento
sull’erba verde.
La tana dell’istrice
Oggi c’è un tempo strano. È da poco finito l’inverno, ma soffia un vento caldo di scirocco che profuma di deserto e porta grossi nuvoloni neri insieme a squarci di cielo turchese. Metto da parte gli attrezzi da lavoro e decido di farmi una bella passeggiata, semplicemente per contemplare quello che mi sta intorno. Esco dall’orto dal passaggio che c’è tra le canne vicino alla concimaia e mi incammino lentamente tra i giovani noci sulla destra del Soglia. Mi diverto a seguire le tracce degli istrici, piccoli solchi dove si vede l’erba piegata, lunghe piste calpestate da zampe leggere, che in più punti s’intersecano e seguono direzioni che solo il loro istinto comprende. Qui una traccia sparisce nel folto del canneto, là un’altra si perde tra gli olivi. Ogni tanto incontro i segni della loro caccia: piccole buche scavate nel terreno, qualche avanzo del tubero di un gigaro, la “cipolla” di un ciclamino con i segni dei grossi incisivi. Alla fine arrivo ai margini di un grosso roveto, poco prima del “pietrone”, e vedo uno dei molteplici ingressi della loro casa, un grande foro nel terreno che potrei quasi percorrere anch’io.
Appena fuori dall’apertura ci sono un grosso aculeo bianco e nero, lungo una ventina di centimetri, e uno più corto, ma largo quasi come un dito e, sul fango ancora morbido, le orme di un adulto con accanto delle tenere impronte più piccole.
La spirale
È stata dura far rotolare la pietra per un centinaio di metri, ma alla fine è arrivata al suo posto, dove una fascia di piante di prugnoli, su di un declivio, segna il confine con l’Orto di Olmo. È qui che ho scelto di collocarla, come segnale di benvenuto.
Taglio alcune piante per farle posto e la appoggio con un lato al declivio, sopra a un’altra robusta pietra che le fa da piedistallo. Le fronde dei prugnoli e degli olmi le fanno ombra e creano una sorta di cappella naturale. Su questo “tavolo” dispongo le pietre che avevo raccolto in un posto magico e suggestivo, l’Eremo di San Bartolomeo sulla Majella.
Sono sassi di un calcare bianco, bianchissimo, senza una macchia, e tondi, delicatamente tondi. In ordine crescente di grandezza, dal centro all’esterno, li dispongo a spirale.
Vladimir
È il nome del mio compagno d’orto. Con lui divido la parte coltivata, l’orto vero e proprio.
Vladi è da qualche anno che mi dà una mano. È originario della Serbia, ma è in Italia da tanto tempo che ormai sa molto bene la nostra lingua. È curioso, quando a volte parla con la madre al telefono, nella tranquillità dell’orto, sentire il suono di un idioma così diverso come lo slavo.
Abbiamo un’idea simile ma diversa di come fare l’orto. Io sono più preciso e metodico, lui un po’ più incasinato, ma forse è perché ha tanta voglia di fare, e molto meno tempo di me. Di solito veniamo insieme all’orto, Vladi non ha la macchina e io lo passo a prendere. Spesso parliamo di economia alternativa, lui è un grande promotore degli scec e si sta dando da fare per coinvolgere il più possibile le persone su questa forma di moneta. Ha sempre tante idee, ma qualche volta lo vorrei più presente nella conduzione del nostro piccolo pezzo di terra. D’altra parte ho imparato che non si può essere da soli a gestire il tutto, e una mano in più, soprattutto d’estate per annaffiare, è indispensabile.
Quest’anno abbiamo in programma di fare l’impianto di irrigazione goccia a goccia. Io mi accontento che almeno per qualche mese, fino a che c’è acqua nel torrente, non ci sia bisogno di annaffiare a mano, Vladimir è già partito con un progetto di pompa elettrica alimentata da un pannello solare.
Con i cavoli dell’orto fa dei sarmale buonissimi.
Le uova di rana
Sento che è il momento. Da un po’ di tempo le giornate sono decisamente più lunghe e il sole è più caldo. Mi affaccio sul ruscello e ne seguo il corso con attenzione, soprattutto dove l’acqua è più tranquilla. Trattenuta da un ramo caduto, una piccola palla trasparente sembra fluttuare senza peso sull’acqua limpida. Mi avvicino e inizio a distinguere che la palla è costituita da tante piccole sfere gelatinose che avvolgono al loro interno un minuscolo pallino nero. Forse qualcuno di quei pallini diventerà un girino. Forse. Se una piena non li porterà via. Se la biscia d’acqua non li mangerà. Se saranno riusciti a nascere prima che il ruscello diventi secco.
Che incredibili battaglie si svolgono anche in una tranquilla pozza d’acqua.
DAL LIBRO DEGLI OSPITI NELL’ORTO DI OLMO
Che pace, che serenità…
porterò con me il dolce sapore
di questa giornata insieme.
Nuccia
Che pace, che serenità…
porterò con me il dolce sapore
di questa giornata insieme.
Nuccia
Il levistico
I teneri germogli stanno spuntando dallo strato di foglie che avevo sparso per arricchire il terreno di humus e per proteggere la pianta da forti gelate. L’ho piantato in un luogo ombroso e abbastanza umido perché è una pianta più da prati di mon...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Epigrafe
- Introduzione
- Primavera
- Estate
- Autunno
- Inverno
- Il catalogo dei libri