Abitato oggi da italiani e stranieri, da romani "di sette generazioni" e da arrivi dell'ultima ora, il quartiere è caratterizzato da un paradossale senso di identità che è insieme locale e transnazionale.

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Il glocalismo di Tor Bella Monaca
Conversazioni periferiche su una città che non esiste più
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Conversazioni periferiche su una città che non esiste più
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Social SciencesCategoria
Media StudiesLA ROMA DI AMOS
Elena Bachiddu
Amos va al Fienile
Tra le persone che conosco, Amos è una di quelle che ha viaggiato di più. E per viaggiare in questo caso penso, letteralmente, al semplice “spostarsi da un luogo all’altro” nello svolgersi quotidiano della vita, piuttosto che al modello diffuso del turismo di massa, o al viaggio esistenziale e conoscitivo delle culture alternative. Eppure, oggi la collocazione ordinaria e quotidiana di Amos è particolarmente stanziale. Legata principalmente a un luogo, lo stesso luogo. Sarà per questo che nell’ascoltare oggi i suoi racconti, la prima cosa che balza all’orecchio e all’immaginazione è la quantità di luoghi che, in altri tempi, e a diversi raggi di distanza, ha attraversato costantemente, principalmente nel suo fare di tutti i giorni. Una sorprendente mobilità.
Le diverse porzioni del suo racconto disegnano traiettorie spaziali ed esistenziali lungo i passaggi del ciclo di vita: i luoghi di origine e di provenienza della sua famiglia in Abruzzo, l’infanzia e la giovinezza in uno storico quartiere romano, i molti lavori precari dentro e fuori la Capitale, il pendolarismo da padre, i viaggi “politici”, e infine a fronte di questa particolare mobilità, l’attuale sproporzione tra il risiedere, e l’andare per la città dove ha sempre vissuto.
Al Polo “Ex Fienile” (PEF) di Tor Bella Monaca con il LaPE – Laboratorio di Pratiche Etnografiche dell’Università di Roma “Tor Vergata”, si fa ricerca, didattica, azione di promozione sociale e culturale sul territorio. Tra le molte attività, anche in collaborazione con l’Associazione 21 luglio, c’è da qualche anno la Scuola di Politica. È in occasione di quegli incontri aperti al quartiere, con diversi protagonisti del panorama politico italiano, del giornalismo e degli studi, che la presenza assidua di Amos si è fatta notare diventando ben presto interlocuzione e scambio interessante.
– Cosa ti ha portato al Fienile?
– Finalmente posso uscire da casa e andare a piedi a sentire qualcosa che mi interessa, senza fare chilometri di strada. Al Fienile ho trovato persone che mi sono piaciute, contenuti che mi interessano alla Scuola di Politica, i migranti, l’Europa...
Raggiungere un luogo che offre iniziative e persone interessanti senza fare chilometri di strada, dunque. Ma per molti anni Amos ne ha macinati di chilometri, tra Tor Bella Monaca e i tanti e diversi luoghi di Roma, in lungo e in largo.
Che Roma disegna il racconto di vita di Amos? Quali traiettorie spaziali traccia la sua vita?
Nel restituire il suo racconto nella prospettiva tematica di questo volume, cerco le connessioni implicite con le evoluzioni storiche e culturali della città, un’ottima occasione mi è offerta da un lavoro di Walter Tocci (Donzelli, 2020) a cui mi riferisco come cornice generale nella sua peculiare prospettiva di una interessante periodizzazione degli sviluppi del ciclo di Roma Capitale, fino ai relativi disastrosi esiti che sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Amos va al lavoro
Amos arriva a Tor Bella Monaca all’età di 22 anni. Fino ad allora ha abitato con la famiglia nel quartiere Appio-Tuscolano. Le origini familiari sono in un paesino dell’Abruzzo in provincia dell’Aquila, dove anche lui è nato e ha vissuto fino ai suoi due anni di età. Gli anni della formazione, della passione politica e della militanza antifascista all’Istituto Tecnico per Geometri di via Tuscolana, i primi lavori precari estivi da bracciante agricolo presi all’Ufficio di collocamento, il servizio militare: tutto questo si è già compiuto quando nei primi anni Ottanta Amos si trasferisce con la madre e il fratello a Tor Bella Monaca.
Lo sfratto e il reddito – il padre lavorava come bidello a scuola – permettono infatti alla famiglia di ottenere nel 1983 l’assegnazione di un appartamento di edilizia popolare comunale, nelle palazzine appena costruite di via Aspertini.
[...] sfrattati, non potevamo permetterci l’affitto di una casa e allora c’era questo piano abitativo Pietralata, Tor Bella Monaca e Casal dei Pazzi... ci fu assegnata la casa a Tor Bella Monaca, mia madre non voleva crederci, anzi cominciò a votare partito comunista, perché per noi l’alternativa era tornare al paese... non avremmo saputo cosa fare, nel frattempo mio padre era morto, quindi eravamo in tre, con mia madre e mio fratello, due camere e salone, mio padre era già morto. Io e mio fratello dormivamo nella stessa camera. Io due tre anni dopo sono uscito da casa e non sono tornato più.
