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Informazioni su questo libro
«In queste pagine proveremo a immaginare e praticare un'antropologia domestica, costretti dal lockdown planetario all'unico viaggio consentito, quello del proprio isolato! Raccontando, come passatempo edificante, i giorni sospesi della prima quarantena globale dell'umanità. Esercizi di microetnografia, per tentare di capire (facendone tesoro) quello che, ahinoi, ci tocca subire. Dal divano di casa, guardando la tv, sbirciando dalla finestra o portando a spasso il cane. Un po' come Mork, l'esploratore alieno venuto da Ork.» (Giorgio de Finis)
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Argomento
SozialwissenschaftenCategoria
Kultur- & SozialanthropologieCiao Roma, adieu mondo.
La benedizione Urbi et orbi di papa Francesco
La benedizione Urbi et orbi di papa Francesco
Appena eletto, il papa giovane della popolare serie tv firmata Paolo Sorrentino, dichiara che non si mostrerà in pubblico, né si farà ritrarre in fotografia, deciso a lasciare le fattezze del proprio volto nel mistero. Come Banksy.
«Santità – gli obietta il Segretario di Stato – lei non è un artista!».
La sceneggiatura immagina, come strategia di marketing del nuovo pontefice, la possibilità che si dia una piazza San Pietro gremita di fedeli e un papa assente.
Lo scorso 27 marzo Francesco ha guadagnato lo stesso effetto spaesante della fiction facendo esattamente il contrario: svuotando la piazza. Nell’immenso abbraccio1 progettato da Bernini per accogliere la cristianità, solo il papa è presente. Marina Abramović2 docet, non Banksy.
Il vuoto – ricordava George Bataille3 – si mescola alla vita come un amante «nei movimenti compulsivi della fine». Naturalmente la necessità di evitare eventi partecipati è stata dettata dal coronavirus. Ma papa Francesco ha approfittato del divieto di assembramento per costruire, come molta produzione artistica contemporanea, una immagine in absentia4. Il mare di folla brulicante di sempre svanisce per fare spazio alla (pre)visione di un naufragio – quello temuto dagli Apostoli del racconto di Matteo (4: 35-41) – che non si compirà (grazie all’intervento salvifico di Cristo), ma che al tempo stesso ci si mostra come già avvenuto, rappresentato dalla immagine senza immagine della piazza deserta che fa da cornice alla prima benedizione Urbi et Orbi5 fuori calendario della storia della Chiesa.
Una immagine-non immagine, e pur tuttavia “iconica”, per la capacità di catturare l’“evento assoluto” (così lo avrebbe definito Baudrillard) che stiamo vivendo.
Il papa non è un artista, come non lo erano gli attentatori delle Torri Gemelle che pure fecero gridare al “capolavoro” Stockhausen (un’opera d’arte “luciferina”, precisò in un secondo momento il compositore tedesco per contenere l’ondata di indignazione che questa sua dichiarazione suscitò)6. E pure è fuor di dubbio che l’immagine offerta ai fedeli in mondovisione e in streaming (terribile anch’essa per quello che lascia presagire, la sparizione dell’umano) fosse magistralmente “disegnata”. Disegnata e colorata, del nero delle nuvole e del sagrato bagnato, degli sprazzi di viola del cielo dopo il tramonto, del bianco dell’abito talare, e di quelli della scalinata e del colonnato barocchi7.
