Il manuale dell'abate Silvestri
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Il manuale dell'abate Silvestri

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Il manuale dell'abate Silvestri

Informazioni su questo libro

Nel 1785 l'abate Tommaso Silvestri, dopo aver studiato presso la scuola del celebre Charles-Michel de l'Epée a Parigi il metodo per istruire i sordi, scrive il trattato Della maniera di far parlare e di istruire speditamente i sordi -e muti di nascita. Il suo lavoro rimarrà però sconosciuto fin quando Alfonso Girolamo Donnino lo pubblicherà nel 1889 con il titolo L'arte di far parlare i sordomuti dalla nascita e l'Abbate Tommaso Silvestri, qui riproposto nella versione integrale. Il manuale dell'abate Silvestri rappresenta ancora oggi un'occasione imprescindibile per comprendere il mondo della sordità e l'importanza della Lingua dei Segni Italiana.

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Informazioni

Editore
Bordeaux
Anno
2015
eBook ISBN
9788897236801
Prefazione
Paolo Pelissone, al dire di Appio Anneo, era sprezzatore senza riserva di tutte le prefazioni, non sapendo o forse dimenticando, che sovente le prefazioni, quando sono opportunamente collocate, sono utili, sono necessarie. Nel caso presente, una prefazione tornava indispensabile: e dirò il perché. Nell’archivio di questo R. Istituto non ha guari si rinvenne un manoscritto autografo dell’illustre ab. Tommaso Silvestri, in cui tratta della maniera di far parlare i sordomuti dalla nascita. Considerata l’importanza dell’argomento lo volli sottoporre al dotto giudizio dell’egregio cav. D. Giulio Tarra, allorché questo Regio Istituto venne onorato di sua presenza, ed egli, esaminatolo parte a parte, mi confortò a rendere il lavoro di pubblica ragione. Ebbi puranco occasione di farlo leggere al catechista D. Angelo Ripamonti, carissimo nostro ospite per alcuni giorni, e questi similmente mi disse: lo dia alle stampe. Incoraggiato da questi amorevoli colleghi, feci istanza presso l’onorevole Consiglio di Vigilanza di questo R.° Istituto, perché deliberasse di farlo stampare. I miei desiderii non andarono falliti. Anzi ricevetti l’onorevole incarico, superiore alle mie deboli forze, di premettere al manoscritto in parola alcune brevi notizie intorno all’origine di questo R. Istituto. Ma avendo la presente monografia uno scopo principale, quello cioè di rivendicare i diritti dell’illustre Autore, primo maestro italiano in Italia, il quale apprese ai sordomuti la parola orale, come apparirà nel decorso di questo lavoro, si è creduto necessario riportare in principio alcuni cenni biografici della sua vita. Non ho tralasciato mezzo alcuno, affine di ricavare dalle proprie fonti il materiale necessario, e ciò sia detto per quello che riguarda esattezza di date e precisione di notizie storiche.1 Giova da ultimo far notare, che il precitato manoscritto si è creduto riportarlo tal quale è stato trovato nella sua semplicità, senza nulla aggiungervi o togliervi. Soltanto, ove era richiesto dalla connessione delle idee, si sono fatte alcune annotazioni appiede, e senza più veniamo all’assunto.
* * *