In una fase successiva di realizzazione dell’edilizia popolare a Tor Bella Monaca e a seguito delle occupazioni organizzate delle torri, gestite dalle organizzazioni politiche di quartiere protagoniste di lotte e iniziative sociali, Amos nel 1991 va ad abitare con sua moglie nella casa dove tutt’ora vive, poco distante dal Polo Ex Fienile. Lì nascerà sua figlia, e lì rimarrà per gli anni a seguire.
È il lavoro, anzi i molti e diversi lavori, frequentemente con chiamate di tre mesi in tre mesi all’Ufficio di Collocamento, che lo portano a mantenere un legame quotidiano con il centro di Roma, a girare in lungo e in largo per molti luoghi storici della capitale. Palazzo Massimo e il Palatino, l’ufficio postale di Testaccio, le sedi centrali dei quotidiani e delle agenzie di informazione, l’Orto Botanico di via della Lungara, l’Università RomaTre tra San Paolo e Ostiense. E infine per tutte le strade della capitale.
Per chi non aveva una qualifica precisa... andava allo sportello agricoltura o a quello edilizia... lì ho preso un lavoro carino per i lavori a Palazzo Massimo a piazza Esedra, ci sono entrato che si vedeva il cielo, non c’era il soffitto, sembrava un girone infernale, era il 1985, c’era un brulichio di persone, si iniziavano i restauri. [...] Lì staccavo l’intonaco insieme a un africano (era l’unico!), nei piani sotterranei con il martello pneumatico...
Poi passai dalle stalle alle stelle, andai a fare il manovale al Palatino, Foro romano... ho rischiato la vita, nel punto più alto su un’impalcatura a quattro cinque piani, facevamo i buchi con il martello pneumatico per poi fare le iniezioni di cemento. Io facevo i buchi col trapano grosso, se si impuntava, si girava e cadevi.
Poi mi chiamarono per prendere lavoro alle Poste, io presi la patente C, ti chiamavano di tre mesi in tre mesi, facevo l’autista per la raccolta delle lettere, svuotare le cassette delle Poste. Partivo dall’ufficio postale di Testaccio a via Marmorata. Erano strade che non conoscevo, Trastevere, Gianicolo e Monteverde vecchio, guardavo sullo stradario, chi c’era mai stato? Ho conosciuto la città...
Superati i venticinque anni, limite oltre il quale le Poste non assumevano più gli autisti, Amos sfrutta la sua patente C per fare il camionista. Esce da Roma e viaggia sui camion per due anni, dall’89 al ’90. Tra il ’90 e il ’91 il lavoro di Amos torna al centro di Roma. Attraverso l’Ufficio di collocamento lavora come fattorino per l’ANSA.
Lavoravo con la macchina, a mezzanotte, andavo a prendere i giornali all’Unità, alla tipografia a San Lorenzo, il Messaggero a via del Tritone, i giornali restanti all’edicola che sta a piazza Colonna, l’Ansa stava vicino a fontana di Trevi.
Nel 1995, con la qualifica di bracciante agricolo lavora all’Orto Botanico di via della Lungara, e a seguire – fino al 1999 – con un architetto paesaggista, continua il lavoro da giardiniere nell’arredo verde di ville private nelle zone residenziali di Roma.
Tra il 1999 e il 2007 ho fatto il portiere a Ingegneria Meccanica all’Università di RomaTre, a Ostiense e dopo 20 anni che non toccavo libro mi sono laureato in Scienze Politiche, lì a RomaTre. Avevo la facoltà lì a due passi era l’anno del passaggio ai nuovi ordinamenti, nel 2001, mi pare. Ho preso la laurea triennale. Avevo già più di 40 anni. Prendevo le 150 ore. Ho finito nel 2006.
L’ultimo lavoro che Amos ha fatto regolarmente negli anni è stato guidare il taxi. Chi meglio dei “tassinari” romani conosce lo spazio urbano e l’andamento della città?
Per cinque o sei anni dal 2007 fino al 2013... ho vinto il concorso... per avere la licenza e sono arrivato tra i primi 10. C’era Veltroni che ha aumentato molto il numero delle licenze.
Ma l...
Indice dei contenuti
- CHE FINE HA FATTO ROMA?
- LA ROMA DI AMOS
- IL TERZO MODELLO
- IL PROFESSORE A TOR BELLA MONACA
- ANDARSENE SENZA ESSERCI MAI STATI
- EQUILIBRI PRECARI ALLA BORGHESIANA
- LA FORMA DELLO SPAZIO ROMANO
- Testi citati
Domande frequenti
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