Francesco non è un artista, ma un libro per dire cosa lui (il papa, non Bergoglio) pensa dell’arte l’ha scritto. Come i suoi predecessori ai tempi di Michelangelo, sembra convinto che compito dell’artista sia quello di aiutare la Chiesa a realizzare il proprio programma di evangelizzazione. Un’idea che sembra caparbiamente ignorare il cammino compiuto negli ultimi due secoli dall’arte per guadagnare la cosiddetta “autonomia”, un percorso di secolarizzazione, laicizzazione ed emancipazione che si è concluso con le Avanguardie. E se ipotizzassimo, invece, che l’interesse del Papa per i linguaggi artistici odierni tragga alimento nella consapevolezza che taluni esiti della modernità contengono i germi di una propria negazione? Duchamp mentre toglie aura e sacralità all’opera d’arte, equiparando i prodotti artistici alle altre produzioni fabbrili dell’uomo, fonda l’artista auratico riconoscendogli il potere prodigioso di “trasmutare” un oggetto d’uso quotidiano (il celebre orinatoio) in prodotto artistico, definendo se stesso al di là di ogni legittimazione basata su abilità tecnica e consenso. Se così fosse, risulterebbe meno ingenua (e ottusa) la speranza di Francesco in un ritorno a casa del “figliol prodigo” (il contemporaneo).
Torniamo alla piazza deserta. E chiediamoci ancora a cosa serve questo enorme palcoscenico vuoto.
Da una parte, l’abbiamo detto, a far sparire il mondo umano, dunque, quasi ce ne fosse bisogno, a spaventare. Dall’altra è un invito, a liberare la mente, come davanti a un foglio bianco. Il “disegno” di papa Francesco, per quanto curato nei minimi dettagli, non è finito. È solo un abbozzo iniziale, corrisponde a quella che Ignacio de Loyola nei suoi Esercizi spirituali8, chiamava la “composición viendo el lugar”. La prefigurazione di un ambiente di gioco attraverso (e per) l’esercizio dell’immaginazione, il “disegnare con la mente”, che il papa gesuita, riprendendo gli insegnamenti del fondatore del suo ordine, propone alla comunità dei cattolici da remoto8.
Se così è, potremmo spingerci oltre, riconoscendo a papa Francesco non solo di aver costruito un’immagine, confezionato una regia, realizzato una performance, ma anche di aver attivato quello che oggi chiameremmo un “dispositivo” esperienziale9.
1 Nelle parole di Bernini il progetto aveva la funzione e la forza di «ricever à braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella credenza, gl’Heretici per riunirli alla Chiesa, e gl’Infedeli per illuminarli alla vera fede».
2 È curioso ricordare che l’artista serba aveva di recente realizzato, su richiesta della direzione creativa ...
Indice dei contenuti
- Avvertenza
- L’etnografia costretta in salotto
- Pandemia e città globali
- Il metro di giudizio
- La responsabilità dell’asocialità
- Panchine e altri luoghi off limits
- La città (finalmente) deserta
- Moltitudini / Solitudini
- #iorestoacasa. E chi casa non ce l’ha?
- Qualcuno lo ha chiamato il virus dei ricchi
- Necrologi e indegne sepolture
- Il nuovo virus è di destra (o di sinistra)?
- Lo spettro del darwinismo sociale
- Dove la solidarietà è solo il nome di un lager
- Città blindate / piazze virtuali
- Vietato sorridere
- Il dottore della peste. Carnevale Quaresima Quarantena
- Risorgimento
- I cittadini bambini
- La scienza e la bacchetta magica
- Andrà tutto bene
- Zombie e supermercati
- L’alimentazione sospesa e la pratica del dono
- Allo scoperto
- Lasciapassare a quattro zampe
- Guardare prima di attraversare
- Chi sono i congiunti? Parentologia e Dpcm
- Il tam tam digitale si chiamerà ancora virale?
- Mille e una serie
- Hermes, i runner e la vendetta di Hestia
- Aristotele, gli asintomatici e il principio di non contraddizione
- Ciao Roma, adieu mondo. La benedizione Urbi et orbi di papa Francesco
- Esperire ad arte la fine del mondo
- I musei in quarantena si scoprono vivi
- Buone nuove dalla Luna
- Lunga vita alla street art
- La foresta dietro l’angolo
- Serve un recinto per coltivare l’arte e la filosofia?
- Orti domestici. La lezione di Detroit
- Tocca pedalare
- Quando finirà? L’effetto clessidra
- Sperimentare (non solo in laboratorio)
- Chi ha tempo non aspetti tempo