In Trevignano Romano, piccola ma antichissima terra degli Etruschi, situato sull’amena spiaggia del lago Sabatino, lungi da Roma 25 miglia circa, nacque il 2 aprile 1744 l’abbate Tommaso Silvestri. Tra le principali famiglie di quella terra eravi la casa Ziani, che strinse parentela colla casa Silvestri, mediante un doppio matrimonio seguito il giorno 26 settembre dell’anno 1628 di una Ziani in casa Silvestri, e di una Silvestri in casa Ziani, da’ quali uscirono molti ecclesiastici rispettabili per pietà e dottrina, e fra i quali, nel secolo scorso, più si segnalò il sac. D. Tommaso Silvestri.2 Questi, fu secondogenito di dieci figli, e per tempissimo entrò nel clero secolare e, fatto sacerdote, convisse con il suo germano D. Alessandro, anche egli sacerdote, fino al 1782. Si recò quindi nella eterna Città, ove in virtù del suo ingegno e della profondità di sua dottrina meritò la stima e il favore dell’Avv. Concistoriale D. Pasquale Di Pietro. Era questi un uomo di molta dottrina e di somma carità, e riguardava con rammarico la triste condizione de’ poveri sordomuti della sua città, i quali per difetto d’istruzione vivevano come bruti. Era suo intendimento di raccoglierli ed educarli; ma in Roma non si trovava chi potesse assumere l’ufficio di maestro. Conosciute nel Silvestri le non comuni doti d’ingegno fece pensiero d’inviarlo a Parigi per apprendere alla scuola del celebre abbate De L’Épée, il metodo da lui inventato per istruire i sordomuti, e quindi affidargli la scuola che aveva in animo di aprire in Roma per quegl’infelici. Esposto il suo intendimento al Silvestri, questi accettò l’incarico, ed a tutte spese dell’Avv. Pasquale Di Pietro partì da Roma il 20 gennaio 1783 e si recò a Parigi, ove si trattenne finché si rese idoneo all’insegnamento.3 Quivi conobbe Mons. Giuseppe De’ Principi Doria, abbate delle Tre Fontane, arcivescovo di Seleucia, Nunzio allora alla Corte di Francia, poi Cardinale, il quale dopo avere osservato i felici progressi che il Silvestri faceva sotto la guida del suo precettore, lo ammise alla sua particolare confidenza, come chiaramente rilevasi dalle non poche lettere a lui dirette.4 Non si restrinse a questo solo l’attaccamento dell’insigne Nunzio verso il Silvestri, poiché durante la sua dimora a Parigi il prelodato Doria gli procurò la conoscenza di letterati chiarissimi e di persone appartenenti al più distinto ordine; ed allorché il Silvestri già istruito si accingeva a ritornare in Roma, il Nunzio volle onorarlo di amplia commendatizia per l’Eminentissimo Pallotta, allora segretario di Stato, affinché lo presentasse al Pontefice Pio VI.
* * *
Nel settembre dell’istess’anno 1783, ossia dopo sei mesi di studio, il Silvestri ritornò a Roma con un attestato splendidissimo ricevuto dal precettore ed amico, il De L’Épée, con cui lo dichiarava abile nel magistero dei sordomuti. Presentato dal Segretario di Stato, il Silvestri venne benignamente accolto dal Sommo Pontefice, e con grande amorevolezza venne da Lui confortato a consacrare l’intelligente opera sua in prò di quegl’infelici, che quali bruti vivevano nella umana società. L’Avv. Pasquale di Pietro, oltremodo soddisfatto del risultamento ottenuto dalla sua munificenza, non indugiò a dare effetto al suo divisamento, ed aprì a proprie spese, nella sua abitazione5, una scuola per quegli sventurati, e l’affidò alle cure intelligenti ed affettuose dell’abbate Silvestri. Fu questa la prima scuola che venne aperta in Roma ed in Italia ed inaugurata il 5 gennaio 1784. Ecco come il buon Silvestri, due giorni dopo, ragguagliava del fausto avvenimento il fratello D. Alessandro con lettera del 7 gennaio. «Oggi è stata la seconda scuola, così ben riuscita che già delli dieci muti e sordi (numero ragguardevole nel principio) quattro pronunciano speditamente ...

Indice dei contenuti

  1. Parte prima
  2. Prefazione
  3. Parte seconda
  4. Introduzione
  5. Disegno e divisione dell’opera
  6. Parte prima
  7. capitolo i
  8. capitolo ii
  9. capitolo iii
  10. capitolo iv
  11. capitolo v
  12. capitolo vi
  13. appendice
  14. Nota conclusiva

Domande frequenti

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